<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442</id><updated>2011-09-29T01:29:33.479+01:00</updated><title type='text'>I Spitta on line</title><subtitle type='html'>Blog atti Spitta, periòdico grico derentinò.

Blog di "i Spitta", periodico greco otrantino.

Blog της Σπίνθας, υδρεντινό ελληνικό περιοδικό.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>97</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2003873510743259411</id><published>2010-04-05T13:18:00.001+01:00</published><updated>2010-04-05T13:18:51.270+01:00</updated><title type='text'>Il buon fare</title><content type='html'>(to calò cai)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno ti passa davanti e ti dice: “Buongiorno” e tu gli rispondi: “Buongiorno”. Questo è un bel fare. E questo è il buon fare delle nostre genti.&lt;br /&gt;Uno del vicinato fa il pane fresco (morbido) e ti porta una “ruvana” e un pane impastato con pomodori, zucchina, olive nere e peperoncino. Questo è il buon fare! &lt;br /&gt;Il primo giorno del mese d’ottobre sulla strada che porta a Calimera, vicino alle scuole, vicino al venditore (distributore) di benzina, c'erano un ragazzino di dodici anni ed un camion di quelli piccoli; aspettavano entrambi che il semaforo diventasse verde, poiché era rosso. Il ragazzino, che si chiamava Salvatore, andava con la bicicletta, quando uscì il verde fece per partire e cadde sotto le ruote del camion, che partendo lo ammazzò. Questo non è un bel morire!&lt;br /&gt;La morte quando arriva, anche se hai vissuto cento anni, non è mai cosa buona, ma per un ragazzino di dodici anni, che ha la vita davanti, è cosa peggiore.&lt;br /&gt;La gente è spaventata a vedere quel ragazzino morto in mezzo alla strada; il sangue che usciva e andava in mezzo alla terra come quando hanno crocefisso il nostro Signore. Questa non è affatto cosa buona.&lt;br /&gt;Il giovane Stefano lo portarono ammanettato i carabinieri, poi lo hanno rilasciato perché lui non lo aveva proprio visto il ragazzino.&lt;br /&gt;Adesso Salvatore è morto! E Stefano sta sul fuoco: questa è cosa buona?&lt;br /&gt;Tutta la gente di Martano è amareggiata per questa cosa poco buona. L’indomani i bambini che andavano insieme a scuola con Salvatore andarono tutti a messa ed al corteo vestiti di bianco; le ragazze, con la coroncina nei capelli, andavano con i cestini pieni di fiori e tutti piangevano Totò morto: questo è il buono della gente di Martano.&lt;br /&gt;Tutti piangono tutta quella gente che muore sulle strade, come Giovanni Martina di Lequile, che possedeva il negozio “detershop”: andò a morire con la sua automobile&lt;br /&gt;Ma questo è un altro morire. Sembra che il primo di questo mese non ci abbia portato cose buone.&lt;br /&gt;Giovanni Martina era un bravo ragazzo per noi della “Spitta”, perché quando andavano per farci dare qualcosina per il giornale non ci diceva mai di no. Aveva sempre il sorriso sulla bocca. Il Cristo abbia misericordia per la sua anima. Questo è un buon fare.&lt;br /&gt;Che stiate bene tutti. Queste sono giornate che sarebbe meglio che non venissero mai per tutta la gente.&lt;br /&gt;Adesso vi ho stancato.&lt;br /&gt;Sono sempre io con la grazia di Dio: Leonardo Antonio Giannuzzi di Martano.&lt;br /&gt;Buona sorte a tutte le persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leonardo Antonio Giannuzzi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2003873510743259411?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2003873510743259411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2003873510743259411' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2003873510743259411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2003873510743259411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2010/04/il-buon-fare.html' title='Il buon fare'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1903888598078329061</id><published>2010-04-03T18:53:00.001+01:00</published><updated>2010-04-03T19:01:11.185+01:00</updated><title type='text'>Lettera alla redazione</title><content type='html'>Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore a proposito dei temi trattati dall'articolo del prof. Salvatore Sicuro apparso sul numero 8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spett.le Redazione,&lt;br /&gt;premetto di non conoscere i dialetti greci dell’Italia Meridionale e che le radici della mia famiglia non hanno mai avuto alcun legame con ceppi dell’Italia del Sud.&lt;br /&gt;Il mio interesse per i dialetti greci della Calabria e del Salento nasce dal fascino che il greco antico da sempre esercita sulla mia sensibilità fin dai lontani anni del ginnasio. In particolare, non essendo mai stato convinto circa la validità della pronuncia “scolastica” del greco antico, da qualche tempo mi sto dedicando al problema della pronuncia. Di qui, il mio accostamento ai dialetti greci dell’Italia Meridionale, dacché con ogni evidenza derivano direttamente dalle parlate delle colonie greche fondate alcuni secoli prima di Cristo. Infatti, chi contesta detta derivazione antica, chiamando in causa l’espansionismo bizantino, o si rifiuta di rilevare l’evidenza o non possiede la preparazione necessaria per comprenderla. Mi trovo, pertanto, completamente d’accordo con il glottologo Gerhard Rohls, il quale, oltre a non avere alcun motivo personale per essere parziale, è stato di gran lunga il maggior studioso dei dialetti greco-italici ed ha contribuito ad una loro conoscenza meno approssimativa come nessun altro. Gerhard Rohlfs, diversamente da molti suoi colleghi, piuttosto che fantasticare e farneticare su una lingua che non è mai esistita, né mai venne parlata, come l’indoeuropeo, preferì immergersi in realtà linguistiche vere, non temendone lo studio continuo, indefesso e guidato da una sensibilità ed un’intelligenza superiori.&lt;br /&gt;Tutto ciò premesso, vorrei fare alcune considerazioni a proposito della sorprendente lettera del prof. Salvatore Sicuro, rinunciando in questa sede ad argomentare su tutti i problemi ch’egli lascia affiorare, per limitarmi solo ad alcuni aspetti. In breve, il prof. Sicuro sembra voler semplificare il problema di una qualsivoglia lingua al numero dei vocaboli.&lt;br /&gt;E, quanto al numero dei vocaboli, mi chiedo donde egli abbia tratto il numero di 170.000, quale patrimonio lessicale del greco moderno o neogreco. Pare opportuno precisare che in greco antico i verbi, escluse le forme derivate e dialettali, sono poco meno di 30.000, mentre i sostantivi e gli aggettivi, sempre escluse le forme derivate e dialettali, ammontano a poco più di 100.000, per un totale di circa 130.000 (un patrimonio lessicale tra i più estesi). Il numero dei lemmi di un buon dizionario di greco moderno, quindi comprensivo delle forme derivate e dialettali, dei vocaboli mutuati dal turco e di quelli non appartenenti al greco antico, non supera il numero di 70.000, di cui oltre i due terzi derivano dal lessico greco antico (infatti un vocabolo moderno come τηλέφωνο è in realtà un composto di due vocaboli antichi). Se poi si considera che solo le persone colte riescono ad utilizzarne fino a 20.000 e che la grande massa non ne impiega più di 8000, il numero citato dal prof. Sicuro lascia per lo meno perplessi.&lt;br /&gt;Ma, accantonato il numero dei vocaboli, va sottolineato che una lingua non è solo il numero dei vocaboli, che in realtà è il dato meno caratterizzante. Ciò che differenzia una lingua da un’altra, ciò che costituisce l’unica vera difficoltà per chi non la conosce, non è dato dal numero di vocaboli ma dalla struttura morfologica e sintattica e dalla cosiddetta sintassi stilistica, in altre parole dal modo di formulare il pensiero. Basterà un semplicissimo esempio per chiarire il concetto: se per tradurre in inglese la semplice domanda “quanti anni hai?”, sostituisco i vocaboli italiani con i corrispondenti inglesi, ottengo “how many years have?”, che risulterà assolutamente incomprensibile a qualsiasi anglofono!&lt;br /&gt;Per i greci già ventenni negli anni Settanta, di media istruzione, un passo di Platone risultava incomprensibile; tuttavia, molti dei vocaboli erano noti. Era come se avessero a disposizione una Rolls-Royce smontata, ossia un lessico tra i più ricchi, che però non erano in grado di assemblare. (I ventenni greci di oggi si trovano, dopo lo scempio dell’ortografia e la messa al bando della καθαρεύσα in una condizione assai peggiore.) Personalmente, preferisco chi, avendo a disposizione una semplice Fiat 500, sappia riassemblarla e fare così molta più strada…&lt;br /&gt;Non dico che l’apprendimento del greco moderno debba essere stigmatizzato; dico piuttosto che può costituire solo un termine di confronto affinché vengano evidenziate le differenze. I dialetti greco-italici possiedono tratti caratteristici che il greco moderno non ha più da secoli, come ad es. la vitalità del modo infinito. Avvisi in luoghi pubblici quali ἀπαγορεύεται καπνίζειν, oggi forse non più leggibili, erano in realtà paragonabili all’esposizione di una mummia.&lt;br /&gt;Il prof. Sicuro cita la voce ἀρτοπωλεῖο quale degna alternativa a ‘furno’. Ma che cos’ha che non va φοῦρνο? Anche in Grecia, parlando, si usa φοῦρνο, ψωμάδικο, non certo ἀρτοπωλεῖο, leggibile forse ancora su qualche insegna. (In ogni caso in greco antico si direbbe ἀρτοπώλιον). Ad esempio, in Grecia ‘armadio’ si dice ντουλάπα, un orrendo vocabolo turco che, tuttavia, il corrispondente greco ἱματιοθήκη non è riuscito a soppiantare. Quanto ad ‘auguri’ e ad ‘augurare’ non mi risulta che in neogreco esistano voci propriamente equivalenti, bensì espressioni più o meno corrispondenti, ma non equiparabili, a seconda delle occasioni.&lt;br /&gt;Di contro, questo povero, miserevole vocabolario di soli 6000 vocaboli, contiene tra le altre una voce, ἀσκλούνι, la quale, comparata ad un passaggio di Aristotele che cita Omero, ha permesso di sollevare un velo sul vero significato di χλούνης, già perduto nell’antichità (cf. P. Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, nouvelle éd., Paris 1999, p. 1264, s.v.). Forse per il prof. Sicuro si tratterà di una quisquilia; per me, invece, è la testimonianza di un tesoro da scoprire. Occorrerebbe sensibilizzare in primo luogo gli studenti calabresi e pugliesi del liceo classico affinché si sentano spronati ed invogliati a cercare le proprie radici che non appartengono a nessun altro, se non a loro; metterle a confronto con il greco scolastico (?!); parlare nel loro dialetto con gli anziani ancora residenti nei paesini meno raggiungibili; un po’ come si fa quando si va ad un mercatino dell’antiquariato: sono soprattutto pieni di patacche, ma qualche volte si trovano oggetti unici, nel nostro caso vocaboli, espressioni non ancora registrate…&lt;br /&gt;Nessun albero fruttifica senza radici e persino un albero abbattuto può rinascere dalle sue radici; lo stesso vale per l’uomo e la sua cultura, che non è la scuola, ma l’ambiente naturale dov’è nato, i suoi antenati, la sua lingua, le sue tradizioni. Si è mai visto un albero che si distrugge da sé le sue radici?&lt;br /&gt;Scusate se mi sono dilungato un po’. Mi fermo qui, altrimenti mi ritrovo a pagina 100 da solo…!?!?!&lt;br /&gt;Complimenti per la immediata, garbata ma ferma risposta al prof. Sicuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i migliori beneauguranti saluti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco L. Viero&lt;br /&gt;Dorno, 29 ottobre 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1903888598078329061?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1903888598078329061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1903888598078329061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1903888598078329061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1903888598078329061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2010/04/lettera-alla-redazione.html' title='Lettera alla redazione'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8910265046663943911</id><published>2010-04-03T18:52:00.000+01:00</published><updated>2010-04-03T18:53:35.456+01:00</updated><title type='text'>Giro e mi rigiro nel mio letto...</title><content type='html'>(Votò ce tsevotò c’es to grattài)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giro e mi rigiro nel mio letto..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove sei, Dio, ch’io non ti trovai!&lt;br /&gt;Ho scrutato il cielo e nelle stelle…&lt;br /&gt; in mezzo ai prati e tra le viti andai;&lt;br /&gt;tra le mani guardai, sotto la pelle...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e vidi solo buio dentro me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto lontan da te  perché t‘intenda?&lt;br /&gt;Molto lontan  chè mi possa  tu aiutare?&lt;br /&gt;Vieni vicino un po’ ch’ io ti comprenda.&lt;br /&gt;Se  t’ ho oltraggiato tu non mi cacciare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pregò mia madre che ti venissi incontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nella nebbia, non so  trovar la via:&lt;br /&gt;chiedo e chiunque incontri… mi sorride.&lt;br /&gt;  gli occhi  accecò il sole che mi vide? &lt;br /&gt; Bene non t’ha cercato…  l’anima mia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più io cerco e più solo son io!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In chiesa non portai mai dei lumini.&lt;br /&gt;Per ciò che ti dirò non t’irritare:&lt;br /&gt;credo  ti vidi  nel riso dei bambini&lt;br /&gt;e nelle lacrime di chi “tira a campare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Di Mitri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8910265046663943911?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8910265046663943911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8910265046663943911' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8910265046663943911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8910265046663943911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2010/04/giro-e-mi-rigiro-nel-mio-letto.html' title='Giro e mi rigiro nel mio letto...'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1373137332561225670</id><published>2010-04-03T18:51:00.001+01:00</published><updated>2010-04-03T18:52:34.975+01:00</updated><title type='text'>Lascialo il Domenicone</title><content type='html'>(Asto to Minecùna)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei racconti di Esopo, il Grande, Il Cattivo, più o meno, è colui che fa le figure e paga sempre per il suo comportamento. &lt;br /&gt;I racconti voglionom essere degli insegnamenti per gli uomini. Ogni volta che li ascoltiamo o li leggiamo restiamo meravigliati per quanta verità contengono.&lt;br /&gt;Sono passati migliaia di anni e ciò che però li separa dalla vita quotidiana e che nella vita di ogni giorno colui che paga e sempre il più piccolo, il più indifeso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il racconto che segue sembra uscire dalle favole di Esopo, ma questa cosa è successa veramente per cui chi paga è il più poveretto.&lt;br /&gt;Tempo addietro un padrone mise alcuni uomini a lavoarre nel suo campo.&lt;br /&gt;Costoro andavano e sarchiavano il grano e tagliavano le erbe e ogni tanto capitava anche qualche pianta di grano. Quando finirono, andarono dal padrone per essere pagati. Entro il primo es il padrone disse:&lt;br /&gt;- Beh, avete sarchiato bene? L’erba l’avete tagliata?&lt;br /&gt;- Si&lt;br /&gt;- E  le piante di grano?&lt;br /&gt;- Ma, quante sono capitate, tante abbiamo tagliato!&lt;br /&gt;- Allora ti tolgo due soldi!&lt;br /&gt;Uscì questi e disse: Il padrone mi ha tolto due soldi perché o tagliato molte piante di grano.&lt;br /&gt;Entro un altro.&lt;br /&gt;- Meh, hai sarchiato bene?&lt;br /&gt;- Si!&lt;br /&gt;- E tagliavi molte piante di grano?&lt;br /&gt;- Non ho tagliato neanche una?&lt;br /&gt;- Allora tu non hai sarchiato! Niente!&lt;br /&gt;Questi uscì nuovamente e disse che non gli aveva dato niente perché aveva detto che non aveva tagliato nessuna pianta. Allora se tagliava le piante di grano gli toglieva i soldi, se non le tagliava non aveva lavorato.&lt;br /&gt;Minecone, udendo così, preparo un bel bastone sotto il cappotto ed entrò.&lt;br /&gt;Na, na Il Minecone disse il padrone.&lt;br /&gt;- Allora tu sei anfdato in campagna a sarchiare?&lt;br /&gt;- Si&lt;br /&gt;- Hai tagliato molte piante?&lt;br /&gt;- Quante sono capitate!&lt;br /&gt;- Allora tu mi porti alla rovina!&lt;br /&gt;E gli tolse la giornata (non lo pagò). Beh, disse il Domenicone, adesso ti faccio vedere io se ho tagliato o non ho tagliato, se mi paghi o no la giornata. Caccio il bastone e fece fibta di colpirlo.&lt;br /&gt;Allora il padrone disse: no, no tieni, tieni i soldi.&lt;br /&gt;Passarono pochi giorni ed il fattore uscì per la piazza a trovare nuovamente degli uomini per sarchiare.&lt;br /&gt;Hai messo gli uomini? Disse il padrone al fattore. Si, disse il fattore, ho messo pantaleo, ho messo Pasquale e ho messo anche Minecone. Lascialo il Minecone, Lascialo il minecone, disse il padrone. E non lo assunse più a lavorare a giornata.&lt;br /&gt;Come ricordiamo nel dicembre 2007 la  thyssen krupp, una fabbrica che lavorava il ferro, si incendiò e sette uomini morirono bruciati. La fabbrica pagò i dannì e trovò un nuovo posto di lavoro per  tutti gli operai. Durante la causa però alcuni operai si costituirono parte civile. Per questi non si è trovato più un lavoro e sono stati licenziati. Lascialo il minecone! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1373137332561225670?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1373137332561225670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1373137332561225670' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1373137332561225670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1373137332561225670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2010/04/lascialo-il-domenicone.html' title='Lascialo il Domenicone'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2497196842822967678</id><published>2010-04-03T18:48:00.001+01:00</published><updated>2010-04-03T18:50:43.403+01:00</updated><title type='text'>Due lingue sono meglio di una</title><content type='html'>(Diu glosse ine kajo pi' mia)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle falsità a cui molti credono è che il Griko non giovi ai bambini, che perdiamo tempo ad insegnargli una lingua così poco parlata. Questo perché solo l’italiano può servire da queste parti, mentre per trovare lavoro devono imparare l’inglese invece di riempirsi la testa con parole grike che non sono di alcuna utilità.&lt;br /&gt;Un martanese che avevo incontrato a Siena mi disse che si ricordava qualche canto griko che aveva imparato da bambino, ma erano come residui, “immondizia che gli occupava spazio nella testa”. Così mi ha fatto capire come a lui sembrasse giusto che il Griko scomparisse e che non venisse insegnato ai bambini.&lt;br /&gt;Sappiamo ora che le cose non stanno così. Molti studiosi credono che due lingue siano utili, e l’anno scorso è uscito uno studio pubblicato in una rivista scientifica1 che ha dimostrato come i bambini nati in posti dove si parlano due lingue riescono meglio poi ad impararne altre.&lt;br /&gt;Così si vede che se i genitori delle nostre parti avessero insegnato il Griko ai bambini, questi adesso sarebbero più capaci di imparare l’inglese. Si è dimostrato come le parole grike imparate non sono affatto scorie che occupano spazio nella nostra testa ma possono giovare anche per entrare in un mondo che non parla né griko né italiano e dove conviene imparare l’inglese e tante altre lingue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1Kovács AM, Mehler J &lt;br /&gt;Flexible learning of multiple speech structures in bilingual infants. &lt;br /&gt;Science. 2009;325(5940):611-2&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2497196842822967678?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2497196842822967678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2497196842822967678' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2497196842822967678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2497196842822967678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2010/04/due-lingue-sono-meglio-di-una.html' title='Due lingue sono meglio di una'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1093595612281421884</id><published>2009-08-16T09:59:00.000+01:00</published><updated>2009-08-16T10:00:23.376+01:00</updated><title type='text'>I frutti rossi dell'estate (Ta rotinà kalocernà)</title><content type='html'>Ogni tanto sentiamo alla televisione che per stare meglio sarebbe bene fare attenzione a quello che mangiamo, e questo certamente è vero.&lt;br /&gt;Una delle cose più risentite è che ogni frutto colorato di rosso ci fa bene. Questo perché i frutti rossi contengono certe molecole che si chiamano “carotenoidi”, “polifenoli”,“flavonoidi” e altre. Molti scienziati credono che queste facciano bene perché proteggono il nostro organismo dal danno causato dallo stress ossidativo, che è alla base di molte malattie come l’aterosclerosi, il cancro, il diabete e anche lo stesso invecchiamento.&lt;br /&gt;Dobbiamo dire che questo è stato dimostrato in laboratorio, ancora sono poche le prove fatte “in vivo” (sulle persone).&lt;br /&gt;L’estate riempie di rosso i campi e i pochi boschi rimasti nelle nostre terre, vediamo dunque cosa possiamo mangiare per stare bene.&lt;br /&gt;Forse fra i frutti rossi i più famosi sono le ciliegie, le fragole e i frutti di bosco come le more di rovo. Fra queste la fragola è quella che è più ricca di molecole che possono proteggere dal cancro e mantenere aperte le arterie dove scorre il sangue.&lt;br /&gt;Peccato che oggi quelle che si vendono sono spesso anche piene di veleni che mettono per farle crescere. Meglio mangiare quelle che vengono dall’agricoltura biologica o addirittura coltivarle noi stessi.&lt;br /&gt;Bel colore hanno anche i pomodori ed i meloni, anche i cocomeri (meloni saraceni). Questi sono ricchi di “licopene”, un’altra molecola che protegge dallo stress ossidativo e che viene assorbita bene dal nostro intestino, meglio se viene cotto il frutto (come succede con la salsa di pomodoro). È uscito uno studio scientifico che ha dimostrato come il licopene possa proteggere dal cancro della prostata.&lt;br /&gt;Giovamento può venire anche dai peperoni, quelli piccanti contengono “capsaicina”, che dicono possa aiutare a bruciare i grassi. Sembra anche che possa essere di aiuto nella terapia del dolore come quello del fuoco di Sant’Antonio.&lt;br /&gt;E dopo l’estate? Alcuni colori restano anche d’inverno: le arance, le mele fanno molto bene, e poi bisogna ricordare che anche le verdure che non sono colorate fanno bene: sappiamo che i cavoli proteggono dal cancro.Infine non dimenticate che non basta mangiare rosso, chi fuma perde tutti i vantaggi che gli possono venire dai frutti rossi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1093595612281421884?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1093595612281421884/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1093595612281421884' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1093595612281421884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1093595612281421884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/08/i-frutti-rossi-dellestate-ta-rotina.html' title='I frutti rossi dell&apos;estate (Ta rotinà kalocernà)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-953727354081717601</id><published>2009-08-14T20:16:00.003+01:00</published><updated>2009-08-16T10:02:44.153+01:00</updated><title type='text'>Macinato Grosso (Xrondò alemmèno)</title><content type='html'>C’era un volta sotto (verso) Borgagne una famiglia che abitava in una masseria denominata “I Santi”. Questa famiglia proveniva da Martano ed erano molti anni che risiedeva in quella masseria.&lt;br /&gt;In quei tempi malte famiglie andavano nelle masserie per aiutare i massari. Restavano lì tutta l’estate: raccoglievano i cereali e tutte le provviste. Allorché cominciava ottobre si ritiravano nel loro paese.&lt;br /&gt;Uno di questi prestatori d’opera aveva un figlio che era un poco tonto e si era innamorato della figlia del massaro. E con la scusa di aiutare nella masseria andava sempre in casa di lei. La madre di lui si era accorta di questo fatto. Una volta quest'ultima aveva fatto del pane in casa e per tenere buona la massaia chiamò il figlio e gli disse: Porta questo pane alla massaia e quando entri dì “buongiorno”. Suo padre, che era nelle vicinanze, sentì il discorso e volendo anche lui far parte della faccenda gli disse: e dì “il pane te lo manda mio padre”.&lt;br /&gt;Il Giovanotto si recò nella masseria e trovo la massaia che tesseva al telaio, entrò e le disse: buongiorno,il pezzo di pane te lo manda mio padre.&lt;br /&gt;La figlia della massaia lo guardò negli occhi e disse: quanto è grossolano (stupido)!&lt;br /&gt;Il giovanotto sentendo così, rispose: l’asina non ne poteva più (a girare la macina) ed è venuto macinato grosso. “come sei lungo, come sei lungo! (stupido) gli disse la giovincella. “che proprio questa mattina ho indossato i pantaloni di mio padre”.&lt;br /&gt;Questa è una delle tante che sappiamo, come quella delle tre belle figliuole, una più bella dalle altre,&lt;br /&gt;ma questo è un altro racconto,&lt;br /&gt;Saluti da Leonardo Antonio Giannuzzi da Martano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-953727354081717601?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/953727354081717601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=953727354081717601' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/953727354081717601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/953727354081717601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/08/macinato-grosso.html' title='Macinato Grosso (Xrondò alemmèno)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1652551090937280405</id><published>2009-08-14T20:16:00.002+01:00</published><updated>2009-08-14T20:19:56.371+01:00</updated><title type='text'>Il nuovo museo dell'Acropoli</title><content type='html'>L'Acropoli di Atene ha subito diverse distruzioni e predazioni di sculture che si trovano oggi nei più grandi musei del mondo come il British Museum di Londra e il Louvre di Parigi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sculture che sono rimaste erano stivate da molti anni in un museo allestito sulla roccia dell' Acropoli e non erano esposte. Si è pertanto deciso di costruire un nuovo museo di fronte all'Acropoli ed esporci gli antichi tesori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo museo dell'Acropoli occupa complessivamente 23.000 mq con 14.000 mq di superficie espositiva. È stato progettato dall'equipe di Bernard Tschumi di New York e di Michalis Fotiadis di Atene con la collaborazione di sessanta gruppi di consiglieri speciali e ingegneri in modo che risulti antisismico, confortevole con buon  isolamento termico e acustico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per esempio, la grande sala di vetro del Partenone con vista diretta sulla Roccia Santa e sul tempio di Atena, è in realtà un "camino di vetro" che filtra le radiazioni nocive e sfrutta la luce naturale. Ha inoltre una funzione isolante e climatizzante. Con una temperatura esterna di 40 °C la sala si trova a 24 °C.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa non è l'unica novità del nuovo museo che sfrutta la tecnologia moderna. È stato progettato in modo che una famiglia possa trascorrerci una giornata, e che le persone di ogni età siano soddisfatte. Così, oltre le sale espositive, sono presenti due snack bar, un negozio di regali, un ristorante, un anfiteatro e una sala per le mostre temporanee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I solai sono di vetro e sono usati in modo da ottenere una continuità ottica dalla sala del Partenone in alto fino agli scavi di 2.500 mq nel sottosuolo. Hanno 5cm di spessore e combinano resistenza, antiscivolamento e isolamento termico. La progettazione antisismica permette al museo di resistere ad un sisma di 10 gradi sulla scala Richter. Le 92 colonne di sostegno poggiano su altrettante "basi a pendolo rovesciato" cioè su due costruzioni metalliche di 1,2 m di diametro che sembrano due piatti concavi con superfici ben levigate per assicurare il minimo di attrito. In caso di terremoto, lo slittamento si effettua tra questi due piatti che, vista la loro forma, riprendono la loro posizione dopo la scossa. Ogni base è stata progettata separatamente perché ogni colonna presenta momenti statici e compressioni differenti. Sono state costruite in Germania e verificate in America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il guscio della sala del Partenone è autoportante, strutturato senza telaio e senza riflessi. È costruito in vetro con bassi tassi di ferro in modo da non presentare colorazione verde e che la luce entri nitida permettendo una vista chiara verso l'esterno e specialmente verso l'Acropoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il camino di vetro della sala del Partenone è composto da due pareti distante di 0,7 m tra di loro. Sul guscio esterno si trovano alcune macchie serigrafiche, per aumentare l'ombreggiatura e diminuire l'appannamento; c'è anche uno strato ad alto rendimento che protegge dalle radiazioni infrarosse. Il guscio interno pende a 2,5 m dal pavimento. Alla base della vetrata si forma una panchina perimetrica che fa anche da condotto di climatizzazione da dove fuoriesce aria gelida. L'aria, salendo tra le due "pareti" di vetro verso l'apertura del contro-soffitto e degli apparecchi di condizionamento, si scalda naturalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per diminuire gli echi che stancano i visitatori, specialmente lungo la grande rampa della salita pedonale di 12 m di altezza, l'assorbente acustico è posizionato dietro le pareti verticali di cemento precompresso forato in modo che la voce, di una guida per esempio, non provochi eco e che risulti netta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è solo una semplice descrizione della costruzione del nuovo museo dell'Acropoli costruito realmente secondo una tecnologia innovativa. Si trovano esposte lì tutte le antichità trovate sull'Acropoli. Siate i benvenuti per vederlo da vicino e ammirare le realizzazioni dei nostri antichi antenati e sentirvene orgogliosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iannis Papadimitriou&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1652551090937280405?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1652551090937280405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1652551090937280405' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1652551090937280405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1652551090937280405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/08/il-nuovo-museo-dellacropoli.html' title='Il nuovo museo dell&apos;Acropoli'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-218839539939075074</id><published>2009-08-14T20:16:00.000+01:00</published><updated>2009-08-14T20:17:50.243+01:00</updated><title type='text'>Mi è venuta voglia di sentire... parole griche</title><content type='html'>Mi presento come una giovane studentessa di 24 anni.&lt;br /&gt;Un giorno ho ricevuto una copia di questa rivista e l’ho letta con tanto interesse. Mi è piaciuta molto perché parla di tutto, ma soprattutto mi è piaciuta l’idea di raccontare brevi storie riguardanti tutto ciò che una volta erano le tradizioni del nostro paese, del nostro territorio. In fondo il griko non deve essere visto come una lingua solamente parlata, ma anche come una tradizione molto antica.Il mio primo contatto con il griko nasce praticamente dal mio primo anno di vita. Le mie prime parole pronunziate furono nanni e nanna. È da qui che è nato il mio cammino verso un mare immenso di termini e parole che mi ha permesso di conoscere questa lingua. È iniziato tutto come un gioco, ero una bambina molto loquace e amavo ripetere qualsiasi cosa mi dicessero.&lt;br /&gt;Sono stati proprio i miei nonni a trasmettermi l’amore per questa lingua, tanto che questo amore mi ha portato a diplomarmi persino in greco moderno.&lt;br /&gt;Tempo fa ho deciso di fare una passeggiata per le vie di Martano dove ero solita percorrere da piccola, a braccetto con mio nonno, il quale conosceva praticamente tutti gli anziani che parlavano griko. Ho sentito quest’esigenza perché ero curiosa di sapere se a distanza di anni ci fosse ancora nell’aria qualche parola di griko trasportata nel paese dal vento. Le mie speranze erano ben poche perché molti anziani purtroppo sono venuti a mancare e molti di loro magari stanno poco bene. Ma decisa ho intrapreso il mio “viaggio”. Con stupore e con immensa gioia da lontano sono riuscita a sentire parole grike. Mi sono permessa di avvicinarmi per salutarli e parlare un pochino con loro. A distanza di anni sono rimasti senza parole a sentire parlare “questa lingua” da una ragazza giovane. In effetti, l’ultima volta parlavo il griko come una bimba che aveva paura di relazionarsi es esprimersi in questa lingua. Questa cosa da un lato mi ha fatto sorridere, dall’altro mi ha fatto pensare al fatto che sono pochi a sapere parlare così perfettamente il griko come gli anziani. Loro mi hanno pregata e mi hanno detto: “Porta avanti il griko, noi siamo vecchi e le forze non le abbiamo più, non ce la facciamo, ma ci piacerebbe che la nostra cultura ed il nostro sudore di un duro lavoro effettuato potesse andare avanti e rivivere giorno per giorno”.&lt;br /&gt;Ci sono stati già veri articoli sull’importanza di portare avanti il griko, lo so, infatti spero di non annoiarvi ma semplicemente di proporre una mia idea, che magari può essere sbagliata, ma ci voglio provare.&lt;br /&gt;Sono persone molto grandi di età che conoscono solo le mura di casa loro ormai, sono orgogliose di sapere parlare il griko, ma si sentono indifese perché ritengono che la società di oggi non conosca più l’amore di una volta e i valori della famiglia. Molti di loro mi hanno raccontato che hanno sacrificato la loro vita per i figli, ma che per forza di cose sono rimasti soli o sono abbandonati a loro stessi senza affetti al loro fianco. Delle volte si sentono un peso per la società e per la famiglia. È proprio questo che mi ha spinto a scegliere di pubblicare questo articolo, ripetendomi nel trattare l’argomento.&lt;br /&gt;Se noi li ringraziassimo? Perché è anche grazie a loro che noi ora viviamo in una società così modernizzata e che abbiamo imparato a vivere.&lt;br /&gt;Molti genitori di oggi ritengono che imparare un’altra lingua come il griko sia uno stress inutile per il proprio figlio. E se invece vedeste il griko non come una lingua inutile e vecchia ma come una cultura che possa aiutare a far unire tanti bambini? Magari proprio insegnando il griko con attività ludiche?&lt;br /&gt;È quello che ho percepito negli occhi di queste persone che nella vita hanno sofferto e fatto sacrifici per noi. Non credo che il griko insegnato in maniera divertente possa rovinare i più piccoli o i ragazzi. È una lingua che ci appartiene e che hanno creato i nostri bisnonni e trisavoli. Servirebbe soprattutto per i bimbi che hanno difficoltà a relazionarsi con altri ed esprimere meglio le sensazioni e la loro voglia di stare in compagnia. E chissà, magari un motivo per voi genitori e nonni per avere un’oretta in più da dedicare a voi stessi sapendo che i vostri figli e nipoti stanno unendo l’utile al dilettevole.&lt;br /&gt;Vi andrebbe di tendere una mano a quelle persone che ci sono con la testa, ma che non sono in grado di agire di persona, pur avendo la voglia di sentirsi rivivere in noi giovani?&lt;br /&gt;La gioventù va incoraggiata e aiutata, dandoci una mano riusciremmo insieme a fare qualcosa di bellissimo per il futuro mandando avanti una cultura  così importante, sempre ricordandoci che sono stati proprio i più piccoli cittadini a farlo.&lt;br /&gt;Colgo l’occasione di dedicare tutto questo a mio nonno ringraziandolo per tutti i valori che mi ha trasmesso dicendogli che sarà sempre nel mio cuore pur essendo molto lontano. Ringrazio anche mia nonna e i miei genitori per avermi insegnato la vita e la tradizione del mio paese pur essendo sempre vissuta all’estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doriana Turi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-218839539939075074?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/218839539939075074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=218839539939075074' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/218839539939075074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/218839539939075074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/08/mi-e-venuta-voglia-di-sentire-parole.html' title='Mi è venuta voglia di sentire... parole griche'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1931468574755614091</id><published>2009-08-14T20:15:00.000+01:00</published><updated>2009-08-14T20:16:39.855+01:00</updated><title type='text'>Saluto al Peter Pan del Pop che ci ha lasciato</title><content type='html'>Il giorno 25 giugno 2009 all'ospedale Ronald Reagan UCLA Medical Center a Los Angeles (Usa) è morto il cantante e ballerino americano Michael Jackson. Lo trovarono nella sua abitazione a mezzogiorno con un arresto cardiaco, per un ora gli fecero la rianimazione e lo portarono al pronto soccorso, ma non poterono fare più niente per farlo tornare in vita. Michael aveva compiuto 50 anni l'agosto del 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Michael Jackson il mondo ha perso un grandissimo talento che già da piccolo iniziò a cantare, dagli anni '60 insieme ai suoi fratelli nel gruppo The Jackson Five. Nel 1982, dopo diversi dischi che aveva fatto da solo, ebbe un grande successo con l'album «Thriller», che fino ad oggi con 109millioni di copie vendute resta l'album più venduto nella storia della musica pop.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dagli anni '90 iniziarono ad andargli peggio le cose. Gli fecero due processi per pedofilia (l'anno 2005 venne prosciolto), si fece delle plastiche al naso che andarono male, sembra che divenne dipendente dai farmaci, che s'imbianchì la pelle, ma aveva una malattia, la vitiligo, che lo fece imbianchire, si sposò e si divorziò due volte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michael rimarrà nei nostri cuori per quel che era. Un ballerino che con i suoi movimenti ci lasciava a bocca aperta, un cantante che aveva la grazia di dio nella voce, un poveretto che prese i calci nel sedere dal padre. Era un uomo che voleva rimanere bambino per tutta la vita e si ruppe per questo mondo, come il suo eroe che nominava sempre nelle interviste, Peter Pan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thanks for all Michael, and may you rest in peace!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Carlo Guarini-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1931468574755614091?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1931468574755614091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1931468574755614091' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1931468574755614091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1931468574755614091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/08/saluto-al-peter-pan-del-pop-che-ci-ha.html' title='Saluto al Peter Pan del Pop che ci ha lasciato'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3640607690928975817</id><published>2009-08-14T20:13:00.000+01:00</published><updated>2009-08-14T20:15:52.682+01:00</updated><title type='text'>Il Grico ed il Neogreco</title><content type='html'>Dopo l'entrata in vigore della legge che impone alle minoranze linguistiche d'Italia l'obbligo (a richiesta degli utenti) della redazione degli atti pubblici nella lingua minoritaria, l'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina ha provveduto alla nomina di nove traduttori-interpreti cui è demandato l'arduo compito di trasferire (ove richiesti) verbali di sedute di Consigli Comunali, di riunioni degli organi direttivi dell'Unione dei comuni grecofoni e qualunque altro pubblico documento nella lingua minoritaria. Non vorrei essere nei panni di coloro che hanno accettato l'arduo compito. Devo rilevare, per inciso, che il manifesto con cui è stato bandito il concorso per l'assunzione dei traduttori era stato redatto solo in burocratese italiano. Mi rendo perfettamente conto che nessuno al mondo sarebbe stato in grado di creare un testo, anche elementare, in burocratese grico. Mi è stato spesso chiesto l'equivalente grico di termini di uso assai comune, ma non sono stato in grado di esaudire tale richiesta perché il dialetto grico tagliato circa mille anni fa dalla sua lingua di riferimento, decapitato dei suoi intellettuali, cioè dei sacerdoti di rito greco, circa quattro secoli fa, non dispone di un lessico aggiornato alle esigenze del mondo contemporaneo. Il greco di Calabria e quello di Puglia riescono a mettere insieme solo seimila vocaboli che riflettono le esigenze di comunicazione di popolazioni quasi esclusivamente contadine e non possono soddisfare in alcun modo le necessità di chi vive nella società moderna in cui i figli e i nipoti dei contadini grecofoni sono diventati medici, avvocati, pubblici funzionari, ecc. Ciò non vale solamente per il grico, ma per tutti i dialetti, anche per quelli di matrice neolatina. Mi sovviene a questo proposito quanto scriveva il Manzoni circa due secoli fa ne "I promessi sposi" citando il nome del forno devastato dai milanesi affamati " Al prestin de' scansc", cioè "Il forno delle grucce" e l'equivalente latino "pistrinum" del nome "forno". Alcuni giorni fa il titolare della panetteria da cui mi servo, desiderando riportare nell'insegna del suo negozio l'equivalente grico di "panetteria", ha dovuto constatare che in grico abbiamo soltanto il termine "furno", cioè il luogo dove si confeziona il pane, mentre manca l'esatto corrispondente di "panetteria", cioè il luogo dove esso si vende. Ho dovuto suggerirgli il termine neogreco "artopoleivo" che significa letteralmente "vendita di pane", ma non sarebbe compreso dai nostri grecofoni residui. In verità anche i Greci hanno il sostantivo "fouvrno"" come prestito italiano, ma attingendo al lessico del greco antico hanno creato, per le insegne dei negozi dove si vende, il neologismo "artopoieivo" che significa "luogo dove si fa il pane".  Analogamente non esiste in grico il verbo "augurare" e neppure il sostantivo "auguri", ma il loro equivalente neogreco non sarebbe compreso nella Grec™a Salentina. Potrei citare molti altri esempi analoghi che possono testimoniare che i dialetti, in generale, tendono a scomparire perché non riescono a soddisfare col loro ridotto patrimonio lessicale le vastissime esigenze di comunicazione delle società moderne. Il neogreco, dispone di circa 170.000 vocaboli. Un terzo circa di questi vocaboli sono di origine greca antica, sono presenti nella lingua italiana e in molte lingue europee ed appartengono alla terminologia scientifica dei vari settori del sapere. Ne fanno parte anche i vocaboli grichi. Inoltre, coloro che insegnano il grico non possono prescindere dalla conoscenza del greco antico e/o moderno, se non vogliono incorrere in madornali strafalcioni ortografici. La morfologia e la sintassi del grico sono per il 90% uguali a quelle del neogreco. Anche le strutture morfologiche e sintattiche del dialetto romanzo parlato nella Grec™a Salentina sono analoghe a quelle del neogreco perché ne rappresentano la traduzione letterale dal grico. Chi conosce il grico e/o il dialetto romanzo e vuole apprendere il neogreco, si trova nella stessa fortunata condizione del giocatore di scopa che parte con quattro punti di vantaggio sul suo avversario.  Quanto ho molto sinteticamente esposto potrebbe essere suffragato da ampia documentazione di esempi tratti da raffronti grammaticali e lessicali. Non a caso i militari italiani, anche quelli analfabeti, originari della Grec™a Salentina, mandati in Grecia come truppe di occupazione, dopo un paio di mesi riuscivano a comprendere e ad esprimersi in greco moderno, molto meglio dei loro ufficiali italiani che avevano seguito studi classici. Nell'Europa multilingue che si sta faticosamente edificando e che richiederà ai nostri figli e nipoti la conoscenza di più lingue, noi grecofoni siamo tra i cittadini italiani quelli più favoriti nell'apprendimento del neogreco. Proprio per queste lungamente meditate considerazioni i cultori del grico hanno chiesto ed ottenuto dal Governo della Grecia la presenza e l'aiuto nelle nostre scuole di insegnanti greci. Purtroppo non tutti hanno compreso, anche per difetto di informazione, quanto sia importante per noi grichi, salentini e pugliesi la conoscenza del neogreco. Molti gricofoni, o aspiranti tali, non si rendono conto che il grico, da solo, conduce all'isolamento; che le giovani madri di oggi, a differenza delle loro nonne, non hanno come unica lingua il grico. Le giovani insegnanti di grico, che hanno frequentato un corso di pochi mesi, anche se lo capiscono, non lo parlano abitualmente e nella maggior parte dei casi non ne conoscono la grammatica. Non a caso nelle scuole della Val d'Aosta si insegna il francese e non il dialetto gallo-provenzale, nella Venezia Giulia lo sloveno, nell'Alto Adige il tedesco e non il dialetto tirolese delle singole valli. Perfino nel Trentino italofono è obbligatorio l'insegnamento del tedesco come prima lingua "straniera". Per questi motivi, circa trent'anni fa, quando ebbe inizio la lotta per il riconoscimento delle minoranze linguistiche d'Italia, i cultori del grico considerarono utile e necessario l'insegnamento del grico nella scuola materna e nel biennio iniziale della scuola elementare con la didattica propria di quell'età, l'approccio al neogreco nel triennio successivo e l'insegnamento della lingua e della grammatica neogreca nella scuola media e negli istituti superiori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvatore Sicuro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I 6'000 lemmi che ci sono pervenuti dal greco del secolo XVII, sembra che sono bastati perché noi capissimo quello che Salvatore Sicuro ci voleva dire. Le «lingue standard» come il neogreco e l'italiano, vollero un grande impegno per diventare quel che oggi sono. Ci fu gente che si occupò, che le scrisse, che lavorò e che giocò con queste lingue, e che le arricchì di neologismi e di nuova linfa, perché potessero vivere e cambiare insieme al mondo. Noi cerchiamo di fare questo lavoro per il grico con i Spitta. Dall'altro canto, ci fu sempre gente che andava „con la lingua tra i denti“, cioè che parlava in neogreco ed in italiano. Può essere che sia questo il più grande problema che ha il grico oggi. Sono troppi quelli che non vogliono più parlarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prof. Sicuro ha ragione quando dice che i bambini a scuola devono imparare il neogreco. Ma è il greco otrantino e non il neogreco il legame che ha il Salento con la Grecia. Se si perde il nostro grico, nel Salento si perde l'ellenofonia. Per questo dobbiamo fare attenzione a mantenere vivo il grico – se il neogreco ci deve servire a qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La redazione di Spitta-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3640607690928975817?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3640607690928975817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3640607690928975817' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3640607690928975817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3640607690928975817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/08/il-grico-ed-il-neogreco.html' title='Il Grico ed il Neogreco'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7664042745426397023</id><published>2009-05-08T18:35:00.003+01:00</published><updated>2009-05-08T18:37:16.772+01:00</updated><title type='text'>Evento a Calimera</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_GidmjBWQDgk/SgRtXt0e27I/AAAAAAAAAA8/JefvXO_HVy0/s1600-h/MANIFESTO.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333508112917650354" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 226px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_GidmjBWQDgk/SgRtXt0e27I/AAAAAAAAAA8/JefvXO_HVy0/s320/MANIFESTO.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sabato 9 maggio a Calimera alle ore 20:30 si terrà nella mediateca comunale una manifestazione culturale organizzata dalla associazione "Grika milùme!" che coniuga la lettura di poesie in griko alle produzioni di giovani artisti locali.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7664042745426397023?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7664042745426397023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7664042745426397023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7664042745426397023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7664042745426397023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/05/evento-calimera.html' title='Evento a Calimera'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_GidmjBWQDgk/SgRtXt0e27I/AAAAAAAAAA8/JefvXO_HVy0/s72-c/MANIFESTO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8152577358373281312</id><published>2009-04-11T08:54:00.001+01:00</published><updated>2009-04-11T08:57:15.545+01:00</updated><title type='text'>MIEI NUOVI VESTITI DI PASQUA</title><content type='html'>﻿(Storia di mio zio)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero giovane nella scuola elementare del nostro villaggio. Mio nonno, nei giorni della Grande Quaresima sempre mi spingeva a imparare la preghiera di "CIRIE DINAMEON", chiedendomi di inginochiarmi ogni sera, prima di andarmi a dormire, per pregare.Con anzia io aspettavo la Grande  Settimana e la Sacra Passione, perche dopo sarebbe venuta la Resurezione di Cristo.&lt;br /&gt;Quante nuove cose e quante contentenze avevo il giorno di Pasqua!! Con tutta la gioia che mi portava !! Ma la più importante di tutte  erano i miei nuovi vestiti, la mia nuova "vraka" (pantaloni) e il mio bello"jeleco"(camiciola) che mia madre cuciva per lungo tempo e preparava con richami di tutti i colori che decoravano l'orlo del mio "jeleko" e anche le tasche. E quando arrivava il giorno di Pasqua, andavo in chiesa.&lt;br /&gt;Camminavo con orgoglio, credendo che ero io il solo a camminare con i miei nuovi belli vestiti. Invece noi tuttii giovani credevamo di essere noi a portare la Pasqua con le rosse uova e tutta quante l' allegria di quel giorno!!!!!. E il mio "zonari"(cinta) io l' ho dimenticato??... Fatto di seta : mia nonna mi l'ha portato, quando lei e andata a nuotare al fiume "Giordano"dove Cristo era stato battezzato e a pregare sulla tomba del Santo Sepolcro. Sopra la bella cintura di seta erano ricamate le lettere di una preghiera. Mi ricordo come tutti i miei amici tradivano la loro gelosia vedendo il mio"zonari": perche quello loro era fatto della stessa roba della loro "vraca"(pantaloni) o con seta ricamata dai bossoli di bachi da seta che le donne allevavano e che preparavano e coloravano per fare  il filo di seta, ma non come quello mio.&lt;br /&gt;Io ero magrino e non pesavo tanto. Per fare i miei nuovi vestiti era poco il costo e quindi facile era confezionarli. Solo il mio "zonnari" era venuto da fuori, ma tutto il resto era fatto con materiali provenienti dal villagio e non costava troppo vestire un giovanotto della mia età a quel tempo. Così mio padre poteva risparmiare più soldi per acquistare le altre cose per la casa. Da solo mio padre coltivava il cotone di cui avevamo bisogno. Mia madre invece, lo dipanava con le sue mani, poi lo turbinava e faceva la filatura che la tingeva con i suoi bei colori, fatti di erbe e fiori. Il filo, piano piano aumentava sul telaio e intanto cantava una canzoncina antica, e tessendo creava il panno, ma che panno!! Come era resistente quel panno dei nostri vestiti! Ci sembrava, vestendo il nostro corpo con i nuovi vestiti di Pasqua e andando in chiesa, che Cristo con la forza della della sua resurrezione ci benecesse e facesse i nostri vestiti forti e specialmente a&lt;br /&gt;la mia "vraca”.(pantaloni)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THEONIA  DIAKIDIS&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8152577358373281312?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8152577358373281312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8152577358373281312' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8152577358373281312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8152577358373281312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/miei-nuovi-vestiti-di-pasqua.html' title='MIEI NUOVI VESTITI DI PASQUA'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-4695081906170395356</id><published>2009-04-11T08:53:00.001+01:00</published><updated>2009-04-11T08:54:28.362+01:00</updated><title type='text'>﻿Dolce il nome di mamma!</title><content type='html'>La madre che ci ha creato,&lt;br /&gt;ci ha regalato non solo il suo sangue&lt;br /&gt;che corre nelle vene del nostro corpo:&lt;br /&gt;ci ha regalato anche la spiritualità e la moralità che ci impone&lt;br /&gt;di fare buone e grandi azioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mamma è la nostra consolazione,&lt;br /&gt;la gioia ed i fiori della nostra primavera.&lt;br /&gt;Amore come il suo non potrai trovare sulla Terra!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo  coloro che hanno perduto la loro madre,&lt;br /&gt;solo loro capiscono&lt;br /&gt;quanto pesante e aspro&lt;br /&gt;sia il dolore che li nutre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mamma, dolce nome,&lt;br /&gt;come posso dimenticarti,&lt;br /&gt;se ti tengo dentro il cuore dovunque vada e da qualsiasi luogo torni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenevo la tua mano che mi benediceva!&lt;br /&gt;Nella mente mi risuona&lt;br /&gt;la bella tua favella.&lt;br /&gt;Dove troverò, mamma, le parole per il mio lamento&lt;br /&gt;e per confessarti quanto sia amaro il mio dolore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Theonia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-4695081906170395356?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/4695081906170395356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=4695081906170395356' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4695081906170395356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4695081906170395356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/dolce-il-nome-di-mamma.html' title='﻿Dolce il nome di mamma!'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7771289497898662490</id><published>2009-04-10T22:14:00.000+01:00</published><updated>2009-04-10T22:15:29.220+01:00</updated><title type='text'>﻿Chi ha paura della primavera?</title><content type='html'>di Francesco Penza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti siamo felici di vedere che sta arrivando la stagione migliore, si sente un po’ di caldo e la sera non è più così buia. A dire la verità però c’è anche chi non si rallegra tanto, perché questa è anche la stagione peggiore per le allergie. Prudono gli occhi, si chiude il naso, non smettono gli starnuti e qualcuno se la deve vedere anche con l’asma che gli chiude i bronchi. Di chi è la colpa? Di piante che inviano nell’aria polline e questo con il vento in poco tempo di disperde ovunque. E la colpa è anche del nostro sistema immunitario, quello che ci difende dalle malattie, che invece di prendersela con virus, batteri ed altro va a fare la guerra al polline, per molti al polline di graminacee, piante imparentate con il grano che crescono ovunque, oppure con la parietaria, erba che cresce sui muri, o di olivo e altre piante. Ma ogni tanto se la prende pure con il pelo di cani o gatti, oppure con gli acari della polvere, animaletti piccolissimi che vivono nei cuscini, nel letto e nella polvere. Quelli che hanno l’allergia agli acari poi, stanno peggio degli altri perché hanno il raffreddore tutto l’anno. Si chiama “allegia” dal greco antico “allos” (altro) e “ergon” (lavoro, ma anche reazione).&lt;br /&gt;C’è chi dice che oggi sono cresciute le allergie perché viviamo molto puliti e senza infezioni, per questo il sistema immunitario non trova più con chi prendersela e finisce per dedicarsi a polline e acari.&lt;br /&gt;Ma che devono fare coloro che hanno l’allergia? Per prima cosa devono chiedere i “prick test” che si fanno sulla pelle per vedere quale allergia si ha, poi devono sentire il proprio medico per la terapia che può essere giusta per loro. Per coloro che hanno solo una allergia o due, c’è la possibilità di prendere un “vaccino” (terapia iposensibilizzante specifica) che spesso consiste in gocce da mettere sotto la lingua ogni giorno. Sennò devono prendere spray nasali, gocce per gli occhi e alcune terapie in compresse come l’antistaminico la sera. Qualcosa si può fare per migliorare la situazione in casa, per limitare polvere e acari: cambiere materasso e cuscino con usando quelli in lattice, togliere tutto ciò che porta e trattiene la polvere (tappeti, moquette), usare aspirapolvere con filtro HEPA, e altre misure. Devono fare attenzione coloro che hanno l’asma, perchè devono andare dallo specialista pneumologo per capire se devono fare una terapia specifica per mantenere aperti i propri bronchi. Così anche loro potranno godersi il bel tempo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7771289497898662490?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7771289497898662490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7771289497898662490' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7771289497898662490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7771289497898662490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/chi-ha-paura-della-primavera.html' title='﻿Chi ha paura della primavera?'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2062030885301148806</id><published>2009-04-10T16:03:00.000+01:00</published><updated>2009-04-10T16:04:13.595+01:00</updated><title type='text'>Quaresima - Sarakostì</title><content type='html'>﻿di Giuseppe De Pascalis e Iannis Papageorgiadis&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quaremma, personaggio simbolo del passaggio da un periodo di allegria, qual’è il Carnevale, ad un periodo di privazioni e preparazione alla Pasqua qual’è appunto la Quaresima. Si tratta di un fantoccio di paglia, appeso fuori dalle case, che personifica una “vecchia” che indossa un abito scuro, un fazzoletto in testa e, in mano, un fuso e una conocchia. Elemento caratterizzante la Quaremma è, inoltre, un’arancia in cui sono infilzate, a raggiera, sette penne di gallina, una per ogni settimana della Quaresima. Alla fine di ogni settimana si toglie la penna corrispondente ed il giorno di Pasqua la Quaremma viene bruciata  a simboleggiare la liberazione dalle privazioni e dalla sofferenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarakostì viene dal greco Tessarakostì o semplicemente Sarakostì, nome dato al periodo di digiuno (astinenza e penitenza) di quaranta giorni prima di Pasqua istituito al quarto secolo d.C.&lt;br /&gt;Per gli ortodossi la Sarakostì va dal « Lunedì pulito » al venerdì prima della domenica delle palme. Per i cattolici invece inizia il martedì grasso e va fino al sabato di Lazzaro, vigilia della domenica delle palme.&lt;br /&gt;Col passare del tempo si sono aggiunti o sottratti altri giorni per arrivare in fine a definire un periodo di sette settimane prima di Pasqua, l'ultima delle quali è la settimana santa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempo fa, quando non esistevano ancora i calendari di oggi, per sapere quanto tempo rimaneva fino alla fine del digiuno, in molti paesi della Grecia, si costruiva un “calendario”, chiamato “kirà sarakostì”, signora Sarakostì. Si trattava, di solito, di un disegno su un foglio di carta che rappresentava una suora senza bocca perché digiunava, con le braccia incrociate perché pregava e con sette piedi perché erano sette le settimane di digiuno. Ogni sabato le tagliavano un piede. Il sabato santo tagliavano l'ultimo piede e lo nascondevano in un fico secco. Questo fico lo mescolavano con altri fichi e colui a chi capitava il fico “farcito” era il più fortunato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Salento invece, la Sarakoctì (Quaremma o Quaresima o Quaresma, dal francese carême) era rappresentata da un fantoccio di paglia, appeso fuori dalle case, che personificava una “vecchia” in abito scuro, un fazzoletto in testa e, in una mano portava un fuso e una conocchia e nell'altra un'arancia su cui venivano infilate sette penne di gallina, una per ogni settimana della Quaresima. Alla fine di ogni settimana si toglieva una penna e il giorno di Pasqua la Quaremma veniva appesa ad un filo su un palo e veniva bruciata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altri paesi della Grecia la figura della Sarakostì era fatta con un impasto di farina acqua e sale o con della stoffa che riempita diventata un pupazzo. Vale però la pena notare che nei paesi greci del Ponto, sul Mar Nero, la Sarakostì era rappresentata da una patata o da una cipolla che si appendeva al soffitto sulla quale si infilzavano sette penne di gallina come sull'arancia della Sarakostì salentina. Anche qua si toglieva una penna ogni settimanae così contavano quanto rimaneva fin'alla resurrezione. Questo “calendario” si chiamava “kukurà”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2062030885301148806?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2062030885301148806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2062030885301148806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2062030885301148806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2062030885301148806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/quaresima-sarakosti.html' title='Quaresima - Sarakostì'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7283299025937374614</id><published>2009-04-10T15:58:00.001+01:00</published><updated>2009-04-10T16:02:21.205+01:00</updated><title type='text'>﻿I ratti sono sensibili alle onde della telefonia mobile</title><content type='html'>di Iannis Papageorgiadis&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora un segnale d'allarme scientifico!&lt;br /&gt;Una tesi di dottorato esposta all' UCL (Université Catholoque de Louvain) dimostra un raddoppiamento della mortalità dei ratti sottoposti a deboli campi elettromagnetici come quelli emessi dai cellulari.&lt;br /&gt;Iniziata da Dirk Adang, questa ricerca ha la particolarità di esser stata realizzata durante un lungo periodo e secondo una metodologia giudicata di qualità da esperti indipendenti.&lt;br /&gt;I ratti hanno un patrimonio genetico molto simile a quello umano. La motivazione del giovane ricercatore è di pubblica utilità : per lavorare sul tema delle lunghe esposizioni non ha aspettato che l'Organizzazione Mondiale della Sanità pubblichi i suoi risultati, attesi nel 2012.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La ricerca principale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le cavie: i ratti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il 90% del materiale genetico del ratto e dell'uomo è comune.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La durata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il ratto vive in media due anni e mezzo. Per 18 mesi, cioè per il 70% della loro durata media di vita, Dirk Adang ha sottomesso tre gruppi di ratti a tre diverse radiazioni elettromagnetiche. Un quarto gruppo, di controllo, non ha subito nessuna radiazione.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I controlli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per esaminare le conseguenze sulla salute dei ratti, si procedeva, ogni tre mesi, ad un prelievo di sangue. Le analisi rivelavano un aumento dei monociti in tutti i gruppi esposti; fatto che indica uno stress o una reazione dell'organismo a un' aggressione esterna o una intrusione.&lt;br /&gt;In oltre, dopo un'esposizione di 11 e 18 mesi, tanto i leucociti quanto i neutrofili erano aumentati, relativamente al quarto gruppo, di controllo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il tasso di mortalità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tre mesi dopo la fine dell'esperienza, la mortalità nei tre gruppi sottoposti alle radiazioni risultava essere il doppio di quella del quarto gruppo di controllo: 60% contro 29%. Dirk Adang suppone che questo sia il risultato della reazione e della modifica del sistema immunitario. Dei 124 ratti solo 19 sono stati fin'ora oggetto di dissezione. Numero troppo piccolo per essere significativo e stabilirne dei paragoni. Segnaliamo comunque che la morte di 17 dei 19 ratti esposti a delle radiazioni è stata causata da diversi tumori (collo, ginocchio...).&lt;br /&gt;“Dopo le dissezioni degli altri si dovrà verificare se l'esposizione alle microonde a provocato un invecchiamento precoce dei ratti. Delle presunzioni esistono a questo livello” ha segnalato il ricercatore.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I risultati: mortalità dei ratti dopo 18 mesi di esposizione a delle radiazioni elettromagnetiche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Primo gruppo: frequenza delle radiazioni, 10 GHz (radar militare) : 61,3%&lt;br /&gt;Secondo gruppo: frequenza delle radiazioni, 1 GHz (cellulare) : 58,1%&lt;br /&gt;Terzo gruppo: frequenza delle radiazioni, 1 GHz (radar polizia) : 48,4%&lt;br /&gt;Quarto gruppo: nessuna radiazione : 29%&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altre osservazioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'esposizione dei ratti a delle radiazioni durante 15 mesi a provocato delle perdite evidenti di memoria. “Queste osservazioni dovrebbero essere sufficienti per giustificare degli studi complementari a proposito” ha concluso Dirk Adang.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Conclusione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Siamo tutti cavie della telefonia mobile?&lt;br /&gt;Nonostante tutto, si fa tanto chiasso per l'arrivo dell' iPhone3G in Europa.&lt;br /&gt;Speriamo che non contribuirà alla conferma delle previsioni di questa ricerca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7283299025937374614?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7283299025937374614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7283299025937374614' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7283299025937374614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7283299025937374614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/i-ratti-sono-sensibili-alle-onde-della.html' title='﻿I ratti sono sensibili alle onde della telefonia mobile'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3751240627752091516</id><published>2009-04-10T15:57:00.000+01:00</published><updated>2009-04-10T15:58:22.311+01:00</updated><title type='text'>Quaresima nel ricordo dei più vecchi</title><content type='html'>di Giuseppe De Pascalis&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quaresima, tempo di mangiar di magro e di digiuno.&lt;br /&gt;Questo racconto è una sintesi di una chiacchierata con gente un poco avanti con gli anni.&lt;br /&gt;Ciò che viene all’occhio è che comincia e finisce col mangiare. Tempi duri!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicevamo: è entrata quaresima! Abbiamo finito di mangiare bene e non si poteva assaggiare più neanche un uovo. Se stavi proprio male e stavi per morire, forse, forse, e pure doveva essere il dottore a dire: dagli “qualcosa di buono”, altrimenti non l’assaggiava nessuno quella cosa là per tutta la quaresima.&lt;br /&gt;La quaresima cominciava dall’ultima domenica di carnevali, dal lunedì dopo la domenica. Ma dicevano che hanno incluso nel periodo di carnevale il lunedì ed anche il martedì per gli zoppi o per qualcuno che era lontano, altrimenti la quaresima comincia dalla domenica dopo carnevale e fino a Pasqua è sempre quaresima. Sono sette settimane, sette settimane dura proprio la quaresima. Quei due giorni gli hanno lasciati, dicono per quelli che arrivavano “con l’ultimo treno” perché potessero far carnevale con i loro familiari, perché allora si diceva: carnevale con i tuoi e a Pasqua con chi ti trovi. Adesso dicono: a Natale con i tuoi e a Pasqua con chi ti trovi.&lt;br /&gt;Mercoledì dopo il martedì di carnevale erano le ceneri. Le ceneri rappresentavano proprio l’inizio della quaresima. Se andavi in chiesa quel giorno, il prete ti metteva un pizzico di cenere sulla testa, ma ancora adesso fannola stessa cosa. Ti metteva la cenere e ti diceva: polvere sei e polvere diventerai. E di quella cenere, dicono, io non l’ho mai visto, che i preti bruciano un po’ di palme dell’anno precedente e raccolgono la cenere che poi usano il giorno delle ceneri.&lt;br /&gt;La domenica prima dell’arrivo di Pasqua sono le Palme.&lt;br /&gt;La domenica delle palme facevano i “cazzeddhi” con confetti e caramelle ed i giovanotti che avevano la fidanzata facevano la “crocemarta” che erano sempre delle palme intrecciate, ma con una figurina sacra nel mezzo. Quest’ultima era però molto lavorata e chi non era in grado di farla pagava perché gliela facessero per poterla portare all’innamorata per appenderla al letto.&lt;br /&gt;La fidanzata, poi, allorché giungeva Pasqua, regalava al fidanzato la “Cuddhura”. Molte volte quest’ultima aveva forma di cuore e con l’uovo sodo nel mezzo.&lt;br /&gt;Il giorno delle palme in ogni paese cantavano la passione. Andavano per masserie, per le strade e nelle botteghe: uno suonava e due cantavano.&lt;br /&gt;La Settimana Santa andava dalle Palme fino a Pasqua.: lunedì santo, martedì santo, mercoledì santo, giovedì santo, venerdì santo, sabato santo, Pasqua!&lt;br /&gt;Nel periodo di quaresima venivano sempre per due settimane i missionari per fare le prediche, per convertire la gente. Lunedì santo, martedì santo, mercoledì santo facevano ancora di queste prediche, il giovedì santo facevano i Sepolcri e la predica della passione di Cristo.&lt;br /&gt;Il venerdì santo non suonavano né campane né niente, la mattina facevano la “messa scerrata”: i preti non consacravano, non facevano niente e quando finivano di dire messa lasciavamo tutto disordinato e andavano via.&lt;br /&gt;Facevano la processione con la Madonna Addolorata e Cristo morto nella bara, andavano girando tutte le cappelle, e una volta passata la processione “alzavano” il sepolcro: toglievano il Crocefisso che giaceva morto per terra e disfacevano il sepolcro.&lt;br /&gt;Allora il Cristo lo facevano risorgere la mattina di sabato santo.&lt;br /&gt;Tutti andavano in chiesa. Questa era la festa delle raganelle, delle “cuddhure” e dei bambini: tutte le mamme andavano in chiesa insieme a tutti figlioletti.&lt;br /&gt;Il giovedì santo i forni del pane cuocevano le “cuddhure”: ai figli maschi facevano il “campanile” con l’uovo dentro, alle figlie una “pupa” o un “carciofo” sempre con dentro l’uovo. Non le mangiavano, ma le lasciavano per la messa del sabato santo: chi più portava in chiesa la raganella e la “cuddhura”, ma per quanto fossi piccolo quest'ultima non la potevi mordere prima che facesse gloria. Una volta avvenuta la resurrezione, i piccoli si scapricciavano a girare le raganelle e a mangiare la “cuddhure”.&lt;br /&gt;Passando Pasqua arriva Pasquetta che allora era detta “casarìn dettera” (Lunedì pulita dai peccati), ma tutta la settimana dopo pasqua era “casarì”: lunedì monda, martedì monda ecc.. fino alla domenica.&lt;br /&gt;Tutto ciò che si era perduto, che non si era mangiato nel periodo di quaresima si mangiava nella “casarì” settimana. Si mangiava qualche uovo, un poco di formaggio, si facevano i maccheroni più spesso; potevi mangiare carne se avevi soldi.&lt;br /&gt;Nel periodo di quaresima ti veniva inflitta la sentenza di andare in prigione se mangiavi carne.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3751240627752091516?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3751240627752091516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3751240627752091516' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3751240627752091516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3751240627752091516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/quaresima-nel-ricordo-dei-piu-vecchi.html' title='Quaresima nel ricordo dei più vecchi'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3390960776062388993</id><published>2009-04-10T15:52:00.001+01:00</published><updated>2009-04-10T16:06:31.154+01:00</updated><title type='text'>Il cavallo e l’asino</title><content type='html'>Dalla favola di Esopo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un uomo, un cavallo ed un asino andavano camminando per la montagna. L’asino andava carico di legna. Stanco disse al cavallo: non ho più fiato, cugino. Prendi adesso la tua parte di legna, altrimenti crepo. Il cavallo fece il sordo e l’asino ritornò a dire: non senti cugino, se non ne prendiamo un po’ per ciascuno io muoio! Ma il cavallo nitrendo rispose: cammina e non parlare, stupido! Hai trovato mai un cavallo carico di legna? Il povero asino tacque e continuò a tirare: tanto tirò che cadde per terra restando  rigido.  L’uomo senza dire niente gli tolse il carico, gli tolse la pelle e la posò sulla legna e caricò tutto sul cavallo. Quando sentì che pesava, l’animale si accorse ( di ciò che aveva fatto) e disse: ah, cosa ho fatto, per non portare la mia parte, adesso devo portare il carico…  ed anche la pelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3390960776062388993?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3390960776062388993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3390960776062388993' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3390960776062388993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3390960776062388993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/il-cavallo-e-lasino.html' title='Il cavallo e l’asino'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5011574993089110389</id><published>2009-04-10T15:51:00.000+01:00</published><updated>2009-04-10T15:52:33.191+01:00</updated><title type='text'>LA VITA DI UNA VOLTA</title><content type='html'>di Leonardo Antonio Giannuzzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;oggi per poter mangiare bisogna andare al supermercato per comprare a suon di quattrini &lt;br /&gt;tutte le cose che si producevano in casa una volta: olio, il pane, il formaggio, la salsa, &lt;br /&gt;la ricotta, il caffè di orzo, il caffè americano e tante altre cose che prima si producevano &lt;br /&gt;in casa, in campagna e nella masseria. Si produceva il lino, cotone e dalle pecore si prendeva la lana. Le donne sul telaio tessevano le robe che servivano in casa e in campagna. &lt;br /&gt;In campagna c'era un trullo, una tettoia dove ci stavano il cavallo i buoi, la giumenta, &lt;br /&gt;diverse galline, due o tre galli e un maialetto che stava dietro il cortile sotto &lt;br /&gt;un'ombreggiata di stoppie. &lt;br /&gt;Nel trullo, che era come una stanza, dormiva &lt;br /&gt;telai di ferro (tristiegdhi) alcune tavole di legno ed un saccone pieno d paglia di grano. &lt;br /&gt;Sotto il letto dormivano i bambini; i più grandi dormivano nel pagliaio. &lt;br /&gt;Tutta la famiglia di quel tempo stava tutta l'estate in campagna: si faceva la biada per &lt;br /&gt;i cavalli, foraggio per i buoi e granaie per tutti. La mucca dava il latte che insieme &lt;br /&gt;a quello di pecora serviva per fare la ricotta che con il siero e una ricottina insieme &lt;br /&gt;al pane duro rimasto dalla sera,serviva per fare colazione. &lt;br /&gt;Dopo si faceva il formaggio che si metteva sottosale per stagionare.&lt;br /&gt;La madre si alzava un'ora prima degli altri e faceva cuocere il pane rimasto dalla sera &lt;br /&gt;prima insieme a piselli, cipolle, peperoncino piccante, olio, verdure.&lt;br /&gt;Il tutto si friggeva in una pentola. Dopo la cottura si svuotava in una taeddha grande con due presine dove tutti mangiavano:  i grandi bevevano un bicchiere di vino, i ragazzi un bicchiere di acqua di cisterna. Poi ognuno andava al suo lavoro: i piccoli portavano le pecore al pascolo, il ragazzo più &lt;br /&gt;grande puliva la stalla dando da mangiare la canigliata agli animali, raccoglieva le uova &lt;br /&gt;e anche la legna. Il più grande prendeva il cavallo, gli metteva la sacchetta piena di &lt;br /&gt;biada e di carrube ed andava ad arare la terra dove si doveva piantare ortaggi, cocomeri,&lt;br /&gt;pomodori per la salsa, verdure e quanto serviva per la casa. Quando era mezzodì, tutti rientravano nel trullo per mangiare e fare la pennichella fino all'affievolire della calura. Al pomeriggio si raccoglieva il fieno nella pagliera, la legna che serviva a fare il pane: per fare il pane si raccoglievano le spighe che cadevano a terra quando si mieteva l'orzo.&lt;br /&gt;Le donne con le figlie prendevano le sacchette, le riempivano di spighe, le portavano &lt;br /&gt;a seccare sopra l'aia e quando il sole le seccava dopo due giorni, le sgretolavano &lt;br /&gt;con un grosso bastone (manuleddha) e con un setaccio (zingarieddhu) si toglieva la &lt;br /&gt;polvere, si riempiva il sacco e si portava al mulino.&lt;br /&gt;Una volta macinato si faceva una "sottile": nel caso il tuo pane non bastasse per &lt;br /&gt;un'infornata, si aggiungeva il pane di altre persone per completare l'infornata.&lt;br /&gt;Dalla "sottile" uscivano circa 15 pezzi di pane tra pucce e friselle.&lt;br /&gt;Frisella: pane biscottato che dopo averlo sfornato alla prima cottura, veniva tagliato &lt;br /&gt;con un filo e poi infornato di nuovo.&lt;br /&gt;Tra le pucce, si facevano anche le "olivate" che la madre distribuiva al vicinato, &lt;br /&gt;ai fratelli, ai cugini, alle comari e spesso anche alle famiglie meno abienti dove &lt;br /&gt;c'era fame chiedendo in cambio una preghiera per i defunti. &lt;br /&gt;Per ogni famiglia una puccia e una olivata.&lt;br /&gt;Con questa fare che la donna aveva, il pane in casa era sempre caldo perchè un giorno &lt;br /&gt;lo faceva la comare Lucia, un giorno lo faceva la comare 'nntonia poi la comare Teresa, &lt;br /&gt;poi lu cumpare Giuvanni e si andava avanti così: un continuo scambio.&lt;br /&gt;Con le pucce, le olivate, le cuie, le schiacciatelle, le sceblasti, i pittarai &lt;br /&gt;( tipo di focaccia). &lt;br /&gt;Con il tutto si consumava un bicchiere di vino di Carpignano che era una festa.&lt;br /&gt;A Carpignano il vino si faceva buono perchè c'erano molte vigne dove i martanesi andavano a zappare a giornata. &lt;br /&gt;La sera quando la gente finiva di mangiare e di bere il vino affatticati e stanchi per il &lt;br /&gt;lavoro svolto chi nei campi, chi alla mietitura, chi tra le vigne uscivano tutti &lt;br /&gt;sul limitare della porta di casa.&lt;br /&gt;Si raggruppavano per parlare degli avvenimenti della giornata e nel frattempo i ragazzini&lt;br /&gt;giocavano a nascondino e le signorine si facevano notare dai giovanotti e le madri &lt;br /&gt;filavano con la conocchia la lana delle pecore.&lt;br /&gt;quando si faceva tardi il più anziano del gruppo richiamava tutti dicendo:" adesso andiamo&lt;br /&gt;a dormire che domani ci attende una grande giornata. Buona notte a tutti, buon sonno e statevi bene".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scusatemi se vi ho stancato. Io sono Leonardo Antonio Giannuzzi da Martano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5011574993089110389?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5011574993089110389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5011574993089110389' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5011574993089110389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5011574993089110389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/la-vita-di-una-volta.html' title='LA VITA DI UNA VOLTA'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8765599958840986598</id><published>2009-04-10T15:49:00.000+01:00</published><updated>2009-04-10T15:51:03.068+01:00</updated><title type='text'>LETTURE DAL RITO GRECO</title><content type='html'>di Giorgio Leonardo Filieri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Nel Rito Greco la Grande e Santa  Quaresima è un periodo pieno di funzioni e liturgie molto belle e suggestive. Ma è soprattutto durante la Settimana Santa che si concentrano le più caratteristiche, con preghiere, canti e letture che possono far comprendere quanto è ricco questo Rito e quanto esso rifletta la spiritualità del popolo della Grecìa Salentina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Quando si officia il vespro del Mercoledì Santo si “canta” questa lettura:&lt;br /&gt;Signore, tu sei sempre buono:&lt;br /&gt;non abbandonare colui che hai creato con le tue mani.&lt;br /&gt;Ti ringrazio, mio Dio, con tutto il mio cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lettura dal libro di Giobbe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Un giorno gli Angeli di Dio andarono a parlare con il Signore e fra di essi c’era anche il Diavolo.&lt;br /&gt;   Dio disse al Demonio: “Da dove stai arrivando?”. “Ho appena fatto –disse il Diavolo- un giro sulla terra ed ora sto arrivando dopo averla percorsa tutta!”. “E non si passato dal mio servo Giobbe? –chiese allora Dio al Demonio- non esiste sulla terra un altro uomo più giusto e più retto di lui! Ha timor di Dio e non fa mai il male! Non perde mai la sua bontà: tu mi hai spinto a fargli del male, a rovinarlo, ma lui non lo meritava”. Disse il Diavolo: “Pelle per pelle! L’uomo vende tutto ciò che ha , per salvare la sua vita. Stendi un po’ le tue mani e toccagli le ossa, vedrai come ti dirà beato e ti benedirà in faccia!”. Allora Dio disse al Demonio: “Lo lascio nelle tue mani! Fagli quello che vuoi, risparmiagli soltanto la vita!”. Il Diavolo si allontanò da Dio, andò da Giobbe e lo colpì con una piaga maligna dalla testa ai piedi. Giobbe prese un coccio e cominciò a grattarsi, uscì e si sedette su un cumulo di cenere. Giunse sua moglie e gli disse: “Stattene lì! Sei ancora intenzionato a comportarti da uomo giusto? Benedici Dio e muori!”. Lui rispose: “Parli come una donna stolta! Come abbiamo voluto accettare da Dio il bene, non dovremmo ora voler accettare anche il male?” Così parlò Giobbe, e per quanto disse con le sue labbra non commise peccato davanti a Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Un’altra lettura viene cantata (poiché nel Rito Greco anche le letture si cantano) quando viene svolta l’officiatura del Mattutino di Sabato Santo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risorgi, Signore, aiutaci e liberaci&lt;br /&gt;per la gloria del tuo nome&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo udito, Dio, nelle nostre orecchie&lt;br /&gt;i nostri padri ce lo hanno annunciato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lettura della profezia di Ezechiele&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Avvenne che la mano del Signore fu su di me, il Signore mi portò fuori nello spirito e mi depose nel mezzo di una pianura e questa era piena di ossa umane; e mi condusse in giro intorno  ad esse, ed ecco ce n’erano in quantità enorme sullo sfondo della pianura, completamente inaridite. E disse a me: “Figlio d’uomo, queste ossa potranno mai rivivere?”. Io dissi: “Signore, Signore, tu sai queste cose”. E lui a me: “Profetizza verso queste ossa ed annunzia loro: ossa inaridite, ascoltate la parola del Signore; queste cose dice il Signore a queste ossa: ecco io porto su di voi lo spirito della vita e porrò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne e stenderò su di voi la pelle e farò entrare in voi il mio spirito, e vivrete e riconoscerete che io sono il Signore”. Ed io profetizzai così come mi aveva ordinato il Signore. Ed avvenne che mentre io profetizzavo ecco un movimento si diffondeva fra le ossa spostando ognuno verso la sua corrispondenza. E vidi, ecco su di esse i nervi e le carni crescevano e si stendeva su di esse la pelle. Ma  non c’era spirito in esse. E mi disse: “Profetizza riguardo lo spirito, figlio d’uomo, profetizza e di’ allo spirito: Il Signore dice questo: vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, e diventino vivi”. E profetizzai riguardo tutto quello che mi venne ordinato; ed entrò in essi lo spirito, ed essi visserro e si alzarono sui loro piedi, un’innumerevole moltitudine. E il Signore mi parlò dicendo: “Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa di Israele. Essi dicono: le nostre ossa sono diventate secche, la nostra speranza è svanita, siamo perduti per sempre. Perciò profetizza e dì loro: Questo dice il Signore: Guardate, io apro le vostre tombe e vi farò rialzare dai vostri sepolcri e vi farò entrare nella terra d’Israele e riconoscerete che io sono il Signore, nell’aprire le vostre tombe, nel far risalire fuori dai sepolcri il mio popolo. E darò a voi il mio spirito, e vivrete, e vi collocherò nella vostra terra e riconoscerete che io sono il Signore; ho parlato e agirò”, dice il Signore.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Ancora oggi la spiritualità della gente, nei nostri paesi, non cambia molto da quella che era una volta, al tempo del Rito Greco; quando si leggono questi brani lo si riesce a capire perfettamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8765599958840986598?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8765599958840986598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8765599958840986598' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8765599958840986598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8765599958840986598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2009/04/letture-dal-rito-greco.html' title='LETTURE DAL RITO GRECO'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-738521743928230804</id><published>2008-12-30T11:45:00.001+01:00</published><updated>2009-01-07T00:01:36.296+01:00</updated><title type='text'>KALANDA, STRINA EIRESIONI</title><content type='html'>Nella Grecìa Salentina, da molti secoli e fino ad oggi dei suonatori cantano la strina per le strade dei paesi vicino alla gente che viene ad ascoltare le canzoni di natale. Però pochi anni fa i suonatori con tamburelli, organetti e sonagliere varie andavano anche di masseria in masseria a cantare l’arrivo del natale e dell’anno nuovo ed avevano in cambio uova, formaggio ed altre cose…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“adesso che sono arrivato qua nella masseria&lt;br /&gt;benedico la strada ed il limitare&lt;br /&gt;benedico la madre ed i figli&lt;br /&gt;dopo il padre che è il generale”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nella Grecia cantavano canti come quelli della strina, i “Kalanda” (“calendae” nella vecchia lingua romana) che significa che sta per iniziare il mese e l’anno nuovo. kalanda sono le canzoni delle feste di Natale e dell’Anno Nuovo ed anche dell’Epifania. Ogni festa ha il proprio canto ed i ragazzini lo cantano in tutta la Grecia. Ragazzi con tamburelli flauti e fisarmoniche vanno insieme di casa in casa e gridano dietro le porte: ” Le diciamo?” La padrona apre la porta per concedergli il permesso di cantare “ Arciminià ce arcichronià ce arcikalos-ma chronos” per l’arrivo del Nuovo Anno e “Cristùghenna protughenna” per l’arrivo di Natale. Pochi anni fa, una volta che i ragazzini avevano cantato, venivano offerti loro dolci ed uova, adesso vengono loro dadi dei soldi.&lt;br /&gt;Nell’antica Grecia questi canti venivano chiamati “Eiresioni”, ha scritto Omero. Allora i ragazzi tenevano una nave che stava a significare l’arrivo del dio Duonisio. Cantando i ragazzi andavano di casa in casa e davano la benedizione alla padrona e questa dava loro dolci ed uova.&lt;br /&gt;THEONIA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-738521743928230804?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/738521743928230804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=738521743928230804' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/738521743928230804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/738521743928230804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/12/kalanda-strina-erresioni.html' title='KALANDA, STRINA EIRESIONI'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8746686299878981419</id><published>2008-12-28T13:16:00.001+01:00</published><updated>2008-12-28T13:21:22.030+01:00</updated><title type='text'>Ci hanno scritto in italiano...</title><content type='html'>Gentilissimo Direttore,&lt;br /&gt;ho seguito con interesse e affetto le varie uscite del vostro periodico; ho letto e riflettuto a lungo sui contenuti e sulla sostanza dei vostri articoli, ripromettendomi prima o poi di intervenire, per esprimere (sempre che voi le riteniate valide) alcune mie considerazioni.&lt;br /&gt;Tralasciando la scrittura sulla cui utilizzazione ci sarebbe molto da discutere (afsinikò, piuttosto che atsinikò, o atsinitò che dir si voglia, ecc..), o i varii significati che si vogliono collocare alle parole (ma pèfto, o pètto, come direi io, non vuol dire cado? E per dire mandare non bisogna dire arìdzo, o rìdzo come direbbero i miei amici di calimera e di Martano, contrariamente a quanto si legge sul glossario del numero di "alonari" u.s.?...), vedrei la necessità di rendere la lettura a chi non è parlante e pensante in griko, molto più agevole, eliminando: dz, ts, fs, sostituendole con "z" (dolce) e "zz" (aspra); ed eliminando ogni volta che la parola successiva non inizi con una vocale, la "enne" finale, aiutando la giusta dizione con il rafforzamento della consonante iniziale. In definitiva voi direnste, ad esempio: a' pao na s'afsikkòso (o: ... na s'atsikkòso) ...su priggo to' muso; mentre secondo me sarebbe più agevole: a'ppao na s'azziccòso su proggo to'mmuso; eliminando, per altro tutte quelle inutili "k" che altro non danno se non un tono di colore a una lingua già di per sé molto complicata per chi non la conosce profondamente. La "k" ha già una sua collocazione naturale nella scrittura grika quando deve distinguere: kiatèra quando distrattamente verrebbe la tentazione di scrivere chiatèra, o: chècci per kècci, ecc...&lt;br /&gt;Direttore, bisogna facilitare la lettura a chi si accosta al griko (grico) per la prima volta, scrivendo il più possibile le parole nel modo in cui si pronunciano... in attesa di uniformare universalmente la scrittura in tutte le occasioni, a partire da questo bel periodico, orgoglio della gente grika (grica... perdonate l'insistenza) e soprattutto nelle scuole, onde evitare che al cambio dell'insegnante di turno cambi anche il modo di scrivere e di interpretare la nostra "calìn glossa"; con grande disorientamento da parte dei poveri alunni..!&lt;br /&gt;Sas cheretò me ti'ccardìa!&lt;br /&gt;Gianni De Santis (Sternatia)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Gianni,&lt;br /&gt;ti ringrazio a nome della redazione per la tua lettera che arricchisce la nostra discussione sul sistema di scrittura della lingua e ne apre un capitolo a proposito delle scelte lessicali. Concordo con te sulla discutibilità del nostro sistema di scrittura, anzi dovrei dire dei nostri sistemi di scrittura poiché abbiamo a suo tempo fatto la scelta di dare libertà ai redattori di sperimentare le proprie soluzioni in attesa di trovare un accordo condiviso per un sistema omogeneo che consenta di  evitare confusione nei lettori. Mi concederai spero anche la facoltà di considerare discutibili le scelte in questo campo fatte da tutti coloro che si sono cimentati nella scrittura del griko.&lt;br /&gt;Parlerò ora a titolo personale, non potendo esprimere ad oggi una posizione comune della redazione. La mia opinione è che nella scelta dell’alfabeto e della convenzione di scrittura del griko debbano essere prese in considerazione delle priorità fra cui certamente quella della massima comprensibilità da parte dei grikofoni alfabetizzati sulla base dell’italiano deve avere un posto di prim’ordine, ma non di esclusiva. A questa priorità infatti aggiungo: la rappresentazione di tutti i fonemi caratteristici del griko; la corrispondenza bi-univoca fra fonema e grafema,  un ideale che difficilmente si vede applicato nelle lingue ma a cui ritengo si debba tendere per rendere il sistema facile ed evitare ogni fonte possibile di confusione;  il rispetto dell’identità e unicità dei lemmi. Altre priorità potrebbero essere più controverse: c’è chi  potrebbe preferire una scrittura che rispecchi maggiormente l’etimologia o che tenda ad avvicinarsi alla traslitterazione del greco moderno ed antico in caratteri latini. Ancora, al giorno d’oggi non di poca importanza potrebbe essere la compatibilità dell’alfabeto con il set di caratteri presente nella tastiera italiana dei computer. L'armonizzazione di queste diverse istanze non è semplice, di certo nella situazione in cui versa la lingua non può che prevalere la massima semplicità e comprensibilità.&lt;br /&gt;La scelta di utilizzare il “fs” è stata fatta da un autore in parte per la sua origine martanese ma soprattutto per un razionale ben preciso e da lui spiegato nella nostra rubrica “pos enna gràtsome grika”: il tentativo di unificare nella grafia l’esito di Ψ e Ξ che nei diversi paesi si è diversificato in zeta aspra, fs/ss e sc. Si tratta di una soluzione che può ritenersi discutibile per varie ragioni, ma tuttavia va riconosciuto che ha una sua razionalità e che può essere criticata, ma con argomentazioni serie, non liquidata con una scrollata di spalle. Pefto può voler dire cado, ma anche invio (dal greco πέμπω), ed è un lemma attestato da diversi autori fra cui il Rohlfs a Calimera e Martano, evidentemente ancora presente dato il fatto che è stato usato sulla Spitta in una trascrizione di una intervista originale eseguita dall’autore. Certo, avremmo fatto meglio forse a precisare nel glossario il paradigma completo (petto, èpetza o “pefto, èpefsa”) per far capire che il riferimento non era al verbo “petto, èpesa”. Diverso può essere il caso di scelte lessicali fatte per arricchire il vocabolario con neologismi e prestiti, cosa che io cerco di limitare al minimo ma che non ritengo a priori un tabù perchè in letteratura è così che una lingua cresce e si evolve, non facciamo del Griko una mummia da esposizione!&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la soluzione che tu proponi per differenziare zeta dolce (dz) da zeta aspra (ts/tz) utilizzando z e zz, personalmente la trovo sensata, sebbene io ritenga che non sia scontato che il lettore riconosca immediatamente la zz come aspra, essendo usata nell’italiano con entrambe le pronunce. Inoltre, andrebbe o no portata fino in fondo, scrivendo quindi “senzza” e “speranzza”?&lt;br /&gt;Sulla elisione della consonante finale anch'io sono abituato ad praticarla, anche se ho adottato una soluzione proposta sul giornale da Carmine Greco che lascia al lettore l'onere di pronunciare la seguente consonante assimilata doppia. Credo però che l'elisione in grafia della consonante finale crei facilmente nel lettore che conosce poco la lingua la falsa impressione che il Griko abbia perso le consonanti finali.&lt;br /&gt;Sull’uso della C latina ed italiana al posto della K trovi d’accordo almeno un componente della redazione, io stesso pur abituato a scrivere in griko con la K ritengo l’ipotesi ragionevole.  Tuttavia non trovo così scontata la tua affermazione secondo la quale la K avrebbe una collocazione “naturale” in griko nella sostituzione di chi/che italiani, essendo la ch utilizzata per esprimere l’aspirata.  Io sono del parere che la K in griko o c’è, e allora usiamola senza creare ambiguità fonetiche, o non c’è, e allora si trovi un'altra soluzione per l'aspirata.&lt;br /&gt;Insomma, la scelta del sistema di scrittura è un campo dove è facile avere opinioni diverse ed il rischio è di vedere la lingua perdersi completamente mentre noi restiamo a discutere se è meglio la K o la C.  Per questo spero che la discussione che avevamo avviato nella redazione, grazie anche al contributo tuo e di altri lettori, ci porti a breve alla scelta di un sistema condiviso il più possibile semplice e rispettoso della lingua.&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8746686299878981419?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8746686299878981419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8746686299878981419' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8746686299878981419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8746686299878981419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/12/ci-hanno-scritto-in-italiano.html' title='Ci hanno scritto in italiano...'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8458497370868657454</id><published>2008-12-27T11:11:00.000+01:00</published><updated>2008-12-27T11:12:33.913+01:00</updated><title type='text'>A chi dobbiamo scrivere?</title><content type='html'>Quando abbiamo dato vita a questo giornale, abbiamo voluto scrivere di ogni argomento e in lingua grika, mai italiana. Scriviamo di ogni argomento per mostrare che il griko può comunicare tutto ciò che si vuole e non solo canzoni e favole antiche. Per questo crediamo che questa lingua debba avere un domani. Scriviamo in griko e non in italiano per scuotere un po’ voi che leggete, per avvicinarvi a questa lingua, per farvi impegnare un po’ per capire queste parole senza passare da una traduzione che oggi si trova sempre nei libri che contengono qualche testo griko. Quando scriviamo in griko e manteniamo costantemente il testo italiano a fronte finiamo per tagliare le gambe alla lingua.: quanti perderebbero tempo a leggere il griko se ci fosse sempre accanto comodamente l’italiano che sentiamo in televisione? Noi vogliamo scrivere a coloro che amano il griko e chiunque ami la lingua può perdere un po’ di tempo per capire ciò che scriviamo, magari gli piace anche entrare in un luogo dove il griko non viene lasciato all’ombra di un’altra lingua.&lt;br /&gt;Questo pensavamo allora e ancora ci crediamo. Però neanche vogliamo chiudere le porte a coloro che ci hanno chiesto di mettere una traduzione italiana, che sono molti. Abbiamo capito che c’è qualcuno che ama la lingua ma non la conosce abbastanza bene da leggere senza traduzioni. Abbiamo capito che la Spitta poteva diventare un giornale per élite se non avessimo dato un aiuto a coloro che vogliono imparare la lingua. Inoltre dobbiamo dire che certe volte il griko scritto può restare difficile anche a coloro che già parlano bene griko perché la lingua non viene scritta regolarmente e non c’è un alfabeto condiviso. Per questo abbiamo discusso molto e ci siamo accordati per inserire qualche traduzione in un inserto insieme alla Spitta e tutte le traduzioni sul blog ispitta.blogspot.com. Ma la Spitta resta sempre un giornale griko, che vuole parlare a coloro che sanno il griko o vogliono impararlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8458497370868657454?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8458497370868657454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8458497370868657454' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8458497370868657454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8458497370868657454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/12/chi-dobbiamo-scrivere.html' title='A chi dobbiamo scrivere?'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1903908179046957781</id><published>2008-12-27T11:05:00.000+01:00</published><updated>2008-12-27T11:06:24.457+01:00</updated><title type='text'>Quanto sei brutta, morte</title><content type='html'>Non ci piaci per  nulla!&lt;br /&gt;Tu anima  non hai e né cervello.&lt;br /&gt;Sei stupida, e cieca  a me pari e non vuoi bene a nessun uomo.&lt;br /&gt;Grazie non hai e non ti importa che tu uccida il bimbo mentre ride!&lt;br /&gt;Gli stringi il cuore e poi te ne vai!&lt;br /&gt;Li uccidi così’ poveri passerotti!!&lt;br /&gt;Tu ci togli i padri ed anche i figli&lt;br /&gt;Non hai orecchie e senti pianger la madre!&lt;br /&gt;Che piangan le fanciulle nulla t’importa:&lt;br /&gt;la moglie uccidi e rubi il giovanotto.&lt;br /&gt;E porti via chiunque tu incontri.&lt;br /&gt;Tu sei senza testa e senza grazia.&lt;br /&gt;“ Ma cosa tu mi dici, che non amo?&lt;br /&gt;Che non bado alle gioie della terra?&lt;br /&gt;Non son sposata, e son senza figli,&lt;br /&gt;mi crearon così, senza il cuore.&lt;br /&gt;Faccio quel che faccio senza vedere.&lt;br /&gt;Devo lavorare  senza ascoltare!&lt;br /&gt;Perché io sia così, mi chiedi tu:&lt;br /&gt;non chiederlo tu a me: chiedi a Gesù&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Dimitri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1903908179046957781?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1903908179046957781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1903908179046957781' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1903908179046957781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1903908179046957781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/12/quanto-sei-brutta-morte.html' title='Quanto sei brutta, morte'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3730501336393927465</id><published>2008-12-27T11:03:00.002+01:00</published><updated>2008-12-27T11:04:56.076+01:00</updated><title type='text'>Le spine della rosa.</title><content type='html'>Una rosa vidi dietro un muro tanti&lt;br /&gt; boccioli aveva ma già seccati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché- le dissi -mi mostri solo spine:&lt;br /&gt;tante che toccarti io non posso!&lt;br /&gt;Il tuo profumo mostra, apri il bocciolo!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ Giovanotto,cosa vuoi da me,&lt;br /&gt;il buon profumo che un tempo avevo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’hanno sentito in tanti , ma  poi sen iron lesti;&lt;br /&gt; Mi amaron per un solo giorno solo:&lt;br /&gt;quante parole per rubarmi il miele!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spariron tutti e mi lasciaron l’ardore!&lt;br /&gt;Ora tra il ghiaccio, o sotto l’arsura&lt;br /&gt;Io faccio spine, solamente.&lt;br /&gt;Fai la tua strada :ascolta che ho da dirti&lt;br /&gt;non mi toccare se non vuoi ferirti!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Dimitri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3730501336393927465?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3730501336393927465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3730501336393927465' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3730501336393927465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3730501336393927465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/12/le-spine-della-rosa.html' title='Le spine della rosa.'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-6358304097030944030</id><published>2008-12-27T11:01:00.000+01:00</published><updated>2008-12-27T11:02:41.231+01:00</updated><title type='text'>E non si mosse niente…</title><content type='html'>Per molti anni a nessuno è importato niente del grico e di coloro che lo parlavano. Non ci fu sindaco o presidente che muovesse dito per questo. Poi all’improvviso sembro cambiare vento, si generò un nuovo amore, un grande amore per il grico. Così sembrava. Dappertutto, qui nei nostri paesi si udivano parole quali “Grecìa Salentina”, Area Ellenofona”, Lingua Minoritaria”. Il grico divenne “Lingua Ufficiale”, misero gli interpreti e ad ogni anno nelle scuole si tengono lezione di grico.&lt;br /&gt;Se fossi una persona che vive lontano, all’estero, conoscendo queste cose avrei soltanto da gioire e ringraziare coloro che hanno lavorato e lavorano perché queste cose possano realizzarsi.&lt;br /&gt;Vivendo qui però capisci che è tutto fumo, tanto fumo negli occhi.&lt;br /&gt;Grecìa Salentina”: “Calòs Irtate (forse ìrtato, la voce ìrtate non esiste nel grico) Stin Grécia salentina” (ben venuti nella Grecia Salentina), così saluta il cartellone gli stranieri che entrano nei nostri paesi, e quel “benvenuti “ è scritto così grande, tanto da far sembrare che stai entrando in una “ area ellonofona” e ti occorra veramente l’interprete per poterti capire con la gente.&lt;br /&gt;Gli Interpreti: dobbiamo ridere o dobbiamo piangere! “Lingua Minoritaria”: con questa parola abbiamo colto nel segno, ogni giorno che passa la lingua diventa sempre più “minoritaria”.&lt;br /&gt;Scusatemi se mi esprimo in questo modo, ma è l’amaro che si prova quando si pensa al grico, alla sorte che gli è capitata e a tutto ciò che si fa per poterlo fare rialzare un po’. Lo so non è facile, e una cosa discola, molto difficile. Non è una piccola pietra dissepolta, un frammento di coccio, un osso che ritrovato che lo chiudi in una vetrina o lo porti in un museo e da lì dentro ti guarda senza chiedere nient’altro; se fosse così, lo so, la teca gliela avrebbero fatta d’oro e non è neanche un giro di pizzica, che se così fosse gli avrebbero costruito il migliore e più bel palcoscenico. Ma non è così, il grico possiede un’anima il grico è vita e non lo puoi chiudere da nessuna parte, non lo puoi chiudere in una teca, in un museo, non lo puoi chiudere in un libro e tanto meno in un disco: sono tutte cose che possono parlare di grico, ma non sono il grico.&lt;br /&gt;La lingua greca affinché viva deve essere parlata. Per cui ciò che possiamo fare è parlare grico. Ma neanche questo è molto facile, ma è l’unica cosa.&lt;br /&gt;Due anni fa è nata l’associazione “Grika Milume” ed è nata proprio con questo scopo: raccogliere gente che tiene per il grico, lo vuole parlare, ascoltarlo, apprenderlo. L’associazione è aperta a tutti, non importa se appartieni alla Grecìa oppure no, è sufficiente nel cuore interesse e amore per le tradizioni e la lingua grica. L’associazione vorrebbe fare tutto ciò che può servire a risvegliare l’interesse per la lingua e quante più strade possono servire a far rialzare il grico vorrebbe percorrerle.&lt;br /&gt;Fino adesso la cosa più visibile che sta facendo è questo giornale. “I Spitta” è il primo giornale che per la prima volta non parla soltanto di grico, ma parla grico e fotografa il grico, adesso, negli anni 2000. Lo distribuiamo in tutti i comuni della Grecìa e arriva in diversi altri luoghi qui in Italia, in Europa e qualcuno anche in America. “I Spitta” si trova nelle bibliotche e nei centri di cultura.&lt;br /&gt;Adesso non è che ci aspettavamo niente, ma una parola, una critica da coloro che sono i rappresentanti istituzionali della Grecìa sarebbero potute arrivare. Di tanti sindaci, qui a Martano sono passati due, Conte e Micaglio e con questi due assessori alla cultura, nessuno ha avuto una goccia di tempo da dedicarci? E la Grecìa Salentina con il suo presidente Sergio… non si è mosso niente e non si muove foglia.&lt;br /&gt;Lo sappiamo, tante altre cose più importanti hanno da fare, ma ciò che è certo le ragioni del grico e tutta la cultura ad esso legata che poi sono le nostre radici, non passano da lì.&lt;br /&gt;Adesso, stando in mezzo a queste cose lo sappiamo, c’è tanta gente che lavora per il grico e con il grico, ma molte volte lo fa in solitudine, ma lavorare da soli non porta molto lontano. Dobbiamo unirci insieme e unire i nostri sforzi: così facendo possiamo continuare la speranza di dare nuova vita al grico.&lt;br /&gt;Si può fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-6358304097030944030?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/6358304097030944030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=6358304097030944030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6358304097030944030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6358304097030944030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/12/e-non-si-mosse-niente.html' title='E non si mosse niente…'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5355356116069366497</id><published>2008-12-27T10:59:00.000+01:00</published><updated>2008-12-27T11:01:04.987+01:00</updated><title type='text'>La festa del 14 agosto a Calimera.</title><content type='html'>Come facemmo lo scorso anno e come, se Dio vorrà, faremo l’anno che venturo,anche quest’anno l’associazione “GRIKA MILUME” insieme alla”Casa Museo della lingua grica e delle tradizioni popolati” ed il gruppo canoro “Malalingua” abbiamo creato una festa per parlare grico, così coloro che sono intervenuti hanno potuto ascoltare canti e poesie in griko e le parole degli antichi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera del 14 di agosto, la luna dondolava  in un “biun-mbò” appesa ad una stella che la corteggiava.&lt;br /&gt;Il giorno c’è stato tanto caldo che tutti ci siamo arrostiti. E la luna nel fresco biancore dall’alto ci osservava sorridendoci.&lt;br /&gt;Sul largo “Immacolata”, vicino alla cappella, s’era raccolta un poco di gente,ma la cappelletta non era aperta. &lt;br /&gt;Lì’di fronte, un’antica lapide racconta che in quel posto una volta sorgeva una cappelletta bizantina,dove celebravano la messa in lingua grica. Nessuno mai dei calimeresi si avvicina per leggere. &lt;br /&gt;Cosa è accaduto quella sera quando tanta gente s’era riunita dove la cappella bizantina non c’è più?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Kostas degli Encardia ha intonato un canto bizantino. Cantava da solo e nessuno comprendeva le sue parole.&lt;br /&gt; Conversava con i padri e per gli antichi,forse, lui cantava. O forse,che cantando pregava la Madonna di “finibus terrae” che la nostra gente ha voluto dimenticare!&lt;br /&gt;Un elleno pregava in greco una Madonna grika? Da dietro quella lapide la Madre ascoltò,dopo più di settant’anni, un suo figlio che pregava. &lt;br /&gt;“Nilin” recitava il componimento di &lt;br /&gt;Non v’era altra illuminazione che qualche cero che aveva messo a terra qualche organizzatore, ma poi,v’era la luce della luna che splendeva sui tetti e negli occhi delle giovanette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Pippi Lefons, tanti anni addietro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ndilin, ndilì, ndilì, ho gridato io sul sagrato della cappella dell’Immacolata,di fronte al palazzo che fu du don Pippi Cappa. Gridai un poco più forte, … ed ho atteso. Ho teso l’orecchio per sentire se &lt;br /&gt;don Pippi  stesse continuando a recitare insieme a me la sua poesia.&lt;br /&gt;“Ndilìn, ndilìn, ndilìn!” A dire il vero a me sembrò che anche lui, con la sua sottile voce, dicesse con me:”Ndilin!”. &lt;br /&gt;Ah! La sua poesia! &lt;br /&gt;“Ndilìn , ndilìn” suonava la campanella dell’asilo infantile per chiamare a sé i bimbi di un tempo, alle otto di ogni mattino.&lt;br /&gt;E  Pippi desiderava tornar piccolino e, come allora, andare all’asilo. Ma  don Pippi Cappa sapeva che non era più quella la campana che lo avrebbe chiamato a sé! &lt;br /&gt;Don Pippi è parecchio che è morto,ma a me è sembrato che ci abbia visti, vicino alla sua casa ad ascoltare quel suo “ndilìn, ndilìn”.&lt;br /&gt; Lo ha sentito anche suo figlio, il dottor Bruno ed anche suo nipote Carmelo.&lt;br /&gt;Io ho sentito che don Pippi è uscito da casa e come tutti noi, ha camminato un po’, fino alla casa di&lt;br /&gt;Giannino Aprile, dove Giovanni Fazzi ha recitato un canto scritto da quel compianto sindaco.. &lt;br /&gt;Ed i suoi figli, Paolo ed Andrea, insieme alla madre, la moglie di Giannino, riascoltarono uniti le parole del padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvano Palamà ha letto una lettera del 1956, dalla quale Giannino raccomandava ai “compagni”&lt;br /&gt;Prodigarsi per il bene della gente di Calimera.&lt;br /&gt;Ed a sua moglie si bagnarono gli occhi nel sentire quella lettera,dopo quarant’anni, quando il marito all’improvviso, morì…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Così, don Pippi e Giannino (che era suo cugino) hanno fatto festa con noi ed hanno riso e scherzato con la gente di oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1975, qui a Calimera, venne a trovarci Pier Paolo Pasolini, per ascoltare le nostre  poesie: amava i componimenti poetici popolari dell’Italia intera; ha scritto anche un libro che li contiene.&lt;br /&gt;Morì solo dopo due mesi e Francesca Licci ,la sera del 14 agosto 2008, ha cantato per lui una poesia dello stesso Pasolini, sotto il palazzo Murrone, dove  lui era venuto ad ascoltarci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lui, così grande poeta, è venuto a sentirci parlare una lingua della quale noi, tante volte, non valutiamo il suo valore.&lt;br /&gt;Così erano tre, quella sera a Calimera: don Pippi, Giannino e Pasolini.  &lt;br /&gt;Gli altri che vennero a trovarci non li abbiamo riconosciuti dalla statura o dal loro volto, ma Salvatore Tommasi ci ha detto una poesia di Vito Domenico Palumbo, morto 90 anni fa.&lt;br /&gt; Ci ha raccontato del caldo che , tante volte questa scorsa estate ci ha fatto tanto sudare tanto da non potersi dire.&lt;br /&gt;Credo che don Vito Muntagna ( il Palumbo) si sia molto rallegrato nel constatare che ancora oggi noi sappiamo parlare il grico, dopo tanti anni. La lingua dei padri è dura a morire!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il Palumbo cosa ha fatto tra l’altro? Ha scritto in grico un po’ del poema di Dante Alighieri.&lt;br /&gt;Ha scritto dell’amore di Paolo e Francesca. &lt;br /&gt;E Maria Renna insieme al marito che traduceva, ce lo ha recitato, in un  cortile antichissimo, dietro la chiesa madre.&lt;br /&gt;Dopo, presso il sagrato della chiesa Renato ha recitato la preghiera del “Pater noster” ,sempre del Palumbo.&lt;br /&gt;Abbiamo poi cambiato strada ed anche canzoni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In via Costantini  intonò il suo canto, Luigi Garrisi e la sua ragazza.&lt;br /&gt; Anche il gruppo degli Encardìa suonarono con le loro chitarre, violini e fisarmonica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche i trapassati di quella via si svegliarono a cantare con noi! E in mezzo alla festa Francesca  intonò delle antiche ninne nanne ed io in italiano ho letto la poesia di Palumbo che ricorda sua madre, quando andava a raccogliere i fiori di gelsomino che componeva in corona vicino alla statuetta della Madonna,  prima di pregare per suoi figlio lontano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Alla fine abbiamo cenato tutti insieme: io, Silvano,Francesca, Giovanni , Dina , Colaci… e tutta la gente che aveva seguito il nostro itinerario per sentirci recitare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito: Ci rivedremo fra un anno in via Costantini.&lt;br /&gt;Cominceremo a suonare da vicino alla sartoria di Colaci.&lt;br /&gt;Luigi, accendi l’insegna! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo DI MITRI (23 novembre 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5355356116069366497?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5355356116069366497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5355356116069366497' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5355356116069366497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5355356116069366497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/12/la-festa-del-14-agosto-calimera.html' title='La festa del 14 agosto a Calimera.'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3683301017878989388</id><published>2008-09-06T10:47:00.006+01:00</published><updated>2008-09-06T11:39:28.057+01:00</updated><title type='text'>UN TESORO IN UNA CRIPTA BIZANTINA DEL SALENTO</title><content type='html'>Certe cose sono delle meraviglie, dei capolavori stupendi, e splendono agli occhi di tutti. I tesori sono cose nascoste, si devono cercare e, quando vengono scoperti, la loro bellezza si rivela forse più dolce e il loro ricordo più durevole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cripta delle SS. Marina e Cristina a Carpignano è già stata presentata ai lettori della Spitta. Questa chiesa sotterranea risale a più di mille anni, ed alcuni segni di rimaneggiamento evidenziano il passaggio nel XVIII sec. dal rito greco a quello latino. Il complesso, con i belli affreschi dal IX al XV secolo, costituisce una testimonianza di altissimo valore dell’arte bizantina medievale nel Salento*.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella parte del naos chiamata vima e riservata ai soli sacerdoti  troviamo quest’immagine dell’Annunciazione. Fra le centinaia di scene che rappresentano un Angelo inginocchiato nel salutare la futura Madre di Dio sorpresa (per forza, immaginatevi…) e raccolta nell’ascolto, quell' affrescho del anno 959 è  una cosa rarissima nella storia dell’arte. Di solito l’Angelo si trova a sinistra, e la giovane Maria collocata a destra. La disposizione dei luoghi come verranno dipinti nei secoli ulteriori presenta abitualmente le due figure separate da un dettaglio dell’architettura finta : una colonna, la soglia di una casa o di una stanza, oppure l’Angelo che rimane fuori in un giardinetto mentre la Vergine sta in una camera spesso riccamente arredata. Qua l’artista ha combinato le cose come glielo suggerivano non i luoghi dell’immaginazione ma le pareti che gli si trovavano davanti : una porzione di muro esigua a sinistra, un’altra più larga a destra, che vengono articolate in un modo tanto semplice quanto evidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sistemare in un’area recinta la Madonna con un fuso in mano permetteva a Teofilatto (il cui nome appare sulla scritta) di dispiegare comodamente, con tanto di fruscio e di solennità, il Messaggero divino e le sue splendide ali : che Arcangelo sarebbe Gabriele con delle ali striminzite ? Così c’è anche spazio per rendere percepibile il movimento di chi sta per inginocchiarsi, ma non è oggi il caso di presentarsi con riservatezza (« Scusi signorina… se non disturbo… »). Lui sa già di cosa si tratta, e la linea che disegna la mano destra – con le dita unite per significare la preghiera - rende imperiale il gesto del braccio che porta lo sguardo verso il Pantocrator sul trono di maestà, in un altro spazio, quello dell’abside al centro, al cuore dell’intera scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Claire Bodson&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* L'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ιstituto di Tecnologia dell'Informazione&lt;/span&gt; del CNRC (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Conseil National de Recherches du Canada&lt;/span&gt;) ha sviluppato nel 2003 in collaborazione con l'Università di Lecce, un progetto che permette la rappresentazione virtuale tridimensionale della cripta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3683301017878989388?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3683301017878989388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3683301017878989388' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3683301017878989388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3683301017878989388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/09/un-tesoro-in-una-cripta-bizantina-del.html' title='UN TESORO IN UNA CRIPTA BIZANTINA DEL SALENTO'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7412828470571642575</id><published>2008-09-06T10:45:00.001+01:00</published><updated>2008-09-06T10:53:52.470+01:00</updated><title type='text'>La serenata</title><content type='html'>Quando un giovanotto ed una signorina si piacevano, l’uomo portava alla donna la serenata.&lt;br /&gt;Trovava qualcuno che suonasse la fisarmonica ed il tamburello, riuniva i suoi amici e tutti insieme andavano sotto la finestra dove dormiva l’amata ed iniziavano a suonare e cantare.&lt;br /&gt;Una di questa canzoni faceva:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tua madre per te ha fatto voto.&lt;br /&gt;Ha fatto voto a santa Maddalena,&lt;br /&gt;Ché ti faccia mangiare miele e manna,&lt;br /&gt;Così che restino gli occhi e le guance rosse; &lt;br /&gt;gli occhi che non perdano lo splendore,&lt;br /&gt;Migliore della luna nelle notti&lt;br /&gt;in cui brilla maggiormente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Successivamente c’erano i complimenti per la madre che l’ha generata così bella e pina di grazie.&lt;br /&gt;Poi veniva messo avanti il padre che tutta la settimana andava a lavorare nel suo campo e anche nei campi d’altri proprietari, per portare a casa pane, olio e soldi per dare la dote alla bella figliola prima di sposarsi.&lt;br /&gt;Tutto ciò avveniva in un situazione festoso e con grande gioia di tutto il vicinato, che era a dormire e allorché sentiva la serenata si svegliava dal sonno ed usciva in mezzo alla strada per ascoltare quelle belle canzoni. I più vecchi si sedevano sul limitare di casa, le donne per ascoltare, correvano con i figli più piccoli in strada.&lt;br /&gt;Quando finivano di cantare, il padre della giovane usciva per strada con un boccale di vino, qualche dolcetto e qualche altra cosuccia; bevevano il vino, mangiavano le altre cose e dopo ciascuno ritornava alla propria casa a dormire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Leonardo Antonio Giannuzzi&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7412828470571642575?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7412828470571642575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7412828470571642575' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7412828470571642575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7412828470571642575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/09/la-serenata.html' title='La serenata'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7191826671582084840</id><published>2008-09-06T10:42:00.002+01:00</published><updated>2008-09-06T10:54:21.020+01:00</updated><title type='text'>VITA NUOVA (2)  IL LINGUAGGIO DELLE PIETRE</title><content type='html'>Giuseppe Castellano è conosciuto da tutti a Zollino, è un artista che sa manipolare la pietra, il ferro, il legno e tutti i materiali che  capitano tra le sue mani. E' un autodidatta che riesce a realizzare opere che stupiscono per la loro originalità e bellezza.&lt;br /&gt;Presso il Centro Polivalente per gli Anziani di Zollino, ha coinvolto due giovani maestri :Andrea&lt;br /&gt;Aprile diplomato presso l'Accademia delle Belle Arti di Torino e Antonio Gemma diplomato presso l'Accademia delle Belle Arti di Lecce, ed ha iniziato a scolpire un enorme masso di “pietra leccese”, che si era fatto trasportare da una cava.&lt;br /&gt;Ha invitato i frequentatori del centro per illustrare il suo progetto, invitandoli ad assistere al lavoro per cercare di apprendere.&lt;br /&gt;Alterna il lavoro alle spiegazioni sull'uso degli strumenti di lavoro e su come incidere la materia.&lt;br /&gt;E' felice Giuseppe quando le persone ascoltano con attenzione e interagiscono, manifestando interesse a capire ed apprendere.&lt;br /&gt;Le persone vanno a curiosare e avrebbero voglia di scolpire, Giuseppe intuisce e le incoraggia a provare. Molti possono dire di aver contribuito a realizzare l'opera sia pure con un sol colpo di scalpello.&lt;br /&gt;Tutti coloro che passano osservano, esprimono la loro opinione ed alcuni apprezzano e ringraziano   per la partecipazione all'esperienza.&lt;br /&gt;Il masso, piano piano, viene scolpito e comincia a manifestare una sagoma; si intravedono inizialmente la testa e il corpo: “comincia a parlare”, dicono le persone.&lt;br /&gt;Scolpendo e scolpendo viene fuori l'anima della pietra e tutti possono vedere  con i loro occhi, toccare, e ..................!&lt;br /&gt;L'esperienza è iniziata nel mese di Aprile, siamo in Agosto e i maestri continuano freneticamente a lavorare tantissimo per portare a termine l'opera.&lt;br /&gt;Allorquando il “Comitato degli iscritti” al Centro Polivalente per Anziani di Zollino ha chiesto a Giuseppe di realizzare un'esperienza di laboratorio con uomini e donne, lui ha risposto subito di sì.&lt;br /&gt;Ha fatto trasportare un enorme parallelepipedo di pietra, alto circa due metri, lungo un metro e mezzo, e largo circa un metro, molto pesante.&lt;br /&gt;Le persone osservavano incredule che potesse venir fuori da quel masso qualcosa di interessante, fino a quando non hanno visto fuoriuscire due corpi: una donna e un uomo, anziani, teneramente abbracciati.&lt;br /&gt;Giuseppe, Andrea e Antonio hanno lavorato in perfetta sintonia, nonostante fosse la loro prima esperienza collettiva. Durante il lavoro di sgrossatura del masso e nelle fasi successive hanno prodotto una gran quantità di scarti, assemblando vari cumuli di residui. Una sola volta hanno fatto portar via ben quindici cariole di scarti. Anche sotto il sole cocente scrostavano la pietra fino a quando non ha finalmente rivelato l'anima, che loro avevano già intravisto: un uomo e una donna, anziani, abbracciati, con lo sguardo rivolto al futuro!&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;                                                                                                             Francesco Chiga&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7191826671582084840?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7191826671582084840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7191826671582084840' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7191826671582084840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7191826671582084840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/09/vita-nuova-2-il-linguaggio-delle-pietre.html' title='VITA NUOVA (2)  IL LINGUAGGIO DELLE PIETRE'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3399211593111557378</id><published>2008-09-06T10:41:00.002+01:00</published><updated>2008-09-06T10:55:04.339+01:00</updated><title type='text'>Che non si rompa la macchina!</title><content type='html'>Oggi tutti andiamo a scuola e possiamo apprendere di tutto. Possiamo comprare libri quanti ne vogliamo e con pochi euro possiamo avere un’enciclopedia su DVD. E cosa dobbiamo dire poi della televisione: è sufficiente accendere per apprendere ciò che vuoi ed esche ciò che non ti interessa ed apprendere le novità là per là. Per non parlare poi di internet, pozzo smisurato: non c’è cosa, non esiste notizia che non si possa trovare; basta un niente per apprendere come fare. Mia moglie, che non conosce niente di computer ha appreso prestissimo, e devi vedere come si tiene grande con le sue amiche. Le dice: vai su “gogòl” immetti la parola che ti occorre e trovi ciò che vuoi. E veramente fa così quando le occorre qualcosa per il lavoro o cerca qualcosa di nuovo da cucinare.&lt;br /&gt;Una volta non c’era niente di tutto ciò e a scuola erano pochi coloro che potevano andarci.&lt;br /&gt;Questo mi diceva mio zio parlando di scuola:&lt;br /&gt;Mio fratello maggiore non sapeva fare niente, a malapena negli ultimi tempi riusciva a mettere la firma.&lt;br /&gt;Il medio fece la terza e non è cosa da niente, è, se non proprio come l’università di adesso, quasi.&lt;br /&gt;Io non sono andato mai un giorno a scuola; non è che io sappia niente, però una cosa, anche se non la capisco molto, la leggo; non so scrivere bene, però scrivo. Che poi su le pale dovevi scrivere, sulle pale di ficodindia, la pala faceva da quaderno. Ricordo che la moltiplicazione non mi usciva mai, perché invece di iniziare da dietro, iniziavo davanti; una volta iniziai da qui, da dietro ed uscì, così imparai a fare le moltiplicazioni da solo.&lt;br /&gt;Tutte le conoscenze ti venivano da ciò che ti raccontavano i più grandi e da quello che sapevi vedere quando osservavi ciò che il mondo mostra.&lt;br /&gt;E sempre parlando con mio zio questo mi raccontava parlando di api. Ascoltatelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zi: noi le avevamo le api, le avevamo qui sopra, sopra il terrazzo, che poi gli facevano tutte le lenzuola gialle.&lt;br /&gt;Gi: perché?&lt;br /&gt;Zi: quelli non raccolgono quella polvere che c’è dentro i fiori, il polline, come si chiama diversamente? Quelli la raccolgono, tu sai che la raccolgono, vero? &lt;br /&gt;Gi: per mangiare, no!&lt;br /&gt;ZI: no, là non mangiano i grandi, essi mangiano miele, non mangiano fiori. Quello non è per far mangiare le mamme, i grandi, le api; quello lo mettono dentro che ci sono i piccolini, affinché si nutrano.&lt;br /&gt;Quindi lo raccolgono tra le zampette, facendo delle pallottoline, poi quando ritornano lì (all’alveare) lo devono nuovamente tirare piano piano e lo devono mettere lì dentro, che lì dentro ci sono le larvette. Le hai viste?&lt;br /&gt;Gi: no.&lt;br /&gt;Zi: no! Lì dentro ci sono le uova che fa la mamma, da lì dentro escono le larvette, che piano piano diventano grandi, e mangiano quella polvere che mettono le api. Lì non è la madre che comanda, comanda la famiglia. Non è la madre che fa quelle diverse (tante) cose, che lì si devono fare tante cose.&lt;br /&gt;Quando devono fare (predisporre per) la mamma devono fare già il buco diverso, la cella. Devono fare una cosa, uno spuntone così lungo, che sta da parte, in una estremità, oppure alcune volte lo fanno nel mezzo, nel pettine. La fanno però sempre più grande, perché là la madre è sempre più grande, è più lunga. E lì dentro non mettono polvere. Non è che la mamma nasce mamma perché ha fatto l’uovo di mamma, nasce mamma con ciò che mettono i figli, quelle, operaie si chiamano, ma figlie di quella sono. Lì dentro non mettono polvere, mettono ciò che si chiama pappa reale.&lt;br /&gt;Quella non è che c’è dappertutto lì dentro, la mettono soltanto dentro quei buchi grandi dove devono nascere le regine.&lt;br /&gt;Quella soltanto è pappa reale, la dove nascono quelli che devono lavorare mettono quella polvere che si trova nei fiori.&lt;br /&gt;Qualche volta nascono tutti maschi, che non sono i fuchi. Allora lì la famiglia viene (va) in fallimento. Quelli o si ammazzano o muoiono lentamente, perché non c’è nessuno che lavori. Quelli non lavorano, non vanno a trovare da mangiare, a fare provviste, stanno sempre a darsi botte, per ammazzarsi. Ma sono poche le volte che succede questa cosa. Gli altri invece escono dagli alveari, fanno il miele, fanno la cera, fanno tutte le cose che occorrono. Raccolgono quel succo di fiore che poi diventa miele. Non è che lo cagano dal sedere, lo rigurgitano nuovamente dalla bocca. Hanno una cosa qui sotto e la riempiono di quel liquido che poi dopo giorni matura e diventa miele. Quello tu non lo vedi quando lo trasportano, perché lo tengono nell’interno, come i piccioni, come gli uccelli che lo tengono qui vicino, poi lo rigurgitano di nuovo e lo mettono dentro i buchi.&lt;br /&gt;Gi: allora abbiamo..&lt;br /&gt;Zi: quello dei piedi è quello che mettono da mangiare a quei vermicelli che poi diventeranno api, il succo di fiori che poi diventa miele e la pappa reale che io adesso non so da dove lo raccolgano, come fanno a trovarlo, vedi che è una cosa come latte che mettono nella cella, lì dove deve nascere la regina.&lt;br /&gt;Gi: e le lenzuola?&lt;br /&gt;Zi: le robe poi dovevamo toglierle, perché quando faceva vento venivano stanchi, specialmente che stavano sopra, si appoggiavano lì e facevano tutta la biancheria gialla, perché avevano quei piedi pieni di fiori (polline) e la sporcavano no!&lt;br /&gt;Gi: come fai a sapere queste cose?&lt;br /&gt;Zi: io non è che ho appreso queste cose perché me le abbiano dette, ma come ho appreso tante cose da solo, ho imparato anche ciò che fanno le api.&lt;br /&gt;Una volta che non esisteva niente, né giornali, né televisione, né libri, né internet, quanto valeva il sapere della persone anziane, quanto era bello e dolce il racconto del nonno. Adesso tutto questo non serve più a niente. L’intelligenza, i saperi delle persone di fronte ad internet, di fronte alla televisione si perdono, non servono. Dietro non si può tornare, è da stupido pensare questo, ma dimenticare che sei, da dove vieni, chiudere col passato, recidere le radici, vendere l’identità al dio della modernità neanche è cosa buona.&lt;br /&gt;Che non si rompa mai la macchina!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Giuseppe De Pascalis&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3399211593111557378?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3399211593111557378/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3399211593111557378' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3399211593111557378'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3399211593111557378'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/09/che-non-si-rompa-la-macchina.html' title='Che non si rompa la macchina!'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-476154940097401379</id><published>2008-09-06T10:38:00.001+01:00</published><updated>2008-09-06T10:56:24.193+01:00</updated><title type='text'>Il malocchio</title><content type='html'>Cos’è il malocchio?&lt;br /&gt;Il malocchio, dicono, viene con uno sguardo insieme ad un pensiero che ti mandano le donne che hanno la potenza di fare male alle persone, agli animali e agli alberi, tuttavia coloro che fanno il malocchio non sanno che possono far del male. E’ sufficiente che ammirino qualcosa o qualche bambino che sia bello e grassottello o che invidino qualche persona perché gli mandino il malocchio.&lt;br /&gt;È una delle più antiche superstizioni del mondo a cui la gente crede da migliaia di anni. Coloro che credono appendo davanti alla porta di casa una staffa di cavallo insieme ad un aglio per potersi proteggere dal malocchio. Dicono che sono poche le persone nate con la potenza di gettare il malocchio. Così scrisse Plutarco (46-120 dc) nel suo libro Perì katà ton vaskènin legòmenon ce vàskanon èchi ofthalmòn” e Virgilio (70 –19 ac) disse: :”nescio quis teneros oculos mihi fascinat agnum“.&lt;br /&gt;Alcuni anni addietro si credeva che il malocchio lo possedessero le donne anziane con gli occhi verdi o azzurri. Nei piccoli villaggi, in Grecia, quando riconoscono una donna che è una iettatrice fuggono lontano da lei senza guardarla negli occhi. Col malocchio la persona si ammala, fa sbadigli, può avere vomiti, diarrea e gli viene il mal di testa; il bambino piccolo piange ed ha caldo; gli alberi si spogliano dalle foglie e gli cadano i frutti. Nel Salento ed in altri luoghi d’Italia la gente, che ancora oggi ci crede, porta con se amuleti come cornetti fatti di argento o di oro oppure cornetti di corallo. Uomini e donne gli appendono al petto per tenere lontano il malocchio.&lt;br /&gt;“Vàscamma” è una parola vecchia greca ed in latino e detto “Fascinum”, ed in italiano vuol dire “affascinare” ed anche malocchio. Nell'isola di Rodi ed in tutta la Grecia dove il “Vàscama “è detto anche “Ammàtiasma” hanno, come in medio oriente, tutto di colore azzurro: la pietra dell’anello, la perla della catenina e ciò che richiama il segno dell’occhio e che oggi vendono in tutti i negozi turistici. Coloro che hanno addosso il colore azzurro sono aiutati a non prendere il malocchio.&lt;br /&gt;Hanno pure il “filahtò*”: un piccolo guanciale pieno con cose contro il malocchio. Le persone mettono dentro preghiere e una croce, i musulmani e gli ebrei che credono pure al malocchio, mettono le loro cose. Questo guancialetto viene appeso ai vecchi e ai bambini piccoli che il malocchio li prende più di frequente. Per questo in Grecia ed in medio oriente quando nasceva il bambino doveva stare quaranta giorni chiuso in casa prima di poter essere veduto dalla gente, perché la mamma aveva paura che lo ammaliassero. Dopo i quaranta giorni portava il bambino alla chiesa perché il prete lo benedisse e dopo lo poteva guardare la gente. Ogni qualvolta che le persone guardavano il bambino dovevano fare finta di sputare e dire “ftu, ftu, ftu, che non venga ammaliato”, che è il “filàfsi” (benedica). Ci sono ancora donne che conoscono le parole e sanno togliere il malocchio. Questo fanno ancora in Grecia ed in alcuni luoghi del Salento. Prima si accertano che sia veramente malocchio: riempiono una bacinella d’acqua, ungono il ditino di olio e ci fanno cadere dentro tre gocce  per due volte, se le gocce spariscono non c’è fattura, se le gocce restano e diventano come occhi, la fattura c’è. Alcuni anni addietro era necessario chiamare l’ultima donna che aveva visto l’ammaliato, le davano un rametto d’olivo benedetto il giorno delle Palme e doveva dire: io ti ho ammaliato ed io ti tolgo il malocchio, quello che ho detto che non sia ben detto”. La mia amica di Calimera mi ha riferito che in Salento per togliere il malocchio riempiono una bacinella con dell’acqua, prendono nove chicchi di grano e ogni volta che vi gettavano dentro il chicco facevano il segno della croce e dicevano: ”doi occhi te ndocchiara, doi santi t’annu iutare”. Se molti chicchi restavano dritti sopra l’acqua, volava dire che il malocchio c’era ancora. Se tutti i chicchi scendevano giù nella bacinella non c’era malocchio. In Grecia per togliere il malocchio facevano così: su di una tegola accendevano dei carboni, mettevano sette foglie d’ulivo che erano state benedette dal prete il giorno delle palme e facevano investire dal fumo l’ammaliato pregando Dio così:&lt;br /&gt;“Quanti occhi ti guardano, tanti santi ti aiutano..&lt;br /&gt;Cristo vince e i mali disperde e tutto aiuta.&lt;br /&gt;Ogni cattivo pensiero, e occhio, tolga da dosso a te…&lt;br /&gt;E con tutto ciò si toglie il malocchio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Theonia Diakidis&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-476154940097401379?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/476154940097401379/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=476154940097401379' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/476154940097401379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/476154940097401379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/09/il-malocchio.html' title='Il malocchio'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8950248748623006397</id><published>2008-07-25T19:45:00.000+01:00</published><updated>2008-07-25T19:46:35.636+01:00</updated><title type='text'>L'ulivo con i rami rotti</title><content type='html'>L'ulivo con i rami rotti&lt;br /&gt;In un campo incolto un grande ulivo piangeva di nascosto. Da una siepe lo udì un piccolo ulivo selvatico e gli chiese: &lt;br /&gt;-fratello cosa hai che piangi?&lt;br /&gt;- Cosa ho, non si vede che ho tutti i rami rotti?&lt;br /&gt;- Ma cosa ho fatto agli uomini che ogni anno vengono e mi bastonano? Che cosa ho fatto loro                                                                      perché  mi facciano tanti torti?&lt;br /&gt;- Stupido, chiedi cosa gli abbia fatto? gli hai fatto avere troppe ulive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8950248748623006397?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8950248748623006397/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8950248748623006397' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8950248748623006397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8950248748623006397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/lulivo-con-i-rami-rotti.html' title='L&apos;ulivo con i rami rotti'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5520398638397133324</id><published>2008-07-23T20:03:00.000+01:00</published><updated>2008-07-23T20:04:40.826+01:00</updated><title type='text'>ZOLLINO:Vita Nuova al Centro Polivalente per Anziani</title><content type='html'>Da molti mesi nel Centro Anziani di Zollino è iniziata una nuova vita. Il sindaco e la sua giunta hanno sollecitato i cittadini ad organizzarsi per usare il centro come momento di aggregazione.&lt;br /&gt;Si è giunti alla formazione di un “Comitato degli Iscritti”, che si incarica di proporre le attività. &lt;br /&gt;Si registra una gran frenesia che si esplica nel lavoro, nel canto e nel gioco.&lt;br /&gt;Ogni giovedì, alle diciannove e trenta, uomini e donne si incontrano per cantare canzoni appartenenti alla tradizione popolare dei loro avi. “Ci definiamo Antichi Canterini, e il nostro emblema è rappresentato dalla canzone Tanto pè cantà: una canzone allegra e spensierata, così come aspiriamo ad essere anche noi! Accompagniamo le cantate con qualche boccone e con qualche bicchiere di vino, e poi......una, due, tre ed anche quattro voci riusciamo ad esprimere: non potete comprendere senza ascoltarci”. &lt;br /&gt;E' stata organizzata la prima Serata Spensierata, e sono stati invitati tutti i cittadini zollinesi, che hanno potuto ammirare il nostro modo di cantare.&lt;br /&gt;Abbiamo ripristinato i campi di bocce, ed ora chiunque lo voglia, può praticare il gioco liberamente con i suoi amici e/o amiche.&lt;br /&gt;Abbiamo intrapreso il laboratorio di scultura. Due maestri, Giuseppe e Benito, ci guidano nell'apprendimento e in questo modo impieghiamo il nostro tempo libero. Benito, con l'aiuto di molti frequentatori del Centro, sta costruendo un forno in pietra leccese.  Ogni volta che ci ritroviamo a lavorare ci fornisce le indicazioni operative. “Il forno si realizza con blocchi di pietra leccese refrattaria, che è reperibile solo nelle nostre cave. Il pane cuoce in circa un'ora”. Ecco le modalità e le fasi di realizzazione di un forno: &lt;br /&gt;Con un filo di ferro, fissato al terreno da un lato, si traccia una circonferenza. Si chiude la circonferenza con i blocchi di pietra refrattaria, con l'accortezza di iniziare dalla bocca del forno. Precedentemente si avrà cura di predisporre un modello di cartone utilizzato per preparare i blocchetti di pietra. Su questa prima circonferenza si realizzerà la seconda con i cosiddetti “somarelli”, si chiuderà la volta con gli archetti. Una volta realizzato il modello, si riprendono in ordine tutti i blocchetti e si posizionano nella sede definitiva e si cementano.&lt;br /&gt;A questo punto nel forno possiamo cuocere pane, carne, agnello, maiale, legumi, ........... Nel forno cuociono meglio gli alimenti.&lt;br /&gt;Dalle attività descritte in precedenza si intuisce il tipo di vita nuova che caratterizza attualmente il Centro Anziani. Uomini e donne, piano piano si avvicinano a noi, in quanto desiderano stare in compagnia, per fare nuove amicizie e per continuare ad apprendere, per continuare ad essere dinamici, allegri e spensierati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco Chiga&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5520398638397133324?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5520398638397133324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5520398638397133324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5520398638397133324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5520398638397133324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/zollinovita-nuova-al-centro-polivalente.html' title='ZOLLINO:Vita Nuova al Centro Polivalente per Anziani'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7502367770380965943</id><published>2008-07-14T17:28:00.002+01:00</published><updated>2008-07-14T17:32:38.798+01:00</updated><title type='text'>Qualche volta il grico paga</title><content type='html'>La storia che vi racconto questa volta è quella capitata a Biagio Chiriatti, meglio conosciuto come Biagio “Maseddha” e che mi raccontava l’altro giorno. Ascoltatela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni anni fa, quando ero giovanotto stavo facendo il soldato dalle parti di Roma. Un giorno non mi sentii molto bene e mi portarono all’ospedale del “Celio” a Roma. Mi fecero la visita e tutte le analisi e non uscì niente. Quando il colonnello medico passò tra i letti per visitare i malati e giunse vicino a me e guardò le carte, vedendo che non avevo niente mi disse:&lt;br /&gt;- Tu sei sano, non hai niente, sei venuto qua per vedere se di danno un po’ di convalescenza? &lt;br /&gt;- No, risposi io, mi hanno portato qua perché mi sono sentito male. Non mi sono fatto portare qua perché mi diate della convalescenza.&lt;br /&gt;Il dottore continuò a leggere le carte e vide che venivo da Martano. Non appena si accorse di questo subito chiese nuovamente:&lt;br /&gt;- Allora tu sei di Martano?&lt;br /&gt;- Si, dissi io, sono di Martano.&lt;br /&gt;- Ed il grico lo capisci, lo capisci il grico? Lo sai parlare?&lt;br /&gt;- Lo capisco bene, dissi, ma a parlarlo non lo so molto.&lt;br /&gt;- E dimmi come si chiama il cuore?&lt;br /&gt;- “Cardìa”, risposi presto.&lt;br /&gt;- E testa?&lt;br /&gt;- “Ciofali” risposi nuovamente io.&lt;br /&gt;Insomma, per farla breve, mi chiese per diverse volte (la traduzione di altre parole) poi mi salutò e continuò a visitare i malati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso dobbiamo sapere che il colonnello non era dalla Grecìa Salentina, ma proveniva da un paese del “Capo di Leuca” ed era uno di quelli, come tanti che, una volta incontrato il grico, ne rimangono ammaliati e chi sa cosa farebbero per questa lingua. Ed è una fascinazione che non gliela togli da dosso per tutta la vita. Per cui farebbero di tutto per apprendere la lingua e la storia ad essa legata e magari qualsiasi cosa e qualsiasi persona che “sa” di grico gli sembra che cosa debba essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indomani (il medico)  non passò, ma passo la monaca che lavorava nell’ospedale e mi disse:&lt;br /&gt;- Alzati e vai a trovare il colonnello che ti sta spettando. E’ nel suo studio..&lt;br /&gt;Mi alzai ed andai a trovare il colonnello. Quando entrai dentro, il colonnello mi disse:&lt;br /&gt;- Stai tranquillo che non hai niente, ciò che ti è venuto era cosa leggera e adesso è tutto passato.&lt;br /&gt;- Ma io voglio mandarti a casa in licenza perché sai il grico, pochi giorni, ma ti mando a Martano.&lt;br /&gt;Così fece, mi diete venti giorni di convalescenza, ma prima di partire mi disse se potevo comprarli il libro del Rohlfs “Scavi linguistici…”. Partì ed arrivai a Martano. Era d’estate e subito presi a divertirmi con i miei amici, andando girando di qua e di là, andando al mare, insomma feci un po’ di bella vita. Ma avevo dimenticato di comprare il libro al colonnello. Mi venne in mente soltanto negli ultimi giorni e allora cominciai ad andar correndo per ogni dove, ma il libro non lo trovavo.&lt;br /&gt;Mi suggerirono allora di chiedere al Professore Sicuro e così feci. Costui mi disse di chiedere alla libreia “Atena” di Galatina. Così feci, andai, chiesi, il titolare andò a cercare tra i libri e dopo un poco ritorno con il libro e mi disse: sei fortunato, questa è l’ultima copia.&lt;br /&gt;La comprai ed il giorno successivo partii nuovamente per andare a Roma.&lt;br /&gt;Andai a trovare nuovamente il colonnello e gli portai il libro. Questi quando lo vide si rallegro molto e mi disse: vedi, avete una lingua che non si trova da nessuna parte, c’è gente che (per quella), e mi mostrava il libro, passa la vita a studiarla, ogni parola di questa lingua vale oro, tenetela stretta, fate che non si perda.&lt;br /&gt;Continuò a tessere ancora alcuni elogi verso grico e poi mi disse: tu mi sembri un bravo figliuolo, tanto mi viene di darti ancora qualche giorno. E così fece, mi diede ancora venti giorni di convalescenza. Lo ringraziai, lo salutai e andai via, ma quando ero ancora sulla porta mi disse: non dimenticare il grico. E non lo vidi più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune volte il grico paga, non diciamo più che il grico non serve. Quaranta giorni di convalescenza, tanto vale il nostro grico? Per noi, di qua della Grecìa, molte volte, molto di meno ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7502367770380965943?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7502367770380965943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7502367770380965943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7502367770380965943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7502367770380965943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/qualche-volta-il-grico-paga.html' title='Qualche volta il grico paga'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7483838378931051163</id><published>2008-07-13T14:49:00.001+01:00</published><updated>2008-07-13T14:52:05.973+01:00</updated><title type='text'>GRIKO, SCUOLA ED AMORE</title><content type='html'>GRIKO, SCUOLA ED AMORE&lt;br /&gt;Il 24 di Aprile si è tenuta a Martano la prima Assemblea dell’Associazione GRIKA MILUME.&lt;br /&gt;Il Presidente e i Soci, anche venuti da lontano, per la prima volta si sono riuniti tutti insieme per discutere delle attività sinora svolte e di quelle ancora da svolgersi.&lt;br /&gt;Tutti hanno espresso la loro opinione.&lt;br /&gt;Abbiamo discusso della SPITTA: cosa scrivere, come scrivere, perché o per chi scrivere; a cosa serve oggi scrivere in grico.&lt;br /&gt;Abbiamo discusso delle iniziative che l’Associazione Grika Milùme ha realizzato e delle altre che vorremmo realizzare, con l’aiuto di tutti, perché la lingua grika e le nostre radici non si perdano.&lt;br /&gt;Abbiamo discusso di lingua Grika: chi ancora oggi la parla; cosa si può fare perché la lingua non si perda e per incentivare l’uso; se la Spitta è utile per salvaguardare la lingua.&lt;br /&gt;Partecipavano persone esperte di griko che hanno esposto osservazioni che ci hanno fatto discutere.&lt;br /&gt;Io prendo spunto da ciò che si è detto per scrivere ciò che penso sulla lingua e la scuola.&lt;br /&gt;Dal 1999 c’è una legge sulle minoranze linguistiche. Questa legge, per la prima volta, disciplina le iniziative che sono consentite per salvaguardare le lingue.  &lt;br /&gt;Le scuole rivestono grande importanza, dalle Materne fino all’Università.&lt;br /&gt;Nelle scuole è consentito l’uso del griko; nelle scuole si può insegnare il griko agli alunni nelle ore curriculari; per gli adulti (compresi i docenti di griko) si possono fare corsi pomeridiani; l’università può istituire una Laurea in Lingua e Cultura Grika.&lt;br /&gt;Le scuole, avvalendosi dell’autonomia, possono istituire nuove materie, possono inserire progetti nel POF, cosicchè ogni scuola può scegliere nuove cose da insegnare agli alunni, che non si possono trattare nelle ore curriculari o che non si fa in tempo a trattare.&lt;br /&gt;Invece l’Università di Lecce ha tolto il corso in Lingua Neogreca, istituita proprio per la presenza dell’area ellenofona,  ed è dubbio ora se potrà essere ripristinata.&lt;br /&gt;Per gli adulti le scuole non organizzano nulla; eppure molte persone vorrebbero imparare, o semplicemente parlare, il grico.&lt;br /&gt;Agli alunni nelle suole si insegna il griko, ma è molto poco.&lt;br /&gt;Fanno ogni anno un’ora alla settimana, per circa dieci, quindici, settimane.&lt;br /&gt;Imparano vocaboli, nomi e numeri, qualche poesia e qualche canto. &lt;br /&gt;Ma sul più bello, mentre stanno imparando qualcosa, il corso finisce e ciò che hanno imparato lo dimenticano.&lt;br /&gt;Nelle scuole servono più ore di griko!&lt;br /&gt;Ma non è solo questo.&lt;br /&gt;Gli alunni a scuola devono ascoltare come si parla in griko, devono ascoltare gli adulti che parlano griko.&lt;br /&gt;E chi sono oggi le persone che parlano griko?&lt;br /&gt;Sono i nonni di quegli alunni che oggi frequentano la scuola.&lt;br /&gt;I nonni che parlano il griko devono stare in classe con l’insegnante di griko e parlare in griko: così i bambini acquistano la consapevolezza che la lingua ancora vive, e vive proprio sulla bocca dei loro nonni, che loro ritrovano una volta tornati a casa.&lt;br /&gt;I nonni devono insegnare ai loro nipoti il griko, a scuola con l’insegnante di griko, e a casa parlando con loro il griko come lo parlano quando stanno da soli marito e moglie.     &lt;br /&gt;Solo così forse nascerà nel cuore dei bambini l’amore per la lingua grika.&lt;br /&gt;Ma non basta neppure questo.&lt;br /&gt;Gli alunni devono imparare l’alfabeto greco.&lt;br /&gt;Per ogni termine griko l’insegnante deve scrivere come si dice quella parola nel greco moderno e nel greco antico, scriverla con l’alfabeto greco ma leggerla secondo la fonetica del greco moderno.&lt;br /&gt;Tutto ciò in ogni liceo classico si può fare, e bene.&lt;br /&gt;Solo così ciascuno potrà rendersi conto che la lingua grika somiglia molto al greco oggi parlato in Grecia, ma che è molto più antica. Tanto antica che conserva parole che il greco moderno ha perduto (appìdi, pèrsiko, frèa, ampàri, ecc.) ma che si trovano nel greco antico. Come pure che ha la stessa sintassi e morfologia del greco antico.&lt;br /&gt;Ma nel griko si trovano anche termini arcaici: solo nel griko diciamo umme e degghie;&lt;br /&gt;nel greco moderno e nel greco antico per dire si dicono ναι;&lt;br /&gt;per dire no dicono :όχι nel greco moderno; nel greco antico  ου, ουχ, ουχί.&lt;br /&gt;umme  deriva da ουν μεν che significa: certamente;   &lt;br /&gt;degghie deriva da ουδέν γε che significa: per niente..&lt;br /&gt;Un’ultima cosa.&lt;br /&gt;Il dialetto italiano che parliamo noi nei nostri paesi e nel Salento è la traduzione dal griko.&lt;br /&gt;voju cu mangiu = telo na fao&lt;br /&gt;tocca cu vau = nghizi na pao&lt;br /&gt;non pozzu venire = e' sozo erti&lt;br /&gt;fallu cu venga = kàmeto n'arti&lt;br /&gt;dilli cu non venga = pestu na min erti&lt;br /&gt;ieri fici (makà aggiu fattu) quistu = ette' èkama tuo&lt;br /&gt;quistu quai = tuonne'&lt;br /&gt;Rohlfs ha trattato queste tematiche.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Io penso che nelle scuole agli alunni bisogna insegnare tutto ciò, ed altro.&lt;br /&gt;Serve tempo, serve personale, servono finanziamenti.&lt;br /&gt;Ma tutto si può trovare (anche i finanziamenti!) se vogliamo aiutare la nostra lingua a non scomparire.&lt;br /&gt;Ma serve amore.&lt;br /&gt;Il griko ha bisogno di amore. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;GIOVANNI FAZZI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7483838378931051163?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7483838378931051163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7483838378931051163' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7483838378931051163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7483838378931051163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/griko-scuola-ed-amore.html' title='GRIKO, SCUOLA ED AMORE'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-4769988945944180858</id><published>2008-07-13T14:46:00.000+01:00</published><updated>2008-07-13T14:47:39.535+01:00</updated><title type='text'>Si devono boicottare le olimpiadi di Pechino?</title><content type='html'>Si devono boicottare le olimpiadi di Pechino?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le manifestazioni d'opposizione al regime cinese durante la cerimonia d'accensione della fiaccola olimpica a Olimpia avevano come scopo di rendere cosciente l'opinione pubblica al problema del Tibet e più generalmente al non rispetto dei diritti umani dalla Cina.&lt;br /&gt;La polizia greca ha fermato parecchi attivisti tibetani e il governo ha condannato queste azioni che, come ha sostenuto, “non hanno nulla da vedere con lo spirito olimpico”.&lt;br /&gt;Successivamente forte polemica ha attraversato i mezzi di comunicazione greci, perché la telecamera della televisione che trasmetteva in diretta la cerimonia ha cambiato, di colpo, senza ragione apparente, l'angolo di presa quando i giornalisti di “Reporters sans frontières” sono intervenuti spiegando una bandiera olimpica sulla quale gli anelli erano delle manette. Con questa azione, i “Reporters sans frontières”, hanno iniziato la serie di proteste che si sono susseguite lungo il percorso della fiaccola verso lo stadio Panatenaico e poi a Parigi, Londra, New Delhi, Bangkok ... fino a Pechino stesso.&lt;br /&gt;Contemporaneamente si sono diffuse diverse idee che propongono, poiché la Cina non rispetta i diritti umani, il boicottaggio dei Giochi.&lt;br /&gt;Gli atleti, che pensano solo a : “Ciascuno per sé e vinca il migliore”, sono opposti a queste idee.&lt;br /&gt;I leader politici non sanno cosa fare, dicono che boicotteranno la cerimonia d'apertura dei Giochi, che interverranno, che consiglieranno alla Cina di diventare più democratica.&lt;br /&gt;Non sarebbe meglio che incitassero gli atleti a manifestare, sul podio della premiazione, la loro opposizione e la loro protesta come avevano fatto nel 1968 a Città di Messico Tommie Smith e John Carlos alzando il braccio teso con la mano in un guanto nero mentre si suonava l'inno nazionale americano?&lt;br /&gt;Non sarebbe meglio che andassero a Pechino per la cerimonia d'apertura dei Giochi per manifestare lì, durante la cerimonia, la loro protesta per il comportamento della Cina?&lt;br /&gt;Non sarebbe meglio che invitassero, il Dalai Lama ad assistere con loro alla cerimonia inaugurale? Ve lo immaginate? Il Dalai Lama seduto tra Bush, Baroso, Hu Jintao e altri Sarkozy, Merkel, Zapatero, Brown, Putin ecc. salutando l'inizio dei Giochi di Pechino?&lt;br /&gt;Certo che sarebbe meglio. Ma basta col sognare. Torniamo alla realtà.&lt;br /&gt;L'autonomia del Tibet, i diritti umani, la democrazia non interessano né Bush né Hu Jintao né Putin né l'Europa.&lt;br /&gt;Quello che gli interessa è prendere la loro parte della grande torta economica che rappresenta il miliardo e mezzo di consumatori cinesi. E la democrazia che gli vogliono presentare e offrire  è la stessa della nostra : quella del diritto di consumare. Nient'altro.&lt;br /&gt;Eccola la realtà: il potere cinese auspicava l'organizzazione dei Giochi per motivi e fini politici. Per la propaganda. Gli sponsor e il CIO gliel'hanno concessa per ragioni analoghe. Per il business.&lt;br /&gt;Il Dalai Lama è in esilio in India.&lt;br /&gt;Il potere cinese continua a imprigionare gli oppositori e a considerare il Dalai Lama fuori legge. Insiste nel dire che il problema del Tibet è un problema interno e che si piegherà.&lt;br /&gt;Il potere cinese si fa sempre più duro ed attacca dicendo che “nessuna forza al mondo può fermare la fiaccola dei Giochi di Pechino”.&lt;br /&gt;I cinesi boicottano i prodotti francesi perché la Francia ha diffuso le immagini della protesta.&lt;br /&gt;La comunità internazionale cerca di correggere l'incorreggibile. Ma ora è troppo tardi. L'errore, l'errore madornale, è stato di consentire alla Cina di organizzare queste olimpiadi. Il resto non è altro che lacrime di coccodrillo.&lt;br /&gt;Noi scriviamo a fine maggio; non si può prevedere quello che succederà fino al termine dei Giochi.&lt;br /&gt;Speriamo che quando le luci della ribalta saranno spente, le misure di ritorsione e la vendetta non diventino ancora più dure nella Cina post olimpica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iannis Papageorgiadis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-4769988945944180858?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/4769988945944180858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=4769988945944180858' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4769988945944180858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4769988945944180858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/si-devono-boicottare-le-olimpiadi-di.html' title='Si devono boicottare le olimpiadi di Pechino?'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1501010700369210812</id><published>2008-07-13T13:49:00.000+01:00</published><updated>2008-07-13T13:50:21.109+01:00</updated><title type='text'>PER PROTEGGERTI... (Ja na se filàtzo)</title><content type='html'>--Per proteggerti io ho messo guardie:&lt;br /&gt;sulle montagne il sole, sulle pianure l'aquila,&lt;br /&gt;e alle navi il fresco vento del nord.&lt;br /&gt;Ma... il sole è tramontato e l' aquila addormentata&lt;br /&gt;e le navi hanno cacciato il vento del nord&lt;br /&gt;e così la morte ha avuto l'occasione di rubarti.&lt;br /&gt;Ma in quel posto dove vai, marito mio&lt;br /&gt;incontrerai il serpente, tu luce degli occhi miei&lt;br /&gt;e poi tu mi ricorderai, e ritornerai.&lt;br /&gt;Dimmelo, caro mio, quando tornerai&lt;br /&gt;e io spargererò rose sopra le montagne&lt;br /&gt;e petali di rose sulla tua strada--&lt;br /&gt;"Se tu spargererai rose, prendile in mano e senti il loro profumo&lt;br /&gt;perchè io non vengo indietro, mai ritornerò.&lt;br /&gt;da dove sono andato alle montagne e ai campi e in nessun luogo,&lt;br /&gt;dove la madre non ha figli e i figli non hanno madre,&lt;br /&gt;nè il marito ha moglie e non ci sono più incontri."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Theonia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1501010700369210812?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1501010700369210812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1501010700369210812' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1501010700369210812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1501010700369210812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/per-proteggerti-ja-na-se-filtzo.html' title='PER PROTEGGERTI... (Ja na se filàtzo)'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3725656034901161945</id><published>2008-07-13T13:46:00.000+01:00</published><updated>2008-07-13T13:48:51.809+01:00</updated><title type='text'>Ti skalìzzi  ti potìzzi</title><content type='html'>"buona sera, mia cara&lt;br /&gt;in mezzo al tuo cortile fiorito&lt;br /&gt;cosa zappetti, cosa annaffi,&lt;br /&gt;non vieni fuori a vedermi?"&lt;br /&gt;--Giovanotto, che ti interessa&lt;br /&gt;del mio potare ed annaffiare?&lt;br /&gt;Sono fiori profumati&lt;br /&gt;Per colui che io amo.&lt;br /&gt;"Non zappare questi fiori&lt;br /&gt;pianta basilico&lt;br /&gt;che se arrivano gli uccelli&lt;br /&gt;o se passano gli usignoli&lt;br /&gt;ti ruberanno dalle piante&lt;br /&gt;i fiori ed i boccioli"&lt;br /&gt;--Se mi ruberan le piante&lt;br /&gt;ho altre da piantare&lt;br /&gt;per zappare ed annaffiare&lt;br /&gt;per quel bello che io amo-&lt;br /&gt;Theonia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3725656034901161945?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3725656034901161945/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3725656034901161945' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3725656034901161945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3725656034901161945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/ti-skalzzi-ti-potzzi.html' title='Ti skalìzzi  ti potìzzi'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3096814352683812628</id><published>2008-07-13T13:43:00.000+01:00</published><updated>2008-07-13T13:45:38.210+01:00</updated><title type='text'>Costruiamo il futuro</title><content type='html'>Passeggiando nei paesi greci e non, mi sono accorto che quando vai a parlare del giornale griko e dici che vuoi impegnarti per far vivere la lingua grika, tutti si mostrano contenti, ma molti ti guardano come fossi un bambino intento in giochi di fantasia e tornano a pensare alle loro cose “serie”. Magari quelli stessi trenta anni fa credevano di poter rivoltare il mondo intero e ogni tanto andavano a menare le mani per le loro idee.&lt;br /&gt;Non voglio dire che tutti dovrebbero credere nel Griko vivo, capisco che non è facile dimostrare quanto possa giovare non restare fermi a guardare il mondo che ti scorre sopra, cambiandoci la lingua, la storia, iol cuore, la testa. Però almeno sarei più felice se la gente venisse a dirmi che non può pensare al Griko perché ha in mente ideali più grandi in mente, perché è impegnato a migliorare il mondo, altro che sette paesi griki.&lt;br /&gt;Sappiamo che non è così, le grandi cose che ha in mente la gente oggi sono i soldi, la carriera, una vita tranquilla, il divertimento. E questo per coloro che hanno vissuto il ’68 e il ’77 ma anche per i giovani, che vengono spinti oggi sempre più a pensare al proprio bene. Possiamo dire:   meglio un popolo con la testa vuota e tranquilla del sangue versato per strada. Può essere.&lt;br /&gt;Ma il sole sorge e tramonta su di noi anche se stiamo a guardarci i piedi, il mondo non sta fermo, lo spingono coloro che lo vogliono, quelli che credono in qualche idea, anche la peggiore. Oggi perdiamo il Griko, domani cosa perderemo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza, Maggio 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3096814352683812628?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3096814352683812628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3096814352683812628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3096814352683812628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3096814352683812628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/07/costruiamo-il-futuro.html' title='Costruiamo il futuro'/><author><name>Iannis Papageorgiadis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12627998502325374228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-4530497782016007590</id><published>2008-04-21T15:44:00.001+01:00</published><updated>2008-04-21T15:47:36.106+01:00</updated><title type='text'>Intervista al vicesindaco di Cutrofiano Giovanni Leuzzi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sindaco Tarantini, dicono che è da 150 anni che a Cutrofiano non si parla più il greco. Perché, allora, avete voluto tornare di nuovo nella Grecìa salentina?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Cutrofiano, in effetti, ha perduto la lingua grika nel corso dell'800, e però tu sai che la lingua è solo una delle caratteristiche, delle emergenze della Grecìa Bizantina, che ha caratterizzato tutta la fascia centrale del Salento. Al di là della lingua che comunque permane nei cognomi, negli agnomi, nei toponimi, nei riti, nei culti, nella gastronomia, noi riteniamo di dover riscoprire per intero una identità, che per quanto mi riguarda da molti anni io considero un'identità volutamente negata. D'altra parte la lingua tu sai che, anche qualcuno dei cosiddetti comuni ellenofoni l'ha perduta esso pure, tipo Soleto, tipo Melpignano, Martignano. Corigliano è un po' più conservativa, Sternatia pure, a Martano e a Calimera stanno a metà strada, ma insomma, gli altri comuni sostanzialmente la lingua l'hanno persa, e purtroppo non è più uno strumento d'uso e non ha più quella funzione che aveva fino a qualche 50ennio, 60ennio, secolo fa, e quindi la grecità si è man mano perduta. Quindi abbiamo voluto riscoprire una identità storico-culturale, sulla quale innestare tutti i nuovi processi amministrativi, culturali, politici e identitari che, come sai, scuotono la Grecìa Salentina da un po' di anni.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino ad ora, avete raggiunto qualcosa di quello che vi eravate proposti, entrando nell'Unione dei comuni della Grecìa salentina? Siete un centro grande e forte, e forse avete più da dare che da prendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;C'è il risultato di aver approfondito la conoscenza reciproca. Altro grande risultato è di essere già entrati noi in alcune progettazioni d'area, e di aver anche ottenuto determinati contributi, grazie alla cabina di regia che nella Grecìa funziona gìa da un po' di anni. E' vero che siamo un centro grande e forte, se penso che abbiamo 9'300 abitanti circa, abbiamo un territorio enorme di 5'600 ettari, abbiamo la gran parte del territorio estremamente fertile dal punto di vista dell'agricoltura, e abbiamo attività estrattive purtroppo sotto certi aspetti, abbiamo turismo, artigianato, abbiamo emergenze importanti. Noi non abbiamo né da dare e né da prendere di più rispetto agli altri. Ci sentiamo nella pari dignità, e abbiamo delle emergenze specifiche all'interno dell'Unione dei comuni, per esempio la terracotta tradizionale, per esempio il Museo della terracotta, che è monotematico e per noi importantissimo, e per esempio il borgo rurale di via Chiusa che sarà una vetrina delle produzioni e delle attività agricole. Il Parco dei fossili, d'altra parte i fossili di Cutrofiano fanno bella mostra nel Museo di scienze naturali di Calimera da moltissimi anni. Quindi abbiamo delle caratteristiche nostre, proprie, e però riteniamo che queste peculiarità vadano inserite all'interno di un processo creativo e di sviluppo dell'intera area.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sono oggi le potenzialità e le vie per uno sviluppo sostenibile e culturalmente utile del territorio dell'Unione dei comuni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Le potenzialità e lo sviluppo sostenibile, riguardano intanto un aspetto sul quale va dato merito a chi nella Grecìa ha lavorato: cioè l'aspetto della identità. La „Notte della taranta“, giusto per fare un esempio dei più abusati, ha scaricato sull'area, sulla Grecìa e sul Salento, l'interesse generale a livello nazionale ed anche internazionale. Al di là degli aspetti culturali dei quali si potrebbe discutere e ragionare, il problema è che noi dobbiamo rafforzare l'identità nostra, quindi già un primo elemento. Mantenere e rafforzare l'identità, che ha conosciuto in questi anni importantissimi sviluppi. D'altra parte, inserire nuove idee ed indirizzi. Io so di Martignano il problema del parco eolico, perché lì, un discorso comune riguardo l'energia alternativa rinnovabile, va fatto. Riguardo la cultura, le emergenze e le risorse cosiddette immateriali, lì va fatto un censimento serio e vanno messe in rete, in modo tale che il turismo, la cultura le scuole abbiano modo di fare degli interventi e delle visite che siano razionali, che siano utili, che siano profique e che siano inserite in un contesto di fruizione molto più ampio. Questa è una delle idee, e così anche l'artigianato, la tipicizzazione degli antichi mestieri, l'agricoltura di qualità e di nicchia, penso anche alle iniziative industriali di nuova generazione. Le aziende vinicole che abbiamo qui a Cutrofiano, le aziende di agricoltura biologica. C'è un lavoro enorme da fare sia sul piano delle risorse immateriali, di identità e culturali, e sia riguardo le iniziative economiche che dovrebbero rilanciare l'economia del territorio.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il turismo può essere un'opportunità e una cosa buona anche per Cutrofiano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Si diceva che il turismo è sicuramente un'opportunità importantissima – anche per Cutrofiano. Ma ripeto, non in un contesto di isolamento, perché nessuno degli 11 attuali comuni – io sono stato favorevole anche all'ingresso di Carpignano, quando avvenne – e Carpignano la lingua l'ha perduta addirittura prima di noi, è clamoroso che comuni vicinissimi, Martano e Carpignano, abbiano avuto percorsi completamente diversi. Così anche Galatina e Soleto, Galatina antichissimo centro della Grecìa, la lingua l'ha persa addirittura 4 secoli prima, siamo a questi livelli – Soleto e Galatina distano 2 chilometri. Quindi, ci sono fenomeni culturali straordinari, è però il turismo è certamente una delle opportunità fondamentali. Penso a tutte le emergenze anche archeologiche. Calimera, il Parco dei fossili; Galatina, i suoi musei; E poi questa grecità bizantina che ha lasciato delle tracce di straordinaria importanza. Tutto il patrimonio delle cripte, tutto il patrimonio dei culti, delle chiese bizantine in superficie. C'abbiamo un patrimonio che nemmeno noi conosciamo. Per non parlare della ipotesi di agganciarsi anche a Galatina. La fabbrica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina, è monumento di valore internazionale, e ricade proprio in quel periodo della grecità bizantina del Salento. C'è tutto un discorso sul turismo, e poi l'agriturismo, l'agricoltura di qualità, i prodotti tipici, c'è un mondo secondo me, che noi dovremmo avere la capacità di riscoprire e di rilanciare.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cutrofiano è un centro economicamente molto dinamico. Pensando a questo fatto, sarebbe pensabile che Cutrofiano diventi un motore per tutta l'area grika?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Guarda io... (ride) mi viene da ridere, perché la domanda è posta in maniera intelligente, perché voi siete osservatori esterni. Noi a Cutrofiano subiamo le critiche più feroci, perché saremo un centro economicamente ormai distrutto. Quindi io rido un po' perché non mi ci ritrovo nel dibattito locale. In effetti, Cutrofiano può essere considerato un centro dinamico, è però nel corso degli ultimi anni e decenni, in una crisi molto molto pesante. L'agricoltura, la scomparsa della tabacchicoltura - Cutrofiano era il centro primario della tabacchicoltura salentina - produceva oltre 20mila quintali di tabacco. Quindi io so cosa vuol dire l'agricoltura e la tabacchicoltura che adesso è scomparsa, senza nessuna coltura alternativa. Viviamo una crisi profondissima dell'agricoltura, in un centro vocato all'agricoltura. Così l'artigianato, ed anche il commercio, Cutrofiano era famosa per le scarpe e per l'abbigliamento. Tutto questo non c'è più. Quindi c'è una crisi economica, nel quadro io ritengo generale, del sistema economico del Salento. Il Salento, secondo me, va ripensato dal punto di vista economico, perché la speranza nella produzione di nicchia, nella produzione di qualità, nell'ortofrutta, e la mancanza di qualunque ipotesi di industrializzazione, la crisi dei grandi poli economici a Brindisi e a Taranto che richiamavano una marea di manodopera salentina, e anche la crisi delle assunzioni nella pubblica amministrazione. Penso a quanti lavoravano da Sternatia o da Zollino, alla ferrovia, alle forze armate alla polizia. Non siamo economicamente più dinamici degli altri, ma viviamo le stesse contraddizioni che vivono gli altri centri. Possiamo diventare, per il territorio che abbiamo, ma anche per le professionalità e per l'esperienza industriale, possiamo diventare un attore importante nell'ambito di una ipotesi più vasta di sviluppo.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che Cutrofiano abbia un tasso di dissoccupazione più basso paragonato al resto della provincia di Lecce. Cosa fate meglio degli altri?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Anche qui accenno al sorriso di cui alla precedente domanda. Non ho studiato le tabelle relative ai tassi di dissoccupazione comune per comune. Io vedo che anche da Cutrofiano i giovani vanno via. Ho l'impressione che i studi sulla dissoccupazione forse tengono conto delle iscrizioni agli uffici del lavoro o alle agenzie del lavoro. Siamo in un epoca in cui la grandissima parte dei giovani non si iscrivono più alle agenzie e agli uffici. Per cui, io credo che anche qui abbiamo la dissoccupazione massiva, soprattutto giovanile e feminile, che hanno gli altri comuni dell'area. Quindi lo sviluppo, o è unitario, e veda coinvolte la provicia, la regione, le politiche comunitarie. Ovviamente c'è la speranza, che non essendo più il Canale d'Otranto un mare di frontiera, e quindi essendo obbligati noi ad aprire la nostra economia all'est del Mediterraneo, all'Egeo e al Medio Oriente, il Salento possa diventare di nuovo quello che era molti secoli fa. Cioè terra di passaggio, di porte, di collegamento, e quindi di sviluppo – perché questo era il Salento Bizantino, e il Salento Imperiale Romano. Era terra centrale del Mediterraneo, nel commercio tra gli stati e nei rapporti tra Oriente ed Occidente, nei rapporti tra Asia ed Europa, nei rapporti tra Africa ed Europa. Noi per esempio ci siamo gemellati con un comune omologo greco, anche per dare un segnale di attenzione a questo tipo di problematiche. Quindi io credo che, anche qui, lo sviluppo o è unitario, o non è.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come vedete Cutrofiano e l'Unione dei comuni fra dieci anni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Io credo che l'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina sia organimo serio e vero, fondato su identità e su progettualità.  Identità e progettualità che devono continuare ed approfondirsi. Non a caso noi abbiamo una soglia di abitanti come Unione che ci consente di entrare nei progetti e nelle programmazioni economiche dell' Unione Europea. Credo che insieme alla città di Lecce siamo l'unica realtà organizzata, in grado di captare determinati finanziamenti, determinate misure di programmazione economica. Però io vedo e credo, e per quel poco che potrò mi adopererò, affinché l'Unione dei Comuni estenda la sua attività e le sue competenze alla messa in rete dei servizi. Perché i comuni soffrono, e soffrono specialmente i piccoli comuni. Ancor più dei piccoli comuni anche i medi comuni come Cutrofiano. Soffrono ancora di più i problemi della finanza locale. Con i sistemi telematici che abbiamo oggi, la messa in rete di servizi, per esempio un unico ufficio tecnico, con un cervellone in un comune e con le diramazioni di servizio, che tratti in maniera unitaria gli aspetti dell'urbanistica del territorio, dei piani produttivi, dei lavori pubblici, i finanziamenti che arrivano dall'Europa per i centri storici, che ogni comune si spende per fatti suoi e secondo modi suoi, potrebbero, se guardiamo alla prospettiva, inserirsi in progetti unitari. In modo tale che tutta l'area greco-salentina venga riconosciuta come tale, anche attraverso le opere pubbliche, attraverso le situazioni del territorio, attraverso l'obbligo del ripristino dei muretti a secco, attraverso un tipo di edilizia, attaverso un tipo di viabilità, attraverso modalità di recupero dei centri storici che siano unitari, che siano pensate e ragionate. In modo che l'area sia immediatamente individuabile non solo per le sue emergenze immateriali – la musica, la lingua, la cultura, la gastronomia – ma anche dalle emergenze materiali. Quindi, i programmi unitari di servizi delle opere pubbliche, il trattamento del territorio, di energia, di smaltimento dei rifiuti, c'è tutta una serie di problematiche che devono portarci a sentirci sempre di più facenti parte non di un campanile, armato contro gli altri perché questo è accaduto finora, quando i nostri vecchi difendevano ognuno il suo santo, e facevano a gara per quale santo fosse più taumaturgico. Noi dobbiamo superare questa logica attraverso la riscoperta dell'identità. Attraverso la consapevolezza che conviene a tutti stare insieme. Si riscopre anche l'appartenenza ad una comune radice, ad una comune storia, ad una comune identità.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-4530497782016007590?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/4530497782016007590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=4530497782016007590' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4530497782016007590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4530497782016007590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/intervista-al-vicesindaco-di-cutrofiano.html' title='Intervista al vicesindaco di Cutrofiano Giovanni Leuzzi'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1210104857034495944</id><published>2008-04-21T15:39:00.002+01:00</published><updated>2008-04-21T15:44:28.854+01:00</updated><title type='text'>Unione dei comuni della Grecìa salentina: Si muove ancora qualche cosa nella Grecìa salentina? ('Enosi tos chorío tis Grecìa salentina: Síete 'nko...)</title><content type='html'>Negli anni 2004 e 2007 «l'Unione dei comuni della Grecia salentina» si è espasa, assistendo all'entrata del centro di Carpignano Salentino, e seguitamente a quello di Cutrofiano, tutti e due dei paesi dove oggi non si parla più il greco, e arrivando così a comprendere attorno ai 54mila abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro all'Unione c'era l'idea che vengano coordinati certi servizi, e una parte delle amministrazioni del territorio griko. Il nostro territorio tanto ricco di cultura e di storia, non doveva rimanere per sempre terreno bruciato di arretratezza, povertà e fame. La cultura, la lingua greca otrantina e l'ellenismo del territorio, potevano aiutare a dare respiro ad un grande progetto di turismo culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Grecìa salentina, come entità giuridica e come minoranza linguistica storica, secondo la Legge per le minoranze n° 482 dell'anno 1999, ha diritto di ricevere delle sovvenzioni regionali ed europee, sempre per l'attuamento di varie misure a difesa della lingua grika. Dopo la nascita dell'Unione dei comuni, nei paesi della Grecìa salentina si è assistito ad una lunga fase di sviluppo, ma prevalentemente nei settori del turismo e dello spettacolo, grazie all'emergere di strutture per la ricettività come i Bed&amp;amp;Breakfast (B&amp;amp;B), al prender piede del „fenomeno taranta“ come la «Notte della Taranta», la «Passione d'Arte» e parecchie altre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi nel 2008, sembra che sia sopita quella voglia di griko e di Grecìa Salentina che c'era nel 2001, e che non si muova più tanto parlando di griko. O mi sbaglio, e tutto è stato solo una bolla di sapone, che con il tempo è scoppiata? Cosa fa l'Unione dei comuni per insegnare la lingua grika ai bambini nelle scuole, nell'istituzione che sarebbe capace di cambiare la sorte di questa lingua? Quali vantaggi ha portato al griko la Legge n° 482/99, o è rimasta questa legge comunque solo carta straccia? Che succederà adesso che sono entrati a far parte dell'Unione anche Carpignano Salentino e Cutrofiano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo a tre sindaci che dovrebbero saperne di più di questi temi. Si tratta di Cosimo Marrocco, sindaco di Carpignano Salentino, del sindaco di Cutrofiano Aldo Tarantini, e del sindaco di Melpignano Sergio Blasi. L'ultimo è uno dei padri dell'Unione dei comuni, l'ideatore del Festival Notte della Taranta, e uno di quelli che conoscono bene i meccanismi dentro all'Unione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1210104857034495944?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1210104857034495944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1210104857034495944' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1210104857034495944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1210104857034495944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/unione-dei-comuni-della-greca-salentina.html' title='Unione dei comuni della Grecìa salentina: Si muove ancora qualche cosa nella Grecìa salentina? (&apos;Enosi tos chorío tis Grecìa salentina: Síete &apos;nko...)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1470553626612694258</id><published>2008-04-21T15:36:00.001+01:00</published><updated>2008-04-21T15:37:37.333+01:00</updated><title type='text'>La vecchia (E vecchia)</title><content type='html'>Una sera mi ritrovai in piazza a Martignano con Narduccio, un signore che parla grico dalla nascita, parla grico a casa con sua moglie, con quelli che ancora lo parlano ed anche con me quando ci incontriamo.&lt;br /&gt;Era febbraio e faceva molto freddo.&lt;br /&gt;Mi chiese: - Tu sa cos’è la VECCHIA?&lt;br /&gt;Io gli dissi: - Si, sono le ultime giornate di febbraio, quando fa molto freddo e il tempo è brutto.&lt;br /&gt;E lui di nuovo: - Ma la VECCHIA sai cos’è?&lt;br /&gt;E io recitai il proverbio: - PRESTAME DOI GIURNI FRATE MARZU CA VITI A STA VECCHIOTTA CE LI FAZZU, CA SE LI GIURNI MEI LI TENIA TUTTI FACIA CU QUAJA LU VINU INTRU ALLE VUTTI.&lt;br /&gt;- Ma tu la Vecchia l’hai mai vista?&lt;br /&gt;Io rimasi un po’ sovrappensiero e gli risposi: - No.&lt;br /&gt;Ci salutammo e finì lì.&lt;br /&gt;Ma mi era rimasta in mente quella domanda e non capivo cosa lui volesse dire: se io avevo mai visto la Vecchia. Mah!&lt;br /&gt;Io sapevo che il proverbio recita così perché il mese di febbraio è di 28 (o 29) giorni non di trenta o trentuno come gli altri. E dice così, chiedendo in prestito due giorni al mese di Marzo, perché in quelle ultime giornate fa sempre molto freddo: se Febbraio avesse trenta o trentuno giorni come gli altri mesi, potrebbe fare ancora più freddo, tanto da far rapprendere il vino nei barili.&lt;br /&gt;Io sapevo anche che non è possibile che il vino si rapprenda: l’olio può coagulare per il freddo ma il vino no.&lt;br /&gt;Ma la Vecchia non l’avevo mai vista!!&lt;br /&gt;Dopo alcuni giorni incontrai di nuovo Narduccio e gli chiesi:&lt;br /&gt;- Ora dimmi cos’è la Vecchia!&lt;br /&gt;E lui cominciò a raccontare:&lt;br /&gt;- Ero bambino di sei anni e andavo sempre a lavorare in campagna con un mio zio, lo zio Luigi.&lt;br /&gt;Erano gli ultimi giorni di febbraio, faceva molto freddo e il tempo era brutto. C’era pure la neve sui campi, e andammo a piedi per fare una certa cosa verso “Chiccu Rizzu”.&lt;br /&gt;Pian piano, camminando sulla neve, giungemmo sui Murghi e da lì alla masseria di Chiccu Rizzu.&lt;br /&gt;Mio zio vide che io tremavo per il freddo e mi disse: “Ora prendiamo la Vecchia!”&lt;br /&gt;E ridendo cominciò a dire, ad alta voce: “PRESTAME DOI GIURNI FRATE MARZU CA VITI A STA VECCHIOTTA CE LI FAZZU, CA SE LI GIURNI MEI LI TINIA TUTTI FACIA CU QUAJA LU VINU INTR’ALLI VUTTI.”&lt;br /&gt;E chiamò: “ Gaetana, apri, fai vedere la Vecchia al bambino.”&lt;br /&gt;E lei “Si, entrate a casa che ora arriva. Aspettate un poco.”&lt;br /&gt;Io un po’ mi spaventai, ma seduto davanti al fuoco, sotto il camino, aspettavo di vedere la Vecchia.&lt;br /&gt;Dopo un po’ mio zio: “Gaetana,  ancora deve arrivare la Vecchia?”&lt;br /&gt;E lei: “Si un altro po’ di pazienza, ora arriva.”&lt;br /&gt;Dopo un poco la  zia Gaetana ci chiamò e disse: “Entrate qua dentro che la Vecchia è pronta.”&lt;br /&gt;Ci portò nella cucina dove c’erano due grandi pentole piene di RICOTTA, tanta ricotta calda e morbida.&lt;br /&gt;E mi disse: “Tieni Narduccio, piccolo mio, vieni, questa è la VECCHIA: mangiala calda calda, che oggi il tempo è proprio brutto: sono i giorni della Vecchia.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1470553626612694258?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1470553626612694258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1470553626612694258' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1470553626612694258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1470553626612694258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/la-vecchia-e-vecchia.html' title='La vecchia (E vecchia)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7656624131608070330</id><published>2008-04-21T15:28:00.000+01:00</published><updated>2008-04-21T15:35:46.142+01:00</updated><title type='text'>Il nostro Griko è morto? Riposi in pace.   O grìcomma pèsane? Rifrìsco n’achi</title><content type='html'>E noi che scriviamo in Griko, siamo morti? Voi che leggete siete morti?&lt;br /&gt;È morta la nostra lingua e siamo rimasti orfani di madre? Noi che siamo rimasti, chi siamo? Di dove siamo? Di Roma? Di Milano? E che Griki siamo se non parliamo più la lingua grika?&lt;br /&gt;E i nostri figli chi li ha partoriti? Non sono più Griki? A che ci serve di andare a cantare in Griko per il mondo e poi dire che qua da noi il Griko è scomparso e non dobbiamo parlarlo?&lt;br /&gt;Perché dunque ci dicono Greci Salentini? Il canto griko va insieme al parlare griko. Che facciamo: cantiamo senza capire che diciamo? Il Griko ha perso le parole? Ci sono le parole! Karanastasis ha contato 2500 parole grike! E non c'è nessuno che prende e cerca soldi per poter tradurre in italiano il libro che ha scritto, sul nostro popolo, prima che muoia! Ha scritto sulla cultura e sul lessico che avevamo e che abbiamo ancora. Le parole le abbiamo, ripetiamocelo! Il nostro vecchio prete, quando i calimeresi entrarono per la prima volta nella chiesa nuova per festeggiare, parlò in griko a tutti! La chiesa era così piena che non conteneva più nemmeno uno spillo, e don salvatore ci parlò in Griko. Disse che per sessanta anni a Calmiera ha parlato e confessato in Griko. La gente fino all'anno scorso, gli parlava in Griko e gli diceva tutte le pene in Griko. E quel prete le diceva in Griko tutte le consolazioni. E anche adesso - il 17 febbraio - la gente ha capito il proprio parroco che parlava in Griko in chiesa. E allora chi ha perso la nostra lingua? L'ha persa chi ha voluto che scomparisse. Coloro che credono di essere diventati grandi a Bologna o Milano, e non venuti a mangiarci la pelle, come fanno i milanesi, che costruiscono strade, alberghi e villaggi turistici sulla nostra terra: là dove la nostra gente non può entrare sennò paga. Vogliamo la nostra lingua, vogliamo le nostre parole, vogliamo imparare di nuovo quello che abbiamo dimenticato!&lt;br /&gt;A scuola, il Griko deve tornare con più grazia! Con le canzoni italiane dobbiamo imparare anche quelle grike. I ragazzi che sono al liceo classico devono imparare come la nostra lingua si è evoluta dal greco antico. Noi non siamo una colonia, siamo Grecia. Di queste parti erano Archimede e Pitagora. In Sicilia è morto Eschilo, che era venuto a mostrarci la tragedia greca. E allora, perché dobbiamo vergognarci di parlare la lingua più importante del mondo? Non capiamo che è un peccato? Lo capivano a Bruxelles e non lo capiamo noi? Chi sono quelli che ci dicono che è morto il nostro Griko! Fanno come la civetta? E se è morto perché devono darci milioni di euro? Solo per le nostre radici? Tutti hanno radici, ma non gli danno quattrini per questo. Noi scriviamo in Griko perché sappiamo che ci sono molti che possono capire. La Spitta scrive in Griko per parlare a chi vuol capire! Voi che ci ascoltate e capite, aiutate la nostra lingua a vivere nei paesi! Non credete a chi ci dice che è morto e neanche lo piange, anzi balla e suona! E ci riempie la testa e ci chiude la bocca per sempre! Adesso parlano i bambini che non sanno ascoltare più niente dalle proprie radici.&lt;br /&gt;Abbiamo un giornale che ci parla in Griko da un anno! Non fateci tagliare la lingua che ci hanno parlato i vecchi. Per questo abbiamo fatto la Spitta, per questo vi chiediamo di aiutare la Spitta.&lt;br /&gt;La Spitta ci fa evitare di dimenticare le parole, la tradizione e le radici che abbiamo ed avete anche voi. Questo germoglio che ci è rimasto, dobbiamo nutrirlo! La Spitta la scriviamo per quelli che il Griko lo sanno o vogliono impararlo (molti giovani di ora lo capiscono bene anche se non lo parlano). Tanti girano il mondo per trovare l'oro. E quale oro è più bello della nostra lingua?&lt;br /&gt;La poesia l'abbiamo sulla nostra bocca e nell'anima. Non buttiamo il bambino con tutta l'acqua sporca. Il Griko ha bisogno di aiuto. La nostra vita ha bisogno di aiuto. Non facciamoci una tomba prima di morire. Chiamate il dottore! Scrivete sulla Spitta! È arrivata Pasqua anche per la nostra lingua, Pasqua di resurrezione!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7656624131608070330?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7656624131608070330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7656624131608070330' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7656624131608070330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7656624131608070330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/il-nostro-griko-morto-riposi-in-pace-o.html' title='Il nostro Griko è morto? Riposi in pace.   O grìcomma pèsane? Rifrìsco n’achi'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-6762849307256389531</id><published>2008-04-21T15:26:00.001+01:00</published><updated>2008-04-21T15:28:27.579+01:00</updated><title type='text'>Il tempo della vita (O cerò a' tti zoì)</title><content type='html'>Ero ancora una bambina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con gioia e allegria mi aprivo alla vita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mio padre era il re&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mia madre il sole caldo;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi hanno insegnato a vivere e ad amare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il bello, il bene e non il male&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ad aiutare il prossimo con gioia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saggio era il loro sapere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dolce la parola&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che ogni giorno mi consolava&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;al ritorno del loro lavoro (nei campi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così le cose belle (piano piano) cadono nell'oblìo del tempo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e niente e nessuno torna indietro nel suo cammino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;io ti prego o tempo fermati un po'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fammi tornare bambina!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esaudisci il mio desiderio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fa che io guardi il viso dei miei genitori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;affinché avverta (ancora) il profumo del loro amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e possa io baciarli per l'ultima volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi rispondi che non hai voglia di far cosa gradita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il tuo freddo cuore non raccoglie (neanche) le preghiere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;perché tu sei nato con il fare di un mago&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed ovunque tu passi tutto chiudi per sempre a chiave.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se all'improvviso la legge del tempo dovesse mutare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e tu decidessi di abbandonare l'arcolaio della vita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ricordati che io sarei ben felice di aspettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inedito,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Pulimeno Giovanna, Corigliano d'Otranto-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-6762849307256389531?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/6762849307256389531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=6762849307256389531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6762849307256389531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6762849307256389531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/il-tempo-della-vita-o-cer-tti-zo.html' title='Il tempo della vita (O cerò a&apos; tti zoì)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1471694064166364899</id><published>2008-04-21T15:24:00.000+01:00</published><updated>2008-04-21T15:26:10.467+01:00</updated><title type='text'>Quante tessere ci vogliono per restaurare il mosaico del Grico? (Posse tèssere teli na stiastì to “mosàico” tu Grìcu?)</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Quando una persona vuole apprendere la lingua greca otrantina oppure vuole aggiungere qualcosa alle poche parole griche che ha imparato dai genitori, va ad aprire uno dei vocabolari di grico. Ma lì spesso non trova le parole che servono e finisce per pensare che la lingua grica è così messa male che non riesce pù a comunicare nulla.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Uno degli studiosi che si sono occupati di grico scrisse una volta che il grico è come un mosaico che ha perso molte tessere e si è rovinato.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Coloro che hanno scritto vocabolari hanno agito come per conservare questo mosaico rovinato in un museo, lo hanno ripulito ben bene in modo da far risaltare solo le parole veramente “greche” di questa lingua. Ma ripulendo ripulendo hanno buttato via tutte le parole latine venute dal dialetto romanzo che erano comunque tessere dello stesso mosaico.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Prendiamo ad esempio parole come “piacèo” e “fiùro”. Possiamo dire che sono parole prese a prestito dal dialetto romanzo. Ma sono nella lingua grica da chissà quanti anni, di certo più di centocinquanta.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Poi ci sono anche le locuzioni come “èrchete sto pì”, “canno sto dì”, che non si trovano nei vocabolari e sono necessarie per parlare.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Non voglio prendermela con coloro che hanno fatto i vocabolari, hanno lavorato bene e dobbiamo sempre ringraziarli. Voglio dire che questi vocabolari sono fatti per la scienza, per la glottologia, per quelli che vogliono studiare questa lingua, non per quelli che vogliono parlarla. Sono fatti per una lingua morta, non per una lingua che ha vita e si parla. Quando vuoi imparare una lingua straniera trovi nel vocabolario come tradurre tutte le parole della tua lingua. Con il grico non ce la fai, ed io credo che non è colpa sua.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Coloro che parlano bene il grico sanno e ti dicono che con il grico puoi dire tutto. Molte tessere le possiamo ritrovare negli scarti puliti via dalla lingua e dai vocabolari.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Però qualche tessera manca davvero nel grico, oggi la gente parla di cose che non entravano mai in conversazione cento anni fa: medicina, sport, economia, legge, politica… la tela del mosaico si è allargata e nessuno ha messo tessere nuove per non lasciare spazi vuoti.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Non c’è lingua che sia nata piena di parole adatte ad ogni tempo e ad ogni luogo, tutte le lingue si arricchiscono ogni giorno con neologismi. Ogni tanto una parola nasce dalla bocca della gente, ogni tanto nasce dall’idea di qualcuno che lavora in una nuova disciplina, ogni tanto una parola viene importata dall’estero e queste nuove parole vengono raccolte dagli studiosi e messe nei vocabolari: si sentono in televisione, si leggono nei giornali e sembra come se ci fossero state sempre.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Così poteva succedere anche per il grico e qualcosa si era mosso già: qualcuno ha iniziato a dire “dìsculo” per difficile, “dulìa” per lavoro a Sternatia, nella mailing-list Magna Graecia avevamo discusso se chiamare “cinetò” il cellulare. Ma queste parole sono morte appena nate percè nessuno le ha raccolte, scelte e messe nel mosaico per farle apparire come parte integrante della lingua. Abbiamo voluto tenere il grico sotto vetro, perché apparisse come specchio del mondo antico. E adesso chi vuole parlare di altro che vita di paese, altro che affari di campagna finisce per restare senza parole, oppure se è capace, riempie la conversazione di parole italiane e si sente insicuro, come se camminasse al buio. Non mi è capitato di vedere il “telegiornale” in grico che hanno fatto nella Grecìa Salentina, quelli che l’hanno visto mi hanno detto sempre che era una cosa ridicola, che non era grico e infine la grande bugia: che il grico non è adatto per queste cose.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Certo, forse coloro che lo facevano non erano bravi a parlare grico come i nonni, ma può essere anche che il grico non riesce a camminare bene quando viene portato fuori dal recinto dove lo abbiamo lasciato e lo vogliamo sempre tenere, come una persona rimasta allettata per un anno. E’ facile ridere del telegiornale grico, ma meglio faremmo ad aprire quel recinto, ad aiutare il grico ad alzarsi dal letto dove lo abbiamo abbandonato e a raccogliere le tessere per riparare il mosaico.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1471694064166364899?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1471694064166364899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1471694064166364899' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1471694064166364899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1471694064166364899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/quante-tessere-ci-vogliono-per.html' title='Quante tessere ci vogliono per restaurare il mosaico del Grico? (Posse tèssere teli na stiastì to “mosàico” tu Grìcu?)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5392661897973359517</id><published>2008-04-21T15:17:00.002+01:00</published><updated>2008-04-21T15:23:54.145+01:00</updated><title type='text'>Adesso ci sono le “Unioni di fatto” (Arte èχi e”Unioni di fatto”)</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Nota: quella che segue è una traduzione il più possibile letterale. Anche la costruzione sintattica propone nei limiti del possibile quella del testo grico.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ni: Nina; Na: Narduccio; Gi: Giuseppe.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Adesso ci sono le “Unioni di fatto”&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;    “&lt;i&gt;Unione di fatto”. Così si dice quando due vivono insieme senza essere sposati. Il più delle volte si tratta di un uomo e di una donna, ma qualche volta puoi trovare uomo con uomo e donna con donna. Non stiamo qui a vedere se è bene o è male, possiamo soltanto dire che, al di fuori di qualche prete o qualche bigotta, non importa a nessuno.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;E’ possibile che queste cose sono sempre esistite, ma fino a pochi anni addietro prima di sposarsi si dovevano seguire alcune regole.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Questa che vi racconto è la storia di Narduccio e di Nina da quando si fidanzarono fin quando non si sposarono.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Per prima cosa l’uomo doveva “mandare” alla donna. Per questa cosa molte volte  era utile il “mandatari” che portava l’ambasciata.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;Ni&lt;/b&gt;: mentre stavamo al mercato per scegliere un abito a mio fratello disse questi:&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; io ho una ambasciata per te.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Dissi io: dimmi chi è che mi regolo. Per dirmi, per dirmi, disse che era per lui stesso.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;In mezzo c’è sempre un altro&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="justify"&gt; Io stavo volendo un altro, ma non mi piaceva molto, che non era neanche martanese.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="justify"&gt; Dissi io: se mi dai otto giorni di tempo per litigare con lui, per trovare un’occasione, che stare con due non lo volevo mai.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="justify"&gt; Combinazione quella sera pioveva e non venne affatto quello di Carpignano. Io trovai l’occasione e quando venne il domani sera gli dissi: dove sei andato ieri sera, .. qui, la … e lo mandai. Lui piano piano andò via.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Questi neanche diete tempo otto giorni, dopo due sere venne. Beh! Cosa ti ha detto, domando. Allora piano piano gli dissi di sì e iniziammo così. A candelora si svelo ai miei pensieri, e continuammo sempre così. Continuammo per tre anni e mezzo.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Poi questo avrebbe voluto sposarsi. I miei non volevano affatto e piano piano eravamo entrati un poco, non in astio, ma i miei invece di amarlo lo odiavano.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;Gi&lt;/b&gt;: perché?&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;Ni:&lt;/b&gt; perché questo voleva sposarsi ed essi si regolavano di non essere pronti. Prima ci dissero di si, che avrebbero visto quando sarebbe arrivata la buona stagione.&lt;b&gt; &lt;/b&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;Na&lt;/b&gt;: ci dissero: ci dai un anno di tempo e così vedremo.&lt;/p&gt; &lt;h1 class="western"&gt;Ma qualcosa può sempre andare storto&lt;/h1&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Suo fratello, nel corso dell’anno corrente, quando mi dissero così, non voleva &lt;i&gt;(non era fidanzato)&lt;/i&gt; nessuno. Durante l’anno trovò la fidanzata ed essi volevano sposare prima quello &lt;i&gt;(il fratello) &lt;/i&gt;che era più anziano, che questa che era più piccola.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;E tirammo avanti così: lui voleva la fidanzata ed io questa. Ma noi contavamo che l’anno venturo ci saremmo sposati.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;E Leonardo non voleva perdere tempo&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt; Quando passarono sei, sette mesi gli ho detto a loro: “nunna” Assunta, “nunno” Pati, perché allora così venivano chiamati i genitori, come avevamo detto l’anno scorso, che era entrato l’atro anno no!, non lo avete a piacere che io porti i miei per parlare di quando ci dovete sposare?&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma una cosa se deve andare torta, stai tranquillo che andrà.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt; Ah!, disse mio suocero, avevamo detto così, ma adesso si vuole sposare Ntoni, come faccio a sposarvi entrambi?&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma Leonardo ha le sue buone ragioni.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt; Dissi io: se quello non si sposa mai, io devo sempre aspettare? Insomma partimmo così.. che poi quando gli dissi che avrei portato i miei, mi dissero: portali quando vuoi, con tanto piacere, ma non per fare questi discorsi di matrimonio.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt; Dissi io: e allora i discorsi di matrimonio quando li facciamo?&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma anche il suocero aveva filo da tessere.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;-  Eh!, che vi mangiano gli anni!, disse mio suocero. Che poi egli si era sposato di trentadue anni, per &lt;i&gt;(via della)&lt;/i&gt; guerra, quella, mia suocera era di ventotto.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Ancora, non vi mangiano gli anni! Potete aspettare un altro poco!&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;-  Ma io, dissi io, tanto che aspetto, tanto che non aspetto, chi devo aspettare che mi mangino gli anni o stare con tua figlia e fare una famiglia anche io?&lt;/p&gt; &lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Eh! Non può essere, qua..  la…&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Erano &lt;i&gt;(passati) &lt;/i&gt;quasi quattro anni e non avevamo mai litigato.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma adesso mettete attenzione..&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt; Allora mi mettete in condizione, dissi io, di prenderla, di portarla via, di fuggirla!&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma gli disse proprio così?&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt; Ni: non gli hai detto così, gli hai detto: io a litigare con quella, con tua figlia, non litigo. Voi non mi sposate, ditemi voi come la devo combinare!&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt;Essi intuirono il nostro pensiero e dissero: fate come volete! Ma da quel momento in avanti quando arrivava dentro casa non lo salutavano e non gli dicevano neanche siediti. E tu cominciasti ad alterarti e dire: così non continuo più!                                          &lt;/p&gt; &lt;h1 class="western"&gt;E allora..&lt;/h1&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Quelli si comportarono in quella maniera e allora fu necessario dunque, per tagliare corto, che dopo andammo via.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma poi dovevi ritornare!&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;Na:&lt;/b&gt; adesso dovevamo ritornare, vai ad entrare lì dentro &lt;i&gt;(in casa dei suoceri)&lt;/i&gt; più! Dopo due sere ritornai io e bussai:&lt;/p&gt; &lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Chi è, disse mia suocera?&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Dissi io: Leonardo!&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Non c’è permesso per  nessuno!&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Buonasera! E andammo via.&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma le cose sempre che si devono accomodare.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Dopo quattro sere, bah!, disse mia madre, adesso vengo io per vedere cosa dicono.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Andammo, andò lei, busso:&lt;/p&gt; &lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;chi è?&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La Concetta, disse mia madre.   &lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;E con chi vai? Disse quella da  dentro.&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Beh!, disse quella, da sola non  vado, vado in compagnia.&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Ella era entrata nel letto. La buon’anima di suo padre venne ci apri, entrai io per primo,&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Sempre si dipana la matassa, Dice Domenicano Tondi. Ma sempre che devi chiedere perdono!&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Lo abbracciai, lo baciai: perdonaci! Lui mi disse chi vi perdoni Dio. Poi andai da sua madre ed anche dissi perdonateci. Poi entrò questa, mia moglie, e mia madre. Quando questa bacio suo padre le disse la stessa cosa.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Le donne sono sempre più selvatiche.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Quando andò da sua madre, che già era entrata nel letto per dormire, invece di perdonarla la prese per capelli.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Vai piano adesso. E’ sempre tua figlia, ma è anche mia moglie!&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Dissi io: che io qui dentro non sono venuto per picchiarci, per darcele! Siamo venuti perché ci perdoniate. Se volete, ci perdonate, altrimenti prendiamo la strada e andiamo via!&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Ma la matassa si dipana sempre.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Poi la mia madre nuovamente.. piano piano poi.. la presero un po’ così, ma poi si calmarono. Le passammo, insomma, però ..&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Mia Figlia non sta con noi, lavora lontano. Quando venne l’altra volta venne con uno, il suo amico, disse. C’è diverso tempo che vivono insieme (unioni di fatto). Io non sapevo niente, sua madre forse. Non domandò perdono lui, non cercò perdono lei. Quando ripartì di nuovo chiese qualcosa che ciò che guadagna molte volte non le basta a passare il mese.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;Gi: &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;quanto tempo vi siete amati? (siete stati fidanzati):&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;Na: &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;circa quattro anni scarsi, tre e mezzo. Era il giorno della Candelora del 49 fino il 18 di novembre del 52, che poi siamo fuggiti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;Ni:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; poi aspettammo quattro mesi che allora per farti quei quattro pezzi, il mobilio, lo dovevi ordinare, lo faceva il falegname. Era inverno e diceva che non si seccavano bene le tavole. E passarono quattro mesi. Il 15 di marzo, poi, ci sposammo. Io avevo 23 anni e lui compiva 25 il 18 di novembre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;Gi:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; il primo figlio?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;Ni:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; siamo andati piano. Allora era una vergogna, era brutto sposarsi e andare con la pancia, allora demmo tempo di sposarci prima. Ancora anche dopo che ci sposammo aspettammo che passasse un po’ di tempo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;Na:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; dopo quattro mesi che ci siamo sposati allora uscì incinta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-left: 0.1cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Anche mia figlia è incinta. Non è sposata e per adesso dice che non si sente di sposarsi. Adesso le comincia a notarsi la pancia, ma grazie a Dio, non è più una vergogna, non è brutto e non c’è niente da vergognarsi. La gente che lo sa ci chiede se siamo contenti. Siamo tutti una gioia. Veramente. &lt;/i&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5392661897973359517?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5392661897973359517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5392661897973359517' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5392661897973359517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5392661897973359517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/adesso-ci-sono-le-unioni-di-fatto-arte.html' title='Adesso ci sono le “Unioni di fatto” (Arte èχi e”Unioni di fatto”)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5444669507050391142</id><published>2008-04-21T15:11:00.000+01:00</published><updated>2008-04-21T15:13:19.612+01:00</updated><title type='text'>Libro sulla Grecia attuale e pistacchi da Pechino (Βιβλίο για τη σύγχρονη Ελλάδα και φιστίκια από το Πεκίνο)</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Nel mese di agosto del 2007 è stato pubblicato il primo libro cinese sulla Grecia moderna.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;In 428 pagine la professoressa e ricercatrice, dell'Istituto di Studi Europei dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali, Song Siaomin promuove la storia, il sistema politico, l'economia, la cultura, il turismo ecc. della Grecia di oggi.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Nella sua prefazione, il ministro Theodoros Roussopoulos mette l'accento sul fatto che questo libro “viene a rinforzare i legami di amicizia e di rispetto esistenti tra le due nazioni specialmente perché esce in una gradevole coincidenza. L'Olimpiade di Pechino succede all'Olimpiade di Atene, mentre la Grecia offre molte nuove ragioni per essere riscoperta, per essere amata e rispettata”. (I Kathimerini 18/01/08).&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il quotidiano 'TA NEA' (29/01/08) scrive che dal mese di aprile 2006 quando si è aperta la linea marittima diretta per il commercio tra Grecia e Cina, le importazioni dalla Cina sono aumentate non solo in quantità ma anche nella loro varietà. Tra il milione di tonnellate di prodotti alimentari (aumento del 30 – 40% dal 2005) arrivati in Grecia nel 2007 c'erano 7,5 tonnellate di conserve ... dolmadakia (n.d.t. involtini di foglie di vigna farcite), 113 tonnellate di pistacchi di ... Egina, 22,5 tonnellate d'aglio, 33 tonnellate di origano, 28 tonnellate di spezie, 2.765 tonnellate di fagioli ... ecc.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Si vede che lo spirito imprenditoriale e produttivo dei cinesi non si limita ai tessuti e la “roba da dotte” ma si adatta alla cultura, alle abitudini e ai bisogni di ogni popolo.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;-Iannis Papageorgiadis-&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5444669507050391142?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5444669507050391142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5444669507050391142' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5444669507050391142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5444669507050391142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/libro-sulla-grecia-attuale-e-pistacchi.html' title='Libro sulla Grecia attuale e pistacchi da Pechino (Βιβλίο για τη σύγχρονη Ελλάδα και φιστίκια από το Πεκίνο)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7588880689030300883</id><published>2008-04-21T15:08:00.000+01:00</published><updated>2008-04-21T15:10:53.670+01:00</updated><title type='text'>L'impronta ecologica (Οικολογικό αποτύπωμα)</title><content type='html'>L'impronta ecologica misura l'impatto lasciato sull'ambiente da ciascuno di noi per soddisfare i propri bisogni in campo di nutrizione, mobilità ed abitazione. Tale impronta si esprime in ettari, di superficie terrestre, pro capite.&lt;br /&gt;Si valuta che ogni europeo utilizza, oggi, una superficie di quasi dieci campi da calcio.&lt;br /&gt;Se togliamo dalla superficie totale della terra i mari e la superficie necessaria alle altre specie viventi, e dividiamo il resto per sei miliardi (sei miliardi rappresenta la popolazione attuale della terra), troviamo che ad ogni europeo spetta una superficie di tre campi da calcio.&lt;br /&gt;Dunque, se tutti gli abitanti della terra vivessero come gli europei, avremmo bisogno globalmente, per vivere, di tre terre. E si presume che nel 2050 saremo nove miliardi di esseri umani.&lt;br /&gt;Conclusione: o diminuiamo le nostre pretese o diminuiamo la popolazione della terra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7588880689030300883?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7588880689030300883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7588880689030300883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7588880689030300883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7588880689030300883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/limpronta-ecologica.html' title='L&apos;impronta ecologica (Οικολογικό αποτύπωμα)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1901966660180303530</id><published>2008-04-21T14:42:00.000+01:00</published><updated>2008-04-21T14:44:08.643+01:00</updated><title type='text'>Le rossa uova pasquali (Ta rodinà agguà tu paska)</title><content type='html'>Per i cristiani, l’uovo rosso di Pasqua vuol significare , dice la Chiesa, il sangue di Cristo che si sacrificò per salvare tutta l’umanità.&lt;br /&gt;Ma , prima di Cristo, credevano nella forza dell’uovo, e a livello folcloristico era inteso come medicina che dava salute e rinascita, fertilità e nuova vita.&lt;br /&gt;Anche oggi, in molti paesi, l’uovo si trova al centro di cerimonie per risolvere molte cose: conoscere il futuro,avere una buona stagione,per compiere una buona semina e per togliere il malocchio ai bambini.&lt;br /&gt;Gli antichi pensavano che sotto l’universo ci fosse un uovo che, quando si ruppe in due, nacque il Cielo e la Terra. Ma con l’arrivo del Cristianesimo, tutte le antiche credenze cambiarono nome. Ora l’uovo tinto di rosso è uno dei cibi caratteristici della Pasqua che viene alla mente e non solo la resurrezione di Cristo, ma anche il risveglio della terra e l’arrivo della primavera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Theonia-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1901966660180303530?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1901966660180303530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1901966660180303530' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1901966660180303530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1901966660180303530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/le-rossa-uova-pasquali-ta-rodin-aggu-tu.html' title='Le rossa uova pasquali (Ta rodinà agguà tu paska)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-283573284526228706</id><published>2008-04-21T14:39:00.002+01:00</published><updated>2008-04-21T14:42:28.941+01:00</updated><title type='text'>Il primo maggio (Protomajà)</title><content type='html'>Maggio viene con fiori selvatici e copre i campi di colori rossi,gialli e bianchi e la gente con gioia, e buon umore festeggia di nuovo la primavera. Il primo del mese di Maggio, “protomaìa “ in Grecia, è il “giorno dei fiori” in molti luoghi della terra che festeggiano come i vecchi tempi; migliaia di anni fa. Fanno festa con canti e fiori per dire” buon arrivato” alla bella stagione, dopo il lungo e scuro inverno. Il nome “ Maggio” deriva dalla dea Màia, che appellavano”buona madre” che nella mitologia si identifica la madre di dio Mercurio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’antica Grecia “ta anthestèria” che vuol dire fiori, festa della primavera, la gente andava in campagna per festeggiare e onorare i dii. Anche nell’antica Roma nei “ floràlia” onoravano “Flora”, dea di fiori e dell’amore e dove i giovani ornati di fiori andavano in processioni cantando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi anni orsono, in molti paesi dell’Italia del nord,festeggiavano suonando e cantando “il maggio” per le strade e sotto le finestre facevano serenate alle amate. Così recita un canto antico:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Guarda gli uccelli che van per la riviera, maggio di primavera.&lt;br /&gt;Dentro questa casa se gh'ê fiorì la fava ci sta una donna brava,&lt;br /&gt;dentro questo giardino se gh'ê fiorì la rosa ci sta la mia morosa...”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Gallipoli, nel Salento, il primo di Maggio,nel calendario greco-bizantino era il giorno dedicato al santo Mauro: la gente arrivava dai paesi vicini e lontani e dalle masserie per ascoltare la messa in onore di santo Mauro; ancora oggi esiste la piccola chiesa al suo nome dedicata. Vi era anche una grande fiera, fuori da la chiesa, dove contadini ed artigiani vendevano le loro cose; così ha documentato il vescovo di Gallipoli,monsignor Cybo nel 1567. La stessa fiera era denominata “Lu Màsciu”fiera del Maggio,era anche il giorno dove i giovani e le ragazze si scambiavano i cesti fioriti e colmi di doni, come promessa di matrimonio. E la fiera di maggio è legata con l’arrivo della primavera,con fiori, frutti e l’augurio di fertilità per la terra e per l’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La “proto-magià” si festiggia in tutta la Grecia. A Rodi, nel Dodecaneso, dove le donne si raccolgono la mattina prima del sorgere del sole, e lavano con acqua chiara il cortile della loro casa pel cacciar via tutti i mali e per avere un buon maggio. Le ragazze vanno dal mattino, per i campi, con i panierini colmi di cibarie, formaggio, uova bollite e dolci per raccogliere i fiori per formare la loro corona. Dopo che mangiano e si devertano cantano Così.:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Protomaià e fiùri jortìzun&lt;br /&gt;ce ta puddhìa in agàpi-to fanàzu&lt;br /&gt;travudùn ce lene to Mài pànu sta clàri … » .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passato il mezzogiorno, le ragazze tornano in paese e d’appendono sulla porta della loro casa la corona di fiori dicendo:” abbiamo preso il Maggio e lo abbiamo portato in casa nostra”. La corona rimane appesa lì fino al giorno di san Giovanni, il ventiquattro (24)di Giugno,il giorno in cui si accendono grandi falò sui quali bruciano anche le loro corone ormai appassite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uomini e figli giocano ridendo e saltando sul fuoco; dicono che così tutti i mali e le brutte malattie fuggono dal loro corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Processione con fiori e canti, come nell’antichità, fanno ancora nell’isola di Cipro, dove la festa si chiama “anthestìria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova “festa del lavoro” in molti luoghi si festeggia il primo di Maggio: a Chicago, negli Stati Uniti nel 1886, i lavoratori manifestarono per la durezza del loro lavoro, per poter ottenere condizioni lavorative più umane e con minor numero di ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi però, in America, il primo di Maggio si festeggia con fiori e canzoni ed il giorno dei lavoratori si festeggia il tre (3)di Settembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Theonia-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-283573284526228706?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/283573284526228706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=283573284526228706' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/283573284526228706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/283573284526228706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/il-primo-maggio-protomaj.html' title='Il primo maggio (Protomajà)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-678575378210703501</id><published>2008-04-21T14:30:00.002+01:00</published><updated>2008-04-21T14:37:15.040+01:00</updated><title type='text'>Il pianto della madonna (O clàma tis Panaghìa)</title><content type='html'>&lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Oscure, terribili parole e triste il giorno&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;ch’ è giunto oggi per me: che è tanto amaro!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Io che ebbi la gioia di dar la luce al Sole&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;in mezzo agli animali in una buia stalla!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Albero d’oro germogliò l’amato Figlio mio;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;con i dodici suoi rami la terra avea protetto! &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Gialle son’ or’ le foglie e si son rotti i rami&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;e il pozzo ha perso l’acqua: tutto si è rinsecchito!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Cinque chiodi ficcarono sopra il figliol diletto :&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;quanto male gli fecero, l’anima tanto duole!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Oh, grande Croce santa, e legno benedetto,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;che reggi appeso a te l’Onnipotente,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;dall’alto scendi giù, perché voglio baciare&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;il Dio, sommo Poeta che voglio salutare!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Spezzatevi montagne del mondo, e si rabbui il cielo;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Uomini, versate lacrime sul fuoco del mio cuore!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; page-break-after: avoid;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Theonia Diakidis-&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-678575378210703501?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/678575378210703501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=678575378210703501' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/678575378210703501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/678575378210703501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/04/il-pianto-della-madonna-o-clma-tis.html' title='Il pianto della madonna (O clàma tis Panaghìa)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7368077512777500086</id><published>2008-01-27T10:59:00.000+01:00</published><updated>2008-01-27T11:03:25.476+01:00</updated><title type='text'>Folletti  (Kalikànzari …Sciacùddhia)</title><content type='html'>Dal 25 di dicembre, giorno di  Natale, fino all’Epifania ci sono dodici giorni. E’ il tempo che giungono i folletti  (schiacùddhia, che vengono chiamati kalikànzari in Grecia). Loro, brutti e pelosi, hanno gli occhi rossi e la lingua penzoloni.&lt;br /&gt;Sono piccolo gli sciakuddhi, mezzi animali e mezzi uomini.&lt;br /&gt;Sono sporchi spiriti che escono la notte di Natale da sotto la nera terra, dove sono nascosti, e fanno brutti scherzi alla gente.&lt;br /&gt;Questo credevano molte persone del Salento  e di Rodi, nel Dodecaneso, e di molte parti dell’Italia meridionale e della Grecia. I nostri anziani ci raccontavano che sotto la terra i folletti  lavorano tutto il tempo, intenti a tagliare l’albero che regge la terra ,  “l’albero dell’universo”, perché vogliono distruggere la gente.&lt;br /&gt;Però non possono tagliare quell’albero così grosso, l’albero sacro che rende forti gli uomini e dà conoscenza e sicurezza. Le sue radici sono stese nel profondo seno della Madre Terra. I suoi rami vanno in alto per pregare il padre del cielo.&lt;br /&gt;L’albero fa i frutti che il Creatore ha dato alla gente perché imparasse la via dell’amore, che è : compassione, generosità, pazienza, coraggio, rispetto, umiltà e tante altre buone qualità.&lt;br /&gt;Con l’albeggiare del giorno di Natale i folletti  lasciano il loro lavoro ed aspettano che arrivi la sera per entrare dentro le case dal comignolo, ma anche dalla porta di casa se è aperta.&lt;br /&gt;Vengono ad insultare gli uomini: gli solleticano i piedi quando stanno dormendo, tirano le lenzuola dai letti, gettano sabbia nei loro occhi, rovesciano la brocca piena di vino, tagliano da sotto le sedie dove son sedute le donne, inacidiscono il latte e amano intrecciare la coda ai cavalli. Saltano anche sulle spalle degli uomini e tirano i loro capelli. E se dove vanno c’è una bella ragazza le fanno brutte cose. I folletti non si possono vedere, sono invisibili; sono anche sciocchi ed hanno paura a pronunciare la parola “tre” perché il tre rappresenta la SantaTrinità; ed è per questo che sulle soglie delle case le donne mettono una scolapasta, e appena il folletto viene per  entrare in casa, vedendola comincia a contarne i fori, ma non può andare oltre il due e pronunciare il tre. Così rimane fermo lì dov’è, contando uno…due, uno… due, uno …due , uno… due per tutta la notte.&lt;br /&gt;Al primo canto del gallo, prima che il sole sorga, vanno a nascondersi nei luoghi oscuri, per ritornare ancora indietro con il sopraggiungere della nuova sera.&lt;br /&gt;Le donne, in molte case, ogni sera accendono il fuoco sotto il camino mettendo grossi rami in modo che la fiamma duri tutta la notte.&lt;br /&gt;Così i folletti non vengono perché non possono guardare la luce del fuoco e nemmeno la luce del giorno. Qualche volta mettono anche uno scarpone vecchio perché bruci ed  emani un cattivo odore, affinché questi folletti non vengano nella loro casa. Questo fanno , ogni sera, fino all’Epifania.&lt;br /&gt;Il giorno dell’Epifania la gente che va in chiesa, porta con sè delle bottiglie vuote; poi, durante la messa, le riempie con l’acqua santa che il prete ha benedetto. A casa loro, poi, mettono l’acqua santa in un piatto ed in mezzo mettono una croce e vi legano sopra un mazzetto di basilico.&lt;br /&gt;Giorno e notte, la donna di casa spruzza, con la croce ed il basilico, l’acqua santa in tutti gli angoli della casa.&lt;br /&gt;Mettono, pure, appesa al muro, una piccolissima bottiglietta piena di quell’acqua, così i folletti non potranno venire in casa e torneranno ancora sotto terra a lavorare per tagliare l’albero sacro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THEONIA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7368077512777500086?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7368077512777500086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7368077512777500086' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7368077512777500086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7368077512777500086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/folletti-kaliknzari-sciacddhia.html' title='Folletti  (Kalikànzari …Sciacùddhia)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3593376011057056303</id><published>2008-01-27T10:57:00.000+01:00</published><updated>2008-01-27T11:31:26.244+01:00</updated><title type='text'>La cerva e il sole (E cerva ce o ijo)</title><content type='html'>Hanno ucciso i nemici in guerra il suo figlio ed il suo marito&lt;br /&gt;E la donna soto la immagine di una cerva confessa il suo dolore&lt;br /&gt;Al Sole, il signore della gioia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA CERVA E IL SOLE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buie notti nere e notti di luna&lt;br /&gt;E mattine fresche di rugiada finchè non sorge il sole&lt;br /&gt;Nel bosco i cervi corrono con i lor cerbiatti.&lt;br /&gt;Sola una cerva va, carica di dolore;&lt;br /&gt;piano cammina e stanca nell’ombra si rifugia,&lt;br /&gt;mangia con malavoglia e ad ingoiare indugia.&lt;br /&gt;Le sue lacrime beve insieme all’acqua chiara;&lt;br /&gt;per tutto il giorno pensa a quanto la vita è amara.&lt;br /&gt;Dall’alto il sol la vede&lt;br /&gt;che tutto benedice&lt;br /&gt;la illumina e le chiede:&lt;br /&gt;"perchè tu sei infelice?&lt;br /&gt;Cosa c’è mia cerva,&lt;br /&gt;perché sola tu stai?&lt;br /&gt;Perché non stai con gli altri&lt;br /&gt;e a pascolar non vai?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--Ti dirò, mio Sole, poiché tu me lo chiedi.&lt;br /&gt;Per tantissimi anni  figli io non ebbi,&lt;br /&gt;ma, dopo tanta attesa, un bel cerbiatto è nato;&lt;br /&gt;il mio amoroso latte fino a due anni ho dato.&lt;br /&gt;Poi il cacciatore lo vide, di sera lo rubò!&lt;br /&gt;Mirò per ammazzarlo e presto lo freddò.--&lt;br /&gt;--Che tu sia maledetto uomo che la caccia fai,&lt;br /&gt;che maledette siano le più belle gioie ch’ hai!&lt;br /&gt;Due volte mi hai derubata: del figlio e del marito!&lt;br /&gt;Che tu possa patire le pene che ho patito!!!--&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Theonia Diakidis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3593376011057056303?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3593376011057056303/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3593376011057056303' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3593376011057056303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3593376011057056303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/la-cerva-ed-il-sole-e-cerva-ce-o-ijo.html' title='La cerva e il sole (E cerva ce o ijo)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2013265623146836718</id><published>2008-01-27T10:44:00.000+01:00</published><updated>2008-01-27T10:49:19.374+01:00</updated><title type='text'>Salonicco – Un luogo tra il ieri e il domani (I Thessaloniki - 'Na topo ames' to itté cè to avri)</title><content type='html'>Quest'anno ho fatto una cosa che volevo fare da molto tempo. Dal 28 febbraio all'11 giugno del 2007 ho fatto un viaggio che mi ha portato lontano da qui alle rive dell'Egeo, a Salonicco, città della Grecia, oppure Thessaloniki come la chiamano i greci, dove andai per delle lezioni di lingua neogreca. Così aggiustai la mia valigia e le mie carte, la sera presi l'aereo dall'aeroporto di Brindisi, e mi trovai lì all'una e mezza di notte, sotto la pioggia e il freddo invernali. Fu un'esperienza bella e grande per me, e ho conosciuto tanta gente, cose e luoghi nuovi, e vorrei ora raccontarvi qualche impressione che m'ha fatto quel paese, e presentarvi questa città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salonicco (Θεσσαλονίκη), con i suoi 800mila abitanti, è la seconda città della Grecia, ed è il centro economico e culturale di tutta la parte superiore del paese, la Macedonia. Salonicco è nata nell'anno 325 a.C. dalla mano di Cassandro, il re dei Macedoni, che li diede il nome di sua moglie: Thessalonike. Nell'anno 168 a.C. I Macedoni perdono la guerra con i Romani, e dopo, nel 146 a.C., il loro stato diviene parte dell'Impero Romano, e la città capitale della provincia romana Macedonia. Salonicco si trova nelle vicinanze della Via Egnazia (Οδός Εγνατία), strada che prendeva da Roma come centro storico dell'impero, e portava a Costantinopoli o Nuova Roma, la capitale di Bisanzio, o Impero Romano d'Oriente. L'anno 50 d.C. l'Apostolo Paolo visitò la città, e ci fondò la seconda comunità cristiana d'Europa. Del periodo romano sono rimasti parecchi monumenti come il Palazzo dell'Imperatore, l'Ippodromo, il Mausoleo di Galerio o Rotonda che al pricipio era tempio pagano, poi chiesa cristiana, dopo moschea e oggi nuovamente chiesa e museo, l'arco di Galerio, il Pantheon e il Forum. Nel 322 d.C., infine, fu Costantino Magno a regalare a Salonicco un nuovo porto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'epoca di Bisanzio che seguì, la città era la seconda d'importanza nell'impero dopo la capitale, Costantinopoli. Nel 1430 la città, dopo che i Turchi la avevano assediata per due mesi, cadde nelle mani degli Ottomani, dove restò fino all'anno 1912. Kemal Atatürk, il padre della Turchia moderna e primo presidente turco, nacque lì. Quando la città si unì con la Grecia nel 1912, ci vivevano 132mila abitanti, suddivisi in 65mila ebrei, 35mila greci e 30mila turchi o mussulmani. Dopo la Guerra Greco-Turca, nel 1922, si ribaltò ulteriormente la situazione, caciarono i turchi e gli ebrei, e in cambio vennero molti greci profughi dall'Asia Minore. C'era talmente tanta povertà che la chiamavano «i Protévoussa ton Prosfígon (la Capitale dei Profughi)» e «Ftochomána (madre dei poveri)». Inoltre, tutto il centro storico della città bruciò in un grande incendio nell'anno 1917, e quando ricostruirono gli edifici bruciati che erano tutti in stile orientale, il francese Ernest Hebrard che fece il progetto, lo fece tutto in stile occidentale. Così la città cambiò la sua faccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, dei luoghi storici della città resta il vecchio Bazar, che prima era l'agora o il mercato turco. Le Ladadika, che sono il luogo dove vendevano l'olio, e dove oggi aprono i ristoranti e le discoteche alla moda, e dove vanno a ballare e a passeggiare i ragazzi il sabato sera. Di prima rimangono molte chiese, tre moschee turche, l'Hamam (bagno turco) e il «Lefkos Pirgos (la Torre Bianca)». Belli sono i quartieri superiori come l'Aghios Pavlos, con le caratteristiche case e i vicoli, con i negozietti e le taverne dove la sera si può mangiare per pochi soldi. Ci sono pure diversi musei come quello bizantino e quello macedone, e ci sono due università con studenti che vengono da tutto il mondo per studiarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto il centro con la Rotonda, la piazza e il corso d'Aristotele e il lungomare (paralía), è pieno di gente e di vita tutti i giorni e tutte le sere, e a volte è difficile di trovar posto a sedersi per bere un caffè. Salonicco è una capitale gastronomica e.. non c'è vacanza lì, senza scoprire taverne e ristoranti da dentro. Il cibo e il vino, e questo lo devo precisare, sono molto buoni sempre ed ovunque, e se hai soldi per pagare e della buona compagnia (paréa), lo puoi passare benissimo lì. Salonicco è un luogo dove è evidente la lunga storia di quella parte d'Europa, una storia che è pure la nostra credo. Il più della gente, si rallegrava molto quando li dicevo che sono greco salentino, e che so parlare anche il greco nostro. E' vero il proverbio che spesso dicono i greci quando parlano di noi: „Stessa faccia stessa razza“. Però la verità è, che siamo noi, i griki, il nesso che collega l'Italia con la Grecia e questo, lo dobbiamo tenere bene a mente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo Guarini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2013265623146836718?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2013265623146836718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2013265623146836718' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2013265623146836718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2013265623146836718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/salonicco-un-luogo-tra-il-ieri-e-il.html' title='Salonicco – Un luogo tra il ieri e il domani (I Thessaloniki - &apos;Na topo ames&apos; to itté cè to avri)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8638031708732452720</id><published>2008-01-01T16:11:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:12:22.239+01:00</updated><title type='text'>Il Grico vuole amore (o Grico teli agapi)</title><content type='html'>Alcuni vanno dicendo che il grico si perde perché possiede poche parole e non può strare dietro alla vita moderna cosi ricca e carica di cose nuove. Colui che afferma questo, o che conosca il grico o che non sappia neanche una parola, deve essere sempre un po’ professore. E molte volte lo dicono con un sorriso velato, con un tono irridente tanto da far sembrare questa lingua piccoletta, poveretta ed inutile e chi ci tiene ad essa sentirsi male e turbato.&lt;br /&gt;Altre storie, però, si possono udire come quella di Assunta e di Abbondanza.&lt;br /&gt;Mi raccontava l’ Assuntina: quando ritornai il primo giorno dalla scuola mia madre mi chiese come fosse andata. Io non comprendevo la lingua della maestra risposi: Ella dice tante belle cose, ma io non la capisco…&lt;br /&gt;E Abbondanza mi riferiva invece: il primo giorno di scuola, dopo poco tempo mi alzai e chiesi alla maestra quando potevo andare a casa a mangiare. Questa, che era la “signorina D’Urso” non capì niente e chiamo Giovanni che era il bidello per farsi tradurre ciò che io dicevo…&lt;br /&gt;Il grico. Quante guerre ha dovuto combattere per poter vivere. Con lo stato, con la chiesa, con i paesi vicini, con le guerre. Molte le ha vinte, ma ha perduto quella con la scuola, perse quella con i professori. Di storie come quelle di Ssuntina e di Mundanzia i “Tredici paesi” (così venivano chiamati i paesi grecofoni) ne sono pieni.&lt;br /&gt;Quando i ragazzini cominciarono ad andare a scuola si trovarono di fronte ad un muro: per la prima volta non riuscivamo a capirsi con le altre persone.&lt;br /&gt;La loro lingua non serviva più a comunicare, non con i propri pari, ma con chi capiva, con chi sapeva, con colui cha sapeva leggere, scrivere, far di conto, con chi sapeva di Dio e di ogni cosa. E veniva ad insegnarti ad istruirti. E tu non lo potevi capire.&lt;br /&gt;Il Grico in una volta divenne un muro alto, un ostacolo, un grosso peso, un grande macigno, divenne una barriera: di qua il mondo contadino, il mondo dei poveri, il mondo degli ignoranti; dall’altra parte tutto un altro mondo, il mondo che ti dava gli strumenti per andare avanti, di guardare alto, il mondo che ti permetteva di crescere e di progredire, di apprendere.&lt;br /&gt;C’è gente che dice che il grico si perde perché ha poche parole…&lt;br /&gt;Il grico avrebbe potuto possedere il doppio delle parole, dieci volte di più, più parole dell’italiano, ma ormai era divenuto icona di povertà, icona di ignoranza, era divenuto pietra legata al piede, impedimento.&lt;br /&gt;Non c’èra altro da fare che tagliare il nastro, varcare la soglia e venire da questa parte.&lt;br /&gt;E così fecero tutti. E allora potevi vedere babele entrare nelle case: il padre parlare grico con sua moglie, la madre parlare italiano con i figli, i fratelli maggiori parlare grico e d i piccoli italiano.&lt;br /&gt;Tagliarono il nastro e non si trovo nessuno che gli fermasse la mano: tagliarono col passato, recisero le radici, perdevamo la nostra identità e non si trovò nessuno a muover un dito.&lt;br /&gt;Dov’erano i professori, affinché ci aprissero gli occhi, la mente, perché ci facessero capire il male che stavamo perpetrando?&lt;br /&gt;E i politici? Non avevano niente da dire? Non potevano fare niente? Non vedevano niente? Non vedevano una cultura percossa e messa sotto i piedi?&lt;br /&gt;Non vedevano la lingua da cui iniziarono, presero vita le culture mediterranee buttata alle ortiche? Non gli sembro male vedere quella lingua parlata da tanti secoli, quella lingua che fece sbalordire e meravigliare studiosi quali il Rohlfs, il Cassoni e tanti altri, che passarono la vita intera a studiare ad approfondire questo fenomeno, abbandonata dietro un angolo?&lt;br /&gt;Poi si accorsero. Si accorsero tutti quando il grico divenne un “business”. Ed allora quante iniziative nuove sono nate! Tutte si sciacquano la lingua di “grecìa salentina”, di “area ellonofona”, ma di Lingua Grica non si sente parola e non si vede ombra. Ogn’una pensa a mungere pochi soldi in nome del grico, ma per la lingua sono poche, molto poche le volte in cui resta qualcosa.&lt;br /&gt;Ma la lingua grica non chiede soldi. Il Grico vuole amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusppe De Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8638031708732452720?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8638031708732452720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8638031708732452720' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8638031708732452720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8638031708732452720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/il-grico-vuole-amore-o-grico-teli-agapi.html' title='Il Grico vuole amore (o Grico teli agapi)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5748454431132890268</id><published>2008-01-01T16:09:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:11:20.725+01:00</updated><title type='text'>Sapete perchè la gente che d'estate vive a Roca Vecchia è tutta di Calimera? (Tzerete jatì o jeno, ka o kaloceri zii sti Roka Palea, ène manechò...)</title><content type='html'>Quando i Turchi nel  presero Otranto, anche Roca fu conquistata. Molti secoli avanti Cristo era terra dei Messapi (ce lo dicono i ritrovamenti archeologici e le mura).&lt;br /&gt;Successivamente fu un luogo sicuro per le scorrerie dei pirati. Carlo V ne ordinò la distruzione , eseguita dal Governatore di Terra d’Otranto Ferrante Goffredo nel 1544.&lt;br /&gt;I Rocani superstiti si trasferirono nel largo di Roca Nuova, che si trovava a pochi chilometri dal mare.&lt;br /&gt;Roca Nuova era formata da una porta d’ingresso, poche abitazioni, due strade, una piazza, una torre-palazzo, una chiesetta.&lt;br /&gt;Nel secolo XIX (due secoli fa) 150 persone circa abbandonarono Roca Nuova per l’epidemia della malaria e si trasferirono nei comuni di Vernole, Melendugno, Borgagne e Calimera.&lt;br /&gt;Dopo la II guerra mondiale i Calimeresi tornarono a Roca Vecchia e costruirono le case per trascorrere l’estate al mare con la loro famiglia.&lt;br /&gt;Ora nel territorio di Roca ci sono soltanto case di Calimeresi.&lt;br /&gt;Anche San Brizio, ce lo dice la sua storia, con una barca accompagnò nel nostro territorio Cordulo, un soldato che si trovava in Francia e quando lo lasciò gli chiese se conosceva il luogo. Ma dove poteva portarlo? A Roca dove vivevano i suoi.&lt;br /&gt;Da alcuni documenti risulta che nella Cappella della Madonna di Roca c’era un altare dedicato a san Brizio, distrutto nel 1911.&lt;br /&gt;I Calimeresi a Roca, che tanto amano, hanno scavato tante buche per i bambini, affinché potessero fare il fare il bagno quando il mare è agitato. I toponimi ce lo ricordano ancora: Conca di Pascariello, di donna Paolina, di Reale, la scala di Mezzomilione, il canale de Lu Mita.&lt;br /&gt;I Calimeresi amano molto il mare di Roca, perciò d’estate sono tutti lì.&lt;br /&gt;Anche San Brizio, che accompagnò Cordulo, ama il mare azzurro, limpido e bello di Roca nostra. &lt;br /&gt; ENZA GUIDO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5748454431132890268?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5748454431132890268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5748454431132890268' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5748454431132890268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5748454431132890268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/sapete-perch-la-gente-che-destate-vive.html' title='Sapete perchè la gente che d&apos;estate vive a Roca Vecchia è tutta di Calimera? (Tzerete jatì o jeno, ka o kaloceri zii sti Roka Palea, ène manechò...)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3817091787992297423</id><published>2008-01-01T16:08:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:09:24.005+01:00</updated><title type='text'>Nel paese del sole (Sto xorìo tu ìju)</title><content type='html'>Soleto.&lt;br /&gt;Paese famoso per il suo bel campanile di cui solo pochi conoscono la leggenda.&lt;br /&gt;Il popolo di Soleto racconta infatti che Messer Tafuri, grande mago, in una notte di tempesta, chiamò le streghe e i diavoli e fece costruire una torre alta e bella la più elegante che fosse mai stata costruita.&lt;br /&gt;Ma fece loro la raccomandazione che dovevano finire l’opera prima del canto del gallo altrimenti non sarebbero potuti rientrare nel mondo degli inferi, ma sarebbero rimasti pietrificati per sempre.&lt;br /&gt;All’alba il campanile era già quasi finito, solo quattro diavoletti si intrattenevano ancora ai quattro lati del campanile.&lt;br /&gt;Il gallo cantò e i quattro demoni rimasero pietrificati ai lati e non poterono muoversi più di lì.&lt;br /&gt;E sono ancora là a controllare dall’alto che tutto vada bene nel paese del sole, dei maghi e delle macare.&lt;br /&gt;ANNA ZOLLINO – SOLETO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3817091787992297423?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3817091787992297423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3817091787992297423' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3817091787992297423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3817091787992297423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/nel-paese-del-sole-sto-xoro-tu-ju.html' title='Nel paese del sole (Sto xorìo tu ìju)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7201866585118604000</id><published>2008-01-01T16:07:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:08:52.492+01:00</updated><title type='text'>Camminando sulle rovine di Roca (pratònta panu sta lisària 'tti Roka)</title><content type='html'>Un giorno quest’estate stavo con mia figlia vicino a NFUCACIUCCI, e lei volle che la portassi sul castello. Camminando piano piano tra le pietre antichissime siamo saliti sopra: tra le erbe e tra le spine apparivano lì le mura, qui una porta, lì davanti le cisterne per il grano e le sagome delle stanze che alcuni anni addietro (gli archeologi) hanno tirato fuori da sotto la terra.&lt;br /&gt;Mi sono ricordato delle storie che mio nonno mi raccontava quando ero bambino: mi parlava dei Turchi che giunsero a Otranto ed uccisero tante persone; e vennero anche a Roca, conquistarono il castello e fecero fuggire tutta la gente che viveva là.&lt;br /&gt;Mi sembrava di vedere le ossa e le teste tagliate dei Martiri che Don Grazio (riposi in pace) ci faceva vedere ogni volta che andavamo a trovarlo a Otranto.&lt;br /&gt;Mi ricordai della storia, che mi raccontava mia nonna, della Regina Isabella che stava lì nel castello di Roca; e delle preghiere che la gente di Calimera recitava per la Madonna.&lt;br /&gt;Mentre camminavamo facevo vedere a mia figlia la terra annerita dal fuoco, piena di frammenti di terracotte; e i conci di tufo rosicchiati dal tempo che una volta erano muri e porte e che oggi stanno sospesi sul mare e che sembra aspettino solo di scivolare giù.&lt;br /&gt;Siamo giunti sulla BALCONATA e mentre guardavamo la Posìa c’era un turista che veniva dal Nord e con una cartina voleva sapere dove si trovava il “Castello di Roca Vecchia” e “la Poesia con le iscrizioni antiche”.&lt;br /&gt;Sulle orecchie aveva una cuffietta per ascoltare le partite e la sera doveva andare a Melpignano per assistere al “Concerto finale della Notte della Taranta”.&lt;br /&gt;Un vermetto cominciò a intrufolarsi nel mio cervello. Ma ero un po’ frastornato: dovevo stare attento a dove mettevo i piedi per non cadere giù, e mia figlia come una “tronula” mi tempestava di domande.&lt;br /&gt;Ma il vermetto diventò idea quando vidi una grande pietra, bucata e vecchissima, che piano piano da sopra scivolò giù e cadde nel mare!&lt;br /&gt;L’idea era di scagliare anch’io un sassolino, piccolo piccolo: non in mezzo al mare, non per distruggere le antiche mura del castello; ma in una pozzanghera, in una pozzanghera grande ed immobile.&lt;br /&gt;Qual è la pozzanghera?&lt;br /&gt;La pozzanghera è che a Roca, nel Parco Archeologico, ormai da alcuni anni non si fa più niente: non lavorano più sul Castello né sulle Mura Messapiche; quelle poche stanze, che furono disseppellite anni fa, ora si sono riempite tutte di erbacce e di spine.&lt;br /&gt;Nella Posia hanno trovato iscrizioni antichissime che migliaia di anni fa gente, che proveniva da tutti i luoghi e da tutti i mari, incise per invocare il proprio dio: adesso sta tutto abbandonato e ci sono solo piccioni e letame, e puzza tanto da non potersi neppure affacciare.&lt;br /&gt;La Torre sembra che aspetti solo di crollare in mezzo al mare, e ogni anno che passa c’è un pezzo di scogliera che crolla.&lt;br /&gt;A Roca in tutti i tempi c’è stata sempre gente: Messapi, Greci, Romani, Spagnoli. Molte cose antichissime possono ancora essere dissepolte da sotto la terra e da sotto le erbacce.&lt;br /&gt;E il sassolino qual è?&lt;br /&gt;Il sassolino è questo: l’Istituto Carpitella, la Provincia, l’Unione dei Comuni, che insieme organizzano la Notte della Taranta, per questa grande manifestazione raccolgono gente da tutte le parti e reperiscono soldi, molti soldi.&lt;br /&gt;Hanno finanziato l’U.S. LECCE affinchè partecipi al campionato di serie B. Hanno fatto bene: il Lecce va in giro per l’intera Italia e sulla maglietta, insieme alla taranta, porta in giro l’intero Salento.&lt;br /&gt;Io vorrei chiedere una cosa: gli organizzatori della Notte della Taranta non possono diventare SPONSOR del Parco Archeologico di Roca? Non possono, insieme all’Università o ad altre Istituzioni, presentare un  “progetto” per sistemare la Torre, o per finire gli scavi del Castello, o per riprendere i lavori nella Posia, e dare i finanziamenti che servono?&lt;br /&gt;Più passa il tempo, meno pezzi (di pietra) rimarranno di Roca Vecchia.&lt;br /&gt;La Taranta può smuovere quella pozzanghera che altri non riescono a smuovere?&lt;br /&gt;GIOVANNI FAZZI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7201866585118604000?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7201866585118604000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7201866585118604000' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7201866585118604000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7201866585118604000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/camminando-sulle-rovine-di-roca-pratnta.html' title='Camminando sulle rovine di Roca (pratònta panu sta lisària &apos;tti Roka)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2520412936322012569</id><published>2008-01-01T16:04:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:07:26.219+01:00</updated><title type='text'>Il mutamento climatico (H κλιματική αλλαγή)</title><content type='html'>Il rapporto dell'IPCC&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli scienziati del Comitato Intergovernativo sui Mutamenti Climatici (IPCC) dell'ONU (premio Nobel per la Pace nel 2007), si sono riuniti a Valencia dal 12 al 17 novembre 2007.&lt;br /&gt;Al termine del congresso, il Comitato ha presentato il rapporto destinato ai leader politici del pianeta.&lt;br /&gt;L'avvertimento è chiaro: le conseguenze del cambio climatico possono essere irreversibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aumento della temperatura del pianeta previsto dal Comitato sarà tra 1,1 e 6,4 gradi centigradi nel 2100 rispetto al 1990.&lt;br /&gt;Ne risulterà un aumento del livello del mare dai 18 a 59 centimetri. Le ondate di caldo e le piogge torrenziali che seguiranno saranno sempre più frequenti, e i cicloni tropicali saranno più intensi e violenti.&lt;br /&gt;Il Segretario dell'ONU Ban Ki-Moon ha dichiarato :&lt;br /&gt;“Non possiamo permetterci di lasciare Bali a dicembre senza “una svolta autentica per un accordo mondiale tra tutti i paesi” “.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da parte sua, il Commissario Europeo per l'Ambiente, Stavros Dimas, dice che “La Comunità internazionale deve rispondere a quest'appello ed accettare che inizino i negoziati per un nuovo ed ambizioso accordo globale sul clima”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un anno dopo il rapporto Stern, la situazione è sempre la stessa, si costatano le stesse cose, si fanno le stesse osservazioni. Cosa farà la Comunità internazionale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Rapporto Stern&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nicholas Stern (ex capo economista della Banca mondiale), nel rapporto che ha presentato al governo inglese nell'ottobre 2006, diceva: “Se la Comunità internazionale non prende misure drastiche per combattere il fenomeno “serra”, le conseguenze del mutamento climatico sull'economia saranno paragonabili a quelle delle guerre mondiali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il costo annuale delle perdite dovute all'aumento della temperatura sarà dal 5% al 20% del PIL (Prodotto Interno Lordo) mondiale.&lt;br /&gt;Per essere più chiari: se non facciamo niente, il mutamento climatico ci costerà 5.500 miliardi di euro&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=905566272595452442#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I paesi più poveri della terra subiranno i danni più gravi. Due cento milioni di persone saranno trasferite; ne risulterà un'instabilità sociale, politica ed economica. Questa perdita “costituisce il più grande insuccesso del libero mercato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, sostiene il rapporto, se la Comunità internazionale reagisce immediatamente, il costo per evitare le peggiori conseguenze del cambiamento climatico saliranno solo all'uno per cento del PIL mondiale.&lt;br /&gt;L'impronta ecologica misura l'impatto lasciato sull'ambiente da ciascuno di noi per soddisfare i propri bisogni in campo di nutrizione, mobilità ed abitazione. Tale impronta si esprime in ettari, di superficie terrestre, pro capite.&lt;br /&gt;Si valuta che ogni europeo utilizza, oggi, una superficie di quasi dieci campi da calcio.&lt;br /&gt;Se togliamo dalla superficie totale della terra i mari e la superficie necessaria alle altre specie viventi, e dividiamo il resto per sei miliardi (sei miliardi rappresenta la popolazione attuale della terra), troviamo che ad ogni europeo spetta una superficie di tre campi da calcio.&lt;br /&gt;Dunque, se tutti gli abitanti della terra vivessero come gli europei, avremmo bisogno globalmente, per vivere, di tre terre. E si presume che nel 2050 saremo nove miliardi di esseri umani.&lt;br /&gt;Conclusione: o diminuiamo le nostre pretese o diminuiamo la popolazione della terra.&lt;br /&gt;Il rapporto indica le tre direzioni che devono prendere le politiche necessarie per affrontare il problema:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) adeguare il prezzo del carbone, petrolio, gas ecc tenendo conto del costo sociale degli effetti nocivi delle loro emissioni. I paesi che superano la quantità di emissioni loro assegnate dovrebbero pagare una quota proporzionale all’eccedenza.&lt;br /&gt;Il danno che provochiamo per ogni tonnellata di diossido di carbonio che emettiamo equivale ad almeno 85 dollari. Ma oggi questo costo è trascurato nelle decisioni prese sia dai consumatori che dagli investitori, giacché non è compreso nel prezzo di ogni merce.  Facciamo qualche esempio. Se le cipolle che vengono dal Cile, le mele dall'Australia, i gamberetti che partono al mattino dal Belgio per il Marocco e tornano sbucciati la sera, le fragole spagnole ecc. costano meno delle rispettive soluzioni locali, è perché nel prezzo finale non intervengono né le conseguenze ambientali né quelle sociali causate dal trasporto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) verso una politica per lo sviluppo di tecnologie a basso consumo di carbonio. Sulla scala mondiale, la sovvenzione della ricerca sull'energia va almeno raddoppiata e quella per lo sviluppo della tecnologia a combustione ridotta va quintuplicata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c) verso il ritiro degli ostacoli al risparmio energetico. Bisogna cioè informare, educare e convincere i cittadini del modo in cui possono affrontare i mutamenti del clima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fatti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti abbiamo sentito parlare del film di Al Gore (Nobel per la Pace insieme all'IPCC) “Una scomoda verità”, riguardo la posizione degli USA sui problemi esposti dal Protocollo di Kyoto .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sentiamo ancora i rimproveri di chi non condivide le preoccupazioni degli “ambientalisti”.Gli argomenti però si limitano a negare le conseguenze del surriscaldamento globale e del mutamento climatico. Fin adesso non è stato presentato nessun argomento scientifico che smentisse le conseguenze dell'effetto serra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, gli incendi di quest'estate 2007 nel sud europeo e le contemporanee alluvioni in Inghilterra e in India sono delle nuove prove dello squilibrio climatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta poi vedere le conseguenze catastrofiche della siccità in Grecia, dove non è piovuto da marzo a novembre. I responsabili della società idrica di Atene hanno rassicurato trionfalmente gli abitanti dicendogli : “abbiamo dell'acqua per due anni” e tutti si sono tranquillizzati. Fine agosto però sono arrivati nuovi incendi in Eubia e nel Peloponneso, e molti si sono agitati.&lt;br /&gt;Sembra che siano azioni di incendiari organizzati. D'accordo, saranno incendi dolosi. Ma il cambiamento climatico che ha fatto diminuire le piogge ha avuto un ruolo determinante nell'aspetto catastrofico di tali incendi. La siccità ha fatto sicché gli incendi si sono allargati tempestivamente e ha moltiplicato la loro forza di distruzione.&lt;br /&gt;È facile denunciare la dolosità degli incendiari, le mancanze dello Stato, la disorganizzazione ecc. Il fatto è che ogni estate in Grecia ci sono degli incendi. Quest'anno però si sono contati sessantatré morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 17 Novembre, mezz'ora di pioggia è bastata per allagare molte regioni da Komotini al Peloponneso. Torrenti catastrofici hanno portato via tutto quello che incontravano. I danni sono enormi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusione&lt;br /&gt;I cambiamenti climatici risultano dal fenomeno dell'effetto serra provocato dall'inquinamento atmosferico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò nonostante, la Comunità internazionale non prende le misure necessarie per affrontare seriamente il problema. Sembra che la distruzione totale di New Orleans non sia sufficiente per renderci coscienti del fenomeno. Forse per riuscirci ci vuole una catastrofe ancora peggiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensiamoci. Di terra ne abbiamo una sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iannis Papageorgiadis&lt;br /&gt;Novembre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=905566272595452442#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt;    Il PIL dell'Italia nel 2006 era di circa 1.500 miliardi di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'impronta ecologica misura l'impatto lasciato sull'ambiente da ciascuno di noi per soddisfare i propri bisogni in campo di nutrizione, mobilità ed abitazione. Tale impronta si esprime in ettari, di superficie terrestre, pro capite.&lt;br /&gt;Si valuta che ogni europeo utilizza, oggi, una superficie di quasi dieci campi da calcio.&lt;br /&gt;Se togliamo dalla superficie totale della terra i mari e la superficie necessaria alle altre specie viventi, e dividiamo il resto per sei miliardi (sei miliardi rappresenta la popolazione attuale della terra), troviamo che ad ogni europeo spetta una superficie di tre campi da calcio.&lt;br /&gt;Dunque, se tutti gli abitanti della terra vivessero come gli europei, avremmo bisogno globalmente, per vivere, di tre terre. E si presume che nel 2050 saremo nove miliardi di esseri umani.&lt;br /&gt;Conclusione: o diminuiamo le nostre pretese o diminuiamo la popolazione della terra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2520412936322012569?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2520412936322012569/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2520412936322012569' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2520412936322012569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2520412936322012569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/il-mutamento-climatico-h.html' title='Il mutamento climatico (H κλιματική αλλαγή)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2867058514469470755</id><published>2008-01-01T16:01:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:04:29.243+01:00</updated><title type='text'>Omeopatia: terapia che somiglia al male</title><content type='html'>Molte persone oggi quando hanno un problema di salute prendono farmaci omeopatici.&lt;br /&gt;Ma cos'è questa omeopatia?&lt;br /&gt;Quando ho studiato per diventare medico, non mi hanno detto nulla di questa medicina "omeopatica" e credo che non sia una cosa buona perchè i medici dovrebbero conoscere tutti i farmaci che si vendono per consigliare, nel bene o nel male, coloro che vengono da loro.&lt;br /&gt;Così ho voluto informarmi un po' su questa "omeopatia".&lt;br /&gt;La prima cosa che ho saputo è che non si tratta di una novità ma di un sistema terapeutico nato più di 200 anni fa, quando non conoscevamo nemmeno a cosa serviva il sangue, la bile, il cervello.&lt;br /&gt;A quel tempo osservavano con gli occhi l'uomo e inventavano teorie per siegare come nascevano le malattie e come guarivano.&lt;br /&gt;Così un medico tedesco, Samuel Hahnemann, pensò che si potesse combattere la malattia con un farmaco che induce nell'uomo gli stessi sintomi della malattia, seguendo l'antico principio "similia similibus curantur" (si cura il simile con il simile). Da qui il nome "omeopatia", dall'antica parola greca homoios (simile), da cui viene anche il nostro verbo "ammiàzo".&lt;br /&gt;Per fare un esempio, volendo curare una malattia che porta mal di testa e febbre dobbiamo trovare una sostanza che, dopo essere stata assunta, provoca anch'essa mal di testa e febbre. Poi, per creare veramente il farmaco, si prende questa sostanza e si diluisce moltissimo, perchè gli omeopati credono che il farmaco più è diluito e più è efficace. Ma non basta: per prepararlo bene bisogna scuoterlo fisicamente per caricarlo di "Lebenskraft" (Forza Vitale), così è finalmente pronto.&lt;br /&gt;Una volta era una modalità abbastanza diffusa questa per creare medicine, e qualcosa di buono ne è venuto fuori, come il vaccino del vaiolo. Ma non era un paradiso, sappiamo che la vita era breve, molti bambini morivano di malattie e non si erano trovati rimedi veramente efficaci per la malattia e per il dolore.&lt;br /&gt;Al giorno d'oggi qualcosa è cambiato: abbiamo il microscopio, la radiologia, la biologia molecolare. Conosciamo le funzioni di quasi ogni tessuto e fluido del nostro corpo, sappiamo come il nostro organismo estrae energia dal cibo e lo trasforma in carburante utile a far vivere le nostre cellule. Sappiamo da dove vengono molte malattie, causate da virus, batteri o da qualcosa che funziona male nel nostro corpo e nel nostro cervello.&lt;br /&gt;Certo non sappiamo tutto, ma sappiamo molte piccole cose che si sono dimostrate vere, dall'altra parte la grande "forza vitale" è nata e rimasta solo nella testa degli omeopati e dei filosofi.&lt;br /&gt;Inoltre sappiamo anche un'altra cosa. Per dire che una medicina funziona non basta l'opinione di chi l'ha creata o di coloro che l'hanno provata, perchè sappiamo che quando si dà dell'acqua a una persona convincendolo che si tratta di una medicina è facile che questo si senta meglio, è quello che si chiama "effetto placebo".&lt;br /&gt;Perciò oggi i farmaci che si vendono si sono dimostrati più efficaci del placebo in studi controllati. Per i farmaci omeopatici sono stati fatti pochi studi controllati e sembra che questi pochi abbiamo dimostrato che l'omeopatia fa poco o nulla più del placebo.&lt;br /&gt;Gli omeopati ribattono che coloro che hanno condotto questi studi hanno avversione pregiudiziale contro l'omeopatia e sostengono che non è così che si dimostra l'efficacia della loro terapia.&lt;br /&gt;A me personalmente l'omeopatia non inspira fiducia e talora ci vedo dietro solo un business.&lt;br /&gt;Ma su un'aspetto secondo me gli omeopati hanno ragione. Oggi i medici spesso non guardano l'uomo malato nella sua integrità: trovano la malattia, danno un farmaco per curarla, calcolano e dicono quante possibilità ci sono per il paziente di guarire o di morire.&lt;br /&gt;Ma non è questo che si aspetta la persona malata, che desidera di essere ascoltato e di essere considerato come uomo e non come malattia da curare.&lt;br /&gt;Però per fare questo non giova tornare alla medicina di 300 anni fa, basta coniugare un po' di umanitò alla scienza moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2867058514469470755?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2867058514469470755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2867058514469470755' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2867058514469470755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2867058514469470755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/omeopatia-terapia-che-somiglia-al-male.html' title='Omeopatia: terapia che somiglia al male'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2009182118946299727</id><published>2008-01-01T16:00:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:01:25.999+01:00</updated><title type='text'>Signore (Aftènti)</title><content type='html'>Addesso che è Maggio è passato è viene l’estate&lt;br /&gt;Il cavaliere straniero deve partire per la sua terra.&lt;br /&gt;Di notte sella il suo cavallo con sella d’argento&lt;br /&gt;con briglie rivestite di perle….&lt;br /&gt;La ragazza che lo ama, la ragazza che lo vuole&lt;br /&gt;Abbasatti ha gli occhi e sciolti i capelli,&lt;br /&gt;gli fa luce con una candella ed ha un bicchiere in mano,&lt;br /&gt;quante volte gli porge da berre, tante volte gli dice:&lt;br /&gt;“Portami mio signore, portami a stare con te&lt;br /&gt;cuccinero per te, accomoderò il tuo letto&lt;br /&gt;metero il mio letto vicino al tuo,&lt;br /&gt;portami, mio signore, portame a stare con te”&lt;br /&gt;Il cavaliere che la desidera, il stragniero che la ama&lt;br /&gt;baciandole la mano, cosi risponde:&lt;br /&gt;“La dove son dretto non ci sono ragazze,&lt;br /&gt;solo uomini, solo giovani vanno li”&lt;br /&gt;E lei con lacrime agli occhi lo prega:&lt;br /&gt;“Fammi vestire come te, dammi abiti di uomo&lt;br /&gt;e dammi un cavallo veloce da la sella dorata&lt;br /&gt;che io verrò con te,.come fossi un cavaliere.&lt;br /&gt;Portami, mio signore, portami con te,&lt;br /&gt;Portami, amato mio, portami a stare con te”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Theonia Diakidis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2009182118946299727?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2009182118946299727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2009182118946299727' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2009182118946299727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2009182118946299727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/signore-aftnti.html' title='Signore (Aftènti)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5159214085927867764</id><published>2008-01-01T15:58:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T16:00:38.979+01:00</updated><title type='text'>Greco Calabrese e Greco Salentino: e Alìssia</title><content type='html'>Greco calabrese:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Alìthia&lt;br /&gt;Mia vvradìa me to fengari enan àndra èrketo an din ozzìa: pos ecatèvenne zonària zonària, posso tu fènete man ghineca magni, ma chamme, manachì, me ta maddìa catevammena. “Pis iste calì jineca?” tis aròtie. « I Alìthia » ip’ecini. “Ce jatì stèkite manachì se tundin àcharon ozzìa?”. I jinèca eplàtezze ce ipe. “Echi ìcosi sècula ti èfiga se tundes ozzìe: prita oli m’egapussa ce oli eplatèggai me tin glossa tin dikimmu, tote o àthropo iton àthropo , o logo ito llogo … arte oli thèlusi to Zzema!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Greco salentino:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Alìssia.&lt;br /&gt;Ena vràdi m’o fèngo, enas àndra èrcato apò to mea-gonì: sàtti eccatèvenne, mes tus precipìziu, tòsso ìde ambrò, ecimèsa, mia mmàli ghinèca, manehìtti ce ma maddhìa limmèna. “Tis ìse, calin ghinèca?” Is ròdise. « E Alìssia », ìpe cìni. “ce jatì estèi manehìssu es tùtto mea-gonì ìu agricò?” E ghinèca mìlise ce ìpe: « èhi ìcosi sèculu ti èffia es tùtta mala-gonìa: prìta òli m’agapùsane ce òli milùsane min glòssa ti dichìmmu, tòa o àntropo ìone àntropo, o lòo ìone lòo… àrte òli dulèune to Fsèma.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La Verità&lt;br /&gt;Una sera con la luna, un uomo veniva giù da una montagna: mentre scendeva, tra i dirupi, all’improvviso gli appareve una grande donna; stava per terra, era da sola ed aveva i capelli sciolti.&lt;br /&gt;- Chi sei, bella donna? Le chiese.&lt;br /&gt;- La Verità. Disse ella.&lt;br /&gt;- E perché te ne stai tutta sola su questo monte così selvaggio?&lt;br /&gt;La donna  parlò e disse:&lt;br /&gt;Sono venti secoli che son fuggita su questi monti: una volta tutti mi amavano e tutti paralavano con la mia lingua. Allora  l’uomo era uomo e la parola era parola …  adesso tutti adorano la Menzogna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione in greco salentino di Giuseppe de Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5159214085927867764?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5159214085927867764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5159214085927867764' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5159214085927867764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5159214085927867764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/greco-calabrese-e-greco-salentino-e.html' title='Greco Calabrese e Greco Salentino: e Alìssia'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7316429464440299755</id><published>2008-01-01T15:57:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:58:12.633+01:00</updated><title type='text'>E anghèra mes' ti tàlassa</title><content type='html'>L’Aurora per specchiarsi nel mare&lt;br /&gt;ha avvicinato agli occhi la luna:&lt;br /&gt;la Luna che dall’ alto vede&lt;br /&gt;ogni fanciulla che insegue l’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sole vide l’aurora dentro l’acqua&lt;br /&gt;e si affrettò a baciarla sulla guancia.&lt;br /&gt;Lei si schernì e serrò la bocca:&lt;br /&gt;e divenne più bella chè arrossì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sole, con una fiamma di fuoco,&lt;br /&gt;la riempì di luce, per amarla!&lt;br /&gt;L’Aurora allora si tuffò nel mare!&lt;br /&gt;Il Sole tremò a darle aiuto andò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veloce nell’acqua si gettò.&lt;br /&gt;Si spense nel mare il suo splendore!&lt;br /&gt;L’Aurora tra la luce si scottò:&lt;br /&gt;annerì cocendo e venne Sera .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sobbalzò l’anima nel petto:&lt;br /&gt;si spaventò di quella notte nera!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Di Mitri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7316429464440299755?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7316429464440299755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7316429464440299755' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7316429464440299755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7316429464440299755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/e-anghra-mes-ti-tlassa.html' title='E anghèra mes&apos; ti tàlassa'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-4292761750547293048</id><published>2008-01-01T15:56:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:57:17.417+01:00</updated><title type='text'>Mes to lustro atto nerò</title><content type='html'>In mezzo alla luce dell’acqua,&lt;br /&gt;dentro la cisterna, in mezzo al buio,&lt;br /&gt;ho visto le tua bocca sorridermi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti ho desiderato con gioia&lt;br /&gt;E ti ho gridato:” Vieni!”.&lt;br /&gt;E nel secchio ti ho tirato,&lt;br /&gt;vicino per baciarti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma tu velocemente sei volata.&lt;br /&gt;Perchè dovevo muoverti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Di Mitri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-4292761750547293048?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/4292761750547293048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=4292761750547293048' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4292761750547293048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4292761750547293048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/mes-to-lustro-atto-ner.html' title='Mes to lustro atto nerò'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-6442508796571835477</id><published>2008-01-01T15:55:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:56:24.105+01:00</updated><title type='text'>Il mondo che cammina verso il tramonto (o kosmo pu pratì rtèa st'òmbi tu ìju)</title><content type='html'>noi che amiamo la lingua grika ci rivolgiamo sempre ad oriente, per trovare le radici che avevamo dimenticato o ci hanno nascosto.&lt;br /&gt;Quest’anno mi è capitato di dirigere i miei occhi ad occidente, sono partito con la mia donna che doveva raccogliere informazioni per una tesi ed abbiamo camminato a piedi nel “Camìno de Santiago”. Così si chiama la strada che fammo i pellegrini per arrivare a Santiago di Compostela, in Galizia.&lt;br /&gt;Una volta, molti secoli fa, uomini partivano da tutto il mondo cristiano (quello cattolico) per dirigersi a piedi verso la tomba dell’apostolo Giacomo, in Galizia.&lt;br /&gt;Il pellegrino che arrivava là dopo aver camminato molti giorni, abbracciava il santo che siede sulla propria tomba e andava poi alla rive del mare seguendo il tramonto del sole, nel punto più ad ovest della terra allora conosciuta, prendeva una conchiglia e si incamminava per tornare a casa.&lt;br /&gt;Con il tempo questo pellegrinaggio andò perdendosi e pochi andavano là quando il papa Leone XIII nel 1884 mandò a dire che là davvero riposano le ossa di san Giacomo. Da allora di nuovo si videro pellegrini a camminare sulla antica strada che porta a Santiago, per fare il “Camìno”, come si chiama là.&lt;br /&gt;Il fenomeno crebbe ancora di più dopo che si fece la Gionata Mondiale della Gioventù a Santiago nel 1989 e dopo che il governo della Galizia e della Spagna si accorsero del bene che poteva venire a loro dai pellegrini. Negli anni novanta fecero pubblicità, aggiustarono bene la strada e aprirono “albergues” per ospitare gratis i pellegrini. E così sono sempre di più oggi quelli che si vedono camminare dai Pirenei fino a Santiago de Compostela. Alcuni fanni più di 700 chilometri, altri di meno iniziando da più vicino. Alcuni vanni perché sono molto credenti, altri tanto per fare un po’ di trekking.&lt;br /&gt;Noi abbiamo fatto 110 chilometri e siamo partiti da Sarria il ventinove di Aprile. Arrivati là, abbiamo appreso che vuol dire “albergue”: un grande stanzone dove abbiamo dormito con altre venti persone, uomini e donne, una cucina dove ognuno poteva cucinarsi quello che voleva e un tavolo per sedere insiemi. Là abbiamo conosciuto qualche pellegrino per la prima volta: una donna della Germania che aveva camminato da sola già per più di 500 chilometri e due italiani che some noi partivano da là. La prima aveva perso il lavoro e stava facendo il “Camino” perché da molto lo desiderava, ma non sembrava farlo con tanta devozione religiosa; gli altri invece andavano perché uno di loro aveva fatto un voto quando la moglie stava per perdere il bambino durante il parto. Siccome le cose erano andate bene era partito con il padrino del figlio e stavano là, con uno zaino Invicta, pochi vestiti e nient’altro, neanche un k-way per corirsi dalla pioggia.&lt;br /&gt;La mattina siamo partiti tutti, a piedi o in bicicletta, per camminare per 23 chilometri seguendo le frecce gialle che mostrano la strada. Pioveva e ci accorgemmo che non era così facile camminare con lo zaino in spalla nei boschi, sotto la pioggia, nel fango e sulle pietre. Arrivato a Portomarìn con le gambe che dolevano dalla fatica entrammo nel primo albergue per riposarci e dividemmo la stanza con un uomo di 70 anni che si chiamava Bernàrd, vero pellegrino, che aveva camminato da solo già per millesettecento chilometri a piedi dalla Bretagna, trovando rifugio nei conventi e soffrendo il freddo là dove non c’erano né albergues né segnali né un bar per riposarsi. Lo faceva per riappacificarsi con Dio e per portare a Santiago una lista di preghiere che aveva raccolto nel suo paese e durante il cammino. Così è là, incontri pellegrini, ci dormi e mangi insieme, ascolti i desideri, i pensieri, le cose successe durante il loro viaggio e racconti le tue, poi la mattina li lasci e gli dici “Bon Camino” per partire da solo e chissà se li rincontri di nuovo e chi troverai nella camera del nuovo albergue.&lt;br /&gt;“Camino is not hotel, camino is albergue” diceva Bernard prima di dormire.&lt;br /&gt;E così abbiamo passato cinque giorni, a dire il vero non abbiamo avuto molto tempo per pensare all’aspetto religioso, con la testa impegnata dalla fatica e dal dolore, raccogliendo notizie dagli altri pellegrini.&lt;br /&gt;Abbiamo camminato così sotto il sole o la pioggia, mangiando panini con il “jamon serrano” (prociutto), polpo ed “empanàda”, una specie di pitta salentina.&lt;br /&gt;L’ultimo giorno siamo saliti a Monte de Gozo, da dove si vede Santiago e siamo discesi con due altri italiani che abbiamo conosciuto, un boy scout di cinquant’anni che aveva perso tre figli ed era stato là già altre volte e un suo amico che voleva chiedere una grazia per suo figlio di cinque anni che ancora non riusciva a parlare.&lt;br /&gt;Arrivato davanti alla chiesa che custodisce la tomba del santo, quello che chiedeva la grazia per il figlio inizio a piangere, ci siamo fermati un momento e poi siamo entrati dal “Portico de la Gloria” e siamo andati ad abbracciare il santo secondo la tradizione e abbiamo assistito alla “messa del pellegrino”.È finito così il nostro cammino e venuto il tempo di pensare a quello che avevamo passato: belli i luoghi che abbiamo visitato, le chiese ed i paesi, ma ci è piaciuta di più la gente incontrata: certo c’erano turisti nel Camino, ma ci siamo rallegrato di trovare anche qualche vero pellegrino, che portava nello zaino qualcosa che pesava più dei vestiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-6442508796571835477?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/6442508796571835477/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=6442508796571835477' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6442508796571835477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6442508796571835477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/il-mondo-che-cammina-verso-il-tramonto.html' title='Il mondo che cammina verso il tramonto (o kosmo pu pratì rtèa st&apos;òmbi tu ìju)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7564971856013961444</id><published>2008-01-01T15:54:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:55:05.141+01:00</updated><title type='text'>Parlando col mio amico Luigi</title><content type='html'>Parlando con il mio amico Luigi (di Sabatino), ho appreso che la festa di sant’Antonio era la festa in cui addobbavano le strade con i lampioni accesi. Non era per san Luigi. Facevano i lampioni, il falò e anche la cuccagna. Poi quando giungeva il giorno di san Luigi facevano un’altra festa con i lampioni che non si erano rotti o bruciati, visto che prima mettevano dentro i lampioni delle candele accese per fare luce colorata. Che lampioni? Costruivamo stelle, orologi, la luna gli aerei, le sfere e parecchie piramidi, ma i più grandi lampioni rappresentavano le navi e le stelle.&lt;br /&gt;Nessuno dei bambini aveva i soldi per comprare le canne oppure la carta colorata per i lampioni e quindi, bisognava andare a trovare ciò che ci bisognava: “dovevamo trovare la carta e le canne  e la farina di grano duro mischiato col miele per renderlo più appiccicaticcio. Potevamo prendere le canne dalle paludi di Roca, vicino alle acque, dove vivono tanti  grandi uccelli e fiori acquatici dove dicono che anno casa le Nereidi. Io credevo che quelle donne ti vengono di fronte, se tu passi vicino alle acque della palude! Credo che c’erano veramente, perchè poco più avanti c’è ancora, in mezzo al mare, un posto incantevole che chiamano “Jannàra” che a Napoli vuol dire maga. Il De Ferraris ce lo ha scritto quando ha affermato che il paese di Nardò  è stato chiamato dai Latini “ Neretum” perchè lì c’è molta acqua che sgorga da sottoterra e che quel posto fecondo era popolato dalle nereidi da cui il nome .&lt;br /&gt;La gente crede che tra le canne delle paludi ci siano le nereidi: ti ballano intorno, dopo che è passata mezzanotte e ti fanno perdere la memoria per sempre. Questo dicevano pure i greci che arrivarono qui da noi tempo addietro!&lt;br /&gt; Mi ha detto un archeologo del luogo ieri sera che, sotto il suolo di Roca ha trovato moltissimi repèrti Micenèi, anzi Minoici che sono ancora più antichi. Mi ha riferito che questo popolo abitava la nostra terra nel 1600 avanti Cristo. E questa è la notizia che ci viene da Roca.&lt;br /&gt;Parliamo di canne!&lt;a href="http://www.grikamilume.com/spitta/view.php?id=20&amp;amp;word=286"&gt;&lt;/a&gt; Le tagliavamo, poi andavamo a fare il bagno al mare, dopo cercavamo qualche anima buona che caricasse sul traino le canne per portarcele a Calimera. Per recuperare i soldi mettevamo in un piattino un’immagine di sant’ Antonio ed andavamo casa per casa a chiedere qualche monetina.&lt;br /&gt;Tra le strade, con i piedi nudi sporchi di polvere di tufo,  chè allora non v’erano le strade asfaltate.” Qualche volta mandavano me perchè ero il più piccolo, e quelli grandicelli si vergognavano a cercare, casa casa, i soldi ; c’era  qualcuna che non ci dava nulla  e ci diceva:” Vai da qui! Questo è il sant’Antonio delle ciliegie, vero?” Così mi dicevano. Dopo aver comprato la cartaoleata (rubavamo da casa la farina), cominciavamo a costruire i lampioni.&lt;br /&gt;Andavamo dentro qualche cortile più grande: allora i bimbi amavano costruire gli aeroplani, perchè ancora c’ era la seconda guerra mondiale. Legavamo con lo spago le canne spaccate in listarelle, come ci servivano e facevamo ciò che ci piaceva. Ogni strada faceva la sua festa e vi erano una diecina di ragazzini dai dieci fino ai dodici anni.&lt;br /&gt;Mi ha detto Luigi di Sabatino:” Legavamo sulle terrazze un filo che fosse un poco più resistente e poi sopraci le davamo i lampioni. Mettevamo candele dentro i lampioni e la luce ci sembrava bella dentro la cartaoleata di tanti colori.&lt;br /&gt;Poi dovevamo fare il falò ( la fòcara) e bisognava trovare le fascìne e andavamo in giro per i forni dove facevano in pane e ci davano qualche legno o un poco di fascina o foglie secche, ma noi mettevamo per il fuoco tutto ciò che trovavamo nei campi, anche  piante di rovo. La fòcara veniva accesa alle dodici della notte tutti i bambini gridavano e saltavano  vicino al fuoco. Dentro gli occhi avevamo le fiamme della fòcara quando dormivamo nel lettino e aspettavamo  che arrivasse presto ilo giorno per andare ancora  vicino alla fòcara. Poi, quando albeggiava, andavamo correndo a vedere se la focàra si fosse spenta o no. Se aveva ancora un poco di fuoco, noi tutti bambini saltavamo la focara senza bruciarci per mostrare il nostro valore. Se s’era già spenta,  saltavamo sulla focara per spegnere anche le scintille e disperdere la cenere intorno per cancellarne le tracce e tornare alla quotidianità ( alla prima mattina portavamo le scarpe, ma le toglievamo appena il sole s’alzava) e gridavamo qualche parola che non ricordo più.&lt;br /&gt;Poi cominciavamo i litigi per stabilire quale strada avesse fatto la focara più grande o i lampioni più belli. E così arrivava, dopo una settimana, la festa di san Luigi.&lt;br /&gt;Mettevamo i lampioni che erano rimasti dalla festa di sant’ Antonio, quelli che non si erano accesi e facevamo la festa del povero san Luigi che aveva il volto così pallido nella statua della Chiesa&lt;br /&gt;Madre. Ma il santo che era il maggiore era sant’Antonio e la focara, non è allora che bruciano anche le stoppie nei campi? Poi facevamo la cuccagna per sant’ Antonio e sceglievamo il palo più alto che potevamo.&lt;br /&gt; Per la verità facevano la cuccagna i ragazzi più grandi, anzi erano i giovanotti, perchè la cuccagna era cosa da grandi. Sopra vi appendevano una o due forme di formaggio, un poco di salsiccia, un fiasco di vino o un litro di rosolio che aveva fatto la nonna a casa, e qualche chilo di pasta comprata,più buona di quella che faceva la mamma a casa nostra. Spargevano tutta la cuccagna col sapone estratto dai resti dell’olio: ogni famiglia faceva a casa il sapone con l’olio sporco e il grasso delle capre.&lt;br /&gt;Ogni squadra di quattro o cinque giovanotti si sforzava per raggiungere la cima della cuccagna.&lt;br /&gt;Salivano te o quattro ragazzi sopra il giovane più robusto che doveva reggere gli altri sopra le sue spalle e quello più veloce, oppure colui che era più piccoletto si impegnava  a salire più in alto per arrivare quanto più riusciva vicino al formaggio e il vino nero di Marvasìa!&lt;br /&gt;Ma v’era il sapone che lo faceva cadere giù. Tutte le ragazze guardavano parlottando sul giovane più valoroso o di quello più bello. Prendevano coraggio e gli  dicevano qualche cosa e loro si rallegravano e facevano di più per raggiungere la cima per mostrare ciò che sapevano fare.&lt;br /&gt;Erano vestiti con una camicia bianca, pantaloncini corti e erano senza scarpe, per reggersi meglio sulla cuccagna. E molte volte, colui che era in alto ed era lì lì per raggiungere le cose buone che erano sulla cuccagna, non poteva più reggersi e cadeva giù trascinando con sè anche coloro che lo reggevano.&lt;br /&gt;La squadra che arrivava a prendere le cose buone sulla cuccagna, li dividevano fra loro oppure andavano a mangiare tutti insieme e a bere tutto quel vino una volta tanto.&lt;br /&gt;Quella festa era legata a quella di san Giovanni, che era la festa dell’estate, il giorno più lungo dell’anno!&lt;br /&gt;La notte prima che sorgesse il giorno di san Giovanni le ragazze di Calimera rompevano in un piatto pieno d’acqua, un uovo e lo lasciavano sotto la luna e la rugiada tutta la notte. Al mattino potevano conoscere il mestiere che avrebbe fatto il giovanotto che avrebbero sposato. Guardando la forma che il bianco d’uovo aveva assunto. Le giovani donne chiedevano aiuto a san Giovanni perchè lui è il santo dei compari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Di Mitri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7564971856013961444?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7564971856013961444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7564971856013961444' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7564971856013961444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7564971856013961444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/parlando-col-mio-amico-luigi.html' title='Parlando col mio amico Luigi'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3116255444592209015</id><published>2008-01-01T15:52:00.001+01:00</published><updated>2008-01-01T15:54:10.246+01:00</updated><title type='text'>Come dobbiamo scrivere in Griko: intervento di Penza</title><content type='html'>Io non ho imparato il griko dalla mamma, l’ho conosciuto dalle poesie e dai canti, mi sono innamorato di questa lingua ed iniziai ad impararla dal libro di Salvatore Tommasi “Katalisti o kosmo”. Per questo scrivo con il kappa, e scrivo “ch” per l’aspirata. Non penso che sia la migliore grafia del griko, possiamo anche scrivere con la C e senza K, oppure con il H o la X al posto di CH per l’aspirata. Però c’è qualcosa che dobbiamo tenere bene a mente quando andiamo a scegliere un alfabeto per il griko.&lt;br /&gt;Io credo che l’alfabeto del griko deve essere adatto al griko, non alla lingua italiana o al greco moderno che parlano in Grecia. Può sembrare una cosa scontata, ma forse non lo è.&lt;br /&gt;Una volta avevo scritto nella mailing-list Magna Graecia che credevo che fosse una cosa buona scrivere il griko con i caratteri greci, ma scrissi anche che non potevamo pensare di farlo adesso che il griko si perde.&lt;br /&gt;Oggi già sono pochi coloro che possono leggere il griko scritto con i caratteri latini, figuriamoci quanti saranno quelli che possono leggerlo con i caratteri greci: se vogliamo fare qualcosa per dare un po’ di vita al griko dobbiamo iniziare dall’alfabero latino.&lt;br /&gt;Ma quale alfabeto latino? Alcuni dicono quello che tutti conoscono avendolo imparato a scuola, fatto per la lingua italiana; altri dicono che si scriva come il greco moderno traslitterato in caratteri latini.&lt;br /&gt;Io credo che si debba trovare un alfabeto per il greco salentino, adatto a far sì che si mostrino le parole ed i fonemi che escono dalla bocca di quelli che parlano greco salentino, non italiano o neogreco.&lt;br /&gt;Certo sarebbe meglio scegliere caratteri più “popolari” ma credo che non facciamo un peccato prendendo qualche carattere “straniero” (non è poi così straniero oggi il K) oppure dando un altro suono ad un carattere o gruppo di caratteri italiani.&lt;br /&gt;Per me ogni suono della lingua grika dovrebbe trovare il suo posto nella grafia. L’alfabeto deve adattarsi alla lingua, non dobbiamo credere che nisogna stiracchiare la lingua perché si adatto all’alfabeto.&lt;br /&gt;Altra cosa che si deve ricordare è he oggi si scrive con la tastiera del computer e qui si vendono tastiere per la lingua italiana, per cui sarebbe meglio scegliere caratteri che si ritrovano in questa tastiera.&lt;br /&gt;Poi c’è un principio che secondo me va mantenuto quando si sceglie l’alfabeto: un segni scritto deve leggersi in un solo modo e un suono pronunciato deve scriversi solo in un modo.&lt;br /&gt;Molte lingue non seguono questa legge, nel neogreco ci sono molti modi per scrivere la “i”, perché hano mantenuto l’antica etimologia nella scrittura. Io credo che quando si sceglie un alfabeto nuovo, sarebbe meglio evitare ogni fonte di confusione in modo che la scrittura sia lo specchio della parola.&lt;br /&gt;Così questi devono essere secondo me le fondamenta della scrittura del griko:&lt;br /&gt;-         la grafia deve essere adatta alla lingua, non deve la lingua adattarsi per entrare in un alfabeto fatto per un'altra lingua.&lt;br /&gt;-         Deve essere facile scrivere il griko con il computer.&lt;br /&gt;-         Ogni suono (fonema) deve avere la sua scrittura (grafema), ogni carattere deve leggersi con un suono solo.&lt;br /&gt;io ho iparato a scrivere K per kòkkalo, C per ceràsi, Ch per chèra e credo che non sia così difficile per chi legge capire che la CH non va letta come in italiano “chiesa”. Ma non ho problemi a scrivere còccalo, ceràsi, hera.&lt;br /&gt;Basta che non si confonda niente.&lt;br /&gt;Invece quello che non mi va bene è scrivere con lo stesso modo due suoni che non sono affatto uguali.&lt;br /&gt;In griko e nel dialetto romanzo esiste un “SC” molto corto che non è affatto uguale allo “SC” di scena: kàscio, sciòko…. Io credo che sia meglio trovare un sistema che dia a questo fonema un suo posto nell’alfabeto griko. Quello che si vuole: sh, sj, cj, sç, ç, š, dj… o altri grafemi, basta che non ci si confonda (“sh” si potrebbe confondere con s+aspirata nel caso scrivessimo H per l’aspirata).&lt;br /&gt;Altri fonemi che per me non si dovrebbero confondere sono il TS/TZ come “tsalìdi”, “tsekànno” e il DZ/Z come “zoì”, “zòsi”, “fonàzo/fonàzzo”. Non è la stessa cosa, devono essere mantenuti distinti.&lt;br /&gt;Qualcuno scrive “z” quando è dolce il suono, “zz” quando è aspro, io credo che sia meglio scrivere “TS” o “TZ” quando è aspro e “Z” quando è dolce.&lt;br /&gt;Quando lo “TS” viene dal greco antico Y “ps” o X “ks” in qualche paese viene pronunciato “fs/ss” (martano) o “sc” (Zollino e talora Castrignano). Sarebbe bello trovare una grafia che possa unificare questa diaspora di ts/fs/ss/sc però forse rischiamo anche di confondere le cose, meglio che si veda il fonema di ogni paese.Altro problema per me sono le parole che finiscono per S e N, consonanti finali che sembrano scomparse ma in realtà spesso si nascondono nell’assimilazione alla consonante che segue, ma questa è un’alra storia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3116255444592209015?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3116255444592209015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3116255444592209015' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3116255444592209015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3116255444592209015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/come-dobbiamo-scrivere-in-griko_778.html' title='Come dobbiamo scrivere in Griko: intervento di Penza'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8660580131409928575</id><published>2008-01-01T15:52:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:53:45.949+01:00</updated><title type='text'>Come dobbiamo scrivere in Griko: intervento di Penza</title><content type='html'>Io non ho imparato il griko dalla mamma, l’ho conosciuto dalle poesie e dai canti, mi sono innamorato di questa lingua ed iniziai ad impararla dal libro di Salvatore Tommasi “Katalisti o kosmo”. Per questo scrivo con il kappa, e scrivo “ch” per l’aspirata. Non penso che sia la migliore grafia del griko, possiamo anche scrivere con la C e senza K, oppure con il H o la X al posto di CH per l’aspirata. Però c’è qualcosa che dobbiamo tenere bene a mente quando andiamo a scegliere un alfabeto per il griko.&lt;br /&gt;Io credo che l’alfabeto del griko deve essere adatto al griko, non alla lingua italiana o al greco moderno che parlano in Grecia. Può sembrare una cosa scontata, ma forse non lo è.&lt;br /&gt;Una volta avevo scritto nella mailing-list Magna Graecia che credevo che fosse una cosa buona scrivere il griko con i caratteri greci, ma scrissi anche che non potevamo pensare di farlo adesso che il griko si perde.&lt;br /&gt;Oggi già sono pochi coloro che possono leggere il griko scritto con i caratteri latini, figuriamoci quanti saranno quelli che possono leggerlo con i caratteri greci: se vogliamo fare qualcosa per dare un po’ di vita al griko dobbiamo iniziare dall’alfabero latino.&lt;br /&gt;Ma quale alfabeto latino? Alcuni dicono quello che tutti conoscono avendolo imparato a scuola, fatto per la lingua italiana; altri dicono che si scriva come il greco moderno traslitterato in caratteri latini.&lt;br /&gt;Io credo che si debba trovare un alfabeto per il greco salentino, adatto a far sì che si mostrino le parole ed i fonemi che escono dalla bocca di quelli che parlano greco salentino, non italiano o neogreco.&lt;br /&gt;Certo sarebbe meglio scegliere caratteri più “popolari” ma credo che non facciamo un peccato prendendo qualche carattere “straniero” (non è poi così straniero oggi il K) oppure dando un altro suono ad un carattere o gruppo di caratteri italiani.&lt;br /&gt;Per me ogni suono della lingua grika dovrebbe trovare il suo posto nella grafia. L’alfabeto deve adattarsi alla lingua, non dobbiamo credere che nisogna stiracchiare la lingua perché si adatto all’alfabeto.&lt;br /&gt;Altra cosa che si deve ricordare è he oggi si scrive con la tastiera del computer e qui si vendono tastiere per la lingua italiana, per cui sarebbe meglio scegliere caratteri che si ritrovano in questa tastiera.&lt;br /&gt;Poi c’è un principio che secondo me va mantenuto quando si sceglie l’alfabeto: un segni scritto deve leggersi in un solo modo e un suono pronunciato deve scriversi solo in un modo.&lt;br /&gt;Molte lingue non seguono questa legge, nel neogreco ci sono molti modi per scrivere la “i”, perché hano mantenuto l’antica etimologia nella scrittura. Io credo che quando si sceglie un alfabeto nuovo, sarebbe meglio evitare ogni fonte di confusione in modo che la scrittura sia lo specchio della parola.&lt;br /&gt;Così questi devono essere secondo me le fondamenta della scrittura del griko:&lt;br /&gt;-         la grafia deve essere adatta alla lingua, non deve la lingua adattarsi per entrare in un alfabeto fatto per un'altra lingua.&lt;br /&gt;-         Deve essere facile scrivere il griko con il computer.&lt;br /&gt;-         Ogni suono (fonema) deve avere la sua scrittura (grafema), ogni carattere deve leggersi con un suono solo.&lt;br /&gt;io ho iparato a scrivere K per kòkkalo, C per ceràsi, Ch per chèra e credo che non sia così difficile per chi legge capire che la CH non va letta come in italiano “chiesa”. Ma non ho problemi a scrivere còccalo, ceràsi, hera.&lt;br /&gt;Basta che non si confonda niente.&lt;br /&gt;Invece quello che non mi va bene è scrivere con lo stesso modo due suoni che non sono affatto uguali.&lt;br /&gt;In griko e nel dialetto romanzo esiste un “SC” molto corto che non è affatto uguale allo “SC” di scena: kàscio, sciòko…. Io credo che sia meglio trovare un sistema che dia a questo fonema un suo posto nell’alfabeto griko. Quello che si vuole: sh, sj, cj, sç, ç, š, dj… o altri grafemi, basta che non ci si confonda (“sh” si potrebbe confondere con s+aspirata nel caso scrivessimo H per l’aspirata).&lt;br /&gt;Altri fonemi che per me non si dovrebbero confondere sono il TS/TZ come “tsalìdi”, “tsekànno” e il DZ/Z come “zoì”, “zòsi”, “fonàzo/fonàzzo”. Non è la stessa cosa, devono essere mantenuti distinti.&lt;br /&gt;Qualcuno scrive “z” quando è dolce il suono, “zz” quando è aspro, io credo che sia meglio scrivere “TS” o “TZ” quando è aspro e “Z” quando è dolce.&lt;br /&gt;Quando lo “TS” viene dal greco antico Y “ps” o X “ks” in qualche paese viene pronunciato “fs/ss” (martano) o “sc” (Zollino e talora Castrignano). Sarebbe bello trovare una grafia che possa unificare questa diaspora di ts/fs/ss/sc però forse rischiamo anche di confondere le cose, meglio che si veda il fonema di ogni paese.Altro problema per me sono le parole che finiscono per S e N, consonanti finali che sembrano scomparse ma in realtà spesso si nascondono nell’assimilazione alla consonante che segue, ma questa è un’alra storia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Penza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8660580131409928575?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8660580131409928575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8660580131409928575' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8660580131409928575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8660580131409928575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/come-dobbiamo-scrivere-in-griko_01.html' title='Come dobbiamo scrivere in Griko: intervento di Penza'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-331880052502823774</id><published>2008-01-01T15:51:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:52:44.444+01:00</updated><title type='text'>Come dobbiamo scrivere in Griko: intervento di De Pascalis</title><content type='html'>Più che come, con quale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di cominciare a parlare sarebbe buona cosa mettere alcuni paletti.&lt;br /&gt;E quindi, più che come, con che cosa, con quale alfabeto è opportuno scrivere?&lt;br /&gt;Si deve scrivere con l’alfabeto italiano?&lt;br /&gt;Dobbiamo scrivere con un alfabeto straniero?&lt;br /&gt;Almeno per questo che la pensiamo tutti allo stesso modo.&lt;br /&gt;Non ho la certezza, ma credo che, interpellati, tutti sceglieremmo l’alfabeto italiano.&lt;br /&gt;E l’alfabeto italiano è composto da ventuno lettere. Per le parole straniere, molte volte si ricorre alle lettere J, K, Y, W, e X.&lt;br /&gt;Per le parole straniere.&lt;br /&gt;Adesso, quando siamo tra di noi possiamo fare ciò che vogliamo e ognuno può scrivere come vuole. Ma con il giornale non è la stesa cosa.&lt;br /&gt;Dobbiamo tener presente che il giornale lo possono leggere tutti. E le persone ogni giorno leggono con le ventuno lettere dell’alfabeto italiano.&lt;br /&gt; E ciò che ci dice la gente e che trova difficile leggere “i Spitta”.&lt;br /&gt;Per questo dobbiamo mettere attenzione a non fare le cose ancora più difficili.&lt;br /&gt;Dobbiamo allora mantenerci, quanto più possiamo vicino a ciò le persone sono abituate a vedere quando si mettono a leggere.&lt;br /&gt;Il giornale disseminato di “K” non agevola tutto questo&lt;br /&gt;Un giornale, dove “ch” non si pronuncia più col suo suono, inganna colui che legge. Mi sembra, avete presente quella canzone di alcuni anni fa che faceva, con grande arroganza, “fatti più in là”? Ecco così mi sembra!&lt;br /&gt;Per questo, credo, che dobbiamo scrive, finché lo possiamo fare, con le lettere dell’alfabeto italiano, lasciando stare “gli altarini” come stanno. Senza cambiare niente, ripeto, finché ciò è possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutto ciò le mie proposte sono le seguenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“H” per l’aspirata. E’ sufficiente questo perché tutte le lettere rimangano al    proprio posto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“J” per le parole come: ghèjo, àjo, ecc..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il suono “ZZ”(z aspra) io proporrei:&lt;br /&gt;Quando tutti i paesi pronunciano allo stesso modo (azzumpò, ammazzìti, pezzonno, ecc.),  scrivere “ZZ”.&lt;br /&gt;Quando le parole provengono dal ”cs” o dal  “ps” (psomì, csìlo, ec.),&lt;br /&gt;i paesi che pronunciano “zz” come Sternatia, che scrivano “ts” o “tz” ( si scelga un modo);&lt;br /&gt;i paesi che pronunciano “SS” o “Fs” che scrivano “fs”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Pascalis.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-331880052502823774?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/331880052502823774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=331880052502823774' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/331880052502823774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/331880052502823774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/come-dobbiamo-scrivere-in-griko.html' title='Come dobbiamo scrivere in Griko: intervento di De Pascalis'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-65432424333899472</id><published>2008-01-01T15:50:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:51:34.705+01:00</updated><title type='text'>Taranta nuovo dio (Taranta cinùrrio teò)</title><content type='html'>Per quello che io sapevo e per quello che ancora ricordo, riterrei che  “La Notte della Taranta” non abbia niente a che vedere con il fenomeno delle tarantate.&lt;br /&gt;Il ballo  della pizzica era il ballo della gioia, della festa, delle belle notti estive sull’aia. La pizzica la ballavano tutti. Grandi e piccoli. Giovanotti e signorine. Sull’aia, nelle case.&lt;br /&gt;La Tarantata era esclusivamente donna. La Tarantata ballava il dolore. I sussulti, il contorcersi del corpo rappresentavano delle grida. Grida di aiuto. Grida di aiuto al mondo, alla gente, ai santi. A san Paolo.&lt;br /&gt;La Tarantata ballava la solitudine. A Galatina. In piazza di fronte alla chiesa. Dentro la chiesa. La Tarantata ballava per San Paolo.&lt;br /&gt;San Paolo guariva. San Paolo proteggeva.&lt;br /&gt;E le genti ogni ventinove  di giugno andavano a far visita a San paolo.&lt;br /&gt;Andavano le tarantate per chiedere la grazia e ci andava l’altra gente per pregare il Santo per proteggerla dal morso del serpente e dal morso della Taranta.&lt;br /&gt;E andava mia madre. Si univano diverse amiche e andavano a Galatina. A piedi. Io non la vidi mai partire. Si alzavano la mattina presto, molto prima del sorgere del sole, e andavano. La vedevo quando ritornava, ma non l’aspettavo mai con molta gioia. Eppure ritornava sempre con qualche cosuccia per noi piccolini. Ma io avevo paura per ciò che mi doveva raccontare. E ci raccontava delle tarantate: buttate per terra, come si contorcessero, come riuscissero a passare attraverso i pali delle sedie, come si arrampicassero sull’altare. E fare attenzione perché si avventavano sulla gente vestita con abiti un po' più appariscenti. E poi, ancora, per devozione dovevi attingere e bere l’acqua da un pozzo collocato all’interno della chiesa e pieno di serpi.&lt;br /&gt;Non era un racconto, era la verità! Ed era tanta la paura, tanto il dolore, il patos che avvertivo, che bastava che mi passasse dalla mente o udire il nome Paolo per sentirmi a disagio.&lt;br /&gt;Adesso ogni estate, ci sono diversi anni, qui in Grecìa Salentina  si tiene una manifestazione chiamata “Notte della Taranta”: in ogni paese si tiene un concerto, e si chiude con un megaconcerto a Melpignano, dove si raccolgono migliaia di persone per ascoltare gente, artisti, che vengono da ogni parte a cantare al suono della pizzica. La gente si diverte. I giovani non vanno trovando altro. Passare la notte  tranquillamente. Ballare senza pensieri fino al mattino.&lt;br /&gt;Sono notti di gioia, di risa. Sono notti felici.&lt;br /&gt;Quanto costano, quanto valgono queste manifestazioni? Non importa. Abbiamo diritto pure noi ad aver parte al debito pubblico.&lt;br /&gt;Ma cosa ha da spartire tutto questo con la paura della taranta? Con il dolore della Tarantata? Dove sta nascosto san Paolo?&lt;br /&gt;Mischia tutto e commetti peccato. Mischia tutto e arrechi danno. Mischia tutto e non si capisce più niente. Mischia tutto e recidi le radici.&lt;br /&gt;Forse sarebbe stato meglio chiamarla  “notte della pizzica”. Nessuno avrebbe potuto dire niente.&lt;br /&gt;Forse.&lt;br /&gt;E se le cose no stessero proprio cosi? E se al giorno d’oggi la vita non è poi così bella, cosi spensierata, cosi felice come può sembrare? E se la gente si sentisse sola più di una volta? Imbrogliata dalla vita che non mantiene ciò che promette? Con i soldi che non sono sufficienti per tutto il mese? Con i giovani che non riescono a trovare un lavoro? E’ possibile che si cerchi di scaricare la rabbia con la pizzica?&lt;br /&gt;Morsicati dalla globalizzazione balliamo. Balliamo la pizzica. Balliamo la pizzica per esorcizzare il male. Balliamo la pizzica la notte della taranta.&lt;br /&gt;Balliamo per la Taranta, nuovo Dio.&lt;br /&gt;Può essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Pascalis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-65432424333899472?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/65432424333899472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=65432424333899472' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/65432424333899472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/65432424333899472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/taranta-nuovo-dio-taranta-cinrrio-te.html' title='Taranta nuovo dio (Taranta cinùrrio teò)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1439970278951123740</id><published>2008-01-01T15:47:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T15:50:15.327+01:00</updated><title type='text'>Mietitura e Trebbiatura (Terìmmata ce alònimma)</title><content type='html'>Il sole dell’estate fa il mare splendente con colori un po’ azzurri e un po’ verdi, e i campi con le spighe di grano sembrano d’oro.&lt;br /&gt;E’ arrivato giugno con il suo caldo ed in alcuni luoghi arriva il tempo delle messi; anche in Salento ed in Grecia. In Puglia ci sono molti campi in cui matura ottimo grano duro, conosciuto in tutta Italia; nel Salento con la farina di questo grano si fa la pasta e delle belle friselle, che la mia amica di Calimera ogni tanto mi invia tramite posta. Le preparo con olio, pomodori, poco origano, formaggio e diventano golosissime.&lt;br /&gt;Di Friselle ce ne sono di diversi tipi in Grecia, ma quelle del Salento sono migliori.&lt;br /&gt;Il Grano (Triticum sp) e l’orzo sono le prime piante che l’uomo coltivò migliaia di anni addietro e nella storia hanno rappresentato il più importante cibo del mondo.&lt;br /&gt;Nell’antica Grecia e nell’antica Roma si raccontava che  Triptòlemos sia stato il primo uomo a cui Dèmetra, dea della terra, abbia dato il seme e l’aratro e gli insegno ad arare e a seminare. Era ancora piccolino quando lo incontro Dèmetra. Lo amò e lo allevo come fosse suo figlio e gli insegno ad essere un uomo buono e retto che sappia intendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Gli diede inoltre un carro d’oro  volante  e lo mando per il mondo ad istruire le genti a seminare.&lt;br /&gt;Sino a pochi anni fa, quando ancora non c’erano  macchine gli uomini aravano la terra, il più delle volte con una coppia di buoi, e seminavano; mietevano con la falce; con le bestie, cavalli e buoi, trebbiavano il grano.&lt;br /&gt;Mia madre, che quando  era  giovane, sull’isola di Rodi, andava alcune volte con i suoi fratelli a trebbiare, mi ha raccontato delle tradizioni legate a questo avvenimento e mi recitò alcune canzoni che le donne cantavano mentre si trebbiava e che si assomigliano a quelle della Grecia Salentina:&lt;br /&gt;Vorrei saper dove stai trebbiando,&lt;br /&gt;per mandarti un bel fazzoletto&lt;br /&gt;per asciugare il sudore che ti scende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                  ********&lt;br /&gt;In mezzo alle spighe di grano vieni!&lt;br /&gt;Nessuno ci vede&lt;br /&gt;All’infuori delle stelle e della luna&lt;br /&gt;E non diranno niente quelli lì.&lt;br /&gt;Molte delle vecchie tradizioni  i ragazzi non le conoscono affatto. I grandi non le insegnano ai loro  piccoli. La vita era una gran fatica per i nostri avi. In quel tempo le persone si recavano a mietere quando il grano era maturo iniziando dall’alba quando, il gallo cominciava a cantare, fino a sera. Ogni famiglia aveva le proprie messi, però quelle che avevano molti campi chiamavano atri uomini per lavorare.&lt;br /&gt;Gli uomini quando tagliavano i grano facevano dei manipoli li legavano con lo stesso grano e li lasciavano per terra. Dietro di loro passavano i “jermitari” che gli raccoglievano e facevano il covone. Venti covoni  costituiscono la biga di grano.  Lo disponevano in bighe se pioveva, altrimenti se c’era il sole lo disponevano più diritto (aperto) affinché si  seccasse fino a quando lo trasportavano vicino all’aia pulita e lo ammassavano in grandi bighe.&lt;br /&gt;Per trebbiare, facevano girare le bestie sull’aia con una pietra legata dietro che passando sopra il grano sfregando le spighe. C’era anche un altro uomo che con la forca rivoltava le spighe finche il grano non era trebbiato per bene ed era pronto per essere ventilato.&lt;br /&gt;Liberata l’aia dal grosso della paglia, alzavano con le mani o con una pala di legno il grano mischiato con le reste e con la paglia sottile e lo lasciavano affinché venisse ventilato.&lt;br /&gt;Le reste volavano col vento mentre i semi del grano  ricadevano sull’aia. Tutto ciò non si poteva fare se non soffiava abbastanza vento. Successivamente il grano trebbiato e ventilato veniva setacciato  e veniva tolto il loglio (zizzania).&lt;br /&gt;Nel caldo di giugno e di luglio, coloro che lavorano le messi, a mezzogiorno, si rifugiavano nella fresca ombra della quercia vallonea e li sotto mangiavano e si riposavano. Il mangiare consisteva in fagioli cotti, verdure, cipolla dell’orto, pane, formaggio ulive ed acqua fresca. Le donne parlavano e chiacchieravano, e le giovanette ridendo contente pensavano alla festa che si faceva a fine lavori: “il capucanale”.&lt;br /&gt;Poche spighe di grano non venivano tagliate, venivano lasciate nei campi perché le cogliessero le  giovinette. Con queste spighe si intrecciavano forme di bambole di cuori e di pettini. Venivano legate con filo colorato e poi, portate a casa, venivano appese al muro per tutto l’anno. Sono antiche tradizioni greche che stanno a significare che nelle spighe è custodita la forza della nascita del grano, che si mantiene vivo nella casa e porta benedizione per le semine dell’anno a venire.&lt;br /&gt;Altra tradizione era la seguente: quando finiva la mietitura sull’ultimo covone tutti gli uomini mettevano la loro falce una sull’altra e inginocchiati recitavano una preghiera per il buon grano e per l’abbondanza che aveva dato la terra. Prima che  le falci venissero riprese un uomo aspergeva  d’acqua le  teste dei mietitori e le loro  falci  come segno di benedizione affinché ci fossero abbondanti piogge per la semina del prossimo anno.&lt;br /&gt;Il “Capucanale” l’ offriva la padrona di casa a tutti parenti e a tutti coloro che avevano partecipato ai lavori di mietitura. Si faceva festa con musica e balli, molto vino e molto cibo. Bisognava cucinare anche qualcosa fatto con la farina del grano in onore alla terra: maccheroni, pane di grano, “pittule” e dolci come le “cartellate” con sopra il miele; molta verdura e, dagli alberi, frutta fresca.&lt;br /&gt;Nella mitologia della antica Grecia, Dèmetra era la madre della terra e del grano, però il dio Apòllona era colui che custodiva i campi e gli alberi e così quando finiva la mietitura veniva fatto a lui dedicato un ringraziamento, gli veniva offerto grano cucinato con dentro  della frutta.&lt;br /&gt;Primi di Apòllona facevano la stessa cosa per il dio Sole.&lt;br /&gt;Dopo la trebbiatura veniva impastato il primo pane , “thàrgalos”, con la nuova farina e veniva offerto in onore a Dèmetra.&lt;br /&gt;Nell’antica Roma dove vi era la festa di Ceriala, la gente faceva dei piccoli pani sempre in onore di Cères (Dèmetra).&lt;br /&gt;Nel paese di mia madre ancora oggi si fa questo pane con il segno della croce sopra(stavròtsomo),  lo lasciano la notte vicina alla fontana e la persona che lo trova sarà fortunato, poiché farà buone semine l’anno prossimo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                “Buone cose hai fatto, buone parole hai? Detto&lt;br /&gt;                                oggi rallegrati; come hai seminato, mieterai”&lt;br /&gt;                                                                                               Aprile           &lt;br /&gt;                                                                                             traud.313&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1439970278951123740?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1439970278951123740/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1439970278951123740' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1439970278951123740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1439970278951123740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2008/01/mietitura-e-trebbiatura-termmata-ce.html' title='Mietitura e Trebbiatura (Terìmmata ce alònimma)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-6839116020066739779</id><published>2007-04-10T23:40:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:41:47.206+01:00</updated><title type='text'>O màscia Ernesto Arpile mas èfike (Giovanni Fazzi)</title><content type='html'>Motti ìmone pedài ce èkanna i quarta elementare (milò tse triantapènte chronus ampì), jà ena chrono o Ernesto Aprile irte na mas masi o Griko.&lt;br /&gt; Emì on ennorìzamo già jatì Cino èkanne skola es mian àddhi klassa, ce tsèramo ka ìone ena Màscia all'antica: os pedacìo dikùttu os màttenne puru na meletìsune m'o libro panu `pu kau; na vàlune ta chèrria es prima, seconda, terza, quarta; ce motti us èvaddhe es kastìgo, ìchane na pune GRAZIE, andè `e' tus èkanne makà na jurìsune sto banco (ce mia forà iu èndesa puru evò).&lt;br /&gt; Itto chrono irte na mas kami masìmata tse Griko.&lt;br /&gt;  Quai tòssonna m'òrkutte sta `nnù ta pràmata pu o Ernesto Aprile mas èmase, ce ta lòja pu lèane cini pu telùsane na màsome kàjo Inglese, makà Griko.&lt;br /&gt; Ancora sìmmeri piànno o quaderno tse griko, o'nnìtto, ce leo: o Ernesto Aprile ìone ena kalò Màscia, ce i glossa grika in vasta sti kardìa. Cino `en mas èmase manechò lòja grika, traùdia, poesie ce mante. Jà pronò prama mas èmase o ALFABETO GRECO.&lt;br /&gt; Depòi mas ègrafe ta lòja grika m'on alfabeto latino ce m'on alfabeto greco; mas èkanne na ta meletìsone sekùndu meletùne sìmmeri stin Grecia; ce mas ele passo lòo pos to lèune sìmmeri stin Grecia. Cino o'ffònaze VOCABOLARIO FRASEOLOGICO COMPARATO.&lt;br /&gt; Evò leo ti tui ìone mia òrria idea: jatì iu cino mas èkanne na noìsome ka o griko ene mia mali glossa, ma rize ce pòddia stin glossa greca palèi, ce ka ene aderfì tis glossa pu milùne sìmmeri stin Grecia. Iu evò `ncìgnasa na gapìso in glossa pu milùsane e mànamu ce o ciùrimu, ce `ncìgnase na mu piacètsi na meletìso ta gràmmata grika ce greca.&lt;br /&gt; Dopu kampòssu chronu pirta e’ LLuppìu sto Liceo Classico, ce ta pràmata pu m'òmase o Ernesto Aprile mu `ndiàstisa: evò già ìtsera on Alfabeto Greco ce nòona ola ta lòja pu stèane grammèna panu sto libro tse Greco.&lt;br /&gt; Ce `ssadìa `ssadìa e agàpimu j'in glossa grika jètti panta plèo mali.&lt;br /&gt; Arte ka o Ernesto Aprile `e' ton echi pleo, evò tèlisa na gratso utta diu pràmata, makà na kamo enan epitàffio, o na pò lòja tosso jà pì. Ma jatì m'ùrtane a'tta fiddha ti kardìa jà ena mea Kristianò ce kalò Màscia pu gàpa poddhì in Glossa Grika.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-6839116020066739779?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/6839116020066739779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=6839116020066739779' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6839116020066739779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6839116020066739779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/o-mscia-ernesto-arpile-mas-fike.html' title='O màscia Ernesto Arpile mas èfike (Giovanni Fazzi)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7624783113176531750</id><published>2007-04-10T23:38:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:40:47.832+01:00</updated><title type='text'>O fzemerosi (Ernesto Aprile)</title><content type='html'>Utto traùdi tu Ernestu Aprile ene mia chàri i zoì. Ene grammèno jin pronì forà panu 's utto Jornàli. Irte charιtomèno attu dicùttu n'o cratèsume stannù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O FZEMEROSI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O meàn cittìsi to pronò pornò&lt;br /&gt;klàsti&lt;br /&gt;me sta jèja xerùmena ta piculàcia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orria kulùrria&lt;br /&gt;Nàttane me ‘s to xòrto ta lulùdia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ce àtton ìjo&lt;br /&gt;O krusàfi&lt;br /&gt;Pukalùtte  èmbenne&lt;br /&gt;Ce plùsia zze zoì&lt;br /&gt;Èkame&lt;br /&gt;Passio pràma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi  kalìn emèra&lt;br /&gt;Spittàrizze&lt;br /&gt;I psixìmmu!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Aprile&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7624783113176531750?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7624783113176531750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7624783113176531750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7624783113176531750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7624783113176531750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/o-fzemerosi-ernesto-aprile_10.html' title='O fzemerosi (Ernesto Aprile)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7414854190000269012</id><published>2007-04-10T23:37:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:38:04.030+01:00</updated><title type='text'>Jatì e' na gràtsome grika (Paolo Di Mitri)</title><content type='html'>Pu kampòssu chrònu evò mu pao rotònta jatì e’ na milìsome grika ce jatì e’ na to gràtsome. Ti mas dulèi àrtena na pame votònta na vrìkome tinò pu ma sozi milìsi o griko pu mia forà?&lt;br /&gt;Oli mas lèune ka o griko èffie, ka o grìko en sòzi fortòsi ola ta lòja ka ndiàzutte na milìsome tin glòssa. E glòssa sbìnnete appu en ti milùme pleo!&lt;br /&gt;Ene kàjo na màsome on anglicò, mas lèune e ciuri ce e mane pu àrtena.&lt;br /&gt;Poddhì en tèlune na kùsune tìpoti tse grico ce kànnune lòja na mi màsune ta pedàciato o griko sti skola. Es Sulìtu telùsane na to guàlune atti skola!&lt;br /&gt;Ma en etsèrune ka ambrò ‘s cinu, appu stin Galatìna (Appetro) ìchane na kàmune in aklisìa is Aja&lt;br /&gt;Kristìna, o vèscovo èkanne na pune lutrìa manechò e patèri atti Aklisìa pu sti Romi, ce cini pu tin lèane grika en ti sòzan’ plèo pì. Ja tuo  sti Galatina en milùne pleo grika. Ce e sulitàni kànnune kundu e galatinèsi.&lt;br /&gt;Pesànane quasi oli cini pu màsane ìttin òrria glòssa atti mànatto. Artena spìccetse olo to tikàmimma? Sòzome klìsi ì pòrta attin glòssama mia forà jà panta?&lt;br /&gt;O enna milìsome ce na gràtsome grìka ja ta anitsìama? Jà cinu ka enna zìsune ankora kampòssu chronu? Jà ta pedàcia ka en to kùone pleo ‘s kanè topo? Ma emì o kùsamo o griko, o kùsane t’atèrfiama, ce ta tsatèrfiama! Emì to noùme, puru ka forsi en to milùme kalà.&lt;br /&gt;Soggèste ka èchi kanèna ka to noà, ma ka e glòssa u kombònnete no milìsi. O grìko, evò pistèo ka o kùsamo àppu jennìsimòsto, puru ka en to milùsamo; puru ka e mànama ce o ciùrimma mas milùsane dialetto, jatì ìchamo na màsome mia glòssa tsèni ce na pame na polemìsome es chòma tsèno, kundu mas èle o De Gasperi. E' mas to milùsane e dikìmma, ma o kùamo passo forà ka e mànama mìli mo ciùrimma ce mi mana mali, ce mo pàppomma. O kùsamo pàsso forà ka en ìchamo na noìsome a lòja tse malu. Ma emì to màsamo o stèsso, jatì ces to jèmamma echi o stesso jèma ka o ciùri ce mana mas vàlane pròppi na jennisùme. Olo cino ka ìchamo arte ste ce pai, ce mas finni manechìmma?&lt;br /&gt;Ce allora jatì enna milìsome grika?&lt;br /&gt;En no milìsome ja ma! Dèje ja ta pediama ce ja t’anitsìama. Manechò ja ma!&lt;br /&gt;Posso jèno mu jèla motti ìbbio na doko e pronì " I Spitta"! O jèno ka noà ce milì grika, cherèsti na dì pù echi quaissàtto ka gràfi grika. A màddia tu jelùsane tse nostalgìa, jatì, ‘mpì sta lòja grammèna, torùsane ti mana mali ce o pàppotto, ka pesànane chronus ampì.Min glossa grika cini nostìsane  ankòra tin agàpi ka us nastìse. Kampòssi ìrtane na mu pune ka tsèrune pràmata palèa, na gràtsome sto jurnàlimma, ce a màddiato jelùsane tse chàri ce fènato ena dàmmi. Ce poka,jatì e’ na gràtsome grika? Ja cìnu ka 'ncora o noùne, ja cinu ka o tsèrune ce è to milùne jatì en èchune tinò na tos rispundètsi.&lt;br /&gt;Echi jèno ka echi pìna no kusi ce na milìsi ma ma, an emì u dìome mia okkasiùna na milìsune grika. Ce pòkka, pòa ene ka e glossa grika enna pesàni? Zìi pànta. Ros p’ èchitinò pu gapà ni milìsi, ce ka mas lei kalimèra ce kalinnìtta, passo forà ka toriomèsta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7414854190000269012?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7414854190000269012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7414854190000269012' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7414854190000269012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7414854190000269012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/jat-e-na-grtsome-grika-paolo-di-mitri_10.html' title='Jatì e&apos; na gràtsome grika (Paolo Di Mitri)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7841428505037421330</id><published>2007-04-10T23:31:00.002+01:00</published><updated>2007-04-10T23:37:16.797+01:00</updated><title type='text'>Visisetèmma (Francesco Penza)</title><content type='html'>Sekùndu ìdato ‘ttù sto giornàli-ma passosèna echi mian adèa dikì-ttu atti’ kkajon grafìa tunìs òrria glossa, ma soggèste èttase o cerò na jaddhètsome ena sistèma kalò ja olus emà. Visìsetèmma na vrìkome a’ kkalò sistèma na gràtsome grika, mbiètsete enan gramma lèonta pos enna gràtsome ja sà: còccalo o kòkkalo? Kecci o checci? Maddhìa o maddrìa? Chartì, hartì o xartì? Tsomì, tzomì, zzomì o fzomì (ja ta chorìa pu e’ lleune sciomì o ssomì)? Ce fonàzzome, fonàzome o fonàdzome? Èchete mian adèa ja na gràtsome to sc kondò ‘pu “kàscio”, “kanòscio”, “sciòko”? Gràtsete puru jatì tèlete na grattì sto sistèma dikòssa, jatì e’ kajo ce vàlete skupò na mi’ kkombostùne ta gràmmata u alfabètu dikùssa, an gràfete ch ja chartì e’ to sòzete gratsi ja checci!&lt;br /&gt;Gràtsete poka ‘ttù:&lt;br /&gt;Redazione “i Spitta”&lt;br /&gt;Via Principe Umberto 22&lt;br /&gt;73025 Martano (LE)&lt;br /&gt;spitta-web AT grikamilume DOT com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7841428505037421330?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7841428505037421330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7841428505037421330' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7841428505037421330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7841428505037421330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/visisetmma-francesco-penza_10.html' title='Visisetèmma (Francesco Penza)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3509099699220694188</id><published>2007-04-10T23:31:00.001+01:00</published><updated>2007-04-10T23:31:40.515+01:00</updated><title type='text'>Appu èttazze o Karniali (Paolo Di Mitri)</title><content type='html'>Appu èttazze o karnìali, e tìammu ce e mana màlimmu piànnane ena spàrgano aspro ce m'on vàdddhane panu, na me ndìsune tse majo. Ena sciàllo tse matàtsi, ena asciàti tse chartì asimègno ce me ndìnnane tse vèskovo.&lt;br /&gt;Evò ìbbione depòi mes ti straa, ce ìbbio' fèonta na me kanonìsi o jeno 'mpì sti strittula a'tto spìtimmu. Depòi ibbio' na vriko i benettànima ti tsiamu Ndata,  aderfì ti mali-mmu. Oli ìsan cherùmeni na me dune ce me rotùsane: /" Tse ti ndìsi?// Ti ène ìtto pràma òrrio pu vastà panu sti ciofàli?"/. Ce èvò: /"Tse veskovo ime ndimèno, e' torìete?/" Ce cine jelùsane, ce mu lèane: /" Ah! //Ste ce piannì kalì stràa! Ma esù e' na masi na pì lutrìa, kui? In etsèri i lutrìa latina?"// . " In etsèro già/ ", èlon'evò: /"a' telìsi su lèo òli, ma loja ka lei o kierikètto ce puru cìna u patèra /"." Allora se sòzzun kami pu t'àrtena, an etsèri na pì lutria es latino. Dèla na su filìso o dattilìdi vloimèno a'tti chèra-ssu. O vastà o dattilìdi? Den to vastà? Ce pokka ti vèskovo ise? //". "Mino, mino! "/ m'ole e tsaterfì ti mànammu ka ìone deka chrònu plèo mali ka mèna. Ce m'èkanne ena dattilìdi m'o chartì tse ciocculàta.. S'emèna en mu vàddhane màskere sto muso, manechò mu mavrìzzane o muso ma ta kràuna na mu kàmune lio barba ce o mustài: lio masciarìa.&lt;br /&gt;Puru e mali ndìnnatto majo. Ma evò us farìamo, jatì isan mali mali ce mu fènatto  poddhì àscimi.&lt;br /&gt;Ichan asciàdia màvra ce kazzu làrgu , ce cini ka ìsan 'ndimèni tse jinèka, pìane mès anke tseputimmène: ce evò, ka èkanna o kierikètto 'ntropiàzzamo n'e do iu, jatì pìstone ka isan' jinèke. Fonàzzan mes ti stra ce kànnan rebàtto. Kulusùsan cino pu fruntèane ma ena chrondò sti chera. Ce cino ìbbie fèonta jatì farìato na mi' tu klàsune i ciofàli. Iche cinu ka ndìnnatto, àntrepi ce jinèke, ce ca pìane tuzzèonta stes porte ce lèane: /"// C'è permessu pe li màsci?"./ 'Pu essu nìttane o scuro a'tti porta ce cini tuzzèane plèo poddhì ce kanna' rebàtto, E jinèke kànnane sia ka farìatto , ma depoi, o àntrepo a'tto spiti ènitte ce, an ennòrizze kanèna ‘cittu màju, us èkanne n'àmbune.&lt;br /&gt;Cini kuntèane lio teatro ce kànnane puru na faristùne cinu a'tto spiti. Kanèna , forsi ka ìone 'namurao pus kammìa kiatèra ka este ecì, ìbbie ce èkanne ka i fìli. Ce cini klìnnato, ce jèla, però. Ta paddhikària a'tto spiti, telùsane na nnorìsune kanèna a'ttu maju, ce  pelìatto panu sta vizzìa pu cinu ndimènu tse jinèka, ce ta sìttane mes ta chèriato. An ecìni ìsane àntrepi, ta fìnnane na sìtsune, andè skostèatto ce, fonàzonta, sìrnatto n'ampì!&lt;br /&gt;Ettazze poi e mali petti, ce tròamo trippa sto tsukkàli, ka marèato kau sto kantùna, a'tto pornò ros ti misciamèra. Tròamo puru lio n'ammatsìti ce e mali pinnan' lio krasì. Appu èttazze o vrai, dopu in aklisìa, jurìzamo essu ce o pappo preparèato na mas kami o kannarùto. E'gguaddhe o giakko ce èmene manechò m'o kurpètto ce o mai. E mana mali èguaddhe t'agguà purmistà ce èffie i skorza. Ma lìo sfìgomma, kreme en'agguò ce o pàppommu t'òbianne. S'emèna mu dènnane us vrachiònu ampì sti seddia ce mu dènnane puru t' ammàddia  m'o makkalùri n' aspro. O pàppomu allora kùkkie t’agguò vrammèno 'mbrò sta chìlimu ce evò ènghizze n'o dakkàso, an ìtela n'o fao. M'o kùkkie panu sti mitti, panu sto frontìli, panu ste garzèddhe ce, kammia forà puru ambrò st'attìa. Evò èsirna i ciofàli ce stràonna olo to sfondìli, na soso fai itton agguò ka ìone prama kannarùto, j'itto cerò. Ce icha na valo skupò na mi' chaso i ciofàli ce na doko lattè, andè t'agguò e' m'o dìane pleo. Depòi, appu strakkèamo kalà  kalà, itt' agguò m'o vàddhane 'mbrò sto lemò ce e mana mali o e mànamu, m'o kratènnane m'i chèrato, ce iu ,depòi, t' ùsozza dakkàsi, cherùmeno. Depoi èmbenne kau e aderfìmmu, ma cinì e' tin dènnane t'amàddia m'o makkalùri, andè farìato; ìche manechò na stasì ma t' ammàddia klimmèna. Sti ciuriacì, èttazze o Karnìali. Cino èdre pànta ma màli pina ce e cilìa u prìsce ce ste tu skiàtte. Mes t'ammatzìti, ce e sardìzze, kremammène sto sfondìli, o karniàli lamentèato ce fònazze ka ste pesìniske. E Jinèke u fonàzzane ce u pelùsane òle tes kàtare.&lt;br /&gt;"Is tu èddie, is to krài,&lt;br /&gt;Is pu èle:&lt;br /&gt;" àsto na pài!"&lt;br /&gt;Iso màro karcerào&lt;br /&gt;Iche mìnonta kundannào!"&lt;br /&gt;O vàddhane panu s'ena traìno, o panu stu nomu tos antròpo ce ton pìan pèrnonta sti mesi ce mes' te stràe. O karniàli ìone tse karpàmi, ce ndimèno màvro ,m'in glòssa  rodinì kremammèni. Poddhè  forè, o karnìali ìone en'àntrepo lio chrondò tse ciofàli, ce cinù u piace n'o pàrune panu stu nomu os addhò. Depòi u sìrnane us kazzu, u dìane tàfaro stu musu, u sìrnane i mitti, ce kànnane ka klèane, ce u sìrnane t'attìa, ta chìli ce a maddhìa. 'Mpì cìno ìche ole te jinèke ka klèane ìtto karniàli: klèane jatì iche spiccètzonta olo to fai ce to pi. Ce sikkòmu o karniàli ìche pesànonta, ìche na ftàsi e saragostì, ce oli ìchan na stasùne nistichì ros to Paska. Evò rikordèo, tàppu ìmone poddhì kecci, ka mia forà, quài ampària mala mala o pian pèrnonta panu sto traìno, ce farìamo n'on do, ce e mana màli me kràtenneia' tta chèrria , ce m'èsirne 'mbròsti, na mi pao kau sta poddia tos amparìo. E quarèmme ìsane e aderfè tu karnìali ce o klèane. Depòi stes tèssare stràe, kumbònnane ecì mèsa o karniàli, ce o klèane mapàle, pleo poddhì. Mes ta dàmmia ce e fonè, tzumpèane ce kànnane sia ka chànnane i ciofàlitto. J'i pena ka ste pesìniske, u dìane àddhe lattè, ce o sìrnane pu passòn mero. Ole ma ta makkalùria mavra sti ciofàli ce, ma 'cìna àspra sta cherria, reputèane o maro karniàli. Dopu lio cerò, meletùsane o testamènto u karniàli pesammèno. Oli tramàssane, jatì o karniàli ele ole tes alìssie ka o jeno en iche muso na pì mes ti mesi. E jinèke ka ìchane kammìa na crifìsune, farìatto; ce puru is ìche mia addhi jinèka, on ènghizze na kami ti e' kui, o ka den noà. O vrai oli pìane èssuto ce tròane pleo poddhì, jatì st’avri èttazze e nistichì saragostì, 'ndimèni màvra, m'o rangi kremammèno san aràtti, ma tosse pinne òrnisa kremammène poss'ine es addomèe pròppi o Paska.  Fèane mia  pinna pàss' addomà  ce ìu metrùsane o cerò ka èmene j'ìn emera to vaìo.   Motti èttazze o Paska ce e paskarèddha, mas dìane e kuddhùre ma t'agguà ,ce pìamo na kàmome o Rìo ston an Vito, mes ta mbropalèa poràdia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3509099699220694188?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3509099699220694188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3509099699220694188' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3509099699220694188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3509099699220694188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/appu-ttazze-o-karniali-paolo-di-mitri.html' title='Appu èttazze o Karniali (Paolo Di Mitri)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7894171010255504966</id><published>2007-04-10T23:30:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:31:05.554+01:00</updated><title type='text'>O Paulinu</title><content type='html'>Puru feto, sakùndu olu tus chronu, i’ triti tu Karnevàli mes ti mesi ‘pu Martignana pèsane o PAULINU.&lt;br /&gt;I’ misciamèra iche ena mea kònsulo me trippa ce krasì.&lt;br /&gt;O vrai o’ klàtsane e jinèkatu e Nina, o Cumparo, e Cummara ce olo to jeno.&lt;br /&gt;O Arcangelo ‘Ntoni ekkatèke deputao a’ttin anghèra ‘mbiemmèno a’tto Paraìso.&lt;br /&gt;Depòi oli kàmane mia mali jortì: kàtsane o’ Paulinu sti focara ce fane trippa ce pezzettu, morsu ce satizza, pìnnonta tosso òrrio krasì.&lt;br /&gt;I’ ciuriacì tu Karnevàli, ‘nvece, jètti e SFILATA ti GRECìA SALENTINA.&lt;br /&gt;Poddhì jeno èttase apù kalùtte na dì us CARRU ce us GRUPPU ndimènu tse màsciu.&lt;br /&gt;Piàkane o’ pronò premio tse pentacòsce euru a pedàcia a’tte skole ‘pu Martignana ndimèna tse Demògna ce Angelu ti DIVINA COMMEDIA, m’o’ Dante, o’ Karonte, o’ Lucifero ce m’us Aju a’tto Paraìso.&lt;br /&gt;O CARRO pu èsire o pronò premio tse chìje pentacòsce euru ìone ‘pu Kurse ce ìggue SULLE ORME DELL’ULTIMO BURRONE.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7894171010255504966?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7894171010255504966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7894171010255504966' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7894171010255504966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7894171010255504966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/o-paulinu.html' title='O Paulinu'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8692059732719279873</id><published>2007-04-10T23:29:00.002+01:00</published><updated>2007-04-10T23:30:41.319+01:00</updated><title type='text'>Io mia fforà e bòlla (Giuseppe De Pascalis)</title><content type='html'>Io mìa fòra. Iù encìgna o cùnto tu attexùddhi. Mìa forà jacài cìo ca o cuntò ìbbie lèonta ìstiche poddhì macrèa na sòsi jettì. O cùnto ìone an ìpuno ce ja tùo  fse fsùnnito ìsoze èste manexò macrèa macrèa sto cerò. Ce e bòlla, jo attexò, ìsoze èste èna ìpuno manexò. Ttexò ettù estèi jo ghèno, òlo to jèno, ambrò st’àddho mèro, ecì  pu ìxe o plùssio, o signùri.&lt;br /&gt;Ttu càu ìne permèna  mìam milìa min Nìna ce mon Nardùccio atta pràmata tu Pascàtu.&lt;br /&gt;Ce milònta eguìcane pràmata ca pùru u nànni is Nina, ce e Nìna en ene plèo mian xiaterèddha, u fànisa spirì stravà.&lt;br /&gt;E saracostì ìone ceròn nìstio. Crèa, ce tìpoti pu ìsoze mirìsi fse ftinà: tirì, avguà, ecc .., esòzato fài.&lt;br /&gt;Cìo pu ècanne tùo emàrize, ècanne amartìa. Eclanne ‘a ppàtto jenomèno mo Tteò.&lt;br /&gt;Mòtti espìcce carnivàli ce encìgne saracostì o ghèno èplinne calà calà tes furcìne vàddhonta scupò na min mìnune macà minòmata fse tùtta pràmata mes sta dòntia, jatì o nìstio ìxe na jettì es to càddhio.&lt;br /&gt;Es t’àddho mèro ìxe us signùru. Tùi evoràzan i bbòlla. E bòlla ìone mian tàssa ca tùi eccutèan stin agglisìa ce ma tùi sòzan fài cìo pu tèlane.&lt;br /&gt;Sta mèsa ìxe us patèru ca a ‘ss èna mèro predichèane na pracalìsi ce na vastaftì  sacùndu cìo pu èle e agglìsia  atton àddho e’ tos vromùsane  us ssòrdu  ce  pulùsane bòlle cinò pu es sòzane   voràsi.&lt;br /&gt;Ce pos erregulèatto tùi mo ffài ène poddhì fanerò, canì o provèrbio ca mas ìpe o Linàrdo  milònta a’ ttùtta pràmata: ” Adèrfia es tin agglisìa, macà es to zzuccàli”.&lt;br /&gt;Nina:&lt;br /&gt;Lèane ca canèa signùri eccùte o ppatèra nu sòzi fìi amartìa afse cìo pu emàrize.&lt;br /&gt;Mìa forà o bonànima tu nànnimu ìstinne sti mmassarìa tu Chiòferu (Teòfilu) .&lt;br /&gt;Allòra tòa ste mmassarìe ìxan ton affìtto. Però ìxan pùru e pprestaziùne: ìxan na pàrun tòssu càddhu, tòssu chìlu tirì, tòssa arnìa, tòsse rricòtte, tòssa agguà ecc.. . Mòtti èstase i Màli Prassaì ìxan na pàrun to rùxo jacài èstaze Pàsca. Allòra o nànnimu, efòrtose o traìno, ca o padrùna ìstinne es Sulìtu, ca ìan o Carrozzìni pu Sulìtu, efòrtose òlo to rùxo ce pìrte sto padrùna. Mòtti èstase ecì o patrùna ìpe...&lt;br /&gt;Arte, tòa, en è ca ìbbìe c'èrcatto sacùndu àrtena mi mmàjina, ca lèi: na! mìan òra, pào c'èrcome.&lt;br /&gt;Eperne mìan ghiurnàta na taràssis attu Chiòferu ce na pài ce n'àrti apu Sulìtu. O padrùna ìpe: àrte, giacchè ca ìrtato, emènete, etròte ettù ce depòi pàte.&lt;br /&gt;Ma!, ìpe o nànnimu, cài sacùndu tèli.   &lt;br /&gt;Ipe o padrùna: esì emarìzete o enghìzi na sas marèfsune canèa pràma?. Jacài ìan Mmàli Prassaì ce ècanne amartìe.&lt;br /&gt;Linardo:&lt;br /&gt;Tòa òlo to ghèno  erispètte i lèggi na mi marìsune.&lt;br /&gt;Nina:&lt;br /&gt;Ipe o nànnimu, me ccalè manère: signorìno, cìo pu tròis esù etròme emì.&lt;br /&gt;Nde, ìpe cìo, esì e' ssòzete fài cìo pu tròme emì, ca emì, ìpe,  na sòsome fài cìo pu tèlome es òli tti quarèsima eccutème i bòlla.&lt;br /&gt;E bòlla ìane mìa tàssa.            &lt;br /&gt;Stin agglisìa e patèri epprofittèane ce cànnan na cuttèfsun ti bbòlla e signùri. Cìni o t'ùxane ce tèlan pùru n'o ffàne. A ttoxùddhia en eccùten tìpiti, ce e' ssòzan faì tìpoti.&lt;br /&gt;A ttexùddhia  na min marìsune eplènan pùru e furcìne.&lt;br /&gt;Mòtti spìcce carnivàja eplèna te ffurcìne na min mìni canèa spirìn gràsso. Però cìni ca ìxane eccutèan ti bbòlla ce sòzan fài cìo pu tèlan.&lt;br /&gt;O nànnimu tòsson èmine. Ipe: allòra ìus ène? E signùri, mu ssòrdu, eccutène ce sòzun pùru fài,  a ttoxùddhia e' sòzan fài ca e' t'ùxane,  ma pùru ca t'ùxane e' sòzan ccutèfsi, ce allora..&lt;br /&gt;Pènsa ca t'agglisìa tòa approfìtte pùru pu pàu stu xrondù, pa stu propretàriu, epprofìtte na sfruttèfsi pùru i tàssa na ccutèfsun na fàne.&lt;br /&gt;Ciseppi:&lt;br /&gt;Ce e patèri ti tròane?&lt;br /&gt;Linardo:&lt;br /&gt;E patèri, depòi e’ ttus tòri tinò, "”fratelli in chiesa”, elèan cìni, “ma non in pignata”".&lt;br /&gt;Ciseppi:&lt;br /&gt;E mànamu pànta mu èle ca mìa forà pìrte na pàri i ricòtta sto pàtera es Cascignàna, embìche cèssu, ce ìone quarèsima, ce ìde òlo o calò tu Cristù. Ce ìpe: meh!                               &lt;br /&gt;Ipe o pàtera: ros e' cordònnese.....sozi fài pànta.&lt;br /&gt;Nina:&lt;br /&gt;Ma o fàtto essèri pos ìane? Ca già cìni t'ùxane ce o tròane ros e' cordòsane, a ttoxùddhia quàsi quàsi ca mènan          tin occassiùna atti quarèsima na mi fàne, ca, spìri ca e' t'ùxane ce a spirì min scùsa atti quarèsima,  pùru ca t'ùxane, sparagnèan pùru canèa cuddhurài, ja mòtti espìcce i quarèsima.     &lt;br /&gt;Allòra ècanne mia stràda ce dìo servìziu.&lt;br /&gt;Ti e agglisìa ècanne ùtta pràmata en e’ ppràma cinùrio. Pòsse “indulgenze”epulise?&lt;br /&gt;Sòzome pì ca o Berluscòni en fsesciòpase tìpoti mus  “condònu”.&lt;br /&gt;Anzi mes bòlle e patèri ìone e protinì ca càmane es “schede prepagate”. Efelùsan ros o Pàsca, depòi es ìsoze mbelìsi.&lt;br /&gt;Ciseppi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8692059732719279873?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8692059732719279873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8692059732719279873' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8692059732719279873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8692059732719279873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/io-mia-ffor-e-blla-giuseppe-de-pascalis.html' title='Io mia fforà e bòlla (Giuseppe De Pascalis)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-4634680473835468491</id><published>2007-04-10T23:29:00.001+01:00</published><updated>2007-04-10T23:29:41.064+01:00</updated><title type='text'>E Passiuna tu Kristù (Giovanni Fazzi)</title><content type='html'>“Ce kalì mera, ce na sas pò ...”&lt;br /&gt;Iu ‘ncignà E PASSIUNA TU KRISTU’, ka proi èrkato kantalimmèni in addomà proppi na ttasi e Ciuriacì tos Vaìo es ola ta chorìa grika. O jèno in èmene, ce kundu ìggue i fisarmonica pu ‘ndali, ègguenne ‘pu essu ce ìbbie na kusi o traùdi tu Kristù. Dopu poddhì cerò pu ‘en èrkato plèo kantalimmèni, arte èchi kampòssu chronu ka mapàle stes agglisìe o mes ti mesi  i’ssòzome kusi. Chronus ampì cini pu kantalùsane èrkatto ‘pu Martana, ‘pu Koriana, a’tti Chora. Diu travudùsane ce ena ‘ndali i fisarmonica. Pìane ‘ndimèni ma kazu ce kurpetto mavru ce ma ena mai aspro. Vastùsane ena klaro tze alèa, mia rota, ce kremammène tosse figurine tze àju ce kapisciole tze ola ta kulùrria. Pìane votònta es ola ta chorìa, ce puru mes ta koràffia ce ste massarìe. Mènane sti mesi, ce ecì pu ìche ena largo o tèssare strae. Ce travudùsane i Passiùna. I’ kratènnane oli sta ‘nnù, jatì ‘en ìone grammèni; in ìchane màsonta kùonta us addhu. Passon èna i’ kantàli sto griko dikòttu, ma ta lòja ìsane cina. O traùdi ene makrèo pleo pi atzìnta strofe; passo strofa echi tèssaru versu, diu novenariu ce diu dekasillabu, alternàu. E rima ene alternài. Ce puru e musica ene alternài: mia strofa ene ‘ndalimmèni m’o “tono maggiore” ce in addhi m’o “tono minore”. Kantalùsane mia strofa ja ‘na, ce kànnane panta o ritornello, o nomèni o ma mia “controvoce”.&lt;br /&gt;E musica diàenne a’tto tono maggiore sto tono minore jatì ìu èkanne na kustì ce na fanì kàjo to diaì a’tti passiuna, a’tto pono ce a’tta dàmmia tu Kristù, sti charà ce sti zoì cinùrria ti Resurreziùna. Puru ta agguà pu cini jurèane ìsane o simài tu Paskàtu, jatì èrkutte sto pì ka e zoì jennìete mapàle ce oli e kristianì jennìutte sti sarvaziùna. Jà tuo ta agguà vàddhutte puru stes kuddhùre. An meletìsome sadìa sadìa ole e’ strofe, mas èrkete sta ‘nnu e Via Crucis ce mas fènete sia ti kulusùme e’ stazziùne. E pronè strofe milùne a’tti Sarvaziuna pu ‘ncignà motti o Angelo cheretà i Maria. Depòi echi o Giuda pu pulì o Kristò; us Ebreu pu kànnune kunsìjo; o Petro pu ‘nneghèi o Kristò; o  Kristò pelekimmèno sti kulònna; i sentenza tu Pilatu; o Kristò pu perni o stavrò; i Maddònna pu pai votònta na dì o pedìtti; o Kristò panu sto stavrò; in Agonia; i Maddònna kau sto stavrò m’o Kristò pesammèno; i Resurreziùna. O traùdi klìnni me lòja tze charà: “Ce aska mèscia a’tt’argalìo ... Ce aska mèscia a’tta kannulàcia ...” ine e strofe pleo norimmène pus olo to traùdi. Arte cini pu travudùne prakalùne o Kristò, evloùne on gaddho, cheretùne olo to jeno pu stei ortò, ce jurèune kanèna turnìsi o kanènan agguò. Sta chorìa pu ‘en milùsane grika, èrkato nvece kantalimmèno o SANTU LAZZARU, ena traùdi en dialetto pu ‘ncignà lèonta E BONA SERA A QUISTE CASE A TUTTI QUANTI MO L’ABITANTI. Milì a’tto Lazzaro pu o Kristò on èkame na resuscitètzi, a’tti Marta ce a’tti Maddalena, a’tto Giuda pu pùlise o Kristò. O traùdi klinni jurèonta agguà o addha pràmata tze fai, ce prakalònta o Kristò ce us Aju na dòkune es olo to jeno sitàri, krasì, kofìne ce mattre panta gomàe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-4634680473835468491?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/4634680473835468491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=4634680473835468491' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4634680473835468491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4634680473835468491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/e-passiuna-tu-krist-giovanni-fazzi_10.html' title='E Passiuna tu Kristù (Giovanni Fazzi)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-2938227016743642410</id><published>2007-04-10T23:28:00.001+01:00</published><updated>2007-04-10T23:28:59.601+01:00</updated><title type='text'>Chrònika (Aprili 2007)</title><content type='html'>E Unione dei Comuni della Grecìa Salentina ce Galatina (Appetro) stiàstisa na polemìsune antama ja diu chronu jo sviluppo, ncignònta atto turismo c’i’ kultura. I città t’A’ Petru ene pronta n’àmbi puru sti’ Fondazione Notte della Taranta. O Luigi Sergio, presidente tis Unione, ipe ti arte pu ìmesta pleppi 90000 kristianù e’ pleo’ facelo n’âchome sordus attin Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Apèsane o Cosimo Surdo, o martanò jennimeno sto 1915 pu èzise e’ Kalimera ce ìbbie kantalònta panta ti pitsika pu gàpa poddhì. I fonìttu ìrte registràta ce èmine san dokumento attin glossa grika ce atti’ mmùsika popolare. I “pizzica di Cosimino” vrìskete ankora sta CD pu pulìutte sta chorìa ‘s pa’ jortì o kuncerto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attin 9 stin 11 flearìu sonaturi ce studiusi vrèsisa stin Athìna, Grecìa ja ‘nan ankòntro m’o tìtulo “i griki ‘ffruntèune us griku”. Pìrtane ‘cì o Roberto Licci, Luigi Garrisi, Paola Petrosillo, Giovanni Avvantaggiato ce Margherita D’Amelio. Stin Grecìa jennisi enan gruppo pu kui “Encardia” ce kantalì traùddia grika derentinà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I’ mmali prasseì stes trì dopu misciamèra stin aklisìa ‘pu Kalimera o patèra don Pippi Guido ipe lutrìa milònta grika ce prakalònta grika. Kantalìsane puru ta traùddia p’ôgratse o Papa Mavro Cassoni. Iche ‘cì o’ Salvatore Tommasi, om Brizio Tommasi ce Daniele Palma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A’tto 21 Martìu ros to 1 Avrilìu es ola ta chorìa ti Grecìa Salentina e Unione èkame ta travùdia ti Passiuna tu Kristù. Feto na travudìsune ftàsane a’ttin Grecìa Salentina, apù addha merèi tis Italia, ce puru a’tti Kòrsika, a’tti Spagna, a’tto Portogallo,  a’tto Cipro ce a’tti Kreta.&lt;br /&gt;Iche mia rassegna cinematografica ce ena convegno tematico.&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://www.cantidipassione.it/"&gt;www.cantidipassione.it&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-2938227016743642410?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/2938227016743642410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=2938227016743642410' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2938227016743642410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/2938227016743642410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/chrnika-aprili-2007_10.html' title='Chrònika (Aprili 2007)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8968479352779133393</id><published>2007-04-10T23:27:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:28:10.021+01:00</updated><title type='text'>E kuddhure tu Paska (Theonia Diakidis)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Diammèno o nìstio attì’ màli Sarakostì, ftàzzi e mera u Pàska ce oli i kristianì atto’  kòsmo kànnune jortì. To jèno cherùmeno pài sti chòra ecì pu jennìsi, mes sto jèno ka o nàstise, na dì us fìlu-ttu ce òlu tus dikùttu, na fài ma cìnu ta plèo kàjio pràmata ka sòzune kàmi ja fài, ce puru na cherestùne ce na piastùne. E tradiziune tu Salentu ìne quasi ìse ma cìne àttì’ Rodi Grecia. Puru ecì kànnune ja tris òrrie emère tin jortì u Pàska ce sfàzun t´arnàcia ce ta attìnnune sto fùrno o ‘ttòtsu , ce kànnune puru poddhà glicèata.&lt;br /&gt;E jinèke ancignùne proppi na ttàsi o Paska, ce kànnune poddhà marèmata ce te "kuddhùre" ("auggùddhe" sti Dodekaneso) janomène mo zumàri glicèo ce apànu m´agguà vammèna rodinà. Echi poddhè’ forme tse kuddhùre, èchi cìne ka pànu vastùne manechò èna agguò: o afìdi m´agguò sto’ lemò, kaddhùtsi  m´agguò kàu sto fterò, ce o panarèddhi  me sta mèsa t´agguò rodinò. Echi puru o ottò ma diu agguà, san ecìno ka kànnun àrtena sti’ Kalimera. Pùru sto’ Martana ce sti’ Kalimera, sta chrògna palèa, dìane os annamurào  ti’màli  kuddhùra ma dekatrìa  agguà kùndu lèì o traùdi: "Ce depòi su kanno mia kuddhùra ce s´ afìnno panu sto limbitàri".&lt;br /&gt;Itti’ mali kuddhùra i’kànnane  sti’  Rodi poddhù chrònus ampì ce jènete puru àrtena, ce o suscètto (to vattimèno) i’charizi u nùnnu. O zumàri glicèo ène jenomèno mo’ zùkkaro, alài, alèvri ce prozimi. Plàzune o zumàri ce kànnune mia corda (scinì) ce ma tùi kànnune ena kuturùsci. E kuddhùra ce pa’ simài pu vàddhune apànu, èrkutte sto pi: Cirkulo,  simài ti’ zoì; stavrò sta mèsa j´us kristianù; ta agguà ta rodinà, ka sòzun este apù dèka ros pettìnta, èrkutte sto pì ka e zoì diaènni fèonta, ma e´ pesèni mai, jiurìzi ampì  matapàle, èrkete puru sto pì ka èttase e Primavera mìan àddhi’ forà; kèccie akonèddhe pagane ka ìne o simài u afidìu, o"Offion", ce u peristèru (i’ ( palomba) ka kùi "Evrinòmi" ka ìone e teà jà ola ta pràmata u kòsmu.  E palèi, sti’ mitologia, mas lèune ka  Evrinòmi ce Offion kàmane o’ kòsmo. O kùnto lei ka e Evrinòmi ìone ena poddhìn òrrio koràsi pu gàpise on Offion. Ecìni jètti palomba ce kulùsise on Offion ce stàsisa nomèni rìspu cìni jènnise èna agguò. Sto tsemeròsi, motti o Offion ìstike ce èplonne e Evrinomi èffie. O Offion o ftechùddhi ka ancora agàpa ìtti’ pàlomba, estàsi ma t´ agguò-tti. To sciòpase mo sòma-tu ce to tèrmane rìspu t´agguòn annìsti. Ce apù cèssu  eguìke o kòsmo...&lt;br /&gt;O nùnno, alìes emère proppi na ftàsi o Pàska, kànni o panìri u suscèttu. Mìan emèra proppì o Paska, o suscètto pèrni ti’mali kuddhùra sto spìti tu nùnnu, tin vàddhun apànu sti banca (trapèzi) o ti’ kremàzune sto tìcho ni’ torìsì  o jèno ka diaènni, rìspu e’ ti tròne.&lt;br /&gt;Kalò Paska!!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8968479352779133393?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8968479352779133393/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8968479352779133393' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8968479352779133393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8968479352779133393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/e-kuddhure-tu-paska-theonia-diakidis_10.html' title='E kuddhure tu Paska (Theonia Diakidis)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-4223976483111257010</id><published>2007-04-10T23:26:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:27:32.825+01:00</updated><title type='text'>Paparine (Theonia Diakidis)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sto Jennàri chlorà ce triferà ìne ta fìddha i’kkiànta i’ ppaparìna ( pu kui “paparùna” stin Grecia) ka guènni sta koràffia tis Salentina ce stes Isule attin Grecia. Ecì, o jeno pài vrìskonta na nòsi es kiànte pròppi na kàmune o vìttulo ce us fiuru, ce na marètsi e’ “paparine mes alèe”, ce’ mes’ sti pitta, ce puru tiannimmène. Iu mas lei o traùdi: &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;natsu, natsu, natsu,paparine ce lapàtsu,&lt;br /&gt;ta votume ola nomena&lt;br /&gt;ce ta kànnome tianimmèna&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Utto fai stin Grecia kùi“hortòpitte”. Ene èna fài poddhì kannarùto. Utto fài e’ kkùete es kanènna àddho tòpo pi’ to Salento ce tes isule attìn Grecia… Jiatì es kanènan àddho tòpo ìvrika ce melètisa ats’ èna màrimma jenomèno ma ta fìddha chlorà i’ kkìanta i’ ppaparina.&lt;br /&gt;E paparine (papaver rhoeas) àppu kànnun us fiùru-ttu mès’ta paleà poràdia, ta koràffia ndìnnutte rodinà, sia ka kànnun jortì. J’òn òrrio rodinò fiuro èchun grammèna poddhì kùnti es poddhà mèri tu kòsmu. Sti’mmitalogìa puru sti’ palèa  Grecia ce sti’ Romi, gràtsane poddhè stòrie ats’ ìtto ffiuro; Ena kùnto lei ka mòtti e Afrodìti èste c’èkle j’in  pessammènin  agàpi-tti Adonis, ta dàmmia-ti pèttane apà sto chòma, ce jènatto paparìne. Addho kùnto lei ka e paparina ène èna sàkro   fiùro tis teà Dimitra (Ceres): ecìni ka èmase s’ òlo to jèno na kìantètsi o krisàri ce o sitàri sta koràffia. Ecìni ìone e teà ka èspire òles e’kkiànte pu vrìskutte pànu stin Ghì. E Dimitra etòri pànta ma mali charà na fiurètsune i fiuri cresti antàma mat’ astàcia tu sitarìu. Tuo chàrise sto jèno. Ce mòtti o sitàri jènato sa krusàfi ce èftaze o cerò ja terìmmata e Teà kantàli, ka cini ìone e Mana regina ja òli in ghì.&lt;br /&gt;Ma tòa pu èchase ti kkiatèra-tti, Persèphoni, e mana Dìmitra ìche sti kkardìa mèa pono ce màli lìpi. Ibbie pratònta, ce klèonta, ibbie jurèonta mes tòssus tòpu làrga o koràsi-tti. En èddhe tìpo ce en èpinne ce en ìsoze plòsi, manechò èfe paparìna na jàni o pòno ka ìche sti kkardìa, ce ius ìsose plosi llio.&lt;br /&gt;E Persephonì ìone ènan òrrio koràsi ka ìone pànta cherùmeni ce ibbie pèzonta sta koràffia ce mes ta dàsi antàma mes fìle-tti. Mia mèra ta koràssia sianònnane fiuru na kàmu stèfanu me violètte ce zafferàna (crocus). Orri ìsane e stèfani ka ta koràssia evàddhane pànu ste ciofàletto ce kantalònta traùdia sakra, pratùsane simà sti ttàlassa. Ma e ghi escìsti ce enìtti mbros ti Persephoni ce guìke o Plutoni, o teò u Adu. Farimmèni cini fònaze: Màna! Màna!”. Ma o Plutoni ti tzìkkose ce èffie. E màna-ti ìkuse es fonè, ce ètrame na ndistì ma ta mavra rùcha-ti ce sa ppuddhì mmàvro, pètase ce pìrte jurèonta o koràsitti. En ide tinò, ce pùru us antròpu ka ffrùntetse mànku cìni etsèrane tipo. Però o teò Ijio jatì girèi on aghèra oli tin emèra ce kanonònta òla ta pràmata tu Kòsmu, ìpe is Dìmitra ecìna ka ide atse Persèfoni.  E Dimitra trèchonta ìbbie e’ ccitto mèro ce tòrise tin ghi ka ìone kamèni, senza fiuru: vrike manechò o vèlo ti’ kkiatèra-tti. O pìre ce t’ òvale pànu sti kkardìa-tti. Pètase kàu sto chòma, ce klèonta fònaze: ”Kiaterèddhamu! Kiaterèddhamu! Pu stèi! Pu stèi ?”;&lt;br /&gt;E màna tis Ghi estàsi poddhès emère ecì manechì pànta klèonta, ma depòi ma prikà dàmmia ìpe: “Evò stin ghi en ènna kàmo ndè ffiùru ce mànku sitàri, ce as tzerànune ole e kiànte ce as pesàni olo to jèno tse fai.&lt;br /&gt;Sàtti ìkuse tùa o Zeus, efònase o teò Hermes na pài kàu sto Plùtona ce na fèri ampì I’ Persèfoni.&lt;br /&gt;Pìrte ce pìre i kkiatèra sti’ mmàna-tti. Iu mapàle e Dimitra èkame na sciopastì  e ghi tse fiuru ce puru ma poddhè paparine: o sakro fiuro i Dimitra. Ius emìs  arte marèome itto chlorò chòrto, iu jurimmèno ce kannarùto.…&lt;br /&gt;E fìli-mu  Luigia DiMitri atti Kalimera mu èdoke tùtti rricètta:&lt;br /&gt;PAPARINE MES ALEE&lt;br /&gt;- 2 kilu tse paparine, plimène ce pastrikè&lt;br /&gt;- pòsson ìmiso kilo rape o lapàtsu  agrikò&lt;br /&gt;- 2 kute tse màlafro kommèno&lt;br /&gt;- 2 skulìtte skòrdo&lt;br /&gt;- 1 o 2 piperussia commèna&lt;br /&gt;- posson ìmiso quinto ts’ alài&lt;br /&gt;- mia chèra elè  janùre&lt;br /&gt;- àla&lt;br /&gt;Es èna kakkài vàddhi na purmistì t’alài, depòi vàddhi o skòrdo, e’ ppaparìne  skulàe atto nnerò  pu es èbline, e rape, o lapàtsu ce i kuta tse malafro. Appù ène ‘s ìmisi kottùra vàddhi o piperussai ce vàddhi t'àla pu ndiàzzete. Mòtti marèone e votà na mi kkaùne. Appu ìne janomène a’ ssu piacèi sòtsi vàli mia chèran  alèe janùre, ce sòtsi fai e paparine termè oppùru vàddhi cè’ mmia fukàtsa o e’kkami  tianimmène.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-4223976483111257010?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/4223976483111257010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=4223976483111257010' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4223976483111257010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4223976483111257010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/paparine-theonia-diakidis_10.html' title='Paparine (Theonia Diakidis)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7722205085988343462</id><published>2007-04-10T23:24:00.002+01:00</published><updated>2007-04-10T23:26:34.219+01:00</updated><title type='text'>Kuai nee apa’ si’ pitseria “Lu Puzzu” a’tti’ Xora (Carmine Greco)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;O Caldarazzo Salvatore ciuri ce o Caldarazzo Fulvio petì èxone ce pèrnone ambrò ti’ pitserìa “Lu Puzzu”, pu vrìskete si’ Xora, si’ via Roma, ambrò si’ crucivìa me ti’ strata pu perni apù Luppìu is Màje. O noma èrkete atsè na’ frea o gristèrna, pu vrìskete ankòra sìmmeri ambrò so spiti, appùtte mia’ forà sìrnano nnerò na pìone ce na plitùne, motte en ixe akkuedòtto. Ittù is tutti putèa succedèi na’ prama, kuài triti, ka e’ succedèi is kanènan addo lokàli tu Salèntu: ole tes triti èrkotte ce vrìskotte olimmìa kantànti, sonatùri atsè tamburràci ce kitàrra, poeti, artìsti, cini pu polemùne to tsìlo, ti’ krita, ti’ kartapìsta… ce tronta ce pìnnonta aggàddone ole tes opere pu èxo’ kamomèna, opuramente ena atsè cinu deklamèi mia’ poesìa. Ce itu divertèotte puru cini ka ine kliènti a’ tti pitserìa, ka a’ssi tèlone sòzone aforàsi puru kane’ prama.&lt;br /&gt;O Caldarazzo lei ka kuàsi oli i sonatùri a’ttus komplèssu tu Salèntu affruntèttisa ti’ protinì forà icì, ce jennìtisa si’ pitserìa “Lu Puzzu”, ce apù cì in’ ghiavommèni  i Nomadi, o Francesco Guccini, i Gianna Nannini, o Franco Trincale, ce addi kantànti pu exo’ kamomèna ti’ stòria tu travùdi taliànu.&lt;br /&gt;O patrùna tu lokàli, pu ene puru màstora atse ballo, antàma m’o petì, ei piammèna kappòsse iniziatìve. Tui pu sas leo ene mia: kundu tsèrete, ti’ nitta tu dekàtse tu Agùstu, icì si’ Torrepadùli, kànnone ti’ festa tu A’ Rokku: oli cini pu tèlone sòzone simàni to tamburràci xorèonta ti’ pìtsika – pìtsika oli ti’ nitta. O Caldarazzo anterèssetse ti’ Regiùna na dòi tus sordu, ta paddikària na sòzone aforàsi atsìnta tamburracia na simànone ce na kulutìsone ti’ tradiziùna. Poi exi organizzàta, ja ittà xronu, ti’ “Festa a’tti’ pìtsika”, ittù si Xora.&lt;br /&gt;Ce ankòra e’ na pùme ka oli ce dio èxone polemimmèna antàma m’o musikòlogo Diego Carpitèlla ce m’o regìsta a’tti’ Rai 3 Sergio Spina. Na min allimonìsome, poi, ka a’ssi tèlete na fate ce na pite kalà, o Caldaràzzo sas sòzi puru kami na prètsete to fai a’tti tradiziùna, ce na pìete na’ miulàci krasì a’tto kalò, amèsa so devertimènto ce ti’ kultùra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7722205085988343462?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7722205085988343462/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7722205085988343462' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7722205085988343462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7722205085988343462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/kuai-nee-apa-si-pitseria-lu-puzzu-atti.html' title='Kuai nee apa’ si’ pitseria “Lu Puzzu” a’tti’ Xora (Carmine Greco)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5302493528115578925</id><published>2007-04-10T23:24:00.001+01:00</published><updated>2007-04-10T23:24:54.850+01:00</updated><title type='text'>Ecì kau pu krivìsti e palea tsichì 'pù Karpignàna (Francesco Penza)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Pratònta ste strae ‘pu Karpignàna olo cino pu torìete nostà tse barocco, ats’attentìe pu èrkatto atti’ Spagna ce atti’ Nàpuli ma sti’ kardìa tu chorìu vrìskete a’ pporo pu perni e’ mia grutta (krypta) pu èmine e akòna cinù pu ìone Karpignàna ce ìsane e karpignanì mia’ forà, e aglisìa grika tis Ajia Christìna.&lt;br /&gt;Mia aglisìa akau sto choma pu echi akone jenomène pleo pi’ chìjus chronus ampì, pu dìttune tus aju pu prakalùsane e ciuri-ma ce ta nnìmata pu vàddhane ta sòmata tos attentìo.&lt;br /&gt;Tuso topo en iche mìnonta abbandunào sekùndu addhes aglisìe grike apù tturtèa-ma, ecì ìpane panta i’ lutrìa puru dopu chasi to rito griko.&lt;br /&gt;Ma ti echi ‘tse tosso mea ‘cì kau? Motti  katènni ta skalìa vrìskese sto skotinò, ma già ‘ddunèse ka en ise mbemmèno kau ’s ena trappìto, ta ammàddia attes akòne già se kanonùne. Dopu nàttune to’ linno depòi, noà ti katèke ‘s ena topo sakro, ce ta kulùrria attes akòne, puru ka chàsisa’ lio m’o’ cerò, se sìrnune ‘rtea sto mero tu “naù”, e aglisìa alisinì m’ole tes akòne, puru cine ka mia’ forà icha’ na stasùne mpì stin ikonòstasi: o gruppo tu Teofilàttu ce tu Eustathìu.&lt;br /&gt;E akòne tu Teofilàttu, soggèste ine e pleon òrrie, m’o Kristò mesa sti’ Marìa ce on ànghelo Gavrieli, ce sòzune stasì antàma m’e’ kajon òperes atti’ tenni cinù cerù (ottokòsciu, ‘nneakòscius chronu dopu to’ Kristò). Ma oli e tichi tunìs aglisìa ine gomài ats’akòne: aja Christina, a’ Nikola, a’ Diadoro… ce kau cittes akone echi addhe pleo’ palèe.&lt;br /&gt;Dopu gomòsti ats’utto spiandòro, sozi votìsi ampì sto topo pu mènane cini ka e’ sozan embi sto’ naò (i katekùmeni) ce pu chònnane ta sòmata cinò pu kumandèane e’ Karpignàna, sekùndu ‘o pedì Stratigùli. Cini isa’ griki decèrto, àremo an en isa’ griki puru oli cini pu spiccèane sti’ fossa comune cisimà, soggèste ìsane.&lt;br /&gt;Fènete sia ka jùrise mpì sto’ cerò, ‘s ena kosmo diammèno, larga atto chorìo pu panu, pu llìmonise n’âne griko. Però cìkau torìete puru to nnema ka denni citto kosmo tunù pu sìmmeri. Sta gràmmata pu tèsane na fìkune cini pu akkutètsane na jettùne e akòne, vrìskutte nòmata annorimmèna, sekundu Aprili, ena noma pu vastùne poddhì kristianì ‘pu Kalimera ce addha chorìa.&lt;br /&gt;Chìje chroni jaìkane ma to jeno e’ panta cino, valòsisa na mas kàmu’ na llimonìsome cippu ìmesta ma cise akone ankora mas to dìttune.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5302493528115578925?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5302493528115578925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5302493528115578925' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5302493528115578925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5302493528115578925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/ec-kau-pu-krivsti-e-palea-tsich-p.html' title='Ecì kau pu krivìsti e palea tsichì &apos;pù Karpignàna (Francesco Penza)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7349829878491926138</id><published>2007-04-10T23:23:00.003+01:00</published><updated>2007-04-10T23:23:57.715+01:00</updated><title type='text'>Melpignano - Tra Oriente e Occidente (Carlo Guarini)</title><content type='html'>Melpignano - Tra Oriente e Occidente (Pantaleo Palma, Archivi &amp;amp; Società Editore, Calimera 2005)&lt;br /&gt;Tutto llibro, sakundu léi o título, ene 'na pprama kaló ghiá cinu pu itélune na skuperétsune ti mmakréa istoría tunû óriu choríu tis Grecía Derentiní. 'O líbro ene schorimmeno iss'ennéa kapítulu, cè passosena milí atse mian istorikí pperíodo tu choríu 'pu Lipignana me ta palatia-tu, to Kumento tos Agostiniano, me tes strate cè ta stená, ta menhir cè me tes inglisíe-ttu mincé cè male. Ic' es' sto libro puru 'ffruntéume tus plon annorimmenu personaggiu tu Lipignana me tes famíghie-tto kunda i Verri, i Dimidri, i Fazzi o i Maiorano. 'O libro ancigná apó tin époka tu Bizantiu me tus Aghíu tis Anatolí (Asia Minor), me tus topu a' ttin lutría bizantini kunda i paléa Inglisía tu A' Gghiorghíu simá sti mmesi, tempio pu prita ístinne 'ttupetsu a' tto centro tu paisíu, cè kulusá kuntéonta tin istoría a' ttes kappeddhe pu assatía 'ssatía ghienníatto depói, già sti kkattolikí periodo. Dopu tus dískulu chronu pu 's Lipignana énghise n' afíkune to rrito bizantino (sta chrónia doppu to 1572) ghiái na diavune sto latino, i bizantiní lutría toa ísone anía cè 's poddhá addha meri tu salentinú chomatu, léone ka kangétsane poddhí ta prámata mesa sto gheno tu paisíu cè stes kuaimeriné rrelatsiune-tu, essu c' etsu a' ttin inglisía. I kapítuli pu kulusune ine cini pu milune a' ttin feudarkía cè a' tto Lipignana sa' ccéntron ikonómiko c' essu sto paléo «Regno di Napoli», cè pu mas léune ghiá esempio possi christianí zúane sto chorío toa cè mas díone mian idéa a' ttin lipignaní zzoí stus sékulu XVIII, XIX cè puru XX. Ampí sto libro, vrískume 'na mminció "album atse famighia" ipú sózume kanonisi fotografíe 's aspro cè mavro a' ttus chronu deka, íkosi oj saranta tu sékulu XX, as pume 'na kkomma 'tse zoí 'pú tóa...&lt;br /&gt;Mu piácetse poddhí 'utto llibro, ghiái panta agápisa citto chorío pu ene 'na mmira 'tse mena, ghiái i nanna-mu ísone Lipignaní cè 'nkora échume gheno icí. Mu fènete ório o fatto n âchume 'na sprin bibliografía ghiá 'utto poddhín ório cè minció centro tis Grecía Derentiní me mian malin istoría ampí cè pu símmeri, pu panta milune a' tto Martana oj a' ttin Kalimera, enn'ene pleo tosso annorimmeno 'ttupetsu tu Salentu.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7349829878491926138?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7349829878491926138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7349829878491926138' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7349829878491926138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7349829878491926138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/melpignano-tra-oriente-e-occidente_10.html' title='Melpignano - Tra Oriente e Occidente (Carlo Guarini)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-8083763393725958570</id><published>2007-04-10T23:23:00.001+01:00</published><updated>2007-04-10T23:23:22.685+01:00</updated><title type='text'>E Guerriera (Theonia Diakidis)</title><content type='html'>E GUERRIERA&lt;br /&gt;Is tori on ijo ts’ imisinìtta? ta astèria e’misciamèra?&lt;br /&gt;Is torì mian òrria jinèca antàma mus Cavajeru?&lt;br /&gt;Tris emère  cini vastà o spasì san addhu guerrièru&lt;br /&gt;Ce tìspo ìn chòritse, ce tìspo ìn annòrise&lt;br /&gt;Ena pornò tse Ciuriacì, mia n’jortinìn emèra&lt;br /&gt;Pirtan na pètsu’ ma ta spasìa ce na sìru’ lisària&lt;br /&gt;e jineca, atto  poddhì sìssimo ce ja màli fòrtsa&lt;br /&gt;clasti o corsetto-tti ce ena vizzì etorìsti&lt;br /&gt;Is to lei crusàfi ce addhi piastra ts’ asìmi&lt;br /&gt;Me ena paddhicàri, cavajeri, ca o tòrise c’ ipe:&lt;br /&gt;“Aftenti en ène crusàfi, cavajeri en ène manku asìmi.&lt;br /&gt;Ene is òrria jinèca vizzì ca derlampèi cundu asìmi”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Theonia Diakidis&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-8083763393725958570?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/8083763393725958570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=8083763393725958570' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8083763393725958570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/8083763393725958570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/e-guerriera-theonia-diakidis_10.html' title='E Guerriera (Theonia Diakidis)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-7741405477682034528</id><published>2007-04-10T23:22:00.003+01:00</published><updated>2007-04-10T23:22:50.634+01:00</updated><title type='text'>Mana mali mu (Paolo Di Mitri)</title><content type='html'>Mana mali mu&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt; Jalìsti sto  jalì, ceròn ampì,&lt;br /&gt; ce ìrtes olon isa na me dì.&lt;br /&gt; Su irte, ce m’ènghise sti’ plài.&lt;br /&gt; Pirte, depòi, ka ca ìo’ ftammèno o vrai.&lt;br /&gt; Pìrte lafrà,  ca ìone scotinò:&lt;br /&gt; ce pròppi na su po... mu pètase ‘pù mbrò.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt; Calimera, 18 ottobre 2006&lt;br /&gt;  Paolo Di Mitri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-7741405477682034528?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/7741405477682034528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=7741405477682034528' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7741405477682034528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/7741405477682034528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/mana-mali-mu-paolo-di-mitri_10.html' title='Mana mali mu (Paolo Di Mitri)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-3212662126768464198</id><published>2007-04-10T23:22:00.001+01:00</published><updated>2007-04-10T23:22:18.028+01:00</updated><title type='text'>O Ruèzzo (Brizio Leonardo Colaci)</title><content type='html'>O Ruèzzo&lt;br /&gt;Quai xrono sto embi atto scimona,      &lt;br /&gt;atte s tèssare e plen àscimi stagiuna,    &lt;br /&gt;motti e 'fzixra mas tramassi passo prama&lt;br /&gt;èrkato  ce m'ìvriske o  pleo kajo cupagnuna&lt;br /&gt;   Ione ena  kecci piculai, mo petto rotinò,&lt;br /&gt;   ena, ruvezzuddhi ka  mu zumpe ambrò ce mu cantali &lt;br /&gt;   ce motti skùriazze otikanè c'evò èstone prikò,&lt;br /&gt;  me kani na dò itto piculai ka mùddie xari. &lt;br /&gt;Ma èttase pornò ambrò sto sapali&lt;br /&gt;ecì pu o ruvezzo ixe stiàsonta na plosi,&lt;br /&gt;ce ett'ùkusa i fonìttu ka kantali,&lt;br /&gt;ekama lio rebatto, ce manco eskosi&lt;br /&gt;   Mu kùmbiase e karddìamu, katàbbia to prikò,&lt;br /&gt;   ce iùrezza ma t'ammàddiamu ecì s'ambrò,&lt;br /&gt;   cen o nida ammè sti straa, fiddhòkkulo fzerò,&lt;br /&gt;   ste 'ssakke ankora, ste sbìnnato 'ftexò.&lt;br /&gt; On èbbia sa krìsima ce u tùkusa i kardia,&lt;br /&gt; tu batte ankora, ma ormai ja alio cerò,&lt;br /&gt;itta ammàddiatu  nittà  isan diu jalia,&lt;br /&gt;cevò u melètone cippu vasta sto mialò.&lt;br /&gt;   M'upe iso ruvezzo mi n'ùrtimi afimia,&lt;br /&gt;   e male 's'amartie ka kanni o kristianò,&lt;br /&gt;   pu s'ola ta animaja ka èkame o Teò,&lt;br /&gt;   jàddhezze o xiru, ce u doke in'amilia.&lt;br /&gt;Ce cino mi n' arìattu fze mea ce mi ragiuna,&lt;br /&gt;e jùrise atto kosmo o manexò patruna,&lt;br /&gt;ce sònnezze e diavlarie ka sfàzzane emena,&lt;br /&gt;ce sfàzzete puru manexottu, sa kazzuna.          &lt;br /&gt;   Ekame i  skiuppetta, èkame o kannuna        &lt;br /&gt;   - kulùsise o ruvezzo na mu kuntefzi&lt;br /&gt;   quai bombe male ka terìzzune mia naziuna&lt;br /&gt;   ma o maro mìnkia 'nzìgnase na kutezzi.&lt;br /&gt;Jà itti demòbile ka mu èspase i cilia,&lt;br /&gt;ce ste me kanni proppi  in' ora na pesano,&lt;br /&gt;àremo posse mane ste klèune ta petia,&lt;br /&gt;ste  grènune ma dàmmia o kosmo sano.&lt;br /&gt;   Ma passo n' ena noìete o pleo tarteo&lt;br /&gt;   ce u fenete ka o tànato e to pianni mai,&lt;br /&gt;   ma u guenni ambrò fèonta ka è sa leo,                     &lt;br /&gt;   ce quai forè ton vriski proppi o vrai. &lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;Lèonta tuo iso ruvezzo èklise itta màddia,&lt;br /&gt;ka  m'ixa kàmonta tossa pràmata na noiso,&lt;br /&gt;a dàmmia ste me 'nfukèane ce evò a katàbbia&lt;br /&gt;ma itto prikò o nostò rissopu ziso.&lt;br /&gt;   Ja tuo evò sas prakalò ma oli ti kardia,&lt;br /&gt;   na min kàmete atto kosmo ena tristo kampusanto&lt;br /&gt;   kàmete ma agapi na sa vloisi e ghetonia&lt;br /&gt;   kàmete o kosmo na doki jeia ce kantu.&lt;br /&gt;Brizio Leonardo Colaci. Calimera&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-3212662126768464198?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/3212662126768464198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=3212662126768464198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3212662126768464198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/3212662126768464198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/o-ruzzo-brizio-leonardo-colaci_10.html' title='O Ruèzzo (Brizio Leonardo Colaci)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-197248136642669615</id><published>2007-04-10T23:20:00.002+01:00</published><updated>2007-04-10T23:21:41.483+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;O Rocco De Santis, poeta cè músiko Sternaséo, mira, ímisi kkardía cè tsichí tu annorimmenu gruppu Avleddha, echi cinurghiu pprogettu. O Rocco ene éna a' ttus olíus artistu grikosalentinú pu tsérune pós na fánune to símmeri me to itté, tin attualità me ti ttraditsiuna, to pprogresso me tin glossa grika. Cino, antama me ton aderfó-ttu Gianni, cè me tus addhu tu gruppu Avleddha díi linfa, néa zoí cè lustro stin glossa grika, glossa pu o gruppo andiazi ghiá ta loghia tos travudíos-tu. Ti e' kka mas érkete sto nnu kúonta kane' ttravúdi tu gruppu Avleddha kunda „Kalinitta“, „Otranto“, „'Oria s' afinno“ oj „Kostantinópoli“? Is emena, c' íone cino pu pénsetsa motte chronus ampi íkusa ghiá proní fforá to protinó CD-to Otranto, e' kka símmeri en échome pléo poddhús artistu griku pu, kunda i Avleddha, fidéotte na désune tin dikí-ma mmúsika me tin alisiní ppoesía. O Rocco arte iteli na mas milisi. C' imí, me malo ppiaciri, akume ti echi na mas pi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      *****&lt;br /&gt;Rokke, to úrtimo prama pu melétisa 'tse sena ísone cino a' ttin kolonna sonora-su ghiá to film „Zemlija“. Apú tóa, echi kammía nnóa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So 2005 àrcisa mia collaburaziuna me ti cumpagnia atse danza “Arkè” pu Torino. Antàma &lt;br /&gt;criètsamo na spettacolo pu cui “Anemos”: coreografie apànu is musiche dikè-mmu ce poisìe tu Cesare De Santis. Panta is sintonia me Arkè, ste pu progettèome  nan ergo musical-coreografico ispirato so gramma tu Italo Calvino, “Sotto il sole giaguaro”. Depòi, antàma me to Prof. Salvatore Colazzo, mian attes càjon ciofale atto’sSalento, ste pu etimònnome nan ergo teatrale: “I ghinèke tu Odissèu” , mian rivisitaziuna attus arketipu ghinekègnu tis Odissèa ce, so ìdio’ccerò, nan ritratto trasversale tu Odissèu. O corpus azze’tton ergo ine i testi is grico, ideati me ton Colazzo, pu ivò ègratsa antama me tes musike.         &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isú grafi oli tin músika cè mía mira a' tta loghia tu gruppu Avleddha. Ghiá sena i músika ti ene: tenni, scioko, agapi, passiuna...?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Ivò pistèo ti passin ena, tramite tes inclinatsiùne pu o Teò tu èdike, isòzi mati to jatì tis Zoì. I inclinatsiùna , pu s’afità na esprimètsi tes emotsiùne, en ene na’pprama “fine a se stesso”, ma na “motore di ricerca” pu se canni n’antìsi ghièno, na zisi situatsiùne, n’annorìsi topu, pu su atsènone tes esperienze tis Zoì ce su anìone tus poru tis Tsichì. Tuo, antàma is tenni, scioco, agàpi ce passiùna, jà mena ene i musica.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Avleddha ene 'nan gruppo pu ghiáddhetse na travudisi 's grika. Ti ene ka sas kratenni tosso demeni sti traditsiuna, sto choma, stin glossa grika?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;     I trasmissiuna atti’cCultura, attin Glossa grica, si’ffamìja De Santis, e’ppanta stammèno na’pprama naturale. Imì en annorìzome interruziùne ce riscoperte, itu pos succedèi tos pleo pu cànnone cultura locale. O gruppo Avleddha e’cculutà target, ma esprimègghete, apànu is ola is grico, ma puru is dialetto romanzo ce is italiano, jatì tui ene i realtà pu èchome panta zimmèna. Imì griki ghennitimòsto bilingue, poi èstase o italiano ce ijettimòsto trilingue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ikusti kane' pprama ats' ena ccinurghio CD-su. An ene alísio, ghiái piaciri pe-mma plo' ppoddhí.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Is alìo, is tutton chrono, enn’âgghi to neo cd atse Avleddha, “Ofidèa”: na’ smimma atse travùdia is grico ce dialetto romanzo. Me tutton ergo itèlome na puume ti i alìtia tsichì grica ene bilingue secùndu citti’ccultùra bizantina pu mas en Mana. Isòzome pì ti imì griki ìmesta i ùrtimi veraci bizantini.&lt;br /&gt;Musicalmente, tuso ergo, ene differento attus addhus dio cd atse Avleddha. Tin esperienza pu ivò ècama jà ti sonorizzaziuna atto film muto “Zemlja” tin èfera son ambito Avleddha. Ani sus precedentu cd, o arrangiamento atta travùdia ghennìato osti iprovèamo oli i musicisti antàma, so neo, ti’ppartitura strumentale tin ègratsa oli ivò. Protinà, o risultato ìane nan interessanto smimma atse esperienze; tunis forà echi mian unica regia identitaria, sperèo addhottòsso interessante.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O gruppo Avleddha e' kkanni manechá músika, ma puru téatro. „Afínnome ...sta vota me lassu“ oj o „Spettákulo Genesi“, ghiá n' annomatísume ta plo ccinúrghia kómmatá-sa. Pós sas ipitte? 'Echete cinúrghiu pprogettu?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ti’ccommedia “Afìnnome…sta vota me lassu” ti’ccàmamo to calocèri pu jàvike ce tu ghiènu ipiàcetse poddhì. Ma, pos mas succedèi pinnèa, ti’rreplikètsamo alìes forè, jatì o cerò ene alìo ce ta pràmata jà cami ine poddhà. O spettacolo “Genesi” echi alìo pu ste pu to rappresentèome; puru tuo ce pu sianònni calà lòja ma i progetti ine cappòssi ce passi stagiùna echi to dicò-ttu. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isú pu ise artista cè polemá sto settori tis kultura: echi kane' pprama pu i politika énghize na kami ghiá ti ttenni cè ti kkultura c' e' kkanni maká?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  I politica isòzi cami panta poddhì jà ti’ccultura ce ti’ttenni. Ittù so’sSalento, sus ùrtimus deca chronu echi avuta mia’cclasse politica abbastanza attiva, pu echi domèma simma ce fanò tis&lt;br /&gt;cultura-ma. Ma i politica, pos succedèi pinnèa, ce puru so’sSalento, agapà tus malu eventu, pu sianònnone ghièno ce consensu; icì pu “ghièno poddhì” èrkete sto pìi “alìo’mmialò”. Tuo, to tsèrome, ipài is scapito tis tenni alternativa, pu ìsoze doi pluralismo tis cultura tos salentino.  Ce, ohimmèna, ipài soprattutto is scapito tis cultura, tis glossa grike, jatì, alìo anoistì, e’ccanni marketing. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Echi kanena pu léi ti i pizzica cè i músika tu Salentu írtane skonsagráte a' tti Nnotte della Taranta. Isú ti pentséi a' tto „fenómeno taranta“?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Ivo ipentsèo ti i musica sacra istèi ses aclisìe. Osti, i musica pu simènete ses mese enn’âchi libertà atse espressiuna. Però, o guai atse cinu pu cànnon musica so’sSalento ene  ca ine attechì atse varietà. Ses varies serate pu anticipèone tin “Notte della Taranta” isuccedèi pinnèa na cusi plèon gruppu pu cannone to stesso’rrepertorio, magari “in salsa diversa”, ce e’ccapiègghete tis canni tradiziuna ce tis canni innovaziuna. Jà posso’rriguardei tin “Notte della Taranta”, afìnnonta ca e’mmu piacèone i manifestaziune pu sianònnone poddhìn ghièno, mu fènete mian calìn occasiùna atse confronto me addhes sensibilità musicali.&lt;br /&gt;O fenomeno taranta? Ene o “mito della riscoperta” pu en echi tìpoti ti cami me cittin specifiki realtà atse pono ce antropìa pu cui Tarantismo. O a’ttelìsome, o cosiddetto neo-tarantismo ene fenomenologicamente opposto i’ccino pu ìane o tarantismo atse mia’fforà. Protinà o tambureddhi andiàzato n’atsunnìsi ti Psike tu manechù, ipnomèni atti’ttaranta; àrtena, anvece, o ritmo-tu, èfere na’cchamma collettivo atse alitiosìni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S' andegratsiéo poddhí ghiá tin intervista, cè na su pái panta kalá me cino pu e' nna kami!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Calissòrta-su!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-197248136642669615?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/197248136642669615/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=197248136642669615' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/197248136642669615'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/197248136642669615'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/o-rocco-de-santis-poeta-c-msiko.html' title=''/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1390092359005278518</id><published>2007-04-10T23:20:00.001+01:00</published><updated>2007-04-10T23:20:46.165+01:00</updated><title type='text'>Iggue Dog (Cosimuddhi)</title><content type='html'>Mòtti embìche èssumu, ma poddhì fantasìa, ìu o fonàsamo. E zoìttu en ìsane mài poddhìn òria. Già e pprotinès emère ca ìstiche ma mà o ttorùsamo na daccasi t'anìghia ce na fsistì òlo.  Emì en efsèramo na pùme ti ìone, o ppìramo sto mmessère ce mas ìpe ti ìone rògna. Ce checciulùddhi checciulùddhi ncìgnase na càmi neziùne. Vàscia vàscia èjane. Emì on anastènnamo ma tòssin agàpi ce cìo ècanne àdeco pòsson ìtele: òla a pòja tos mobìlio  daccamèna, oles e scàrpe dichèttu ce ùtta simàddia estène ecì ce milùne  afse cìo ja pànta. Mòtti ìone plèon malùddhi es mìan stràa 's campàgna èndese acàu sti màjina ce pùru tòa in escàppefse ìsa ìsa. Mìan àddhi fforà stèamo apà stin vìlla ce èstase fèonta ènan scìddho xrondò ce mèa ce u dàccase o pòda ce u ton ègglase. Insòmma, eghètti mèa ma mìan discràzia ampì stin àddhi. Ma, ma òlo tùo, m’òlo ca eforìato a  spirì, ìone pànta gomào zoì ce ìbbie vrìsconta pànta na pèfsi. An èrcato tìspo èssu o protinò ca tu èdrame ambrò n'o xeretìsi ìone cìo. Apòssu ennòrize ticanè. Cai pàsso, cài pràma ca emì cànnamo es to spìti cìo ìfsere ti  èrcato sto pì. Cài rùscio, cài rumòro o nnòa. Mòtti tìspo ediàvenne ambrò sto spìti o endàli o cudunàci cìos ìfsere an ìsane 'a fsèno, 'a ffìlo o èna fse màs. Ce na mi mmu càte na sas pò pòssu zzùmpu ce pòsse chiritùmbule ècanne mòtti ìxe n'àgui, ce pòsse ffèste mòtti ena fse màs eghiùrizze essu. Ma èxi ghèno poddhìn àscimo. Ghèno mi ccardìa fse lisàri. Mìan àddhi fforà on ìxa pàronta 's campàgna. Plèon ambrò ìxe an àntrepo caimmèno apà ‘s èna cùte, ce ma cìo campòssus scìddhu. O Dog eccucchètti ecirtèa, ma mòtti èstase ecisimùddhia o àntrepo ton àscimo tu arrìcchefse us scìddhu. Evò ca ìstica ce polèmone cisimà ìcusa ticanène, mbìca ec’es tin màjina ce èdrama prèsta ce èstasa ìsa ìsa na mi tton vrìco sfammèno. O ppìra, òlo ghèma, sto mmessere, on èrafse ce vàscia vàscia  èjane mian àddhi fforà. Ma èxi ghèno poddhì ccacò. Ghèno ca a tt'ùsoze cusi i ccardìa ìggue on àfimo tis trìpi tu còlu. Ghèno pu polemà mon velèno. Ce o Dog on envelenèfsane. Isoza dìfsi pòse on envelenèfsane, ma  ti, o tòpo, tis ìone. Ma mòtti o tòssico embènni sto ghèma en èxi tìpoti plèo na cài. Sòzi fìi sto mmessere, ce èdrama, sòzi telefonèfsi ston àddho ce telefònefsa, sòzi ghiurèfsi avisìa sto ffìlo ce ghiùrefsa, sozi dòghi mi ciofàli sto tìxo ce èdica.&lt;br /&gt;O pònottu. O pònommu. O tànato. A dàmmiamu. Erefrìschefse. Epèsane ma màli dignità. Tis ìone? Vàlete scupò, cùsete o rùscio tis cardìa. Ti ìsoze telìsi ja tùtton ghèno? Pricò, lòja pricà, nerò pricò, fsomì fserò, pìna, dìfsa, ftexìa, afsìdi, xòli, pìra, lumèra, fotìa, lìpi, cacò, tèrmasi, adinamìa, avloìa màvri, leftò, cacò t'a Dunàu, scotinìa, nu dòi tòcco, n'o ppiài strèmma ce n’o càfsi, n’u dòi vrontì, na fseràsi ta tàntera, na xèsi ghèma, n’u ffàne a tàntera e scìddhi, na mi tu fsemeròsi o pornò, scatò, scafunèa, ftìma, stàtti, na xestì, na caturistì, na catalistì, na pesàni, spùrchia, amartìe, càtare, avàscama, xào, xàro, àpisso, puddhì tu xàru, tànato, plèo xìru? Tìpoti fse òlo  tùo. Cispu cànni utta pràmata pistèo ca già fse dicòttu enn' àxi i zoì san anfièrno. J'ùtton ghèno ìtela pràma n’u cài afèja. Ja tùo pracalò o Tteò na stasì pànta calò, n'àxi glicèo, lòja glicèa? nerò glicèo, fsomì triferò, calìn tìxi , calì ssòrta, ghèja, plenterìa, spìti gomào, lùstro, ìjio, fèngo foderò, nìtte asterinè, ajèra pastricò, avisìa, filìa, aìa, zoì ce plèo poddhì.&lt;br /&gt;Iggue Dog. Ione o Scìddhommu.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1390092359005278518?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1390092359005278518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1390092359005278518' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1390092359005278518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1390092359005278518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/iggue-dog-cosimuddhi_10.html' title='Iggue Dog (Cosimuddhi)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-1283798082479621388</id><published>2007-04-10T23:19:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:20:17.830+01:00</updated><title type='text'>Jo an Vlasi (Paolo Di Mitri)</title><content type='html'>O ndalìsi tse campàne&lt;br /&gt;  ca fonàzzan san iortì,&lt;br /&gt;  e kiatère ce òle e màne&lt;br /&gt;   na ndisùn jà ciuriacì&lt;br /&gt;Ti simèni…? Ti ndalì…?&lt;br /&gt;E na pào na polemìso?!&lt;br /&gt;Ene mèra prasseì:&lt;br /&gt;arte nghìzzi na tsunnìso!&lt;br /&gt; Ettè ìone e candelòra!&lt;br /&gt;  Ise tòcche …ti ndalùne?&lt;br /&gt;  Ene an Vlàsi!  Ecì sti chòra!&lt;br /&gt;  E na pàme lìo na dùme …!&lt;br /&gt;Este  ‘mbrò sti Kalimèra&lt;br /&gt;Isi chòra pìrte, chàsi!&lt;br /&gt;Paddrikàri ce chiatèra&lt;br /&gt;pian na vrìcun  ton an Vlàsi.&lt;br /&gt;  O koràsi o paddricàri&lt;br /&gt;  na chorèzzun ichan’ chàri;&lt;br /&gt;  tòssan vràdia mes st’alòni!&lt;br /&gt;  E pu pìrtan ìsi chròni?&lt;br /&gt;Epù pìrtan ìsa jèia,&lt;br /&gt;is’achìja rodinà.&lt;br /&gt;Paddricària mest’ampèja:&lt;br /&gt;“Pèmmu agàpi  ...me gàpà?”&lt;br /&gt;  Arte ecì, plèo tìspo pài&lt;br /&gt;  mes st’ampèja na kriftì.&lt;br /&gt;  Pàsso crhòno s’àrte vrài&lt;br /&gt;  pan' na càmun’ lìo iortì!&lt;br /&gt;Pài na cùsi mìa lutrìa;&lt;br /&gt;lio crasì na pài na pì.&lt;br /&gt;Na vresì lion ghetonìa&lt;br /&gt;sia ca ène ciuriacì.&lt;br /&gt;Ena agguò na sòzzi vràsi&lt;br /&gt;  Ce no fai ‘ci purmistò&lt;br /&gt;  Iurèi chàre us an Vlàsi&lt;br /&gt;  na se jàni a to kakò.&lt;br /&gt;Nìtti us fiùru e mendulèa;&lt;br /&gt;nìttun ammàddia ta pedàcia...&lt;br /&gt;Mes’ti chòra iu palèa&lt;br /&gt;travudùne a piculàcia&lt;br /&gt;  Cantalùne glòssa grìka&lt;br /&gt;  cùndu cànnan mia forà.&lt;br /&gt;  O picùli iurèi sica&lt;br /&gt;  na nostìsi ta glicà.&lt;br /&gt;Pai petònta pas’ koràsi&lt;br /&gt;ce tinàssi ta fterà;&lt;br /&gt;Stin anghèra n’arte gràfi&lt;br /&gt;oli e chàri ca vastà&lt;br /&gt;  Cànni  o ruèzzo òrria fodhèa&lt;br /&gt;   cùndu toa p’ ìmon pedài&lt;br /&gt;   (ma ta chèria mbrò sto frèa&lt;br /&gt;   lafrò na piào n’ o  piculài).&lt;br /&gt;Plèo poddrì prìscete o ampèli;&lt;br /&gt;plèo poddhì nitti o cerò.&lt;br /&gt;A milìssia cànnun meli&lt;br /&gt;glicèo iènete o lemò.&lt;br /&gt;  Arte vrài oli in anghèra&lt;br /&gt;  ste  nostà lìo tse lumìa;&lt;br /&gt;  vastà o  vìttulo lumèra.&lt;br /&gt;  Mes’to cosmo mirodìa.&lt;br /&gt;Guìcan oli e paddhicàri&lt;br /&gt;(io mirìmma en sòzzun plosi).&lt;br /&gt;Pàsson ena  mia chiatèra&lt;br /&gt;kulusà... ni stefanòsi.&lt;br /&gt;Paolo Di mitri.&lt;br /&gt;Calimera,San Biagio 2006&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-1283798082479621388?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/1283798082479621388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=1283798082479621388' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1283798082479621388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/1283798082479621388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/jo-vlasi-paolo-di-mitri_10.html' title='Jo an Vlasi (Paolo Di Mitri)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-5467116078628124493</id><published>2007-04-10T23:10:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:11:07.939+01:00</updated><title type='text'>Εντυiώσεις και σκέψεις κατόiιν ... τουρισμού στις Κυκλάδες (Γιάννης Παπαγεωργιάδης)</title><content type='html'>Κάποτε ...&lt;br /&gt; Κάποτε, ίσως ακόμη πριν από δέκα – δεκαπέντε χρόνια, όταν ο παραθεριστής κατέβαινε απ’το καράβι που τον έφερνε στο νησί των Κυκλάδων που είχε διαλέξει, μόλις πάταγε το πόδι του στον μόλο, συναντούσε κατοίκους του νησιού που του πρότειναν να πιάσει δωμάτιο στο σπίτι τους. Η φωνή «Δωμάτιο, δωμάτιο» ακουγόταν έντονα. Ο επισκέπτης, έλληνας ή ξένος, που δεν είχε κλείσει δωμάτιο πριν φτάσει, είχε την δυνατότητα όχι μόνο να βρεί πού να κάτσει αλλά και να αλλάξει δωμάτιο ακόμη, αν δεν του άρεσε εκεί που ήταν.&lt;br /&gt; Κάποτε, ίσως ακόμη πριν από δέκα – δεκαπέντε χρόνια, όταν κανείς νοίκιαζε δωμάτιο στο σπίτι του νησιώτη είχε και μια επαφή με τους ανθρώπους του σπιτιού, αντάλλαζε δυό κουβέντες μαζύ τους, μάθαινε κάτι του νησιού, πήγαινε σε κάποιο πανηγύρι, ζούσε μεταξύ των κατοίκων, έκανε μπάνιο στη θάλασσα μαζύ τους, πήγαινε στο καφενείο, στον μανάβη, στο φούρνο, τα παιδιά του έπαιζαν με τα παιδιά του νησιού και άλλα τινά. Τα δωμάτια ήταν απλά, σχετικά καθαρά, και οι τιμές προσιτές.&lt;br /&gt; Αυτά τα λέω διότι τα είδα και τα έζησα επί αρκετά χρόνια στην δεκαετία του ογδόντα και στα πρώτα μισά του ενενήντα.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Σήμερα ...&lt;br /&gt; Σήμερα, αν δεν έχει κλείσει από καιρό σε ξενοδοχείο δωμάτιο, διαμέρισμα, σουϊτα ή στούντιο ο παραθεριστής, που έγινε πλέον τουρίστας, δεν βρίσκει που την κεφαλήν κλίνη.&lt;br /&gt; Σήμερα τα ενοικιαζόμενα δωμάτια στα σπίτια των κατοίκων σπανίζουν. Παντού υπάρχουν πλέον ξενοδοχεία με δωμάτια, διαμερίσματα, σουϊτες ή στούντιο ξεχωριστά από τα σπίτια.&lt;br /&gt; Φυσικά η ποιότητα των υπηρεσιών ανέβηκε και υπάρχουν πλέον όλες οι ανέσεις. Αλλαγμα των σεντονιών κάθε δύο μέρες, ατομικό μπάνιο με ντούς, μπάνιο με πολύπλοκες και σοφιστικέ μπανιέρες, για να μη μιλήσουμε για τις πισίνες και τα εξωτικά μπαράκια γύρω τους. Αμερικάνικα πράματα. Δεν λέει πλέον κανείς το νερό νεράκι.&lt;br /&gt; Οι τιμές αυξήθηκαν, τα έσοδα των κατοίκων ξενοδόχων-εστιατόρων επίσης και το επίπεδο της ζωής στα νησιά βελτιώθηκε σημαντικά.&lt;br /&gt; Σήμερα ο «τουρίστας» έλληνας ή ξένος είναι «τουρίστας πορτοφόλι ανοικτό».&lt;br /&gt; Συνήθως είναι ζευγαρωτός κάθεται με το άλλο ήμισύ του στο ξενοδοχείο σε δώμάτιο, διαμέρισμα, σουϊτα ή στούντιο, δεν έχει επαφή με κανένα, ούτε με τον «τουρίστα» που βρίσκεται στο διπλανό δωμάτιο, διαμέρισμα, σουϊτα ή στούντιο.&lt;br /&gt; Οι συναναστροφές του με τους κατοίκους του νησιού, οι οποίοι «σκίζονται» να τον ικανοποιήσουν, είναι καθαρά περιορισμένες στην ανταλλαγή υπηρεσιών-χρήματος.&lt;br /&gt; Ιδίως για το φαγητό. Το πρωϊνό, το μεσημεριανό, το βραδυνό, το νυχτερινό και φτού κι’απ’την αρχή.&lt;br /&gt; Ο τουρίστας, αν είναι ξένος μιλάει και του μιλάνε αγγλικά.&lt;br /&gt; Αν είναι έλληνας, τον αύγουστο, δεν υπάρχει πρόβλημα. Την βγάζει με τα ελληνικά. Στην «low season» αντίθετα, όπου την πλειοψηφία την έχουν οι ξένοι τουρίστες, στο εστιατόριο, στο μπαράκι, στο σουπερμάρκετ, παντού το γκαρσόν ή η κοπέλα του μαγαζιού θα του απευθυνθεί κατ᾿αρχήν στα « αγγλικά που ξέρει » και όταν αντιληφθεί ότι είναι έλληνας θα εκπλαγεί.&lt;br /&gt; Ισως τα υπερβάλλω αλλά μου έτυχε να ακούσω ήδη το Πάσχα του 89 στην Κρήτη, στον Πλακιά και στα Μάταλα, στο σουπερμάρκετ, όπου πληρώνοντας μίλησα ελληνικά στην ταμία που εξεπλάγει ακούγοντάς με, την εξής δικαιολογία : « Εδώ ή είσαι έλληνας και σε ξέρουμε γιατί δουλεύεις σε κάποιο μαγαζί, ή είσαι ξένος και είσαι γερμανός τουρίστας ». Φανταστείτε τι γίνεται σήμερα.&lt;br /&gt; Οι νησιώτες, ή εκείνοι που έχουν μια τουριστική δραστηριότητα στο νησί, ενδιαφέρονται φυσικά για το τι θα βγάλουν και για το πώς. Στην υψηλή περίοδο δουλεύουν 16 με 18 ώρες το εικοσιτετράωρο και 12 με 14 στην χαμηλή. Αποτέλεσμα : η εξυπηρέτηση δεν είναι πάντα στα ύψη.&lt;br /&gt; Ενας εστιάτορας ενός νησιού μου είπε φέτος (σεπτέμβριο 2006) : «τώρα πλέον δεν γίνονται εδώ πανηγύρια το καλοκαίρι. Είμαστε κουρασμένοι και δέν έχουμε όρεξη για γιορτές. Δεν μπορείς να κάνεις τρείς μέρες πανηγύρι όταν έχεις μαγαζί. Η δουλειά δεν περιμένει. Ολοι θέλουν να εξυπηρετούνται. Αλλοιώς το κλείνεις. Θα προτιμούσα να τράβαγε η σαιζόν μέχρι και τον οκτώβρη και νά’χει λιγότερο κόσμο Ιούλιο και Αύγουστο. Ετσι και θα μπορούσα να εξυπηρετήσω καλλίτερα τον κόσμο και θα ήμουν και πιο ξεκούραστος».&lt;br /&gt; Τα πλοία, τα πούλμαν, τα αυτοκίνητα και οι μηχανές κατακλύζουν τα νησια το καλοκαίρι. Οι τουρίστες κατεβαίνουν ομαδικά και τα σαρώνουν όλα.&lt;br /&gt; Οι καινούριες οικοδομές ανθίζουν παντού. Εκτός από τις τουριστικές, για τα δωμάτια, κτλ., υπάρχουν και εκείνες για τις παραθεριστικές κατοικίες. Ο κόσμος αφίνει τις αποπνιχτικές πόλεις και καταφεύγει στα νησιά για να κλειστεί «στο δικό του». Δεν τον ενδειαφέρει ο άλλος, ο νησιώτης ή ο ομόλογός του παραθεριστής τουρίστας. Θέλει να έχει την ησυχία του ... και τις ανέσεις του. Σε πολλά νησιά, το καλοκαίρι, το νερό έρχεται καθημερινά με το καράβι για να επιτραπεί στον παραθεριστή τουρίστα να κάνει ... τρία ντους την ημέρα. Οταν σκέφτομαι ότι κάποτε στο νησί οι νησιώτες την έβγαζαν με το βρόχινο νερό, τα πηγάδια και τις στέρνες. Το πρόβλημα ήταν πώς θα είχαν ... πόσιμο νερό ...&lt;br /&gt; «Θα χτίσω μερικά δωμάτια, θα βάλω κάποιον (αλβανό, ταϊλανδό, ... ;) να τα δουλεύει και εγώ θα την περνάω μια χαρά» λέει ο Γιάννης από την ...&lt;br /&gt; Όλοι πέφτουν με τα μούτρα στον τουρισμό. Τόσο στο μεγάλο και γνωστό νησί όσο και στα μικρά και άγνωστα νησιά που ήταν κάποτε τα νησιά της «άγονης γραμμής».&lt;br /&gt; Ο αριθμός των παραθεριστών, τουριστών αυξήθηκε. Οι αποδοχές των νησιωτών επίσης. Η μόρφωσή τους όμως, δεν αυξήθηκε καθόλου. Οι νέοι του νησιού, που «πλουτίζουν» πιο εύκολα και πιο γρήγορα από πριν, μένουν απαίδευτοι και επομένως με την νοοτροπία των πατεράδων τους. Αντίθετα, τα κοινωνικά προβλήματα της σύγχρονης εποχής παρουσιάζονται ή αυξάνονται εκεί που ήδη υπήρχαν. Οι ιδιαιτερότητες σβύνουν, το περιβάλλον μολύνεται, η παγκοσμιοποίηση κατελαύνει.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Αύριο ...&lt;br /&gt; Τα συμφέροντα όλο και οργανώνονται. Την ρυμοτομία δεν την σέβονται πολλοί. Οι εργολάβοι γίνονται όλο και απαιτητικότεροι και το κράτος υποκύπτει στα συμφέροντα.&lt;br /&gt; Ετσι τα νησιά γίνονται πόλεις με δρόμους ασφαλτοστρωμένους όπου οι αστοί μπορούν να έρχονται, και να κυκλοφορούν, εύκολα για να ξεχνούν τα προβλήματα της καθημερινής τους ζωής στην πόλη τους. Μέχρι πότε όμως; Οταν οι πόλεις «μεταφερθούν» στα νησιά τι θα γίνει; Τι θα έχουν να προσφέρουν άλλο οι νησιώτες; Θα τους έχει φάει ο τουρισμός.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-5467116078628124493?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/5467116078628124493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=5467116078628124493' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5467116078628124493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/5467116078628124493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/i-i.html' title='Εντυiώσεις και σκέψεις κατόiιν ... τουρισμού στις Κυκλάδες (Γιάννης Παπαγεωργιάδης)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-995175203545644941</id><published>2007-04-10T23:09:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:10:14.251+01:00</updated><title type='text'>Πυράγγελος- Πιρατζέλο- Pirangello - Pirandello (Γεώργιος Σ. Ασδέρης)</title><content type='html'>Όλοι γνωρίζουμε ότι ο Λουίτζι Πιραντέλλο γεννήθηκε σ΄ ένα χωριουδάκι τού Ακράγαντος(σημ. Αγκριτζέντο) μέ τό εμβληματικό όνομα Χάος.Γιά τήν ντόπια διάλεκτο Καβούζου (Caos/Ca(F)os /Cavusu).Ο ίδιος έγραφε : "Εγώ είμαι παιδί τού Χάους, καί όχι αλληγορικά, αλλά πραγματικά". Καί ίσως εννοούσε ότι  το 1867 ενώ όλοι οι άνθρωποι τριγύρω του πέθαιναν από μία επιδημία χολέρας, αυτός γεννιόταν. Ανοίγοντας μία εγκυκλοπαίδεια μπορούμε νά έχουμε περισσότερες πληροφορίες γιά το συγγραφικό του έργο, για τήν βράβευσή του μέ τό βραβείο Νόμπελ  λογοτεχνίας το 1934 κλπ.&lt;br /&gt;Αυτά γράφουν οι εγκυκλοπαίδειες. Ο ίδιος γράφοντας τό 1934 στό Έλληνα ποιητή Κώστα Ουράνη έγραφε τά ακόλουθα :&lt;br /&gt;  «Είμαι από τήν Σικελία, δηλαδή τή Μεγάλη Ελλάδα, καί υπάρχει ακόμη πολύ από τήν Ελλάδα στή Σικελία. Τό μέτρο, η αρμονία καί ο ρυθμός ζούν ακόμη...Εξ΄ άλλου , είμαι ο ίδιος εγώ ελληνικής καταγωγής.&lt;br /&gt;Ναί μήν εκπλήττεσθε.Τό οικογενειακό μου όνομα είναι Πυράγγελος. Τό Πιραντέλλο δέν είναι παρά η φωνητική παραφθορά του :Πιρατζέλο , Πιραντέλλο...»(*).&lt;br /&gt; (*) από τό βιβλίο "'Ελλην Λόγος" τής καθηγ. Άννης Τζιροπούλου-Ευσταθίου&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-995175203545644941?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/995175203545644941/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=995175203545644941' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/995175203545644941'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/995175203545644941'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/pirangello-pirandello.html' title='Πυράγγελος- Πιρατζέλο- Pirangello - Pirandello (Γεώργιος Σ. Ασδέρης)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-4489353418739658362</id><published>2007-04-10T23:07:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:09:15.046+01:00</updated><title type='text'>Η Πούλια, η Ακρόiολη, ο Οδυσσέας και το Χελιδόνι (Γιάννα Πατακίδου)</title><content type='html'>Το ντοκιμαντέρ με τίτλο «Η Πούλια, η Ακρόπολη, ο Οδυσσέας και το Χελιδόνι» σε σκηνοθεσία και παραγωγή της Νικολέττας Γουλή, προβλήθηκε στις 2/12/2006, στα πλαίσια της «6ης Διεθνούς Συνάντησης Αρχαιολογικής Ταινίας του Μεσογειακού Χώρου» η οποία πραγματοποιήθηκε για πρώτη φορά στην Θεσσαλονίκη από 28 Νοεμβρίου ως 3 Δεκεμβρίου 2006.&lt;br /&gt; Το ντοκιμαντέρ αναφέρθηκε στην ζωή των ελληνοφώνων κατοίκων της περιοχής του Σαλέντο και συγκεκριμένα στην Καλημέρα. Όσοι μίλησαν από τα χωριά, ήταν σε γκρίκο  και υπήρχαν υπότιτλοι στα ελληνικά.&lt;br /&gt; Αναφέρθηκε  στην ιστορία της περιοχής, στο γκρίκο, ακούστηκαν επίσης πολλά από τα γνωστά τραγούδια της περιοχής.&lt;br /&gt; Στο ντοκιμαντέρ προβλήθηκαν  επίσης ζωγραφιές μικρών μαθητών του SCUOLA MATERNA ARADEO με θέμα «Ο ΦΙΛΟΣ ΜΑΣ Ο ΟΔΥΣΣΕΑΣ».&lt;br /&gt; Μεταξύ άλλων εμφανίστηκαν: Maria και Antonio Ancora από το Melpigniano, Rocco Aprile από την Kalimera,  Giorgio Fillieri,  Isabella Bernandini καθηγήτρια νεοελληνικής φιλολογίας στο Πανεπιστήμιο του Lecce.&lt;br /&gt; Ο κόσμος που παρακολουθούσε στην αίθουσα ανταποκρίθηκε στο τέλος του ντοκιμαντέρ με ένα ζεστό χειροκρότημα.&lt;br /&gt; Η αστική μη κερδοσκοπική εταιρία «ΑΓΩΝ» σε συνεργασία με το περιοδικό «ΑΡΧΑΙΟΛΟΓΙΑ ΚΑΙ ΤΕΧΝΕΣ» οργανώνουν κάθε 2 χρόνια αυτή την συνάντηση και φέτος εγκαινίασαν την συνεργασία τους με το Διεθνές Φεστιβάλ Κινηματογράφου Θεσσαλονίκης.&lt;br /&gt; Φέτος προβλήθηκαν 44 συνολικά αρχαιολογικές ταινίες από την Ελλάδα και το εξωτερικό.&lt;br /&gt; Από αυτές οι 27 στο διαγωνιστικό τμήμα και οι υπόλοιπες 17 στο πληροφοριακό τμήμα.&lt;br /&gt; Οι προβολές έγιναν στην αίθουσα «ΠΑΥΛΟΣ ΖΑΝΑΣ» του κινηματογράφου «ΟΛΥΜΠΙΟΝ» όπου λίγες μέρες νωρίτερα (17-26/11/2006) πραγματοποιήθηκε το 47ο Φεστιβάλ Κινηματογράφου Θεσσαλονίκης με μεγάλη επιτυχία.&lt;br /&gt; Επιλεγμένες ταινίες της «6ης Διεθνούς Συνάντησης Αρχαιολογικής Ταινίας» προβλήθηκαν και  στην Αθήνα με την ευγενική υποστήριξη του Goethe-Institut Athen στις 24 &amp; 25/2/2007 όπου κι εκεί το ενδιαφέρον του κόσμου ήταν μεγάλο.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Διαβάστε περισσότερα :&lt;br /&gt; http://www.sitemaker.gr/agwn/page_GREEK_11.htm&lt;br /&gt; http://www.sitemaker.gr/agwn/page_GREEK_11_1.htm&lt;br /&gt; http://www.sitemaker.gr/agwn/assets/katalogos2006.pdf&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-4489353418739658362?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/4489353418739658362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=4489353418739658362' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4489353418739658362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/4489353418739658362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2007/04/i.html' title='Η Πούλια, η Ακρόiολη, ο Οδυσσέας και το Χελιδόνι (Γιάννα Πατακίδου)'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-905566272595452442.post-6940227708126312841</id><published>2006-12-11T22:08:00.000+01:00</published><updated>2006-12-11T22:16:39.173+01:00</updated><title type='text'>kalì ìrtato!</title><content type='html'>Jennisi sìmmeri o Blog i' Spitta-ma, ett'ôssu vàddhome noe ce pensèrria ce o jeno p'ôrkjete sozi respundetzi gràfonta in dikìttu.&lt;br /&gt;Stasìte kalì!&lt;br /&gt;Frangisko&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/905566272595452442-6940227708126312841?l=ispitta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ispitta.blogspot.com/feeds/6940227708126312841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=905566272595452442&amp;postID=6940227708126312841' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6940227708126312841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/905566272595452442/posts/default/6940227708126312841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ispitta.blogspot.com/2006/12/kal-rtato.html' title='kalì ìrtato!'/><author><name>Spitta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14571198652494416238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
