L'ulivo con i rami rotti
In un campo incolto un grande ulivo piangeva di nascosto. Da una siepe lo udì un piccolo ulivo selvatico e gli chiese:
-fratello cosa hai che piangi?
- Cosa ho, non si vede che ho tutti i rami rotti?
- Ma cosa ho fatto agli uomini che ogni anno vengono e mi bastonano? Che cosa ho fatto loro perché mi facciano tanti torti?
- Stupido, chiedi cosa gli abbia fatto? gli hai fatto avere troppe ulive.
Giuseppe De Pascalis
venerdì 25 luglio 2008
mercoledì 23 luglio 2008
ZOLLINO:Vita Nuova al Centro Polivalente per Anziani
Da molti mesi nel Centro Anziani di Zollino è iniziata una nuova vita. Il sindaco e la sua giunta hanno sollecitato i cittadini ad organizzarsi per usare il centro come momento di aggregazione.
Si è giunti alla formazione di un “Comitato degli Iscritti”, che si incarica di proporre le attività.
Si registra una gran frenesia che si esplica nel lavoro, nel canto e nel gioco.
Ogni giovedì, alle diciannove e trenta, uomini e donne si incontrano per cantare canzoni appartenenti alla tradizione popolare dei loro avi. “Ci definiamo Antichi Canterini, e il nostro emblema è rappresentato dalla canzone Tanto pè cantà: una canzone allegra e spensierata, così come aspiriamo ad essere anche noi! Accompagniamo le cantate con qualche boccone e con qualche bicchiere di vino, e poi......una, due, tre ed anche quattro voci riusciamo ad esprimere: non potete comprendere senza ascoltarci”.
E' stata organizzata la prima Serata Spensierata, e sono stati invitati tutti i cittadini zollinesi, che hanno potuto ammirare il nostro modo di cantare.
Abbiamo ripristinato i campi di bocce, ed ora chiunque lo voglia, può praticare il gioco liberamente con i suoi amici e/o amiche.
Abbiamo intrapreso il laboratorio di scultura. Due maestri, Giuseppe e Benito, ci guidano nell'apprendimento e in questo modo impieghiamo il nostro tempo libero. Benito, con l'aiuto di molti frequentatori del Centro, sta costruendo un forno in pietra leccese. Ogni volta che ci ritroviamo a lavorare ci fornisce le indicazioni operative. “Il forno si realizza con blocchi di pietra leccese refrattaria, che è reperibile solo nelle nostre cave. Il pane cuoce in circa un'ora”. Ecco le modalità e le fasi di realizzazione di un forno:
Con un filo di ferro, fissato al terreno da un lato, si traccia una circonferenza. Si chiude la circonferenza con i blocchi di pietra refrattaria, con l'accortezza di iniziare dalla bocca del forno. Precedentemente si avrà cura di predisporre un modello di cartone utilizzato per preparare i blocchetti di pietra. Su questa prima circonferenza si realizzerà la seconda con i cosiddetti “somarelli”, si chiuderà la volta con gli archetti. Una volta realizzato il modello, si riprendono in ordine tutti i blocchetti e si posizionano nella sede definitiva e si cementano.
A questo punto nel forno possiamo cuocere pane, carne, agnello, maiale, legumi, ........... Nel forno cuociono meglio gli alimenti.
Dalle attività descritte in precedenza si intuisce il tipo di vita nuova che caratterizza attualmente il Centro Anziani. Uomini e donne, piano piano si avvicinano a noi, in quanto desiderano stare in compagnia, per fare nuove amicizie e per continuare ad apprendere, per continuare ad essere dinamici, allegri e spensierati.
Francesco Chiga
Si è giunti alla formazione di un “Comitato degli Iscritti”, che si incarica di proporre le attività.
Si registra una gran frenesia che si esplica nel lavoro, nel canto e nel gioco.
Ogni giovedì, alle diciannove e trenta, uomini e donne si incontrano per cantare canzoni appartenenti alla tradizione popolare dei loro avi. “Ci definiamo Antichi Canterini, e il nostro emblema è rappresentato dalla canzone Tanto pè cantà: una canzone allegra e spensierata, così come aspiriamo ad essere anche noi! Accompagniamo le cantate con qualche boccone e con qualche bicchiere di vino, e poi......una, due, tre ed anche quattro voci riusciamo ad esprimere: non potete comprendere senza ascoltarci”.
E' stata organizzata la prima Serata Spensierata, e sono stati invitati tutti i cittadini zollinesi, che hanno potuto ammirare il nostro modo di cantare.
Abbiamo ripristinato i campi di bocce, ed ora chiunque lo voglia, può praticare il gioco liberamente con i suoi amici e/o amiche.
Abbiamo intrapreso il laboratorio di scultura. Due maestri, Giuseppe e Benito, ci guidano nell'apprendimento e in questo modo impieghiamo il nostro tempo libero. Benito, con l'aiuto di molti frequentatori del Centro, sta costruendo un forno in pietra leccese. Ogni volta che ci ritroviamo a lavorare ci fornisce le indicazioni operative. “Il forno si realizza con blocchi di pietra leccese refrattaria, che è reperibile solo nelle nostre cave. Il pane cuoce in circa un'ora”. Ecco le modalità e le fasi di realizzazione di un forno:
Con un filo di ferro, fissato al terreno da un lato, si traccia una circonferenza. Si chiude la circonferenza con i blocchi di pietra refrattaria, con l'accortezza di iniziare dalla bocca del forno. Precedentemente si avrà cura di predisporre un modello di cartone utilizzato per preparare i blocchetti di pietra. Su questa prima circonferenza si realizzerà la seconda con i cosiddetti “somarelli”, si chiuderà la volta con gli archetti. Una volta realizzato il modello, si riprendono in ordine tutti i blocchetti e si posizionano nella sede definitiva e si cementano.
A questo punto nel forno possiamo cuocere pane, carne, agnello, maiale, legumi, ........... Nel forno cuociono meglio gli alimenti.
Dalle attività descritte in precedenza si intuisce il tipo di vita nuova che caratterizza attualmente il Centro Anziani. Uomini e donne, piano piano si avvicinano a noi, in quanto desiderano stare in compagnia, per fare nuove amicizie e per continuare ad apprendere, per continuare ad essere dinamici, allegri e spensierati.
Francesco Chiga
lunedì 14 luglio 2008
Qualche volta il grico paga
La storia che vi racconto questa volta è quella capitata a Biagio Chiriatti, meglio conosciuto come Biagio “Maseddha” e che mi raccontava l’altro giorno. Ascoltatela.
Alcuni anni fa, quando ero giovanotto stavo facendo il soldato dalle parti di Roma. Un giorno non mi sentii molto bene e mi portarono all’ospedale del “Celio” a Roma. Mi fecero la visita e tutte le analisi e non uscì niente. Quando il colonnello medico passò tra i letti per visitare i malati e giunse vicino a me e guardò le carte, vedendo che non avevo niente mi disse:
- Tu sei sano, non hai niente, sei venuto qua per vedere se di danno un po’ di convalescenza?
- No, risposi io, mi hanno portato qua perché mi sono sentito male. Non mi sono fatto portare qua perché mi diate della convalescenza.
Il dottore continuò a leggere le carte e vide che venivo da Martano. Non appena si accorse di questo subito chiese nuovamente:
- Allora tu sei di Martano?
- Si, dissi io, sono di Martano.
- Ed il grico lo capisci, lo capisci il grico? Lo sai parlare?
- Lo capisco bene, dissi, ma a parlarlo non lo so molto.
- E dimmi come si chiama il cuore?
- “Cardìa”, risposi presto.
- E testa?
- “Ciofali” risposi nuovamente io.
Insomma, per farla breve, mi chiese per diverse volte (la traduzione di altre parole) poi mi salutò e continuò a visitare i malati.
Adesso dobbiamo sapere che il colonnello non era dalla Grecìa Salentina, ma proveniva da un paese del “Capo di Leuca” ed era uno di quelli, come tanti che, una volta incontrato il grico, ne rimangono ammaliati e chi sa cosa farebbero per questa lingua. Ed è una fascinazione che non gliela togli da dosso per tutta la vita. Per cui farebbero di tutto per apprendere la lingua e la storia ad essa legata e magari qualsiasi cosa e qualsiasi persona che “sa” di grico gli sembra che cosa debba essere.
L’indomani (il medico) non passò, ma passo la monaca che lavorava nell’ospedale e mi disse:
- Alzati e vai a trovare il colonnello che ti sta spettando. E’ nel suo studio..
Mi alzai ed andai a trovare il colonnello. Quando entrai dentro, il colonnello mi disse:
- Stai tranquillo che non hai niente, ciò che ti è venuto era cosa leggera e adesso è tutto passato.
- Ma io voglio mandarti a casa in licenza perché sai il grico, pochi giorni, ma ti mando a Martano.
Così fece, mi diete venti giorni di convalescenza, ma prima di partire mi disse se potevo comprarli il libro del Rohlfs “Scavi linguistici…”. Partì ed arrivai a Martano. Era d’estate e subito presi a divertirmi con i miei amici, andando girando di qua e di là, andando al mare, insomma feci un po’ di bella vita. Ma avevo dimenticato di comprare il libro al colonnello. Mi venne in mente soltanto negli ultimi giorni e allora cominciai ad andar correndo per ogni dove, ma il libro non lo trovavo.
Mi suggerirono allora di chiedere al Professore Sicuro e così feci. Costui mi disse di chiedere alla libreia “Atena” di Galatina. Così feci, andai, chiesi, il titolare andò a cercare tra i libri e dopo un poco ritorno con il libro e mi disse: sei fortunato, questa è l’ultima copia.
La comprai ed il giorno successivo partii nuovamente per andare a Roma.
Andai a trovare nuovamente il colonnello e gli portai il libro. Questi quando lo vide si rallegro molto e mi disse: vedi, avete una lingua che non si trova da nessuna parte, c’è gente che (per quella), e mi mostrava il libro, passa la vita a studiarla, ogni parola di questa lingua vale oro, tenetela stretta, fate che non si perda.
Continuò a tessere ancora alcuni elogi verso grico e poi mi disse: tu mi sembri un bravo figliuolo, tanto mi viene di darti ancora qualche giorno. E così fece, mi diede ancora venti giorni di convalescenza. Lo ringraziai, lo salutai e andai via, ma quando ero ancora sulla porta mi disse: non dimenticare il grico. E non lo vidi più.
Alcune volte il grico paga, non diciamo più che il grico non serve. Quaranta giorni di convalescenza, tanto vale il nostro grico? Per noi, di qua della Grecìa, molte volte, molto di meno ancora.
Giuseppe De Pascalis
Alcuni anni fa, quando ero giovanotto stavo facendo il soldato dalle parti di Roma. Un giorno non mi sentii molto bene e mi portarono all’ospedale del “Celio” a Roma. Mi fecero la visita e tutte le analisi e non uscì niente. Quando il colonnello medico passò tra i letti per visitare i malati e giunse vicino a me e guardò le carte, vedendo che non avevo niente mi disse:
- Tu sei sano, non hai niente, sei venuto qua per vedere se di danno un po’ di convalescenza?
- No, risposi io, mi hanno portato qua perché mi sono sentito male. Non mi sono fatto portare qua perché mi diate della convalescenza.
Il dottore continuò a leggere le carte e vide che venivo da Martano. Non appena si accorse di questo subito chiese nuovamente:
- Allora tu sei di Martano?
- Si, dissi io, sono di Martano.
- Ed il grico lo capisci, lo capisci il grico? Lo sai parlare?
- Lo capisco bene, dissi, ma a parlarlo non lo so molto.
- E dimmi come si chiama il cuore?
- “Cardìa”, risposi presto.
- E testa?
- “Ciofali” risposi nuovamente io.
Insomma, per farla breve, mi chiese per diverse volte (la traduzione di altre parole) poi mi salutò e continuò a visitare i malati.
Adesso dobbiamo sapere che il colonnello non era dalla Grecìa Salentina, ma proveniva da un paese del “Capo di Leuca” ed era uno di quelli, come tanti che, una volta incontrato il grico, ne rimangono ammaliati e chi sa cosa farebbero per questa lingua. Ed è una fascinazione che non gliela togli da dosso per tutta la vita. Per cui farebbero di tutto per apprendere la lingua e la storia ad essa legata e magari qualsiasi cosa e qualsiasi persona che “sa” di grico gli sembra che cosa debba essere.
L’indomani (il medico) non passò, ma passo la monaca che lavorava nell’ospedale e mi disse:
- Alzati e vai a trovare il colonnello che ti sta spettando. E’ nel suo studio..
Mi alzai ed andai a trovare il colonnello. Quando entrai dentro, il colonnello mi disse:
- Stai tranquillo che non hai niente, ciò che ti è venuto era cosa leggera e adesso è tutto passato.
- Ma io voglio mandarti a casa in licenza perché sai il grico, pochi giorni, ma ti mando a Martano.
Così fece, mi diete venti giorni di convalescenza, ma prima di partire mi disse se potevo comprarli il libro del Rohlfs “Scavi linguistici…”. Partì ed arrivai a Martano. Era d’estate e subito presi a divertirmi con i miei amici, andando girando di qua e di là, andando al mare, insomma feci un po’ di bella vita. Ma avevo dimenticato di comprare il libro al colonnello. Mi venne in mente soltanto negli ultimi giorni e allora cominciai ad andar correndo per ogni dove, ma il libro non lo trovavo.
Mi suggerirono allora di chiedere al Professore Sicuro e così feci. Costui mi disse di chiedere alla libreia “Atena” di Galatina. Così feci, andai, chiesi, il titolare andò a cercare tra i libri e dopo un poco ritorno con il libro e mi disse: sei fortunato, questa è l’ultima copia.
La comprai ed il giorno successivo partii nuovamente per andare a Roma.
Andai a trovare nuovamente il colonnello e gli portai il libro. Questi quando lo vide si rallegro molto e mi disse: vedi, avete una lingua che non si trova da nessuna parte, c’è gente che (per quella), e mi mostrava il libro, passa la vita a studiarla, ogni parola di questa lingua vale oro, tenetela stretta, fate che non si perda.
Continuò a tessere ancora alcuni elogi verso grico e poi mi disse: tu mi sembri un bravo figliuolo, tanto mi viene di darti ancora qualche giorno. E così fece, mi diede ancora venti giorni di convalescenza. Lo ringraziai, lo salutai e andai via, ma quando ero ancora sulla porta mi disse: non dimenticare il grico. E non lo vidi più.
Alcune volte il grico paga, non diciamo più che il grico non serve. Quaranta giorni di convalescenza, tanto vale il nostro grico? Per noi, di qua della Grecìa, molte volte, molto di meno ancora.
Giuseppe De Pascalis
domenica 13 luglio 2008
GRIKO, SCUOLA ED AMORE
GRIKO, SCUOLA ED AMORE
Il 24 di Aprile si è tenuta a Martano la prima Assemblea dell’Associazione GRIKA MILUME.
Il Presidente e i Soci, anche venuti da lontano, per la prima volta si sono riuniti tutti insieme per discutere delle attività sinora svolte e di quelle ancora da svolgersi.
Tutti hanno espresso la loro opinione.
Abbiamo discusso della SPITTA: cosa scrivere, come scrivere, perché o per chi scrivere; a cosa serve oggi scrivere in grico.
Abbiamo discusso delle iniziative che l’Associazione Grika Milùme ha realizzato e delle altre che vorremmo realizzare, con l’aiuto di tutti, perché la lingua grika e le nostre radici non si perdano.
Abbiamo discusso di lingua Grika: chi ancora oggi la parla; cosa si può fare perché la lingua non si perda e per incentivare l’uso; se la Spitta è utile per salvaguardare la lingua.
Partecipavano persone esperte di griko che hanno esposto osservazioni che ci hanno fatto discutere.
Io prendo spunto da ciò che si è detto per scrivere ciò che penso sulla lingua e la scuola.
Dal 1999 c’è una legge sulle minoranze linguistiche. Questa legge, per la prima volta, disciplina le iniziative che sono consentite per salvaguardare le lingue.
Le scuole rivestono grande importanza, dalle Materne fino all’Università.
Nelle scuole è consentito l’uso del griko; nelle scuole si può insegnare il griko agli alunni nelle ore curriculari; per gli adulti (compresi i docenti di griko) si possono fare corsi pomeridiani; l’università può istituire una Laurea in Lingua e Cultura Grika.
Le scuole, avvalendosi dell’autonomia, possono istituire nuove materie, possono inserire progetti nel POF, cosicchè ogni scuola può scegliere nuove cose da insegnare agli alunni, che non si possono trattare nelle ore curriculari o che non si fa in tempo a trattare.
Invece l’Università di Lecce ha tolto il corso in Lingua Neogreca, istituita proprio per la presenza dell’area ellenofona, ed è dubbio ora se potrà essere ripristinata.
Per gli adulti le scuole non organizzano nulla; eppure molte persone vorrebbero imparare, o semplicemente parlare, il grico.
Agli alunni nelle suole si insegna il griko, ma è molto poco.
Fanno ogni anno un’ora alla settimana, per circa dieci, quindici, settimane.
Imparano vocaboli, nomi e numeri, qualche poesia e qualche canto.
Ma sul più bello, mentre stanno imparando qualcosa, il corso finisce e ciò che hanno imparato lo dimenticano.
Nelle scuole servono più ore di griko!
Ma non è solo questo.
Gli alunni a scuola devono ascoltare come si parla in griko, devono ascoltare gli adulti che parlano griko.
E chi sono oggi le persone che parlano griko?
Sono i nonni di quegli alunni che oggi frequentano la scuola.
I nonni che parlano il griko devono stare in classe con l’insegnante di griko e parlare in griko: così i bambini acquistano la consapevolezza che la lingua ancora vive, e vive proprio sulla bocca dei loro nonni, che loro ritrovano una volta tornati a casa.
I nonni devono insegnare ai loro nipoti il griko, a scuola con l’insegnante di griko, e a casa parlando con loro il griko come lo parlano quando stanno da soli marito e moglie.
Solo così forse nascerà nel cuore dei bambini l’amore per la lingua grika.
Ma non basta neppure questo.
Gli alunni devono imparare l’alfabeto greco.
Per ogni termine griko l’insegnante deve scrivere come si dice quella parola nel greco moderno e nel greco antico, scriverla con l’alfabeto greco ma leggerla secondo la fonetica del greco moderno.
Tutto ciò in ogni liceo classico si può fare, e bene.
Solo così ciascuno potrà rendersi conto che la lingua grika somiglia molto al greco oggi parlato in Grecia, ma che è molto più antica. Tanto antica che conserva parole che il greco moderno ha perduto (appìdi, pèrsiko, frèa, ampàri, ecc.) ma che si trovano nel greco antico. Come pure che ha la stessa sintassi e morfologia del greco antico.
Ma nel griko si trovano anche termini arcaici: solo nel griko diciamo umme e degghie;
nel greco moderno e nel greco antico per dire si dicono ναι;
per dire no dicono :όχι nel greco moderno; nel greco antico ου, ουχ, ουχί.
umme deriva da ουν μεν che significa: certamente;
degghie deriva da ουδέν γε che significa: per niente..
Un’ultima cosa.
Il dialetto italiano che parliamo noi nei nostri paesi e nel Salento è la traduzione dal griko.
voju cu mangiu = telo na fao
tocca cu vau = nghizi na pao
non pozzu venire = e' sozo erti
fallu cu venga = kàmeto n'arti
dilli cu non venga = pestu na min erti
ieri fici (makà aggiu fattu) quistu = ette' èkama tuo
quistu quai = tuonne'
Rohlfs ha trattato queste tematiche.
Io penso che nelle scuole agli alunni bisogna insegnare tutto ciò, ed altro.
Serve tempo, serve personale, servono finanziamenti.
Ma tutto si può trovare (anche i finanziamenti!) se vogliamo aiutare la nostra lingua a non scomparire.
Ma serve amore.
Il griko ha bisogno di amore.
GIOVANNI FAZZI
Il 24 di Aprile si è tenuta a Martano la prima Assemblea dell’Associazione GRIKA MILUME.
Il Presidente e i Soci, anche venuti da lontano, per la prima volta si sono riuniti tutti insieme per discutere delle attività sinora svolte e di quelle ancora da svolgersi.
Tutti hanno espresso la loro opinione.
Abbiamo discusso della SPITTA: cosa scrivere, come scrivere, perché o per chi scrivere; a cosa serve oggi scrivere in grico.
Abbiamo discusso delle iniziative che l’Associazione Grika Milùme ha realizzato e delle altre che vorremmo realizzare, con l’aiuto di tutti, perché la lingua grika e le nostre radici non si perdano.
Abbiamo discusso di lingua Grika: chi ancora oggi la parla; cosa si può fare perché la lingua non si perda e per incentivare l’uso; se la Spitta è utile per salvaguardare la lingua.
Partecipavano persone esperte di griko che hanno esposto osservazioni che ci hanno fatto discutere.
Io prendo spunto da ciò che si è detto per scrivere ciò che penso sulla lingua e la scuola.
Dal 1999 c’è una legge sulle minoranze linguistiche. Questa legge, per la prima volta, disciplina le iniziative che sono consentite per salvaguardare le lingue.
Le scuole rivestono grande importanza, dalle Materne fino all’Università.
Nelle scuole è consentito l’uso del griko; nelle scuole si può insegnare il griko agli alunni nelle ore curriculari; per gli adulti (compresi i docenti di griko) si possono fare corsi pomeridiani; l’università può istituire una Laurea in Lingua e Cultura Grika.
Le scuole, avvalendosi dell’autonomia, possono istituire nuove materie, possono inserire progetti nel POF, cosicchè ogni scuola può scegliere nuove cose da insegnare agli alunni, che non si possono trattare nelle ore curriculari o che non si fa in tempo a trattare.
Invece l’Università di Lecce ha tolto il corso in Lingua Neogreca, istituita proprio per la presenza dell’area ellenofona, ed è dubbio ora se potrà essere ripristinata.
Per gli adulti le scuole non organizzano nulla; eppure molte persone vorrebbero imparare, o semplicemente parlare, il grico.
Agli alunni nelle suole si insegna il griko, ma è molto poco.
Fanno ogni anno un’ora alla settimana, per circa dieci, quindici, settimane.
Imparano vocaboli, nomi e numeri, qualche poesia e qualche canto.
Ma sul più bello, mentre stanno imparando qualcosa, il corso finisce e ciò che hanno imparato lo dimenticano.
Nelle scuole servono più ore di griko!
Ma non è solo questo.
Gli alunni a scuola devono ascoltare come si parla in griko, devono ascoltare gli adulti che parlano griko.
E chi sono oggi le persone che parlano griko?
Sono i nonni di quegli alunni che oggi frequentano la scuola.
I nonni che parlano il griko devono stare in classe con l’insegnante di griko e parlare in griko: così i bambini acquistano la consapevolezza che la lingua ancora vive, e vive proprio sulla bocca dei loro nonni, che loro ritrovano una volta tornati a casa.
I nonni devono insegnare ai loro nipoti il griko, a scuola con l’insegnante di griko, e a casa parlando con loro il griko come lo parlano quando stanno da soli marito e moglie.
Solo così forse nascerà nel cuore dei bambini l’amore per la lingua grika.
Ma non basta neppure questo.
Gli alunni devono imparare l’alfabeto greco.
Per ogni termine griko l’insegnante deve scrivere come si dice quella parola nel greco moderno e nel greco antico, scriverla con l’alfabeto greco ma leggerla secondo la fonetica del greco moderno.
Tutto ciò in ogni liceo classico si può fare, e bene.
Solo così ciascuno potrà rendersi conto che la lingua grika somiglia molto al greco oggi parlato in Grecia, ma che è molto più antica. Tanto antica che conserva parole che il greco moderno ha perduto (appìdi, pèrsiko, frèa, ampàri, ecc.) ma che si trovano nel greco antico. Come pure che ha la stessa sintassi e morfologia del greco antico.
Ma nel griko si trovano anche termini arcaici: solo nel griko diciamo umme e degghie;
nel greco moderno e nel greco antico per dire si dicono ναι;
per dire no dicono :όχι nel greco moderno; nel greco antico ου, ουχ, ουχί.
umme deriva da ουν μεν che significa: certamente;
degghie deriva da ουδέν γε che significa: per niente..
Un’ultima cosa.
Il dialetto italiano che parliamo noi nei nostri paesi e nel Salento è la traduzione dal griko.
voju cu mangiu = telo na fao
tocca cu vau = nghizi na pao
non pozzu venire = e' sozo erti
fallu cu venga = kàmeto n'arti
dilli cu non venga = pestu na min erti
ieri fici (makà aggiu fattu) quistu = ette' èkama tuo
quistu quai = tuonne'
Rohlfs ha trattato queste tematiche.
Io penso che nelle scuole agli alunni bisogna insegnare tutto ciò, ed altro.
Serve tempo, serve personale, servono finanziamenti.
Ma tutto si può trovare (anche i finanziamenti!) se vogliamo aiutare la nostra lingua a non scomparire.
Ma serve amore.
Il griko ha bisogno di amore.
GIOVANNI FAZZI
Si devono boicottare le olimpiadi di Pechino?
Si devono boicottare le olimpiadi di Pechino?
Le manifestazioni d'opposizione al regime cinese durante la cerimonia d'accensione della fiaccola olimpica a Olimpia avevano come scopo di rendere cosciente l'opinione pubblica al problema del Tibet e più generalmente al non rispetto dei diritti umani dalla Cina.
La polizia greca ha fermato parecchi attivisti tibetani e il governo ha condannato queste azioni che, come ha sostenuto, “non hanno nulla da vedere con lo spirito olimpico”.
Successivamente forte polemica ha attraversato i mezzi di comunicazione greci, perché la telecamera della televisione che trasmetteva in diretta la cerimonia ha cambiato, di colpo, senza ragione apparente, l'angolo di presa quando i giornalisti di “Reporters sans frontières” sono intervenuti spiegando una bandiera olimpica sulla quale gli anelli erano delle manette. Con questa azione, i “Reporters sans frontières”, hanno iniziato la serie di proteste che si sono susseguite lungo il percorso della fiaccola verso lo stadio Panatenaico e poi a Parigi, Londra, New Delhi, Bangkok ... fino a Pechino stesso.
Contemporaneamente si sono diffuse diverse idee che propongono, poiché la Cina non rispetta i diritti umani, il boicottaggio dei Giochi.
Gli atleti, che pensano solo a : “Ciascuno per sé e vinca il migliore”, sono opposti a queste idee.
I leader politici non sanno cosa fare, dicono che boicotteranno la cerimonia d'apertura dei Giochi, che interverranno, che consiglieranno alla Cina di diventare più democratica.
Non sarebbe meglio che incitassero gli atleti a manifestare, sul podio della premiazione, la loro opposizione e la loro protesta come avevano fatto nel 1968 a Città di Messico Tommie Smith e John Carlos alzando il braccio teso con la mano in un guanto nero mentre si suonava l'inno nazionale americano?
Non sarebbe meglio che andassero a Pechino per la cerimonia d'apertura dei Giochi per manifestare lì, durante la cerimonia, la loro protesta per il comportamento della Cina?
Non sarebbe meglio che invitassero, il Dalai Lama ad assistere con loro alla cerimonia inaugurale? Ve lo immaginate? Il Dalai Lama seduto tra Bush, Baroso, Hu Jintao e altri Sarkozy, Merkel, Zapatero, Brown, Putin ecc. salutando l'inizio dei Giochi di Pechino?
Certo che sarebbe meglio. Ma basta col sognare. Torniamo alla realtà.
L'autonomia del Tibet, i diritti umani, la democrazia non interessano né Bush né Hu Jintao né Putin né l'Europa.
Quello che gli interessa è prendere la loro parte della grande torta economica che rappresenta il miliardo e mezzo di consumatori cinesi. E la democrazia che gli vogliono presentare e offrire è la stessa della nostra : quella del diritto di consumare. Nient'altro.
Eccola la realtà: il potere cinese auspicava l'organizzazione dei Giochi per motivi e fini politici. Per la propaganda. Gli sponsor e il CIO gliel'hanno concessa per ragioni analoghe. Per il business.
Il Dalai Lama è in esilio in India.
Il potere cinese continua a imprigionare gli oppositori e a considerare il Dalai Lama fuori legge. Insiste nel dire che il problema del Tibet è un problema interno e che si piegherà.
Il potere cinese si fa sempre più duro ed attacca dicendo che “nessuna forza al mondo può fermare la fiaccola dei Giochi di Pechino”.
I cinesi boicottano i prodotti francesi perché la Francia ha diffuso le immagini della protesta.
La comunità internazionale cerca di correggere l'incorreggibile. Ma ora è troppo tardi. L'errore, l'errore madornale, è stato di consentire alla Cina di organizzare queste olimpiadi. Il resto non è altro che lacrime di coccodrillo.
Noi scriviamo a fine maggio; non si può prevedere quello che succederà fino al termine dei Giochi.
Speriamo che quando le luci della ribalta saranno spente, le misure di ritorsione e la vendetta non diventino ancora più dure nella Cina post olimpica.
Iannis Papageorgiadis
Le manifestazioni d'opposizione al regime cinese durante la cerimonia d'accensione della fiaccola olimpica a Olimpia avevano come scopo di rendere cosciente l'opinione pubblica al problema del Tibet e più generalmente al non rispetto dei diritti umani dalla Cina.
La polizia greca ha fermato parecchi attivisti tibetani e il governo ha condannato queste azioni che, come ha sostenuto, “non hanno nulla da vedere con lo spirito olimpico”.
Successivamente forte polemica ha attraversato i mezzi di comunicazione greci, perché la telecamera della televisione che trasmetteva in diretta la cerimonia ha cambiato, di colpo, senza ragione apparente, l'angolo di presa quando i giornalisti di “Reporters sans frontières” sono intervenuti spiegando una bandiera olimpica sulla quale gli anelli erano delle manette. Con questa azione, i “Reporters sans frontières”, hanno iniziato la serie di proteste che si sono susseguite lungo il percorso della fiaccola verso lo stadio Panatenaico e poi a Parigi, Londra, New Delhi, Bangkok ... fino a Pechino stesso.
Contemporaneamente si sono diffuse diverse idee che propongono, poiché la Cina non rispetta i diritti umani, il boicottaggio dei Giochi.
Gli atleti, che pensano solo a : “Ciascuno per sé e vinca il migliore”, sono opposti a queste idee.
I leader politici non sanno cosa fare, dicono che boicotteranno la cerimonia d'apertura dei Giochi, che interverranno, che consiglieranno alla Cina di diventare più democratica.
Non sarebbe meglio che incitassero gli atleti a manifestare, sul podio della premiazione, la loro opposizione e la loro protesta come avevano fatto nel 1968 a Città di Messico Tommie Smith e John Carlos alzando il braccio teso con la mano in un guanto nero mentre si suonava l'inno nazionale americano?
Non sarebbe meglio che andassero a Pechino per la cerimonia d'apertura dei Giochi per manifestare lì, durante la cerimonia, la loro protesta per il comportamento della Cina?
Non sarebbe meglio che invitassero, il Dalai Lama ad assistere con loro alla cerimonia inaugurale? Ve lo immaginate? Il Dalai Lama seduto tra Bush, Baroso, Hu Jintao e altri Sarkozy, Merkel, Zapatero, Brown, Putin ecc. salutando l'inizio dei Giochi di Pechino?
Certo che sarebbe meglio. Ma basta col sognare. Torniamo alla realtà.
L'autonomia del Tibet, i diritti umani, la democrazia non interessano né Bush né Hu Jintao né Putin né l'Europa.
Quello che gli interessa è prendere la loro parte della grande torta economica che rappresenta il miliardo e mezzo di consumatori cinesi. E la democrazia che gli vogliono presentare e offrire è la stessa della nostra : quella del diritto di consumare. Nient'altro.
Eccola la realtà: il potere cinese auspicava l'organizzazione dei Giochi per motivi e fini politici. Per la propaganda. Gli sponsor e il CIO gliel'hanno concessa per ragioni analoghe. Per il business.
Il Dalai Lama è in esilio in India.
Il potere cinese continua a imprigionare gli oppositori e a considerare il Dalai Lama fuori legge. Insiste nel dire che il problema del Tibet è un problema interno e che si piegherà.
Il potere cinese si fa sempre più duro ed attacca dicendo che “nessuna forza al mondo può fermare la fiaccola dei Giochi di Pechino”.
I cinesi boicottano i prodotti francesi perché la Francia ha diffuso le immagini della protesta.
La comunità internazionale cerca di correggere l'incorreggibile. Ma ora è troppo tardi. L'errore, l'errore madornale, è stato di consentire alla Cina di organizzare queste olimpiadi. Il resto non è altro che lacrime di coccodrillo.
Noi scriviamo a fine maggio; non si può prevedere quello che succederà fino al termine dei Giochi.
Speriamo che quando le luci della ribalta saranno spente, le misure di ritorsione e la vendetta non diventino ancora più dure nella Cina post olimpica.
Iannis Papageorgiadis
PER PROTEGGERTI... (Ja na se filàtzo)
--Per proteggerti io ho messo guardie:
sulle montagne il sole, sulle pianure l'aquila,
e alle navi il fresco vento del nord.
Ma... il sole è tramontato e l' aquila addormentata
e le navi hanno cacciato il vento del nord
e così la morte ha avuto l'occasione di rubarti.
Ma in quel posto dove vai, marito mio
incontrerai il serpente, tu luce degli occhi miei
e poi tu mi ricorderai, e ritornerai.
Dimmelo, caro mio, quando tornerai
e io spargererò rose sopra le montagne
e petali di rose sulla tua strada--
"Se tu spargererai rose, prendile in mano e senti il loro profumo
perchè io non vengo indietro, mai ritornerò.
da dove sono andato alle montagne e ai campi e in nessun luogo,
dove la madre non ha figli e i figli non hanno madre,
nè il marito ha moglie e non ci sono più incontri."
Theonia
sulle montagne il sole, sulle pianure l'aquila,
e alle navi il fresco vento del nord.
Ma... il sole è tramontato e l' aquila addormentata
e le navi hanno cacciato il vento del nord
e così la morte ha avuto l'occasione di rubarti.
Ma in quel posto dove vai, marito mio
incontrerai il serpente, tu luce degli occhi miei
e poi tu mi ricorderai, e ritornerai.
Dimmelo, caro mio, quando tornerai
e io spargererò rose sopra le montagne
e petali di rose sulla tua strada--
"Se tu spargererai rose, prendile in mano e senti il loro profumo
perchè io non vengo indietro, mai ritornerò.
da dove sono andato alle montagne e ai campi e in nessun luogo,
dove la madre non ha figli e i figli non hanno madre,
nè il marito ha moglie e non ci sono più incontri."
Theonia
Ti skalìzzi ti potìzzi
"buona sera, mia cara
in mezzo al tuo cortile fiorito
cosa zappetti, cosa annaffi,
non vieni fuori a vedermi?"
--Giovanotto, che ti interessa
del mio potare ed annaffiare?
Sono fiori profumati
Per colui che io amo.
"Non zappare questi fiori
pianta basilico
che se arrivano gli uccelli
o se passano gli usignoli
ti ruberanno dalle piante
i fiori ed i boccioli"
--Se mi ruberan le piante
ho altre da piantare
per zappare ed annaffiare
per quel bello che io amo-
Theonia
in mezzo al tuo cortile fiorito
cosa zappetti, cosa annaffi,
non vieni fuori a vedermi?"
--Giovanotto, che ti interessa
del mio potare ed annaffiare?
Sono fiori profumati
Per colui che io amo.
"Non zappare questi fiori
pianta basilico
che se arrivano gli uccelli
o se passano gli usignoli
ti ruberanno dalle piante
i fiori ed i boccioli"
--Se mi ruberan le piante
ho altre da piantare
per zappare ed annaffiare
per quel bello che io amo-
Theonia
Costruiamo il futuro
Passeggiando nei paesi greci e non, mi sono accorto che quando vai a parlare del giornale griko e dici che vuoi impegnarti per far vivere la lingua grika, tutti si mostrano contenti, ma molti ti guardano come fossi un bambino intento in giochi di fantasia e tornano a pensare alle loro cose “serie”. Magari quelli stessi trenta anni fa credevano di poter rivoltare il mondo intero e ogni tanto andavano a menare le mani per le loro idee.
Non voglio dire che tutti dovrebbero credere nel Griko vivo, capisco che non è facile dimostrare quanto possa giovare non restare fermi a guardare il mondo che ti scorre sopra, cambiandoci la lingua, la storia, iol cuore, la testa. Però almeno sarei più felice se la gente venisse a dirmi che non può pensare al Griko perché ha in mente ideali più grandi in mente, perché è impegnato a migliorare il mondo, altro che sette paesi griki.
Sappiamo che non è così, le grandi cose che ha in mente la gente oggi sono i soldi, la carriera, una vita tranquilla, il divertimento. E questo per coloro che hanno vissuto il ’68 e il ’77 ma anche per i giovani, che vengono spinti oggi sempre più a pensare al proprio bene. Possiamo dire: meglio un popolo con la testa vuota e tranquilla del sangue versato per strada. Può essere.
Ma il sole sorge e tramonta su di noi anche se stiamo a guardarci i piedi, il mondo non sta fermo, lo spingono coloro che lo vogliono, quelli che credono in qualche idea, anche la peggiore. Oggi perdiamo il Griko, domani cosa perderemo?
Francesco Penza, Maggio 2008
Non voglio dire che tutti dovrebbero credere nel Griko vivo, capisco che non è facile dimostrare quanto possa giovare non restare fermi a guardare il mondo che ti scorre sopra, cambiandoci la lingua, la storia, iol cuore, la testa. Però almeno sarei più felice se la gente venisse a dirmi che non può pensare al Griko perché ha in mente ideali più grandi in mente, perché è impegnato a migliorare il mondo, altro che sette paesi griki.
Sappiamo che non è così, le grandi cose che ha in mente la gente oggi sono i soldi, la carriera, una vita tranquilla, il divertimento. E questo per coloro che hanno vissuto il ’68 e il ’77 ma anche per i giovani, che vengono spinti oggi sempre più a pensare al proprio bene. Possiamo dire: meglio un popolo con la testa vuota e tranquilla del sangue versato per strada. Può essere.
Ma il sole sorge e tramonta su di noi anche se stiamo a guardarci i piedi, il mondo non sta fermo, lo spingono coloro che lo vogliono, quelli che credono in qualche idea, anche la peggiore. Oggi perdiamo il Griko, domani cosa perderemo?
Francesco Penza, Maggio 2008
lunedì 21 aprile 2008
Intervista al vicesindaco di Cutrofiano Giovanni Leuzzi
Sindaco Tarantini, dicono che è da 150 anni che a Cutrofiano non si parla più il greco. Perché, allora, avete voluto tornare di nuovo nella Grecìa salentina?
Cutrofiano, in effetti, ha perduto la lingua grika nel corso dell'800, e però tu sai che la lingua è solo una delle caratteristiche, delle emergenze della Grecìa Bizantina, che ha caratterizzato tutta la fascia centrale del Salento. Al di là della lingua che comunque permane nei cognomi, negli agnomi, nei toponimi, nei riti, nei culti, nella gastronomia, noi riteniamo di dover riscoprire per intero una identità, che per quanto mi riguarda da molti anni io considero un'identità volutamente negata. D'altra parte la lingua tu sai che, anche qualcuno dei cosiddetti comuni ellenofoni l'ha perduta esso pure, tipo Soleto, tipo Melpignano, Martignano. Corigliano è un po' più conservativa, Sternatia pure, a Martano e a Calimera stanno a metà strada, ma insomma, gli altri comuni sostanzialmente la lingua l'hanno persa, e purtroppo non è più uno strumento d'uso e non ha più quella funzione che aveva fino a qualche 50ennio, 60ennio, secolo fa, e quindi la grecità si è man mano perduta. Quindi abbiamo voluto riscoprire una identità storico-culturale, sulla quale innestare tutti i nuovi processi amministrativi, culturali, politici e identitari che, come sai, scuotono la Grecìa Salentina da un po' di anni.
Fino ad ora, avete raggiunto qualcosa di quello che vi eravate proposti, entrando nell'Unione dei comuni della Grecìa salentina? Siete un centro grande e forte, e forse avete più da dare che da prendere.
C'è il risultato di aver approfondito la conoscenza reciproca. Altro grande risultato è di essere già entrati noi in alcune progettazioni d'area, e di aver anche ottenuto determinati contributi, grazie alla cabina di regia che nella Grecìa funziona gìa da un po' di anni. E' vero che siamo un centro grande e forte, se penso che abbiamo 9'300 abitanti circa, abbiamo un territorio enorme di 5'600 ettari, abbiamo la gran parte del territorio estremamente fertile dal punto di vista dell'agricoltura, e abbiamo attività estrattive purtroppo sotto certi aspetti, abbiamo turismo, artigianato, abbiamo emergenze importanti. Noi non abbiamo né da dare e né da prendere di più rispetto agli altri. Ci sentiamo nella pari dignità, e abbiamo delle emergenze specifiche all'interno dell'Unione dei comuni, per esempio la terracotta tradizionale, per esempio il Museo della terracotta, che è monotematico e per noi importantissimo, e per esempio il borgo rurale di via Chiusa che sarà una vetrina delle produzioni e delle attività agricole. Il Parco dei fossili, d'altra parte i fossili di Cutrofiano fanno bella mostra nel Museo di scienze naturali di Calimera da moltissimi anni. Quindi abbiamo delle caratteristiche nostre, proprie, e però riteniamo che queste peculiarità vadano inserite all'interno di un processo creativo e di sviluppo dell'intera area.
Quali sono oggi le potenzialità e le vie per uno sviluppo sostenibile e culturalmente utile del territorio dell'Unione dei comuni?
Le potenzialità e lo sviluppo sostenibile, riguardano intanto un aspetto sul quale va dato merito a chi nella Grecìa ha lavorato: cioè l'aspetto della identità. La „Notte della taranta“, giusto per fare un esempio dei più abusati, ha scaricato sull'area, sulla Grecìa e sul Salento, l'interesse generale a livello nazionale ed anche internazionale. Al di là degli aspetti culturali dei quali si potrebbe discutere e ragionare, il problema è che noi dobbiamo rafforzare l'identità nostra, quindi già un primo elemento. Mantenere e rafforzare l'identità, che ha conosciuto in questi anni importantissimi sviluppi. D'altra parte, inserire nuove idee ed indirizzi. Io so di Martignano il problema del parco eolico, perché lì, un discorso comune riguardo l'energia alternativa rinnovabile, va fatto. Riguardo la cultura, le emergenze e le risorse cosiddette immateriali, lì va fatto un censimento serio e vanno messe in rete, in modo tale che il turismo, la cultura le scuole abbiano modo di fare degli interventi e delle visite che siano razionali, che siano utili, che siano profique e che siano inserite in un contesto di fruizione molto più ampio. Questa è una delle idee, e così anche l'artigianato, la tipicizzazione degli antichi mestieri, l'agricoltura di qualità e di nicchia, penso anche alle iniziative industriali di nuova generazione. Le aziende vinicole che abbiamo qui a Cutrofiano, le aziende di agricoltura biologica. C'è un lavoro enorme da fare sia sul piano delle risorse immateriali, di identità e culturali, e sia riguardo le iniziative economiche che dovrebbero rilanciare l'economia del territorio.
Il turismo può essere un'opportunità e una cosa buona anche per Cutrofiano?
Si diceva che il turismo è sicuramente un'opportunità importantissima – anche per Cutrofiano. Ma ripeto, non in un contesto di isolamento, perché nessuno degli 11 attuali comuni – io sono stato favorevole anche all'ingresso di Carpignano, quando avvenne – e Carpignano la lingua l'ha perduta addirittura prima di noi, è clamoroso che comuni vicinissimi, Martano e Carpignano, abbiano avuto percorsi completamente diversi. Così anche Galatina e Soleto, Galatina antichissimo centro della Grecìa, la lingua l'ha persa addirittura 4 secoli prima, siamo a questi livelli – Soleto e Galatina distano 2 chilometri. Quindi, ci sono fenomeni culturali straordinari, è però il turismo è certamente una delle opportunità fondamentali. Penso a tutte le emergenze anche archeologiche. Calimera, il Parco dei fossili; Galatina, i suoi musei; E poi questa grecità bizantina che ha lasciato delle tracce di straordinaria importanza. Tutto il patrimonio delle cripte, tutto il patrimonio dei culti, delle chiese bizantine in superficie. C'abbiamo un patrimonio che nemmeno noi conosciamo. Per non parlare della ipotesi di agganciarsi anche a Galatina. La fabbrica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina, è monumento di valore internazionale, e ricade proprio in quel periodo della grecità bizantina del Salento. C'è tutto un discorso sul turismo, e poi l'agriturismo, l'agricoltura di qualità, i prodotti tipici, c'è un mondo secondo me, che noi dovremmo avere la capacità di riscoprire e di rilanciare.
Cutrofiano è un centro economicamente molto dinamico. Pensando a questo fatto, sarebbe pensabile che Cutrofiano diventi un motore per tutta l'area grika?
Guarda io... (ride) mi viene da ridere, perché la domanda è posta in maniera intelligente, perché voi siete osservatori esterni. Noi a Cutrofiano subiamo le critiche più feroci, perché saremo un centro economicamente ormai distrutto. Quindi io rido un po' perché non mi ci ritrovo nel dibattito locale. In effetti, Cutrofiano può essere considerato un centro dinamico, è però nel corso degli ultimi anni e decenni, in una crisi molto molto pesante. L'agricoltura, la scomparsa della tabacchicoltura - Cutrofiano era il centro primario della tabacchicoltura salentina - produceva oltre 20mila quintali di tabacco. Quindi io so cosa vuol dire l'agricoltura e la tabacchicoltura che adesso è scomparsa, senza nessuna coltura alternativa. Viviamo una crisi profondissima dell'agricoltura, in un centro vocato all'agricoltura. Così l'artigianato, ed anche il commercio, Cutrofiano era famosa per le scarpe e per l'abbigliamento. Tutto questo non c'è più. Quindi c'è una crisi economica, nel quadro io ritengo generale, del sistema economico del Salento. Il Salento, secondo me, va ripensato dal punto di vista economico, perché la speranza nella produzione di nicchia, nella produzione di qualità, nell'ortofrutta, e la mancanza di qualunque ipotesi di industrializzazione, la crisi dei grandi poli economici a Brindisi e a Taranto che richiamavano una marea di manodopera salentina, e anche la crisi delle assunzioni nella pubblica amministrazione. Penso a quanti lavoravano da Sternatia o da Zollino, alla ferrovia, alle forze armate alla polizia. Non siamo economicamente più dinamici degli altri, ma viviamo le stesse contraddizioni che vivono gli altri centri. Possiamo diventare, per il territorio che abbiamo, ma anche per le professionalità e per l'esperienza industriale, possiamo diventare un attore importante nell'ambito di una ipotesi più vasta di sviluppo.
Sembra che Cutrofiano abbia un tasso di dissoccupazione più basso paragonato al resto della provincia di Lecce. Cosa fate meglio degli altri?
Anche qui accenno al sorriso di cui alla precedente domanda. Non ho studiato le tabelle relative ai tassi di dissoccupazione comune per comune. Io vedo che anche da Cutrofiano i giovani vanno via. Ho l'impressione che i studi sulla dissoccupazione forse tengono conto delle iscrizioni agli uffici del lavoro o alle agenzie del lavoro. Siamo in un epoca in cui la grandissima parte dei giovani non si iscrivono più alle agenzie e agli uffici. Per cui, io credo che anche qui abbiamo la dissoccupazione massiva, soprattutto giovanile e feminile, che hanno gli altri comuni dell'area. Quindi lo sviluppo, o è unitario, e veda coinvolte la provicia, la regione, le politiche comunitarie. Ovviamente c'è la speranza, che non essendo più il Canale d'Otranto un mare di frontiera, e quindi essendo obbligati noi ad aprire la nostra economia all'est del Mediterraneo, all'Egeo e al Medio Oriente, il Salento possa diventare di nuovo quello che era molti secoli fa. Cioè terra di passaggio, di porte, di collegamento, e quindi di sviluppo – perché questo era il Salento Bizantino, e il Salento Imperiale Romano. Era terra centrale del Mediterraneo, nel commercio tra gli stati e nei rapporti tra Oriente ed Occidente, nei rapporti tra Asia ed Europa, nei rapporti tra Africa ed Europa. Noi per esempio ci siamo gemellati con un comune omologo greco, anche per dare un segnale di attenzione a questo tipo di problematiche. Quindi io credo che, anche qui, lo sviluppo o è unitario, o non è.
Come vedete Cutrofiano e l'Unione dei comuni fra dieci anni?
Io credo che l'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina sia organimo serio e vero, fondato su identità e su progettualità. Identità e progettualità che devono continuare ed approfondirsi. Non a caso noi abbiamo una soglia di abitanti come Unione che ci consente di entrare nei progetti e nelle programmazioni economiche dell' Unione Europea. Credo che insieme alla città di Lecce siamo l'unica realtà organizzata, in grado di captare determinati finanziamenti, determinate misure di programmazione economica. Però io vedo e credo, e per quel poco che potrò mi adopererò, affinché l'Unione dei Comuni estenda la sua attività e le sue competenze alla messa in rete dei servizi. Perché i comuni soffrono, e soffrono specialmente i piccoli comuni. Ancor più dei piccoli comuni anche i medi comuni come Cutrofiano. Soffrono ancora di più i problemi della finanza locale. Con i sistemi telematici che abbiamo oggi, la messa in rete di servizi, per esempio un unico ufficio tecnico, con un cervellone in un comune e con le diramazioni di servizio, che tratti in maniera unitaria gli aspetti dell'urbanistica del territorio, dei piani produttivi, dei lavori pubblici, i finanziamenti che arrivano dall'Europa per i centri storici, che ogni comune si spende per fatti suoi e secondo modi suoi, potrebbero, se guardiamo alla prospettiva, inserirsi in progetti unitari. In modo tale che tutta l'area greco-salentina venga riconosciuta come tale, anche attraverso le opere pubbliche, attraverso le situazioni del territorio, attraverso l'obbligo del ripristino dei muretti a secco, attraverso un tipo di edilizia, attaverso un tipo di viabilità, attraverso modalità di recupero dei centri storici che siano unitari, che siano pensate e ragionate. In modo che l'area sia immediatamente individuabile non solo per le sue emergenze immateriali – la musica, la lingua, la cultura, la gastronomia – ma anche dalle emergenze materiali. Quindi, i programmi unitari di servizi delle opere pubbliche, il trattamento del territorio, di energia, di smaltimento dei rifiuti, c'è tutta una serie di problematiche che devono portarci a sentirci sempre di più facenti parte non di un campanile, armato contro gli altri perché questo è accaduto finora, quando i nostri vecchi difendevano ognuno il suo santo, e facevano a gara per quale santo fosse più taumaturgico. Noi dobbiamo superare questa logica attraverso la riscoperta dell'identità. Attraverso la consapevolezza che conviene a tutti stare insieme. Si riscopre anche l'appartenenza ad una comune radice, ad una comune storia, ad una comune identità.
Cutrofiano, in effetti, ha perduto la lingua grika nel corso dell'800, e però tu sai che la lingua è solo una delle caratteristiche, delle emergenze della Grecìa Bizantina, che ha caratterizzato tutta la fascia centrale del Salento. Al di là della lingua che comunque permane nei cognomi, negli agnomi, nei toponimi, nei riti, nei culti, nella gastronomia, noi riteniamo di dover riscoprire per intero una identità, che per quanto mi riguarda da molti anni io considero un'identità volutamente negata. D'altra parte la lingua tu sai che, anche qualcuno dei cosiddetti comuni ellenofoni l'ha perduta esso pure, tipo Soleto, tipo Melpignano, Martignano. Corigliano è un po' più conservativa, Sternatia pure, a Martano e a Calimera stanno a metà strada, ma insomma, gli altri comuni sostanzialmente la lingua l'hanno persa, e purtroppo non è più uno strumento d'uso e non ha più quella funzione che aveva fino a qualche 50ennio, 60ennio, secolo fa, e quindi la grecità si è man mano perduta. Quindi abbiamo voluto riscoprire una identità storico-culturale, sulla quale innestare tutti i nuovi processi amministrativi, culturali, politici e identitari che, come sai, scuotono la Grecìa Salentina da un po' di anni.
Fino ad ora, avete raggiunto qualcosa di quello che vi eravate proposti, entrando nell'Unione dei comuni della Grecìa salentina? Siete un centro grande e forte, e forse avete più da dare che da prendere.
C'è il risultato di aver approfondito la conoscenza reciproca. Altro grande risultato è di essere già entrati noi in alcune progettazioni d'area, e di aver anche ottenuto determinati contributi, grazie alla cabina di regia che nella Grecìa funziona gìa da un po' di anni. E' vero che siamo un centro grande e forte, se penso che abbiamo 9'300 abitanti circa, abbiamo un territorio enorme di 5'600 ettari, abbiamo la gran parte del territorio estremamente fertile dal punto di vista dell'agricoltura, e abbiamo attività estrattive purtroppo sotto certi aspetti, abbiamo turismo, artigianato, abbiamo emergenze importanti. Noi non abbiamo né da dare e né da prendere di più rispetto agli altri. Ci sentiamo nella pari dignità, e abbiamo delle emergenze specifiche all'interno dell'Unione dei comuni, per esempio la terracotta tradizionale, per esempio il Museo della terracotta, che è monotematico e per noi importantissimo, e per esempio il borgo rurale di via Chiusa che sarà una vetrina delle produzioni e delle attività agricole. Il Parco dei fossili, d'altra parte i fossili di Cutrofiano fanno bella mostra nel Museo di scienze naturali di Calimera da moltissimi anni. Quindi abbiamo delle caratteristiche nostre, proprie, e però riteniamo che queste peculiarità vadano inserite all'interno di un processo creativo e di sviluppo dell'intera area.
Quali sono oggi le potenzialità e le vie per uno sviluppo sostenibile e culturalmente utile del territorio dell'Unione dei comuni?
Le potenzialità e lo sviluppo sostenibile, riguardano intanto un aspetto sul quale va dato merito a chi nella Grecìa ha lavorato: cioè l'aspetto della identità. La „Notte della taranta“, giusto per fare un esempio dei più abusati, ha scaricato sull'area, sulla Grecìa e sul Salento, l'interesse generale a livello nazionale ed anche internazionale. Al di là degli aspetti culturali dei quali si potrebbe discutere e ragionare, il problema è che noi dobbiamo rafforzare l'identità nostra, quindi già un primo elemento. Mantenere e rafforzare l'identità, che ha conosciuto in questi anni importantissimi sviluppi. D'altra parte, inserire nuove idee ed indirizzi. Io so di Martignano il problema del parco eolico, perché lì, un discorso comune riguardo l'energia alternativa rinnovabile, va fatto. Riguardo la cultura, le emergenze e le risorse cosiddette immateriali, lì va fatto un censimento serio e vanno messe in rete, in modo tale che il turismo, la cultura le scuole abbiano modo di fare degli interventi e delle visite che siano razionali, che siano utili, che siano profique e che siano inserite in un contesto di fruizione molto più ampio. Questa è una delle idee, e così anche l'artigianato, la tipicizzazione degli antichi mestieri, l'agricoltura di qualità e di nicchia, penso anche alle iniziative industriali di nuova generazione. Le aziende vinicole che abbiamo qui a Cutrofiano, le aziende di agricoltura biologica. C'è un lavoro enorme da fare sia sul piano delle risorse immateriali, di identità e culturali, e sia riguardo le iniziative economiche che dovrebbero rilanciare l'economia del territorio.
Il turismo può essere un'opportunità e una cosa buona anche per Cutrofiano?
Si diceva che il turismo è sicuramente un'opportunità importantissima – anche per Cutrofiano. Ma ripeto, non in un contesto di isolamento, perché nessuno degli 11 attuali comuni – io sono stato favorevole anche all'ingresso di Carpignano, quando avvenne – e Carpignano la lingua l'ha perduta addirittura prima di noi, è clamoroso che comuni vicinissimi, Martano e Carpignano, abbiano avuto percorsi completamente diversi. Così anche Galatina e Soleto, Galatina antichissimo centro della Grecìa, la lingua l'ha persa addirittura 4 secoli prima, siamo a questi livelli – Soleto e Galatina distano 2 chilometri. Quindi, ci sono fenomeni culturali straordinari, è però il turismo è certamente una delle opportunità fondamentali. Penso a tutte le emergenze anche archeologiche. Calimera, il Parco dei fossili; Galatina, i suoi musei; E poi questa grecità bizantina che ha lasciato delle tracce di straordinaria importanza. Tutto il patrimonio delle cripte, tutto il patrimonio dei culti, delle chiese bizantine in superficie. C'abbiamo un patrimonio che nemmeno noi conosciamo. Per non parlare della ipotesi di agganciarsi anche a Galatina. La fabbrica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina, è monumento di valore internazionale, e ricade proprio in quel periodo della grecità bizantina del Salento. C'è tutto un discorso sul turismo, e poi l'agriturismo, l'agricoltura di qualità, i prodotti tipici, c'è un mondo secondo me, che noi dovremmo avere la capacità di riscoprire e di rilanciare.
Cutrofiano è un centro economicamente molto dinamico. Pensando a questo fatto, sarebbe pensabile che Cutrofiano diventi un motore per tutta l'area grika?
Guarda io... (ride) mi viene da ridere, perché la domanda è posta in maniera intelligente, perché voi siete osservatori esterni. Noi a Cutrofiano subiamo le critiche più feroci, perché saremo un centro economicamente ormai distrutto. Quindi io rido un po' perché non mi ci ritrovo nel dibattito locale. In effetti, Cutrofiano può essere considerato un centro dinamico, è però nel corso degli ultimi anni e decenni, in una crisi molto molto pesante. L'agricoltura, la scomparsa della tabacchicoltura - Cutrofiano era il centro primario della tabacchicoltura salentina - produceva oltre 20mila quintali di tabacco. Quindi io so cosa vuol dire l'agricoltura e la tabacchicoltura che adesso è scomparsa, senza nessuna coltura alternativa. Viviamo una crisi profondissima dell'agricoltura, in un centro vocato all'agricoltura. Così l'artigianato, ed anche il commercio, Cutrofiano era famosa per le scarpe e per l'abbigliamento. Tutto questo non c'è più. Quindi c'è una crisi economica, nel quadro io ritengo generale, del sistema economico del Salento. Il Salento, secondo me, va ripensato dal punto di vista economico, perché la speranza nella produzione di nicchia, nella produzione di qualità, nell'ortofrutta, e la mancanza di qualunque ipotesi di industrializzazione, la crisi dei grandi poli economici a Brindisi e a Taranto che richiamavano una marea di manodopera salentina, e anche la crisi delle assunzioni nella pubblica amministrazione. Penso a quanti lavoravano da Sternatia o da Zollino, alla ferrovia, alle forze armate alla polizia. Non siamo economicamente più dinamici degli altri, ma viviamo le stesse contraddizioni che vivono gli altri centri. Possiamo diventare, per il territorio che abbiamo, ma anche per le professionalità e per l'esperienza industriale, possiamo diventare un attore importante nell'ambito di una ipotesi più vasta di sviluppo.
Sembra che Cutrofiano abbia un tasso di dissoccupazione più basso paragonato al resto della provincia di Lecce. Cosa fate meglio degli altri?
Anche qui accenno al sorriso di cui alla precedente domanda. Non ho studiato le tabelle relative ai tassi di dissoccupazione comune per comune. Io vedo che anche da Cutrofiano i giovani vanno via. Ho l'impressione che i studi sulla dissoccupazione forse tengono conto delle iscrizioni agli uffici del lavoro o alle agenzie del lavoro. Siamo in un epoca in cui la grandissima parte dei giovani non si iscrivono più alle agenzie e agli uffici. Per cui, io credo che anche qui abbiamo la dissoccupazione massiva, soprattutto giovanile e feminile, che hanno gli altri comuni dell'area. Quindi lo sviluppo, o è unitario, e veda coinvolte la provicia, la regione, le politiche comunitarie. Ovviamente c'è la speranza, che non essendo più il Canale d'Otranto un mare di frontiera, e quindi essendo obbligati noi ad aprire la nostra economia all'est del Mediterraneo, all'Egeo e al Medio Oriente, il Salento possa diventare di nuovo quello che era molti secoli fa. Cioè terra di passaggio, di porte, di collegamento, e quindi di sviluppo – perché questo era il Salento Bizantino, e il Salento Imperiale Romano. Era terra centrale del Mediterraneo, nel commercio tra gli stati e nei rapporti tra Oriente ed Occidente, nei rapporti tra Asia ed Europa, nei rapporti tra Africa ed Europa. Noi per esempio ci siamo gemellati con un comune omologo greco, anche per dare un segnale di attenzione a questo tipo di problematiche. Quindi io credo che, anche qui, lo sviluppo o è unitario, o non è.
Come vedete Cutrofiano e l'Unione dei comuni fra dieci anni?
Io credo che l'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina sia organimo serio e vero, fondato su identità e su progettualità. Identità e progettualità che devono continuare ed approfondirsi. Non a caso noi abbiamo una soglia di abitanti come Unione che ci consente di entrare nei progetti e nelle programmazioni economiche dell' Unione Europea. Credo che insieme alla città di Lecce siamo l'unica realtà organizzata, in grado di captare determinati finanziamenti, determinate misure di programmazione economica. Però io vedo e credo, e per quel poco che potrò mi adopererò, affinché l'Unione dei Comuni estenda la sua attività e le sue competenze alla messa in rete dei servizi. Perché i comuni soffrono, e soffrono specialmente i piccoli comuni. Ancor più dei piccoli comuni anche i medi comuni come Cutrofiano. Soffrono ancora di più i problemi della finanza locale. Con i sistemi telematici che abbiamo oggi, la messa in rete di servizi, per esempio un unico ufficio tecnico, con un cervellone in un comune e con le diramazioni di servizio, che tratti in maniera unitaria gli aspetti dell'urbanistica del territorio, dei piani produttivi, dei lavori pubblici, i finanziamenti che arrivano dall'Europa per i centri storici, che ogni comune si spende per fatti suoi e secondo modi suoi, potrebbero, se guardiamo alla prospettiva, inserirsi in progetti unitari. In modo tale che tutta l'area greco-salentina venga riconosciuta come tale, anche attraverso le opere pubbliche, attraverso le situazioni del territorio, attraverso l'obbligo del ripristino dei muretti a secco, attraverso un tipo di edilizia, attaverso un tipo di viabilità, attraverso modalità di recupero dei centri storici che siano unitari, che siano pensate e ragionate. In modo che l'area sia immediatamente individuabile non solo per le sue emergenze immateriali – la musica, la lingua, la cultura, la gastronomia – ma anche dalle emergenze materiali. Quindi, i programmi unitari di servizi delle opere pubbliche, il trattamento del territorio, di energia, di smaltimento dei rifiuti, c'è tutta una serie di problematiche che devono portarci a sentirci sempre di più facenti parte non di un campanile, armato contro gli altri perché questo è accaduto finora, quando i nostri vecchi difendevano ognuno il suo santo, e facevano a gara per quale santo fosse più taumaturgico. Noi dobbiamo superare questa logica attraverso la riscoperta dell'identità. Attraverso la consapevolezza che conviene a tutti stare insieme. Si riscopre anche l'appartenenza ad una comune radice, ad una comune storia, ad una comune identità.
Unione dei comuni della Grecìa salentina: Si muove ancora qualche cosa nella Grecìa salentina? ('Enosi tos chorío tis Grecìa salentina: Síete 'nko...)
Negli anni 2004 e 2007 «l'Unione dei comuni della Grecia salentina» si è espasa, assistendo all'entrata del centro di Carpignano Salentino, e seguitamente a quello di Cutrofiano, tutti e due dei paesi dove oggi non si parla più il greco, e arrivando così a comprendere attorno ai 54mila abitanti.
Dietro all'Unione c'era l'idea che vengano coordinati certi servizi, e una parte delle amministrazioni del territorio griko. Il nostro territorio tanto ricco di cultura e di storia, non doveva rimanere per sempre terreno bruciato di arretratezza, povertà e fame. La cultura, la lingua greca otrantina e l'ellenismo del territorio, potevano aiutare a dare respiro ad un grande progetto di turismo culturale.
La Grecìa salentina, come entità giuridica e come minoranza linguistica storica, secondo la Legge per le minoranze n° 482 dell'anno 1999, ha diritto di ricevere delle sovvenzioni regionali ed europee, sempre per l'attuamento di varie misure a difesa della lingua grika. Dopo la nascita dell'Unione dei comuni, nei paesi della Grecìa salentina si è assistito ad una lunga fase di sviluppo, ma prevalentemente nei settori del turismo e dello spettacolo, grazie all'emergere di strutture per la ricettività come i Bed&Breakfast (B&B), al prender piede del „fenomeno taranta“ come la «Notte della Taranta», la «Passione d'Arte» e parecchie altre.
Oggi nel 2008, sembra che sia sopita quella voglia di griko e di Grecìa Salentina che c'era nel 2001, e che non si muova più tanto parlando di griko. O mi sbaglio, e tutto è stato solo una bolla di sapone, che con il tempo è scoppiata? Cosa fa l'Unione dei comuni per insegnare la lingua grika ai bambini nelle scuole, nell'istituzione che sarebbe capace di cambiare la sorte di questa lingua? Quali vantaggi ha portato al griko la Legge n° 482/99, o è rimasta questa legge comunque solo carta straccia? Che succederà adesso che sono entrati a far parte dell'Unione anche Carpignano Salentino e Cutrofiano?
Chiediamo a tre sindaci che dovrebbero saperne di più di questi temi. Si tratta di Cosimo Marrocco, sindaco di Carpignano Salentino, del sindaco di Cutrofiano Aldo Tarantini, e del sindaco di Melpignano Sergio Blasi. L'ultimo è uno dei padri dell'Unione dei comuni, l'ideatore del Festival Notte della Taranta, e uno di quelli che conoscono bene i meccanismi dentro all'Unione.
Dietro all'Unione c'era l'idea che vengano coordinati certi servizi, e una parte delle amministrazioni del territorio griko. Il nostro territorio tanto ricco di cultura e di storia, non doveva rimanere per sempre terreno bruciato di arretratezza, povertà e fame. La cultura, la lingua greca otrantina e l'ellenismo del territorio, potevano aiutare a dare respiro ad un grande progetto di turismo culturale.
La Grecìa salentina, come entità giuridica e come minoranza linguistica storica, secondo la Legge per le minoranze n° 482 dell'anno 1999, ha diritto di ricevere delle sovvenzioni regionali ed europee, sempre per l'attuamento di varie misure a difesa della lingua grika. Dopo la nascita dell'Unione dei comuni, nei paesi della Grecìa salentina si è assistito ad una lunga fase di sviluppo, ma prevalentemente nei settori del turismo e dello spettacolo, grazie all'emergere di strutture per la ricettività come i Bed&Breakfast (B&B), al prender piede del „fenomeno taranta“ come la «Notte della Taranta», la «Passione d'Arte» e parecchie altre.
Oggi nel 2008, sembra che sia sopita quella voglia di griko e di Grecìa Salentina che c'era nel 2001, e che non si muova più tanto parlando di griko. O mi sbaglio, e tutto è stato solo una bolla di sapone, che con il tempo è scoppiata? Cosa fa l'Unione dei comuni per insegnare la lingua grika ai bambini nelle scuole, nell'istituzione che sarebbe capace di cambiare la sorte di questa lingua? Quali vantaggi ha portato al griko la Legge n° 482/99, o è rimasta questa legge comunque solo carta straccia? Che succederà adesso che sono entrati a far parte dell'Unione anche Carpignano Salentino e Cutrofiano?
Chiediamo a tre sindaci che dovrebbero saperne di più di questi temi. Si tratta di Cosimo Marrocco, sindaco di Carpignano Salentino, del sindaco di Cutrofiano Aldo Tarantini, e del sindaco di Melpignano Sergio Blasi. L'ultimo è uno dei padri dell'Unione dei comuni, l'ideatore del Festival Notte della Taranta, e uno di quelli che conoscono bene i meccanismi dentro all'Unione.
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